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Il paesaggio e le varie discipline


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user20639
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 1:51    

Penso che questo possa risolvere la questione, se si ha la volontà di comprendere.

Linea, Punto e Superfice
Fra tutti i grandi pittori del '900 Kandinsky è quello che forse più di ogni altro ha sentito l'esigenza di dare una formulazione teorica ai risultati delle proprie ricerche e di allargarne il significato toccando tutti i piani dell'esistenza. In essi egli mirava soprattutto a individuare la natura e le proprietà degli elementi fondamentali della forma, perciò innanzitutto del punto, della linea e della superficie. Ma ciò che oggi colpisce nel libro è innanzitutto l'abbozzo di una metafisica della forma, ben più che il progetto di una scienza esatta. Per Kandinsky la forma, in ogni sua specie, naturale e artificiale, è manifestazione significante di una realtà, è tensione di forze, e solo in rapporto al suo sottofondo invisibile può essere compresa. È chiaro che, con ciò, viene abbandonato irrimediabilmente il recinto dell'estetica: si entra invece in un regno diverso, dove ogni forma diventa un essere vivente. Kandinsky ci insegna ad «ascoltare» la forma, come mai nessuno prima di lui, e il suo insegnamento ci mette in un nuovo rapporto con l'opera d'arte, ci apre una possibilità di esplorazione, che è, come scriveva egli stesso, «la possibilità di entrare nell'opera, diventare attivi in essa e vivere il suo pulsare con tutti i sensi».

E' chiaro che dopo questo libro le arti hanno compreso altre possibilità e tutte, anche oggi, ne fanno riferimento.

avatarsenior
inviato il 15 Gennaio 2015 ore 8:42    

Buongiorno Leo :-)

due spot velocissimi:

1. Mai permesso di insinuare che tu non sappia fotografare. Ho semmai sollevato il dubbio che tu abbia una piena consapevolezza del contesto paesaggistico cui sto cercando di dar visione

2. Tecnica? cavalletto e filtri? chi ha mai sollevato questo genere di argomentazioni?
No davvero dai .. qui stiamo parlando si semantica non di sintassi del linguaggio

Insomma come vedi credo tu sia fuori strada.

avatarsenior
inviato il 15 Gennaio 2015 ore 15:44    

Il motivo di questa necessità di instaurare un collegamento con la natura è derivante dal fatto che mentre il pittore potrà benissimo continuare il suo lavoro per giorni, mesi, anni nel ricordo rielaborato di una scena forse neppure mai vissuta realmente, per il fotografo il cardine è rappresentato dall'univocità del momento.

scusa Maurizio, concordo sul "carpe diem" come elemento caratterizzante "quell'immagine", ma non necessariamente anche il rapporto del fotografo con "quel luogo", che magari viene studiato e, soprattutto, vissuto per mesi o per anni prima di ottenere buoni scatti; poi chiaramente, dipende anche dal modo personale di approcciare un soggetto; se fossimo tutti uguali faremmo tutti la stessa foto (carpe diem a parte)

user20639
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 15:52    

Daniele:
Quindi in conclusione direi che l'interpretazione del pittore è più elevata di quella del fotografo, perché fa un passo in più: non solo documenta ma anche interpreta.

Mi verrebbe voglia di darti ragione completa, ma oggettivamente non è più così. Oramai, anche la fotografia è un arte che si adatta all'interpretazione dell'artefice.....l'evoluzione tecnico-scientifica ha permesso una vasta gamma di manipolazioni.

Antonio:
Tra le due tipologie non c'è chi è più bravo o meno. Entrambi utilizzano la creatività, in modo diverso.

Sono pienamente in accordo.

Soft: Mi fai sempre tradurreSorriso, non potresti sintetizzare la tua idea?

Maurizio: "Mi piace il fuori strada a piedi". Un caro saluto a te

user20639
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 16:20    

Delle volte ci dimentichiamo dell'immagine.... (fotografie, quadri, sculture, incisioni, rilievi, tappeti e tante altre immagini)
L'immagine nasce dai primi graffiti nelle caverne del Nord Africa e dell'Europa, ancora prima della scrittura.
La moltitudine di immagini che sono presenti nella nostra memoria e nella realtà, che sono realizzate con tante pratiche diverse, sono tutte immagini.
In qualunque modo l'immagine sia eseguita ha bisogno di una superficie di di punti e di linee.
La "teoria" è uguale per qualsiasi immagine rappresentata.
Come far vivere un'immagine?
Molto sintetico e terra terra..... Un'immagine si può fare con le mani (questo è artigianato, anche della massima qualità), si può fare un'immagine con le mani e con la testa (ancora di più diventeranno immagini piene di interesse e preziose), ma se l'immagine la facciamo con le mani, la testa e poi ci aggiungiamo anche lo spirito o il cuore, in questo caso può tramutarsi in arte e vivere.

