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inviato il 14 Agosto 2019 ore 9:13
“ Non se ne esce. „ e ci credo. Si parla, presumendo di aver ragione, di un qualcosa che accade al di fuori di una stanza, dove noi ci troviamo, senza fineste e insonorizzata. potrebbe scoppiare una guerra mondiale oppure il nulla più profondo, noi non lo sapremo mai. Però ci piace tanto speculare su cosa accade. Ciao LC |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 9:55
“ Ma perché? Solo perché non vogliamo accettare l'idea che con la morte per noi finisce tutto? „ attenzione però, questa può essere un loop che ci gira nel cervello che rischia di inquinarci i pensieri, perchè ne deriva da un pensiero egoistico che porta a concentrarci troppo sulla Nostra morte. Occorre guardare alla morte altrui e a tutte le altre morti, avremo di sicuro una risposta più chiara. Si può meditare sul fatto che tutti i nostri predecessori (tranne i recenti) sono morti, andando sempre più indietro, fino a non trovare più uomini ma scimmie bipedi, e poi altri animali, fino ai dinosauri e ancora più indietro. Si pensi quindi a tutti questi morti, sono praticamente la quasi totalità numerica e il numero dei vivi sembra essere irrilevante. è un buon inizio per riflettere. un altro spunto è capire cos'è la morte dal punto di vista biologico-evolutivo. La morte è un'espediente evolutivo vincente. chi "ha imparato" a morire ha avuto la meglio su chi non sapeva morire, alla stregua delle zampe tozze e unghiute della talpa per scavare o del lungo collo della giraffa per brucare le acacie. Anche la lunghezza della vita: può essere + lunga o + breve a seconda che porti + vantaggi una condizione piuttosto che l'altra. |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 10:26
@Ooo “ Occorre guardare alla morte altrui e a tutte le altre morti, avremo di sicuro una risposta più chiara. Si può meditare sul fatto che tutti i nostri predecessori (tranne i recenti) sono morti, andando sempre più indietro, fino a non trovare più uomini ma scimmie bipedi, e poi altri animali, fino ai dinosauri e ancora più indietro. „ Non ti seguo, penso a tutte queste morti ma non mi viene nessuna nuova riflessione rispetto a quella sopra esposta. Non credo che ragionando sulla mia di morte, su quella di tutti i viventi oggi o su quelli passati il ragionamento cambi. Se parliamo di egoismo, mi sembra ce ne sia di più in chi in vita si comporta bene solo per avere un premio alla fine. |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 11:09
non si tratta solo di pensarci ma di meditarci un po' su. ti posso dire le mie riflessioni sulla morte ma sarebbe meglio che tu facessi le tue. Partiamo dal fatto che pensare alla morte di solito ha il grave gap di pensare anche alla propria, e questa è una normalissima forma d'ego che purtroppo limita le considerazioni serene. La morte inizialmente NON esisteva, la morte è scritta geneticamente. I primi esseri viventi non avevano la morte scritta geneticamente. Certo, cadeva una pietra e la forma unicellulare poteva morire, accidentalmente e traumaticamente, ma di per sè la morte non era prevista. Ora seguimi in un es. assurdo: Immagina che la morte non esista. Siamo nel giurassico e c'è un maschio di dinasauro che ha un'età di 10.000 anni, una femmina che ne ha 10. La femmina potrebbe accoppiarsi con tale maschio, ma il maschio era perfettamente adattivo ai tempi in cui nacque. Nel frattempo diverse cose sono cambiate, sia come predatori, sia come ambiente, sia come prede, sia come clima. La femmina è perfettamente adattata ai suoi tempi, il maschio si porta con sè le caratteristiche adattive dei suoi tempi. Si accoppiano. Che fregatura! La femmina darà origine ad una prole in cui ci sono caratteristiche adattive risalenti ad un periodo che non è più. La prole sarà meno prestante rispetto a quella generara dall'accoppiamento tra due individui giovani. Sarebbe stato meglio che il vecchio maschio non ci fosse, che fosse già morto. Ecco che la morte assume un significato importante, e la non esistenza della morte è un freno all'evoluzione. Torniamo agli esseri unicellulari che non morivano, perchè la morte non era scritta nel loro codice genico. Ad un certo punto nascono delle cellule che per la solita possibilità di ottenere repliche inesatte, ha nel codice genico la scrittura di un termine. Nuove cellule che invece muoiono. Si riproducono tutti, ma le cellule che muoiono hanno evidentemente la possibilità di rinnovarsi molto più accentuata perchè immettono nel mondo esseri che per loro natura lasciano alle spalle il vecchio, mentre le "immortali" continuano a produrre sempre la "solita musica". In poco tempo le immortali saranno spazzate via (anche divorate) dai nuovi viventi che hanno acquisito la possibilità di morire, e nel nostro codice genico permane quella caratteristica evolutiva VINCENTE (la possibilità di morire), facendo sparire dalla faccia della Terra tutti