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inviato il 24 Aprile 2026 ore 16:30
Tutto corretto quel che dice. Il fatto è che lo storytelling visivo non ha più la rilevanza che poteva avere in passato (prendendo gli esempi che cita nel video), proprio perché la società di oggi divora tutto indistintamente. Forse è azzardato da dire ma ormai tra la fotografia dozzinale e instagrammabile basata sull'estetica senza anima o contenuto e la fotografia che cerca di mettere della carne al fuoco, l'effetto è trasversalmente lo stesso. Certamente differisce nell'approccio e nelle intenzioni per chi le foto le fa, ma per chi guarda è più o meno la stessa cosa...si passa dalla foto vuota e patinata alla foto impegnata con la medesima attenzione. Anzi, a ben vedere, sappiamo tutti come la visione di roba strappalike e strappawow sia di maggior gradimento. Insomma, ben vengano questi sparuti individui che affrontano apertamente il problema, ma sono abbastanza scettico nel credere che la fotografia possa smuovere profondamente le persone...alla fine il germe della curiosità e del bisogno di farsi delle domande è qualcosa che si deve già avere caratterialmente. La fotografia, come tutta la cultura, può solo ampliare e focalizzare quel bisogno. |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 16:33
“ ma sono abbastanza scettico nel credere che la fotografia possa smuovere profondamente le persone...alla fine il germe della curiosità e del bisogno di farsi delle domande è qualcosa che si deve già avere caratterialmente. La fotografia, come tutta la cultura, può solo ampliare e focalizzare quel bisogno. „ Non +1 Non +100 Ma +1000!!!!! |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 16:36
Kepler, non è una questione di generi. Ciò che denuncia il tipo non ha a che vedere coi generi, ma con l'innegabile fatto che l'epoca dei social e della diffusione di immagini su larga scala, ha causato una forma trasversale di "anestesia" mentale basata sull'estetica e sul gradimento immediato. Non è mica un caso che preferiamo guardare cose "belle" nel senso più comune del termine e respingiamo ciò che ci sembra ostico e richiede di mettere in moto il cervello. La malattia dell'estetica è un problema serio, purtroppo. |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 16:48
Rombo i generi li ho introdotti io come esempio data l'ampiezza del discorso. E a dire il vero l'uomo non preferisce, generalmente, guardare "le cose belle", al contrario molti studi a riguardo dimostrano che l'uomo è più interessato a ciò che fa paura per paura intrinseca dell'ignoto (cosa che genera diversi bias cognitivi e la volontà di "prevenire pericoli"). “ ma con l'innegabile fatto che l'epoca dei social e della diffusione di immagini su larga scala, ha causato una forma trasversale di "anestesia" mentale basata sull'estetica e sul gradimento immediato. „ Ben fuori dai social ho visto personalmente come in determinate mostre la "gente" non del settore preferisca determinate tipi di foto (racconto + estetica) e infatti in una grande mostra nei dintorni della zona Assago in cui erano esposti tantissimi fotografi gli unici due stand vuoti erano quelli di un'importante istituto fotografico che sostiene e monopolizza i suoi corsisti ad un solo stile che aborra l'estetica (solo racconto). E questi ultimi, del settore, ti ripetevano allo sfinimento che l'unico prodotto "vendibile" era quello fatto come dicevano loro. Non mi pare. Altre fotografie non molto frequentate erano quelle solo estetica. Quindi, i social hanno creato tanti problemi, anche fuori dall fotografia, ma dire che per colpa di Istagram si è generata "una malattia per l'estetica" mi sembra una grossa imprecisazione. Tanto per fare un esempio banale, hai mai visto un album fotografico che ha foto in stile e colori "da Instagram"? Se si, quanti? La gente non preferisce solo quell'estetica soltanto perché mette un like, perché quando serve la "fotografia" vede ben altri stili. Anche perché i like in certi lavori che tutto hanno tranne che estetica, su Instagram, non mancano. Instagram non ha creato un'asfissia di estetica. Ha creato e crea mode. È ben diverso (e più pericoloso). Questa fobia per l'estetica non è genesi dei social, si criticavano certe foto molto prima. |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 17:07
Instagram è un esempio calzante per il fatto che è la piattaforma social maggiore su cui si consumano immagini scrollando. Ovviamente anche le mode, come dici giustamente, polarizzano l'attenzione. Le mode fanno parte di questo discorso. Perché si basano sul criterio dello stilema replicato e non necessitano di altro per avere consensi. Anche la street "sporca e grezza" che fa il tipo del video è spesso usata come una moda che fa leva su un'estetica ormai storicizzata, che non smuove più niente. Giusto anche quello che dici riguardo alla curiosità morbosa che ci spinge a guardare dall'esterno, apparentemente al riparo dal pericolo, i mali e le disgrazie altrui. Perché c'è anche lì la voglia di stuzzicare parti di noi che cerchiamo di tenere lontano ma ci spaventano. Io parlo più che altro del bello che cerca chi si diletta nel mondo della fotografia, anche questo forum ne è un ottimo esempio. Non è che IG e i social hanno creato di sana pianta il problema, ma hanno contribuito fortemente a diffondere la domanda del pubblico che vive appeso alla droga dell'immediatezza. |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 17:17
