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inviato il 04 Ottobre 2019 ore 11:35
“ Porto ad esempio uno dei lavori sul paesaggio che più mi hanno colpita negli ultimi tempi „ francamente fatico a capire il senso di queste foto... ma il mondo è bello perché è vario, ovviamente! |
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inviato il 04 Ottobre 2019 ore 11:48
“ 'These fire lines I have drawn represent where the front of the Lewis Glacier was at various times in the recent past..' 'In the distance, a harvest moon lights the poor, doomed glacier remnant; the gap between the fire and the ice 'snout' represents the relentless melting' „ “When I am Laid in Earth: Mapping With a Pyrograph” del 2015 rappresenta una linea di fuoco che non è che una storia stratigrafica del ritiro del ghiacciaio: seguendo le indicazioni di vecchie mappe e del moderno GPS, l'artista ha indicato con una linea di fuoco dove il fronte del ghiacciaio Lewis sul monte Kenya arrivava in vari momenti del passato, mostrando lo scarto con il veloce scioglimento degli ultimi anni, indicando gli anni e periodi di riferimento nei titoli. Rimane sullo sfondo ciò che rimane, condannato a sciogliersi senza tregua, del ghiacciaio attuale. L'opera trae ispirazione dal resoconto di un prigioniero di guerra italiano della Seconda Guerra Mondiale, Felice Benuzzi, che ha tentato di scappare da un campo di prigionia inglese scalando il Monte Kenya. Con magre provviste e inadatte attrezzature, Benuzzi e altri due prigionieri hanno trascorso 18 giorni scalando guidati da una “mappa” da un'illustrazione sull'etichetta di una lattina di biscotti. Congelati e sfiniti, furono costretti a ritornare al campo. Ciò che ha ispirato l'artista di questa vicenda è stato il folle alpinismo di Benuzzi, che l'artista ha in qualche modo riproposto quando è partito per il suo progetto artistico per raggiungere ciò che resta del ghiacciaio: con l'attrezzatura indispensabile, in quattro giorni ha raggiunto la cima, senza possibilità di recuperare altro materiale. Norfolk ha voluto restituire all' atto artistico quel carattere di rischio e azione che nella contemporaneità ha perso. In totale l'artista è rimasto sulla montagna per 18 giorni, proprio come Benuzzi, nel continuo rischio di perdere l'attrezzatura, per un totale di soli 8 scatti. Avercene di foto così. |
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inviato il 04 Ottobre 2019 ore 11:49
"se guardi alle foto di paesaggio qui, scopri che esiste un numero abbastanza limitato di tipologie di location giudicate buone. Questo è il primo fattore di conformismo e poca originalità. Se appoggio per terra il cavalletto quando vedo una scena che mi ricorda qualcosa che ho già visto e mi è sembrato bello, allora sono già a metà del fallimento..." Se le escludi a priori il fallimento e' completo, vuol dire che hai scarsa convinzione dei tuoi mezzi :))) |
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inviato il 04 Ottobre 2019 ore 11:57
Bellissimi lavori quelli di Norfolk, un esempio perfetto di cosa vuol dire vedere . L'azione sul ghiacciaio Lewis -perché non di sola fotografia si tratta- sembra muoversi sulla scia dei lavori dell'artista inglese Richard Long: un autore che potrebbe interessare ad Ale Z perché da decenni investiga la relazione tra uomo e natura con la sua Walking Art. In chiave ancora più minimal il coetaneo Hamish Fulton. Ah, ambedue usano il medium fotografico anche se non esclusivamente. |
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inviato il 04 Ottobre 2019 ore 12:06
Cosmosub era poi giusta la data (1983) dei primi collages cubisti di Galimberti? |
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inviato il 04 Ottobre 2019 ore 12:12
“ Si può copiare? Sicuramente si ma poi quando provi a proporlo ti ridono dietro perchè a contare è l'idea ed è gia stata usata „ Purtroppo si potrebbe obiettare che non sia neanche un'idea originale in quanto si potrebbe essere ispirato al cinema (i film "Il corvo" e "Il Punitore" ad esempio in cui usano scie di fuoco per formare immagini). www.simonnorfolk.com/when-i-am-laid-in-earth/laid-in-earth-06 Quindi si arriva prima al plagio e poi ad un discorso creatività/conformismo. |
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inviato il 04 Ottobre 2019 ore 12:52
“ Purtroppo si potrebbe obiettare che non sia neanche un'idea originale in quanto si potrebbe essere ispirato al cinema (i film "Il corvo" e "Il Punitore" ad esempio in cui usano scie di fuoco per formare immagini). „ Anche in questo caso come già successo con il lavori di Galimberti bisogna fare attenzione a non confondere tecniche e linguaggi con le idee, scrivere con fonti luminose è cosa vecchia quanto la fotografia, ma qui le scie di fuoco contano per il significato che prendono all'interno del progetto. Quindi no. |
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inviato il 05 Ottobre 2019 ore 8:55
Io continuo a pensare che l'arte sia tutta una scusa e che qui si parla semplicemente di soldi. Petapixel non si limita a mostrare le foto "plagiate" e i nominativi dei fotografi "vittime" del plagio, ma fornisce i link alle pagine di questi fotografi. E qui su juza, nei loro interventi, i fotografi "danneggiati", non dimenticano di inserire i link dei loro siti. Tutto lecito, ci mancherebbe, ma a me pare che tutta questa faccenda non abbia il fine di difendere l'arte, ma il proprio giro di affari, magari allargandolo grazie alla pubblicita'. |
