user46920
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 5:43
“ Nulla più direi. Ma basta e avanza ;) „ Non capisco bene, cosa intendi: che la fotografia non è un mezzo idoneo al fotogiornalismo e alla semplice documentazione della luce ripresa dalla realtà ? ... ... e con cosa vorresti sostituirla, direttamente con la grafica di Photoshop e con dei disegni a carboncino ? (non ci voglio credere!) Perché mi sembra che stai facendo perno sulla frase [...] la fotografia è incapace di qualunque verità oggettiva[...] , ma sulla tua patente, carta d'identità, passaporto, ecc, c'è una foto del tuo volto ... e a me risulta come una enorme incongruenza le parole di Coujolle (che ho già spiegato sopra). O è sbagliata l'espressione di Coujolle (tipo: 2+2 = 5), oppure possiamo buttare via tutti i nostri ricordi fotografici dal 1800 ad oggi compreso le pellicole e i vari documentari ... tanto non sono "veri", è tutta una fantasia: la terra è piatta e Topolino viene a trovarmi tutte le sere, insieme a Babbo Natale, che ormai sta invecchiando, però anche quello non è reale, quindi va bene così ... Le armi sono costruite per uccidere e uccidono, ma è l'uomo che preme il grilletto, ad andare in galera !!! (quando la giustizia funziona ) ... quindi non riesco a capire bene ne' dove vuoi arrivare, ne' forse da dove parti ... magari è solo colpa mia e non ne farei neanche una questione di colpe, anzi ... si può discutere due visioni non concordanti e vedere se c'è un'uscita di chiarimento (... sempre verso la luce, io sono diretto ). Sesal:“ Io credo che le scorciatoie, come quella che ha cercato di fare Troilo, non portano da nessuna parte, e bene ha fatto Zizola a precisare questo aspetto ; per quanto riguarda la decisione della giuria del Word press photo di ritirare il premio, anche se ritengo la decisione corretta, credo che in questo caso non abbiano fatto una gran figura: prima di dare un premio cosi prestigioso ben potevano fare le verifiche del caso, invece questo modo di operare mette un po in ombra il prestigio stesso del concorso. „ concordo completamente: ottimo pensiero. |
user46920
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 6:12
Daniele, leggo sempre quello che scrivi, ma credo che il focus non sia tanto la fotografia come mezzo, piuttosto il media che la usa come "mezzo di verità", senza però controllare la veridicità del prodotto, prima dell'edizione. Infatti, anche a me sembra che non abbiano fatto un bella figura, pubblicando un prodotto "poco" fotogiornalistico, ecc, ecc ... e da questo lato sono contento che ci sia denuncia dell'accaduto (sempre che non sia la solita battaglia politica, che ne azzoppa uno per salvarne altri cento) ... e ringrazio quindi Alessandro (Shambola), per la sua "fotografia". |
|
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 6:46
Occhidelcigno, mi piace davvero il tuo spirito votato alle complicazioni Non intendo che "la fotografia non è il mezzo..". Forse non era chiaro, ma non c'è proprio alcun elemento di critica ne allo strumento, ne al suo uso. Intendo l'ovvietà che la fotografia ha la natura che ha, piaccia o meno. E che un "documento" debba costituire la "verità" nella sua complessa interezza per essere tale non è richiesto. Quello che dice Coujolle non è un punto di vista, ma un'ovvietà. Ma come al solito..... ci complichiamo un pò la vita |
user46920
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 8:26
Buongiorno, Francesco mi fai dannare, perché parli, a parer mio, in modo "scuro", pur possedendo le capacità di farlo in modo "chiaro" Per me, le cose, o sono così o non sono così. girarci troppo intorno, si diventa satelliti perenni, rischiando di non concludere mai un discorso (però ad ognuno le sue forme). Vorrei farti una domanda semplice e chiara (e che non vuole essere sarcastica): Invece di negare due volte una cosa per confermarla (in una frase), non si fa prima a confermarala subito semplicemente ? Secondo: e non me ne volere, ma in altre parole:“ E che un "documento" debba costituire la "verità" nella sua complessa interezza per essere tale non è richiesto. „ ... vuoi dire che NON è richiesto (chissà da chi, ma penso in generale) che un "documento" (e stiamo parlando di una fotografia) costituisca la "verità", nella sua complessa interezza (e vai a capire cosa vuol dire), per essere considerato un documento ? Cioè: una foto falsa è sempre un documento !!! Falsa, nel senso che è costituita come un disegno a carboncino o che la foto ritrae una fiction o entrambe ? Se puoi anche specificare quale sia la tua "ovvietà che la fotografia ha la natura che ha, piaccia o meno." ... sarebbe un piacere leggerlo e prenderne atto. Grazie |