coloro che non sapevano farlo. Ecco quindi un nuovo connotato della morte. Ma subito arriva la riflessione che la morte del singolo è un vantaggio, ed il vantaggio non è da ricercarsi in quella singola vita ma nella specie, nei suoi progressi, nella sua evoluzione. Il valore egoistico dell'io perde consistenza, mentre noi spesso siamo presi dal nostro io. Lo siamo per motivi egoistici, ma spesso eliminiamo completamente l'individualità dai nostri discorsi se non ci sentiamo compromessi, per es. quante volte abbiamo detto "gli antichi sumeri", o "gli antichi fenici"? Sappiamo benissimo che il singolo sumero o fenicio è ben poca cosa, e non è molto rilevante rispetto alla sumerità, ma questo lo facciamo facilmente perchè non ci sentiamo compromessi personalmente. La morte così acquista valore se si fa un discorso corale, evolutivo, eliminando l'io egoistico (che comunque ha pure esso un suo motivo d'essere). Ora ti porto a tutta un'altra riflessione. domanda: chi è l'ENTE? la formica o il formicaio? forse la formica? femmina sterile, operaia, guerriero che sia. C'è un gruppo di viventi in cui i più non si riproducono nemmeno, eppure il sistema funziona lo stesso ed è decisamente evoluto. Altra riflessione, pensiamo a tutti i morti che si sono susseguiti, monocellulari, animali, uomini. sono la maggior parte, ma quello che rimane in vita è il punto d'arrivo odierno che contiene tutto il passato. Nel nostro cod. genico c'è tutto il nostro passato e durante la gravidanza prima siamo monocellulari, poi pluricellulari, poi pesci con tanto di branchie, poi anfibi con la coda (ricapitolazione embrionale). Quindi tutti quei morti sai chi sono? sei tu. Tu non hai la tua età anagrafica, tu hai circa 4 miliardi di anni, proprio come me. Se ci fosse un scienziato perfetto, che potesse ricreare l'uomo in laboratorio partendo da elementi base, potrebbe fare qualcosa d'umano ma mai potrebbe fare Peppe550, e nemmeno ooo. Noi siamo tutte quelle vite precedenti, e lo siamo di sicuro materialmente, peraltro lo siamo anche essenzialmente (se vuoi usa il termine energia o anima, a me piace usare il termine essenza), poichè partiamo da un livello basale ed evolviamo differenziandoci, ma siamo esattamente, nell'essenza tutti di quella pasta lì. è talmente parallelo il movimento tra evoluzione fisica ed evoluzione essenziale da essere evidente. Non sono morti è basta. Sono dentro di noi, siamo noi, continuiamo ad essere noi, ed è tutto più facile e comprensibile se si riesce a rimuovere il termine noi, e sopratutto il termine io. |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 11:22
“ Quindi tutti quei morti sai chi sono? sei tu. Tu non hai la tua età anagrafica, tu hai circa 4 miliardi di anni, proprio come me. Se ci fosse un scienziato perfetto, che potesse ricreare l'uomo in laboratorio partendo da elementi base, potrebbe fare qualcosa d'umano ma mai potrebbe fare Peppe550, e nemmeno ooo. Noi siamo tutte quelle vite precedenti, e lo siamo di sicuro materialmente, „ Ci siamo Ooo, concordo con te (fino a qui) è quello che intendevo nel mio ultimo intervento. “ peraltro lo siamo anche essenzialmente (se vuoi usa il termine energia o anima, a me piace usare il termine essenza) „ in questo passaggio non mi ritrovo, sarà una mia mancanza, ma la sento come una forzatura, non riesco ad inquadrarlo seguendo un ragionamento, dovrei accettarlo in senso "fideistico" , e... non ci riesco. „ |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 11:49
hai ragione. ma questo lo trovo ancora più complicato da esprimere perchè abbraccia ancor più elementi. è ovviamente legato al pensiero buddhista. è legato alla differenza tra la realtà e la sua percezione, e la fisica può darci una mano. Ultimamente è sempre più evidente l'inconsistenza materica. Già evidente prima, con una lastra di vetro che ha il peso specifico della pietra e nonostante questo ci vediamo attraverso, sappiamo che la materia è fatta quasi completamente di nulla. è quasi tutto vuoto, quello che rappresenta un conglomerato energetico quale è la materia non contiene quasi nulla. Il buddhismo insiste spesso sul concetto di vacuità, perchè ha consapevolezza da 2500 anni di quanto la realtà che appare, sia tale per motivi contingenti, ma che nella realtà dei fatti sia ben poca cosa. Ora diamo questi concetti ad un felino che deve cacciare. Lo facciamo morire: " ma come, io sono inconsistente, la lepre è inconsistente, quindi la mia corsa è inconsistente, e la superficie su cui corro è inconsistente   ..." è servita eccome, nell'evoluzione, la credenza di una materia solida e sicura, come avremmo fatto altrimenti? La nostra essenza ha potuto esperire in un mondo materico con tante singolarità viventi. Ma oggi come esseri più evoluti sappiamo dell'inconsistenza della materia. Quello che resta cos'è? Se possiamo considerare come una specie di proiezione il mondo materico occorre domandarci come sia possibile che esso stia in