Concordo che IG e compagnia bella hanno generato una diffusione di immagini Senza precedenti, si. Di tutti i tipi. “ Instagram è un esempio calzante per il fatto che è la piattaforma social maggiore su cui si consumano immagini scrollando. „ Ma in realtà ormai le immagini sono molto ridotte rispetto ai reel (vedi l'importanza presa da tik tok a riguardo). Crea, più che altro, modi per tenerti incollato all'app, e per questo meta sta prendendo brutte legnate legale in USA e si vocifera di provvedimenti anche in Europa. Vale anche per altre App. Il punto è che le immagini di cui si parla non pretendono di essere "fotografia" per come la intendiamo noi, le nostre fotografiche e ambienti affini non hanno risentito particolarmente di influenze da social almeno in campo estetico (si in campo sociale). Parlo di lavori seri, non come quelli di una tizia che si definire un'importante fotografa e il suo più grande progetto era 1 foto 2 screenshot di chat di whatsapp e così via.................. Su cui mi astengo dal commentare. Tornando in tema, fidati Rombro c'è veramente taasaaanto di cui parlare lato social, non della fotografia, ma di altri temi più delicati. PS: l'esempio della street è calzante |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 17:27
Sì ma non si può neanche non tenere conto della cosa. Ammettiamo pure che il mondo delle istituzioni, quello in cui releghiamo la fotografia "seria", non risenta di questo problema. Non si finisce per polarizzare pubblico colto e pubblico ignorante, in questo modo? È pur vero che ad ogni contesto bisogna dare il giusto peso...ma per come la vedo io, la superficialità di sguardo, attenzione e pensiero, è un problema abbastanza trasversale. Questo senza contare il fatto che anche gli ambienti istituzionali hanno delle dinamiche di marciume e convenienza spaventose... |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 17:33
“ Non si finisce per polarizzare pubblico colto e pubblico ignorante, in questo modo? „ Come ti dicevo, no (o per lo meno, ho ricercato prove a riguardo e non ne ho trovate) L'esempio dell'album fotografico di matrimonio è perfetto per descrivere "pubblico non del settore" che deve scegliere la fotografia, non c'è alcuna influenza di estetica da social per quel che ho visto. Magari poi a qualcuno piace, ma alla stragrande maggioranza no. Così come non ho mai visto persone disprezzare determinate fotografie in mostre perché "non hanno lo stile da social", ecco non ho mai visto addetti ai lavori sostenere che tizio con X Mila follower fa foto migliori di quelle in un'esposizione di un artista famoso. Se tu ne hai, però, condividile perché è un argomento che mi interessa (sono un profondo detrattore dei social) |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 17:55
Ma la fotografia matrimoniale è destinata a ricordo di un evento personale, influenza o non influenza, non è pensata per piacere o andare incontro ad un pubblico che non siano i diretti interessati. Non mi discosterei troppo dal discorso del tipo. Il nocciolo della questione è abbastanza palese, non credo ci sia bisogno di prove specifiche. E non è che ci siano delle soluzioni se non cercare, nel proprio piccolo, di essere onesti seguendo un proprio percorso al di là delle mode e delle convenienze. |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 18:12
Il tipo parlava di ossessione estetica a sua detta dall'avvento di IG, ora sintetizzo ma più o meno è la polpa del discorso. Tu mi hai chiesto se questo non influenzi i non del settore e ti ho fatto sia l'esempio personale della fotografia di matrimonio sia l'esempio in mostre d'arte se visitate dai non addetti del settore... Non penso di essermi discostato, anzi. Le prove non te le chiedevo a mo' di accusa, anzi, pensavo avessi notato questa cosa e mi interessava vederla Nel senso "io non ho visto questa cosa, tu da qualche parte si? Fammi un po' vedere" |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 18:53
No, ho solo chiesto se concludere semplicemente che ogni settore/contesto ha i suoi intenti ed il suo pubblico, non rischia di liquidare il discorso sulla malattia dell'estetica, che in realtà è più trasversale di come può sembrare e non si esaurisce in contesti colti e contesti ignoranti. |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 19:03
Se io cerco online "malattia dell'estetica" mi esce un disturbo da dimorfismo corporeo causato dai filtri social, ma nulla che interessi l'arte. Se cerco in arte mi esce "#si riferisce a una critica contemporanea verso l'ossessione per la perfezione visiva a discapito del contenuto." Ed è ciò di cui stiamo parlando.... Quindi non ti sto seguendo. La preoccupazione di cui parli non è proprio quest'ultima? |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 19:28
Ma "malattia dell'estetica" non è, ovviamente, un termine ufficiale né una definizione da dizionario, ma questo non vuol dire che sia qualcosa di astratto o puramente teorico. È un modo per descrivere una tendenza reale e osservabile: la centralità quasi ossessiva dell'estetica nel modo in cui oggi si producono e si giudicano le immagini. Non è confinata a un ambito specifico, la si ritrova un po' ovunque, dalla fotografia amatoriale ai contesti più istituzionali. Proprio per questo ha senso parlarne come di una condizione diffusa più che come di una teoria codificata; non ha una definizione precisa, ma i suoi effetti sono sotto gli occhi di chiunque frequenti il mondo delle immagini. Solo che, essendo la via più battuta e sicura, tante volte non lo si vuole sentir dire per non urtare né ciò che facciamo né il modo in cui guardiamo. |
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inviato il 24 Aprile 2026 ore 19:32
Eh, non ho detto o sostenuto che non esiste. Al contrario, per questo non capivo. Io ho solo sottolineato come la fotografia un'estetica può pure averla, non è obbligatorio che la abbia o no, e che la questione non si lega all'avvento di Instagram, c'era da prima, ora c'è solo una diversa produzione (in termini di quantità) di immagini, che può aver impattato la fruizione ma che si limita solo a contesti "da cellulare in mano" e non al di fuori, o almeno, al di fuori lo fa limitatamente. Tutto qua |
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