user20639
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 16:30    

Non so come si fa a mettere le fotografie qua dentro.Sorriso

user55885
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 17:49    

Soft: mi sono venuti in mente tre esempi e sono andato nella tua galleria. Non li ho trovati. Allora, da da fotografo neofita, mi sono sentito come il bimbo che impara ad andare in bicicletta intorno casa sua sotto gli occhi della madre. Al primo giro nella parte in discesa: mamma, mamma.. senza mani!...Secondo:mamma,mamma..... senza piedi... Terzo giro, dopo la caduta: mamma,mamma... senza denti. "Sono convinto che il caso spesso ci mette lo zampino" perché anch'io no so inserire le foto qui.

avatarsenior
inviato il 15 Gennaio 2015 ore 18:03    

scusa Maurizio, concordo sul "carpe diem" come elemento caratterizzante "quell'immagine", ma non necessariamente anche il rapporto del fotografo con "quel luogo", che magari viene studiato e, soprattutto, vissuto per mesi o per anni prima di ottenere buoni scatti; poi chiaramente, dipende anche dal modo personale di approcciare un soggetto; se fossimo tutti uguali faremmo tutti la stessa foto (carpe diem a parte)


Ciao Daniele,
credo sia solo una questione di progettualità in ciò che si sta facendo.
Concordo quindi con la tua obiezione ma alla luce della mia premessa di cui sopra. Sorriso

user20639
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 18:40    

Tan........mi fai morire da ridere. Complimenti per la raffinatezza.

user20639
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 19:05    

Soft....lo manderò...sono curioso di conoscere la tua grafica. Comunque, se imparo a mettere le foto esempio, le metterò.
ciao

user55885
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 19:16    

Leoconte: Io mi chiamo Tan... diminutivo di Cristiano come in uso sull'altopiano di AsiagoMrGreenMrGreen.
Soft:Non mi hai capito. Tornado al serio:sono per la totale libertà di parola e di espressione che, comunque, deve essere scelta reciproca. Davvero mi dispiacerebbe non vedere postate qui le tuo foto. Da neofita imparo molto nell'osservare il lavori altrui e, speriamo, anche i tuoi.:-PSorriso
La discussione tocca un tema difficile che, da oltre tremila anni e forse più, accompagna l'uomo e lo eleva.

user20639
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 20:19    

Caro Tan, perdona l'errore.
Allora sei di origine Cimbra? Grandi montanari...Sorriso

user55885
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inviato il 15 Gennaio 2015 ore 20:33    

La precisazione su tam era solo una scherzo...con faccine. Si, da parte di madre. Sono nato a Roana.

avatarjunior
inviato il 16 Gennaio 2015 ore 10:13    

Interessante discussione :-)
E perché non da un cuoco allora?
In fin dei conti si tratta pur sempre di raccontare il paesaggio no?
E invece no


E invece assolutamente Sì

Si tratta proprio di raccontare un paesaggio attraverso il linguaggio con cui decidiamo di esprimerci e con gli strumenti che decidiamo o possiamo utilizzare, sia che si tratti di pittura, o scultura, o fotografia, o musica, o danza, o cucina ecc...

Oltretutto mi sembra che le arti si prendano a ispirazione l'un l'altra da sempre. Il già citato Kandinsky mi pare che traesse grande ispirazione dalla musica e quando guardo un suo quadro io quella musica la sento.

Sarebbe bello riuscire a descrivere un paesaggio per esempio fotografando un cuoco che cucina o i colori di un pittore

avatarjunior
inviato il 16 Gennaio 2015 ore 10:23    

Il motivo di questa necessità di instaurare un collegamento con la natura è derivante dal fatto che mentre il pittore potrà benissimo continuare il suo lavoro per giorni, mesi, anni nel ricordo rielaborato di una scena forse neppure mai vissuta realmente, per il fotografo il cardine è rappresentato dall'univocità del momento.


Quanti anni ha vissuto Gauguin a tahiti? Prima di creare i suoi quadri e di mettere su tela quei luoghi anche lui ha vissuto un'esperienza che l'ha messo in contatto con ciò che lo circondava in quel momento.
Il pittore può elaborare i suoi ricordi per giorni, mesi, anni ma d'altro canto il fotografo può modificare un negativo o fotoritoccare uno scatto quanto vuole potrebbe per esempio far diventare le dolomiti verdi e poi gialle fino a trovare il colore giusto che esprime il suo messaggio.
Prendi Man Ray e le sue foto non sono solo l'espressione di un momento.

Saluti

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