piedi. Se la serie di morti che si sono susseguite ci appartengono tutte e le conteniamo materialmente dentro di noi, è da chiedersi dove l'animarsi di tutte quelle vite sia andato a finire. Si potrebbe obbiettare che in fondo si tratta solo di reazioni chimiche, e io sto scrivendo solo perchè avvengono delle reazioni chimiche nel mio cervello. Ma io mi domando, che differenza fa? cosa importa se vogliamo spiegare un'azione con la chimica, con la fisica, o con un'altro archibugio? La realtà è che io scrivo, che gli organismi unicellulari vivevano e tutto avveniva in supporto materico. Tuttavia l'eredità è passata a livello materico, in quella materia che sappiamo essere sempre meno consistente rispetto a quello che (ignoranza) credavamo. L'attaccamento alla materia e alle cose materiali è quindi parte di un'ignoranza forte, che ci impedisce di vedere l'essenza delle cose. La nostra progressione materica è un supporto, necessario, per un'evoluzione totale, anche energetica. Ci sono cose che richiedono un giorno, ad un fiore basta un giorno per sbocciare. ci sono cose che richiedono 9 mesi, come una gravidanza. ci sono cose che richiedono alcuni decenni, come diventare bravi in un'arte. ci sono cose che richiedono più di una vita, ed è per questo che continuiamo ad esistere. Alcuni obbiettano, perchè ci dimentichiamo tutto? non proprio tutto. ci dimentichiamo l'inutile. Immagina un esperto finanziario che alla rinascita ricordasse tutto. dopo 3 o 4 rinascite diverrebbe un mostro finanziario. Ma tutta quella memoria non è solo inutile ma dannosa alla nostra crescita, al nostro verso, alla nostra evoluzione. |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 12:02
Ma allora, l'essenza di tutte quelle specie che si sono estinte senza lasciare discendenza si è estinta anch'essa? |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 12:04
“ Alcuni obbiettano, perchè ci dimentichiamo tutto? non proprio tutto. ci dimentichiamo l'inutile. Immagina un esperto finanziario che alla rinascita ricordasse tutto. dopo 3 o 4 rinascite diverrebbe un mostro finanziario. Ma tutta quella memoria non è solo inutile ma dannosa alla nostra crescita, al nostro verso, alla nostra evoluzione. „ Anche questo suona troppo "calcolato", troppo finalistico per essere sorto casualmente |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 12:08
no, tutte le essenze passano e ritornano in vita, anche quelle delle specie estinte. Se ci si sofferma sul concetto numerico è un problema, ma se si toglie l'io il problema sparisce. Supponendo che si sia partiti da un'essenza ed un essere che sa riprodursi, ci troviamo con miliardi d'essenze e miliardi d'esseri che sanno riprodursi. moltiplicazione dei pani e dei pesci? no, non esistenza dell'io, ne materico nè sotto forma d'essenza. Ma l'ho sempre detto, la non esistenza dell'io è probabilmente il concetto più difficile sia da capire, sia da esprimere, forse perchè è opposto alla nostra contingenza. |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 12:08
Comunque non è così vero che chi ha imparato a morire ha avuto la meglio su chi non ha imparato: i batteri sono numericamente ancora tra gli organismi "vincenti". Ma l'essenza di questi esseri rimane separata, qualcosa di staccato dall'essenza degli esseri mortali? |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 12:14
è probabile che gli esseri più longevi si trovino tra alcuni microrganismi, a riprova di quanto ho detto sull'"invenzione" morte. Tutti muoiono, tutti i precedenti sono morti. non esistono esseri che non moriranno. Anche gli immortali, (coloro che non hanno avuto la scrittura " tu hai da morì " nel loro codice) prima o poi sono morti anche loro, divorati o per motivi accidentali. |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 12:17
Mi pare molto un arrampicarsi sugli specchi; in un universo che non contempli, a monte, un Creatore e un Disegno Intelligente potrei capire (anche se non mi convince) il concetto di un'essenza che si tramanda con l'evoluzione, ma non di un'essenza che torna comunque in gioco nel medesimo modo nonostante le battute d'arresto. |
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inviato il 14 Agosto 2019 ore 12:19
non torna mai nel medesimo modo, dopo essere vissuti non è possibile. |
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inviato il 04 Dicembre 2019 ore 9:54
Tutti sicuri che Dio esista? Tutti sicuri che non siamo semplicemente frutto del caso e di evoluzione durata circa 4 miliardi di anni? Personalmente ho sempre pensato che non esista nulla al di fuori di ciò che i miei sensi siano in grado di percepire, e che se qualcosa dovesse mai esistere, è inutile perdere tempo a pensarci sopra, tanto non sarei mai in grado di ca×. E che troppo spesso chi ha avuto la pretesa di insegnarmi il trascendente, lo ha sempre (o quasi) fatto per perseguire propri interessi. Bye |
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