user67843
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 15:25
Essere dotati? O essere determinati? Essere critici verso se stessi? Cercare di migliorarsi? Uno può essere dotato... ma se non fà nulla non otterrà un gran che. La dote si può coltivare! La cultura aiuta... ma la pratica molto di piu! |
user21398
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 15:40
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user21398
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 15:42
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user67843
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 15:42
Me lo presti? (il libro intendo) |
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 15:43
Andrea non esiste una classe sociale, è un discorso trasversale. Tornando alla fotografia il talento serve, ma senza cultura, studio, impegno, passione è inutile. E poi cos'è questo talento, se non un abisso interiore che non riusciamo ad ignorare e che spinge e freme per essere espresso? Pensiamo veramente che il talento sia il fare uno scatto a caso e far uscire un capolavoro? Probabilmente il nostro onanismo sfrenato verso ottiche e linee per millimetro e gamme dinamiche nasce dalla facile delusione di fare fotografia vuota e pensare di essere solo stati sfortunati a questa lotteria del talento. Che grande errore! Che noia la fotografia con questa mentalità! |
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 15:53
Non condivido molto l'atteggiamento di chi ogni tre per due ci ricorda di: aver studiato, letto libri di spessore, avere avuto contatti con persone di una certa caratura così come il reiterato citazionismo (Foucault avrebbe da dire in merito!). Il tutto sembra più un discorso egoico che volto al dialogo vero e prorpio. La storia dei mm serve e non serve, dipende da cosa e come si vuole fotografare. |
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 16:10
“ Non condivido [...] il reiterato citazionismo (Foucault avrebbe da dire in merito!) „ |
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 16:22
Omonimo, c'è anche un "reiterato". Un Foucault su svariati commenti in cui non mi faccio affatto travolgere da citazionismo compulsivo ci sta ! |
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 16:27
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 18:34
Se volete leggere un bellissimo libro sull'educazione intellettiva e l'importanza di non legarsi a regole o dogmatismi ma di accettare ogni visione, ogni ipotesi come plausibile verso un disegno più complesso, verso un immaginario differente dal nostro, leggete questo libro. Se avete una dote, le vostre capacità "Compositive" o quanto meno di lettura miglioreranno. Se non l'avete, la vostra cultura si amplierà senza altro valore aggiunto, artisticamente parlando. Douglas R. Hofstadter Gödel, Escher, Bach: un'Eterna Ghirlanda Brillante Una fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll RISVOLTO Certi libri hanno un valore di soglia: dopo che sono apparsi, molte cose ci si rivelano in prospettiva, e retrospettivamente, diverse. Quando Gödel, Escher, Bach venne pubblicato in America, nel 1979, si presentava come un oggetto irto di stranezze e difficoltà, a cominciare dal titolo. Entro pochi mesi, alcune centinaia di migliaia di copie erano state vendute e il libro appariva esattamente come l'opposto: un libro chiarificatore, capace di illuminare in tutte le sue connessioni un immenso groviglio di temi che ci accompagnava, ci ossessionava da tempo e ora affiorava nella sua interezza davanti ai nostri occhi, come un'isola corallina. Quel groviglio è l'oggetto di studio per una disciplina che affascina tutti e che nessuno osa definire: l'intelligenza artificiale. La gente del mestiere per lo più conviene che la migliore definizione dell'intelligenza artificiale sia quella data da Tesler: «L'intelligenza artificiale è tutto quello che ancora non è stato fatto». In breve: tutto ciò che le macchine hanno imparato a fare, e che (prima che lo facessero) era ritenuto segno di comportamento intelligente, non viene ritenuto più tale una volta che le macchine lo fanno. La vera essenza dell'intelligenza sembra essere così, per definizione, sempre un passo più in là. E ormai quel passo più in là ha condotto i teorici dell'intelligenza artificiale ad aggirarsi fra le più antiche questioni metafisiche, che si presentano in fogge e maniere sconcertanti, come i personaggi che Alice incontra nel mondo di là dallo specchio. Una prima, preziosa