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inviato il 01 Maggio 2017 ore 16:04
Agli effetti pratici però o faccio qualche cosa di sbagliato io o non so, anche scattando numerosi dark frame e altri per il bias scattati ad 1/8000" e mediandoli e sottraendo questi a quelli e poi quelli all'immagine a photoshop dopo ore di lavoro io sul file immagine scattato con canon 60D non ho notato vantaggi evidenti (parlo di paesaggio urbano notturno non di astrofotografie) |
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inviato il 01 Maggio 2017 ore 18:18
Gli hot pixel non sono rumore ma sono pixel difettosi causati da riscaldamento termico e la sottrazione non modifica il rapporto di disturbo. Non conosco LR perché uso principalmente PS e li la mappatura va fatta manulmente anzi bisogna stare attenti perché se l'errore capita sulle nebulose va sostituito manualmente. Se no ti rimane un buco. Da quanto so io il dark elimina quello, il flat elimina il calo di luminosità e i bias l'errore sistematico del sensore. Poi le mie convinzioni possono essere smentite. Io come detto a volte lo faccio altre me ne frego, se la situazione e attrezzatura lo permettono, e faccio al massimo correzioni manuali. |
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inviato il 01 Maggio 2017 ore 19:19
Giancarlo cosa intendi con "attrezzature" che "permettono" o meno di fare interventi correttivi? Intendi dire che hai macchine fotografiche con sensori migliori o peggiori da quel punto di vista? Io sono appena passato da una 60D alla 5D proprio nella speranza di avere migliori risultati nella fotografia notturna . Mumble mumble, da quanto ho capito io gli hot pixel sono pixel letteralmente bruciati dal surriscaldamento del sensore cioè arrivati a fine corsa, digitalmente convertiti in valori massimi (rosso massimo, blu massimo e verde massimo a seconda del filtro) , ma a parte quelli, come spiega l'articolo che ho linkato, anche gli altri con una prolungata esposizione producono rumore di readout. Se fai un'esposizione con il tappo dell'obbiettivo lunga 2 minuti e poi in PP aumenti virtualmente l'esposizione anche di 3 stop, non ti trovi un'immagine uniformemente grigia con qua e là dei pixel bruciati R G e B, ma ti trovi un bel file sporco, niente affatto uniforme. Quello, come spiega anche l'articolo sul blog astronomia digitale che sopra ho linkato, è la somma di readout noise + bias. Altra cosa è lo shot noise, che ha distribuzione casuale, come le gocce di pioggia, per cui più corta è l'esposizione e più piccoli sono i fotositi maggiori sono le differenze relative nei valori di luminosità di un pixel rispetto all'altro. Un po' come raccogliere l'acqua piovana in un tappeto di bicchieri, più stretti sono i bicchieri, più debole è la pioggia, e più corto è il tempo in cui li esponiamo alla pioggia, maggiore sarà la differenza del livello d'acqua tra i diversi bicchieri. Qui posto il link al blog di un tizio che fa foto notturne e si è preso la briga di testare i sensori di varie macchine fotografiche per vedere quelli che hanno minore readout+bias noise facendo dei dark frame www.brendandaveyphotography.com/more/long-exposure-sensor-testing/ |
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inviato il 01 Maggio 2017 ore 20:08
Attendiamo la risposta di giancarlo... |
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inviato il 02 Maggio 2017 ore 0:56
ah acc gaffe, scusa Gianguido. Rimane il fatto che, nonostante tutta la teoria, io personalmente dopo tutto il traffico fatto con dark frames e bias frames mediati sottratti ed il diavolo a quattro, guardando il risultato finale di un paesaggio notturno non trovo miglioramento visibile derivante da tutta questa procedura rispetto al semplice scatto grezzo. Ma dico anche che, con la Canon 60D ho provato a scattare con o senza il Long Exposure Noise Reduction (quello che, per intenderci, raddoppia il tempo di attesa dopo ogni scatto perché fa un dark frame e lo sottrae direttamente in macchina) e per scatti lunghi ca. 60" o 90" non ho notato miglioramenti apprezzabili. Per questo chiedo se qualcuno ha provato e se ha trovato vantaggi evidenti da tutto questo ambaradan fatto in Photoshop o fatto con LENR direttamente in macchina. Oppure bisogna ricorrere a programmi dedicati per astrofotografia che fanno tutta la procedura su file raw prima di demosaicizzare. |
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inviato il 02 Maggio 2017 ore 1:42
Semplicemente i sensori moderni non sono più quelli di una volta, addirittura c'è chi sostiene che sottrarre i dark nelle moderne fotocamera non abbia più senso perché i pattern di rumore termico sono quasi inesistenti e la combinazione del shot noise dei dark + read noise dei dark finisce per introdurre rumore anziché ridurlo! Comunque qui si parla di astrofotografia (tra virgolettone) "vera" dove il sensore scatta per minuti e non ha tempo di ritornare in temperatura tra uno scatto e l'altro, per i panorami normali sono procedura non solo inutili ma anche dannose dato che aumentare il tempo tra uno scatto e l'altro porta a problemi di stitching, il LENR andrebbe sempre disattivato in questi casi. P.S. giusto un ultimo appunto, lo shot noise non è influenzato dalla dimensione dei pixel ma solo dalla dimensione del sensore dato che come hai scritto te dipende dalla quantità di luce catturata, che però a sua volta dipende dalla superficie del sensore e non dei singoli pixel. Prendi l'esempio dei bicchieri, una bacinella contiene cattura più acqua di un bicchiere, ma molti bicchieri nella stessa superficie se sono alti uguali catturano la stessa quantità d'acqua Quello che aumenta aumentando il numero di bicchieri è il numero di letture (e quindi di read noise, anche se in realtà un read noise molto basso su pixel piccoli può darti le stesse prestazioni di un read noise più alto su pixel grandi) e la possibilità che un po' di luce si perda tra i pixel, anche se nei sensori moderni tra microlenti e ora BSI la quantità è minima. |
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