|
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 8:36
Distinguerei, caro Occhio, tra "un documento" e "una foto che documenta". Nel primo caso un falso (meglio se palese ovviamente) cositutisce un documento. Documento di un'epoca, di uno stile interpretativo, magari di una corrente culturale, di quel che rappresenta un certo modello estetico o quel che preferisci. Nel secondo, guarda il mio avatar: se io non fumo e la foto è in posa, difficile dire che "documenta" Merenda. Ma il discorso è più profondo e spiego cosa intendo per verità, in modo semplicissimo. Ogni giorno io: - porto fiori a mia moglie - picchio mia moglie Ecco, se tu fotografi una sola delle due cose, cioè scegli, otterrai che - quel che riprendi è vero - in sostanza, si, avremo un documento - su Francesco Merenda non sapremo la verità. Spero sia chiaro di cosa intendo ;) Ciao F PS: l'esempio è falso eh... |
user46920
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 8:39
Secondo me Francesco, hai usato la parola "fotografia", facendo lo stesso errore di Coujolle, in quanto la parola corretta da usare era "fotografo". Provando a sostituire i due termini sostanzialmente differenti, ci si accorge che lo scritto prende tutta un'altra piega e il discorso comincia a filare, accordandosi anche con ciò che intende e scrive Zizola. |
|
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 8:41
Rispetto all'ovvietà, anche qui provo, in modo semplicissimo. Quel che intendiamo per realtà è qualcosa di dinamico, mentre la foto è statica. E tridimensionale, la foto no. Ci sono suoni, odori, sensazioni. Nella foto, solitamente, ci sono le nostre percezioni di ciò (nella migliore delle ipotesi). Oltre a non inquadrare "tutto", non possiamo inquadrare "ogni momento" E via di questo passo. Ma ripeto, che la fotografia, che è documento, non possa essere "realtà" non lo dico io e, per le ragioni sopra, direi che è ovvio. Questo, per la fotografia in se. Poi, l'uso strumentale di ciò è ancora altro discorso, e qui il rimando a un'etica prende ovviamente senso. |
|
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 8:42
Ah, scusa, persa la tua risposta mentre scrivevo. Be, do per implcito che la fotografia sia sempre il fotografo a farla |
user46920
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 8:54
Infatti il termine "documento" che hai usato, è quindi differente dal termine "documento-fotografia" come va usato qui e come poi hai usato qui “ - in sostanza, si, avremo un documento „ Questo è, e tanto basta La Verità è chiara. grazie |
|
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 12:47
Al solito i problemi veri nascono da differenze nel significato che diamo a concetti e strumenti. Uno strumento, di per sé, non nasce per documentare o per interpretare; dipende dall'uso che ne vogliamo fare. Il problema poi diventa "annoso" quando si parla di fotografia perché, volenti o nolenti, questa nasce sempre da un processo che si divide in due fasi temporali distinte, spesso addirittura tre: scatto e sviluppo (o postproduzione che dir si voglia), che spesso vengono precedute da una "preparazione di scena" più o meno marcata. Ciascuna fase influenza il risultato finale con modalità proprie, però quello che osserviamo e a cui diamo il nome di "fotografia" è solo il risultato finale. La foto in questione è "reale"? Si, perché non è artefatta in postproduzione (e, presumo, nemmeno "filtrata" a monte dello scatto); questo, purtroppo, per molti è lo "standard" sufficiente per giudicare il valore documentale di una fotografia, quindi non ci si pone neppure il problema se quello scatto è frutto di un "set" ricostruito ad arte come per una fiction. La foto in questione è "vera"? E qui casca l'asino, perché il valore documentale di un'immagine è legato non tanto al modo in cui viene realizzata, ma al fatto che stia testimoniando ciò per cui la si utilizza; questa foto testimonia uno dei tanti episodi che avvengono "spontaneamente" in quel luogo a quelle ore, o ne rappresenta solo una ricostruzione