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inviato il 05 Ottobre 2019 ore 9:01
Ma in questo sito come funziona? All'inverso? E cioè che una persona la piglia nei fondelli, e tutte le colpe le scaricate su di lui? Se vi entra un casa un rapinatore, vi rapina i vostri beni, ed esce l'articolo sulle testate giornalistiche, cosa direte? Che vi siete voluti fare pubblicità con una messa in scena e per il vostro torna conto? |
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inviato il 05 Ottobre 2019 ore 9:15
@Antonio, io non do' colpe alle "vittime", ma faccio notare che le vittime vendono workshop per insegnare le loro tecniche, il "plagiatore" ha pagato il corso, si e' recato sul luogo delle foto, ha scattato e ha applicato le tecniche per le quali ha pagato i plagiati. Usa quelle foto per cercare nuovi clienti. I plagiati fanno la stessa cosa, usano quelle foto per farsi pubblicita'. Tutti in cerca di guadagni. P.s nel tuo esempio, se viene un ladro in casa vado a denunciare il fatto, se invece vado a parlarne in tv, forse lo scopo non e' avere giustizia. Chiediamo ai plagiati se sono stati contattati da petapixel, o hanno segnalato loro la notizia a Petapixel... |
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inviato il 05 Ottobre 2019 ore 9:29
Enzillo se è vero che insegnano corsi per insegnare le tecniche, nessuno ha il diritto di copiare le loro foto e guadagnarci soldi. E' anti etico e morale e non esiste giustificazione che tenga |
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inviato il 05 Ottobre 2019 ore 9:44
Ma questa e' una tua opinione. Se infrango una legge e' prevista una sanzione, se parli di etica e morale, allora le cose si complicano. Se voglio parlare di un torto per evitare che capiti ad altri, lo trovo etico e morale, se ne parlo per farmi pubblicita', allora eviterei di parlare di etica e di morale. Parlerei di affari. Il problema qui non e' che quel tizio copia le foto, il problema e' che sottrae clienti. |
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inviato il 05 Ottobre 2019 ore 9:52
Ma invitare Mr. Rossi a partecipare al 3d? |
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inviato il 27 Agosto 2020 ore 3:33
Quoto Enzillo e Salt, mi pare che abbiano espresso molto bene perché il signor John Doe sia difficilmente criticabile. Uno che ha urgenza di fare quella stessa foto, e prima paga il workshop o il corso on line all'autore (per saggiarne la PP), poi spende i soldi sullo stesso viaggio, e infine apre la partita iva per farne a sua volta corsi (evidentemente chi scatta generalmente vive di questo). Plagio? Assolutamente sì: come fa un allievo a provare a superare chi ha accettato di essere suo maestro se prima non dà prova pubblica di saperlo plagiare? Ma ne ha plagiato una sola foto: immaginiamolo svenarsi a viaggiare per scopiazzare l'intero catalogo di una delle sue fonti. Credo che allora davvero si stancherebbe del gioco. Sono passati mesi, e non credo vi siano state conseguenze legali per John Doe. Legali nel senso delle sentenze definitive. La verità è che siamo tutti informatici, grafici e fotografi. E siamo troppi. Invece di pensare a replicare le generazioni precedenti ( plagiandone il modello esistenziale... ) abbiamo trasformato la nostra eterna adolescenza da nerd in una parvenza di lavoro, dove gli utili netti molto spesso rasentano il ridicolo e certamente non ci fanno metter su famiglia. Per questo John Doe è il tipico integrato che riflette l'immagine di chi s'illude che esistano ancora le grandi praterie inesplorate della comunicazione visuale. Ma tali illusi, tali sognatori, allo specchio non si vogliono vedere. Sulla metafora del ladro. Il ladro va dallo scassinatore e si fa insegnare come scassinare le case. Lo scassinatore però nel suo paese non ha mai derubato nessuno, e forse è proprio per questo che viene punito fatalmente. Forse è davvero il caso, come ha scritto qualcuno, di smetterla con i workshop. Bisognerebbe provare a vendere solo stampe autoprodotte, senza alcun sito web. |
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inviato il 27 Agosto 2020 ore 19:06
Buonasera a tutti, non ho letto tutte le pagine, mi sono fermato alla 10, pertanto scusatemi se mi sono perso qualcosa. Nelle pagine che ho letto, vedo che molti si sono soffermati sul fatto se ci sia o no il plagio. Dalla mia piccola esperienza e limitatamente al mio caso specifico (che non vi racconto perché ininfluente) vi posso assicurare che il plagio, in italia e in fotografia non esiste. Io nel gennaio 2019 ho cercato di intraprendere un percorso legale per far valere i miei diritti, su un'opera che ritengo sia stata vittima di plagio, da una persona che io stesso ho contattato per richiedere una collaborazione ed alla quale io stesso ho mostrato il mio progetto (già online e registrato in SIAE al momento della prima conversazione con questo individuo). Mi sono rivolto allo studio legale dell'Ufficio Brevetti (penso che siano i migliori in Italia in questo campo) ma nonostante tutto non c'è stato niente da fare. Pertanto, se qualcuno di voi riesce a vincere una causa di plagio in fotografia, mi faccia un fischio perché sono curioso di capire come ha fatto! |
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