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inviato il 29 Luglio 2015 ore 8:35
@avvris “ Se hai partita iva son caxxi. Non auguro a nessuno un controllo con tipi un po prevenuti che ti chiedono perchè 3 anni fa hai fatto un bonifico di 300 euro a qualcun che manco ti ricordi chi è. Se sei dipendente, pensionato ecc non ci son problemi e puoi spendere i tuoi soldi come vuoi??? ? „ Se permetti se sei dipendente o pensionato i soldi li puoi spendere perchè non scarichi nulla e infatti tali categorie versano 4/5 delle imposte sul reddito in Italia. Inoltre anche i dipendenti possono avere controlli ma siccome le entrate sono lampanti ed è impossibile evadere le spese sono coerenti con le entrate. I bonifici si scrive in causale per cosa sono e il destinatario è noto. Inoltre chiunque svolge attività imprenditoriale deve tenere contabilità (anche semplificata ma deve esserci). Per il passaggio di denaro allora il termine corretto è pagamento. |
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inviato il 29 Luglio 2015 ore 9:25
Cavolo se possono esserci i controlli anche per i dipendenti... Anni fa ho subito un intervento piuttosto pesante e dopo 4 anni! mi hannno chiamato per chiedermi conto di una fattura medica che loro non avevano (ma io si...che l'avevo allegata...) non c'è stato nulla da fare me l'anno scalata...faccio parte di quei 4/5.... |
user16612
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inviato il 29 Luglio 2015 ore 9:31
Ma a nessun lavoratore dipendente è arrivata una richiesta di verifiche dall'Agenzia (a campione, mi dissero)? solo a me? porca paletta che fortuna... |
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inviato il 29 Luglio 2015 ore 14:18
No arrivano anche ai dipendenti, solo che l'accertamento è più facile |
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inviato il 29 Luglio 2015 ore 14:52
Metterei in guardia tutti quelli che acquistano usato (quindi anche me stesso ) su un altro problema. Tempo fa un mio conoscente ha acquistato ad un prezzo irrisorio una bicicletta da un privato. Dopo qualche giorno il legittimo proprietario ( a cui era stata rubata la bici) l'ha riconosciuta per strada e ha preteso la restituzione della stessa dall'acquirente incauto che si è beccato pure una denuncia. Questo evento infausto (oibò) si chiama "incauto acquisto"... Incauto acquisto (d. pen.) Commette tale contravvenzione chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato (art. 712 c.p.). Egualmente è punito chi si adopera per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza. Per la punibilità è sufficiente che chi acquista non abbia prestato la dovuta diligenza quando, per qualità delle cose acquistate, le condizioni di chi offre il prezzo, doveva sospettare l'illiceità della loro provenienza. È proprio l'elemento soggettivo un elemento differenziale tra (?) e ricettazione: colpa per il primo reato, dolo per il secondo: mentre nella ricettazione c'è la certezza, da parte dell'agente, della provenienza delittuosa della cosa acquistata o ricevuta, nell'altro c'è il colposo mancato accertamento di quella provenienza. Altra differenza consiste nel fatto che il reato presupposto, nella fattispecie in esame, può anche essere una contravvenzione. Chi subisce la condanna per questa contravvenzione può essere sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata. Pena: arresto fino a 6 mesi o l'ammenda non inferiore a euro 10. |
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inviato il 29 Luglio 2015 ore 17:45
Si ma, come ricorda la Cassazione "l'acquisto avvenga in presenza di condizioni che obiettivamente avrebbero dovuto indurre al sospetto". Le condizioni sono assolutamente evidenti (prezzo assolutamente fuori mercato per oggetti imballati ma non corredati di alcun documento relativo alla provenienza; impossibilità di fornire le generalità del venditore che non esercita abitualmente l'attività di commercio). Addirittura si è escluso che l'acquisto da un tossicodipendente possa rientrare nelle condizioni che dovrebbero far indurre il sospetto ("il motivo di sospetto circa la liceità della provenienza del bene non può farsi derivare dalla sola condizione di tossicodipendente dell'offerente, di cui non sia nota anche la precarietà economica e sociale; la necessità del tossicodipendente di fruire di denaro contante per l'acquisto di sostanze stupefacenti non può costituire, infatti, presunzione dell'illecita provenienza della cosa dal medesimo posta in vendita, non potendosene escludere, in assenza di elementi sintomatici, l'appartenenza al venditore." Cass Sez. II n. 2917/1995.). Il problema del tuo amico è stato proprio quello da te detto "acquistato ad un prezzo irrisorio". Ovvio che se una cosa vale 100 e la pago 10 non può che sussistere dubbio sulla provenienza. Infatti dev'esserci sproporzione, non solo prezzo basso. |
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inviato il 29 Luglio 2015 ore 17:49
allora adesso vado alla stazione Termini a fare acquisti cmq grazie della precisazione, non sapevo di questo ulteriore particolare |
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