creata ad arte dal fotografo? Perché in quest'ultimo caso non c'è alcuna differenza nel fatto che la ricostruzione sia pittorica, fotografica, disegnata ecc.; non documenta un fatto autentico e non la si può spacciare per tale. Vero è che nella didascalia pare che l'autore accennasse al modo in cui aveva ottenuto quell'immagine, ma il problema di fondo rimane: in una foto di reportage, posso "ricostruire" un fatto che comunque normalmente avviene lo stesso, o devo fotografare solo un fatto completamente "spontaneo"? Se si continua a considerare la fotografia sempre e comunque come un documento non ne usciremo mai; l'unica soluzione è accettare il concetto di documento come si è costituito e sviluppato storicamente, cioè non in riferimento alle caratteristiche intrinseche del mezzo che utilizziamo, ma unicamente in riferimento a ciò che vogliamo documentare. Se la polizia mi chiede di documentare fotograficamente la scena di un crimine e io sposto preventivamente la pistola con cui il crimine è stato commesso, magari mettendola in mano al morto, che cosa documenta la mia foto? |
user12181
|
inviato il 14 Marzo 2015 ore 21:26
Non riesco ad appassionarmi a queste cose. Il discorso di Zizola è di una noia mortale, la sua compunzione irritante. Il fatto poi che dica che gli piacciono le ciofeche (vere o sceneggiate che siano, sono di livello infimo) del ridicolo indagatore del cuore oscuro d'Europa lo squalifica totalmente ai miei occhi. O è un × o è al livello dell'indagatore di Putignano, ai miei occhi tertium non datur. |
user46920
|
inviato il 15 Marzo 2015 ore 9:13
Daniele:“ Uno strumento, di per sé, non nasce per documentare o per interpretare „ In generale gli strumenti "nascono" con una funzione specifica: una sedia per sedersi, una pistola per uccidere, una forchetta per mangiare, ecc. Adesso, dai fatti deduco che la camera oscura ed il suo sviluppo (la fotografia) ha preso una precisa connotazione genetica, che è quella di documentare tramite la luce. Ancora oggi la ricerca e sviluppo, nel campo fotografico, è basata sulla "precisione" di riproduzione (della realtà): nei colori, nelle distorsioni ottiche, nell'esposizione, nella capacità sensibile, ecc, ecc. Poi, l'uso che se ne può fare, anche oggi soprattutto utilizzando strumenti ed accessori esterni, secondo me è più che leggittimo (arte), ma è un uso diverso con scopi diversi e con risultati diversi, letteralmente "fuori" dal ruolo di mera documentazione (come ho già detto in altri posti) ... ed è una questione tutta del fotografo. Ri-analizzando meglio l' affaire ... Zizola porta una rilettura di un fatto accaduto che riguarda il fotogiornalismo, ri-collegandosi in parte all'articolo di Coujolle "le polemiche inutili" e considerandolo in effetti esso stesso una polemica: [...] Lo scetticismo che colpisce Caujolle e che gli fa affermare "[?] c'è chi continua pure ad adorare il dio della realtà che appartiene a un tempo ormai finito" sembra poter essere tradotto in: oggi non si può più credere ? io non credo ? nell'onestà. Esistono solo immagini parziali e la visione soggettiva di chi le produce e di chi le riceve. E credere alle immagini è diventato estremamente fuori moda. Trovo che queste siano affermazioni pericolose, soprattutto generate da un movimento di pensiero che, già da qualche tempo, relativizza con disinvoltura la storia, i suoi documenti e, soprattutto, punta al depotenziamento di uno dei pochi linguaggi capaci di mantenere ancora una relazione, seppur problematica e complessa, con la realtà. È quindi un'affermazione politica quella di Caujolle, che si affianca a quei "critici postmoderni della fotografia documentaria" di cui parla Susie Lienfield nel suo bel saggio "La luce crudele", là dove denuncia la veemenza iconoclasta di coloro che irridevano ai fotoreporter impegnati nel sociale, dimenticando che la fotografia di reportage è fortemente radicata nel sociale e nel politico.[...] Continuo a considerare la "lettura" o questa "visione" di Zizola, fortemente importante per un tema serio come l'informazione giornalistica , ché cerca di mettere a fuoco una mentalità "molle", "lasca", e fin troppo permissiva, circa la modalità di rappresentazione documentaria, usando i soliti slogan: "la foto non è la realtà", "anche Adams manipolava le sue foto", ecc - tanto per fare alcuni tristi esempi. L'abitudine odierna nel manipolare le immagini, nel vedere solo le notizie di gossip e le pubblicità ingannevoli ... forma una cultura "pericolosa", che fotograficamente parlando (senza entrare nella condizione "sociale"), è in netto contrasto anche con le sagge affermazioni del tipo: "se guardi solo il grande fratello, farai delle foto di m3rda". Per cui, mi sembra un po' strano che "artisti" della fotografia "buona", vogliano accostarsi ad un pensiero come quello di Coujolle. |