mappa di quel mondo ci è offerta appunto da quel «labirinto armonico» che è Gödel, Escher, Bach. Gödel, Escher, Bach: un grande logico, un grande pittore, un grande musicista. Che cosa lega questi nomi, a parte la gloria? Uno Strano Anello. E che cos'è uno Strano Anello? Ci suggerisce Hofstadter: «Il fenomeno dello ?Strano Anello' consiste nel fatto di ritrovarsi inaspettatamente, salendo o scendendo lungo i gradini di qualche sistema gerarchico, al punto di partenza». Salire una scala e ritrovarsi ai piedi della scala. È un fenomeno che Escher ha disegnato, che Bach ha messo in musica, che Gödel ha posto al centro del suo teorema. Ma che importanza ha questo fenomeno, con quel lieve senso di vertigine, di invincibile sconcerto che lo accompagna? È un fenomeno che si presenta quando un sistema parla di se stesso. Ma è facile accorgersi che le cose che un sistema ha da dire su se stesso sono proprio le cose essenziali, quelle da cui le altre dipendono. E proprio quelle sono le cose che vengono strette nello Strano Anello e non riescono a evaderne: condannate a una perenne vertigine, come quella che danno due specchi che si riflettono. Il teorema di Gödel implica anche questo: che quella vertigine non potrà mai essere superata. Questo è in certo modo il cuore dell'intelligenza artificiale, ma anche il cuore di imprese disparate del pensiero che, dalla teoria degli insiemi di Cantor alla decifrazione del codice genetico, dalle macchine di Turing alle «frames» di Minsky, hanno osato metter piede, non per intuizione ma per via algoritmica, cioè costruendo procedure precisate passo per passo, nel Regno dell'Autoreferenza. Questo libro sugli Strani Anelli, che attraversa calcolatori, formicai, paradossi, neuroni, sistemi formali, forme musicali, grammatiche, ribosomi, cervelli, codici, koan, è esso stesso uno Strano Anello, una «fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll». E questo non certo per abbellire letterariamente l'«arido vero» della scienza, ma perché qui si mostra come una forma letteraria possa avere conseguenze su un'argomentazione scientifica, e come una argomentazione scientifica possa sostenere occultamente una forma letteraria. Giustamente Martin Gardner ha scritto che «la struttura di questo libro è satura di complicato contrappunto non meno di una composizione di Bach o dell'Ulisse di Joyce». P.s. Il citazionismo compulsivo ha contagiato anche me. Zentropa mi fustigherá. P.p.s. Il libro non è assolutamente definibile "leggero"... ma merita. |
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 22:25
Magari lo recupero libro. Ho.letto sinossi sembra interessante |
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 22:52
Perdona la franchezza e non per mortificare tempo e impegno che hai profuso nella tua elaborata disamina...ma ciò che hai scritto sarebbe perfetto in un forum (o quantomeno topic) prettamente di letteratura. Ma nel seguito del 3D "la Fotografia" aperto inizialmente da Benedusi, hai considerato per qualche istante di essere andato un tantino o completamente fuori tema? Insomma, ma che c'azzecca, riassumendo in DiPietrese. |
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 23:18
Si lega alle prime 15 pagine di post e alla diatriba sull'importanza della cultura in contrapposizione alla capacità di "Vedere". Azzeccare, azzecca... uccide, ma azzecca...e non scusarti, non è il caso, il risvolto è un "Cut & Paste" della descrizione del libro, preso direttamente dal sito della Adelphi. Forse, un pelino lunghetto |
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inviato il 24 Agosto 2015 ore 23:21
Non ho seguito,il mio pensiero sui libri è quello di non consigliarli,alcuni... se posso...quando si diceva i lumi della ragione...nella fotografia di oggi funziona al contrario,la capacità ha un valore e non va svenduta. E' tutto realativo,andando a leggere le foto di grandi fotografi scatti memorabili,ci sara' forse qualche oppositore tenace di quella corrente che trovera' l'immagine non cosi' eccezionale,c'è stata una combinazione di eventi per cui in quel momento è risultata particolarmente funzionale. Il tema era la foto bella che funziona o ha qualcosa da dire...in verita' a forza di foto viste scattate esaminate,vedo tanta paccottiglia,il messaggio per me non è certo nel pietismo o nella commozione,nei colori sparati ma dopo,che fatico a trovare qualcosa,cosi' resta solo il tentativo velato di una polemica ogni tanto. |
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