|
|
inviato il 15 Marzo 2015 ore 10:15
Cigno, la funzione per cui nasceva la fotografia, almeno nelle intenzioni dei suoi inventori, era quella di avvicinare ai risultati delle Arti visive tutti quelli che non erano dotati delle capacità necessarie per disegnare e dipingere. Quella che tu chiami “ precisa connotazione genetica, che è quella di documentare tramite la luce „ in realtà era un'idea messa in piedi dai primi "osservatori" della fotografia, non dai primi fotografi, che infatti utilizzarono fin da subito tutti i "trucchi del mestiere" dei pittori, compresi i fondali finti e i taroccamenti in quella che oggi definiremmo postproduzione; per questo lo stesso Talbot dubitava già del fatto che la fotografia fosse lo strumento definitivo per documentare il reale. Quell'affermazione di Coujolle circa gli adoratori del "Dio della realtà" dovrebbe essere letta nel senso che nessuno strumento ha in sé il potere di sostituirsi alla volontà e alle astuzie di chi lo utilizza (l'imbarazzo derivato a World Press Photo dalla lettura tardiva di quella didascalia è emblematico), quindi la "realtà" visibile può costituire ugualmente una menzogna, cosicché dovremmo iniziare a credere piuttosto in un "Dio dell'onestà", cioè dovremmo pretendere che il fotografo che vuole spacciare il proprio lavoro per "documentazione" si assuma la piena responsabilità della cosa, ma, ripeto, questo sarà possibile solamente abbandonando l'idea di "documento" così come la esprimi tu, che è assolutamente condivisibile sul piano puramente fisico-ottico, ma non corrisponde alle esigenze, nel caso specifico, di World Press Photo. Applicando la tua idea, quella foto avrebbe dovuto conservare il premio perché, pur mentendo sul piano etico, era reale su quello fisico (bada bene che non era l'autore che mentiva, visto che specificava tutto nella didascalia, era proprio la foto che mentiva, pur nella sua realtà fisica). Ti ripeto, non sto attaccando il tuo concetto di "documento", solo che non è sufficiente ad evitare inganni, mentre il concetto di "documento" inteso in riferimento alla veridicità della situazione che stai fotografando è molto più ferreo da un punto di vista etico e, paradossalmente, contiene anche la tua idea; questo perché un documento "reale", cioè non manipolato, può documentare una situazione falsa, messa in piedi per ingannare, mentre un documento "vero", cioè che testimonia una situazione autentica, deve obbligatoriamente essere anche "reale". In altre parole, per World Press Photo conta più l'autenticità della situazione che quella della foto, ed è giusto che sia così in campo giornalistico, mentre al di fuori dell'intento documentale non si pone nemmeno più il problema, ma sono d'accordo con te sul fatto che in quel caso l'osservatore deve essere avvertito in qualche modo di cosa sta effettivamente guardando. Non è una questione di accettazione passiva del relativismo, anzi, è l'esatto opposto; solo che, una volta smascherato il fatto che si può mentire anche con una fotografia tecnicamente non taroccata, l'unico modo di combattere il relativismo è l'obbligo all'onestà: mi dici quello che hai fatto prima, durante e dopo lo scatto e, se il tuo intento è documentaristico, non tarocchi in nessuna delle tre fasi; se il tuo intento è un altro, me lo fai capire e allora puoi fare quello che vuoi. La prova di questo è proprio in quella frase che anche tu citi: "se guardi solo il grande fratello, farai delle foto di m3rda"; infatti se guardi solo il grande fratello fotograferai solo il grande fratello, cioè situazioni false, probabilmente senza nemmeno il bisogno di taroccare lo scatto. |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!
Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto.
Con oltre 260000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista. |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |