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inviato il 12 Novembre 2012 ore 18:24
“ Filo63: Intendevo dire che ai tempi dei CRT agivi con il cacciavite direttamente e fisicamente... mentre ora è un software che agisce sulle LUT... „ Con un monitor LCD che permetta di accedere alle sue LUT, in sostanza, si fa esattamente la stessa cosa, solo che invece di usare un cacciavite usi un software...ma la sostanza non cambia Ed è questo il caso in cui si parla di monitor calibrabile hardware. Se comprendo bene il tuo intervento, opinione che mi si forma anche per la relativa contestualità degli estratti dal blog di Boscarol, mi pare di capire (correggimi se sbaglio) che tu faccia confusione su un punto, non tieni in considerazione il caso nel quale le LUT del monitor non siano accessibili e che quindi, in fase di profilazione, si vada a scrivere su quelle della scheda video, questo è il caso nel quale rientra la stragrande maggioranza degli appassionati di fotografia che non possiedono un monitor pensato per grafica e fotografia (con LUT accessibili)ed è il caso che, per contrapposizione con il precedente rappresenta la calibrazione software. Ovviamente da tutto questo discorso restano sempre esclusi tutti i sedicenti metodi di profilazione che non prevedano l'uso di uno strumento di misura in quanto privi di senso Ciao Denis |
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inviato il 12 Novembre 2012 ore 19:22
Perdonami... il ragionamento è partito dall'impossibilità di fare una calibrazione "hardware" dell'iMac!!! Ora, per calibrare un monitor si deve avere la possibilità di leggere le LUT del pannello in modo da avere un profilo delle stesse da inviare alla scheda video. Mac OSX ha da sempre gestito la calibrazione di due monitor sulla stessa scheda perché era una caratteristica insita nel sistema operativo, con l'obbligo (interno) di utilizzare schede video capaci di gestire individualmente le LUT di due monitor differenti collegati alla stessa scheda. Windows, almeno fino a Vista non aveva questa capacità per cui era necessario avere una scheda per ogni monitor (ovviamente per poter fare una calibrazione individuale dei due monitor). Anche i MacBook Pro, hanno le LUT separate per le due uscite video... ed è per questo che ti permettono di utilizzare calibrazioni differenti per ogni monitor collegato, e se ne colleghi esternamente uno differente ne mantiene la calibrazione ogni qualvolta se lo ritrova collegato. |
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inviato il 12 Novembre 2012 ore 19:24
n'c'ho capito na mazza.... in soldoni, ha senso calibrare il monitor del iMac? |
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inviato il 12 Novembre 2012 ore 19:28
Chiaramente la qualità del monitor è alla base di tutto... infatti se al tuo MBP colleghi un NEC di qualità, potrai verificare come la qualità di quest'ultimo è notevolmente superiore a quella dello schermo del MBP stesso pur avendoli calibrati con lo stesso calibratore!!! I fondo la verità è tutta lì... non basta un calibratore per fare un buon monitor, come non è detto che un Dell o Samsung medio si per forza migliore dello schermo dell'iMac!!! |
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inviato il 12 Novembre 2012 ore 19:30
@ Pisolomau Sì... ha senso... eccome!!! Quello che non so è se, il nuovo iMac ha un pannello più performante di modelli di medio prezzo!!! |
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inviato il 12 Novembre 2012 ore 20:55
Pardon ma ... io non ho mai avuto la necessità di calibrare il mio iMac. Ho stampato scatti in esposizione per mostre nei vari 60x40cm e 75x100cm senza avere la benchè minima discrepanza con quanto visto a video in sede di sviluppo dell'immagine. Senza contare tutti i 30x45cm che son solito mandare in stampa per portfolio personale o semplice "vezzo" (stampo moltissimo, adoro veder gli scatti "dal vivo"). Non voglio insinuare nulla ma non è che si tende un pochetto ad esagerare con 'sta storia della calibrazione hw? |
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inviato il 13 Novembre 2012 ore 12:31
Preciso perchè mi sembra di capire che l'equivoco non si sia chiarito, quando si parla di calibrazione hardware (locuzione solitamente riferita a monitor che la permettono) non si parla di generica calibrazione strumentale (effettuata per mezzo di colorimetri/spettrofotometri), ma della specifica calibrazione delle LUT del monitor quando le stesse sono accessibili. Maurizio, mettere in correlazione diretta calibrazione/profilazione di un monitor con la bontà di una stampa è un errore, non è così e far filtrare questo concetto può portare ad una serie di false aspettative e di errori nella gestione del colore. Per i nuovi monitor IMac, Apple dice che sono tutti singolarmente calibrati secondo gli standard cromatici riconosciuti, ma non sono riuscito a trovare secondo quali logiche, quali siano questi standard e con quale punto bianco, gamma etc...trovo inoltre poco realistica la funzionalità di una calibrazione a monte che non tenga conto, per esempio dell'illuminazione dell'ambiente di lavoro..soprattutto visto che il prodotto non è, nello specifico, rivolto ad un uso professionale e dubito che l'acquirente medio abbia un ambiente di lavoro a norma ISO. Per concludere si, ha certamente senso calibrarlo (come qualsiasi altra periferica di visualizzazione immagini) e tale calibrazione/profilazione, visto che le LUT del monitor non sono accessibili, avverrà con uno strumento di misurazione ed il relativo software a corredo che scriverà sulla LUT della scheda video. Questa NON è una calibrazione hardware, perchè il termine hardware fa riferimento al monitor, non allo strumento di misurazione (senza strumento non viene neanche considerata). Spero di essermi espresso in modo chiaro comprensibile e non troppo prolisso Ciao Denis |
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inviato il 13 Novembre 2012 ore 15:46
@Il Denis e Vetro: ero in mostra qualche tempo fa a Busto Arsizio con una ventina di lavori, mi spiace che l'occasione sia passata altrimenti vi avrei inviati con piacere - oltre che a conoscerci e scambiar qualche battuta naturalmente - a visionare voi stessi la qualità in stampa. Io ho un iMac 20' del 2008, il mio workflow è molto semplice (RAW -> Lr -> Ps solo per ricambionamento del file nelle dim. di stampa, sharpening e profilo colore sRGB). Come service utilizzo photogem (con cui mi trovo molto bene) per i 60x40cm ed i 75x100cm, Chrome di Milano (very very good) per le stampe dove voglio il massimo della qualità ed infine Digitalpix per i 30x45cm da portfolio personale. Ripeto, comprendo il senso teorico delle parole di Denis ma .. traducendole nella pratica di tutti i giorni (e considerate che stampo davvero molto, forse troppo.. ) non le reputo fondamentali per avere degli ottimi risultati in stampa. Ciao! |
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inviato il 13 Novembre 2012 ore 16:47
Sarei passato volentieri, è sempre un piacere fare due parole de visu ed apprezzare qualche fotografia. Io, proprio lì vicino, a Gallarate, ho uno studio, quindi l'invito è ricambiato. Il punto è che nei tuoi discorsi ci sono due errori fondamentali: il primo è mettere in relazione la calibrazione/profilazione del monitor con bontà della stampa. Tra le due cose non esiste alcuna diretta correlazione sono mondi diversi ed indipendenti. La calibrazione/profilazione di un monitor serve...a vedere coerentemente il colore sul monitor La calibrazione/profilazione dell'insieme stampante/carta/inchiostri serve...a stampare correttamente il colore Dire "le mie stampe sono belle anche se uso un monitor non calibrato", così come dire "Le mie stampe sono belle perchè ho un monitor perfettamente calibrato" è mettere insieme le pere con le mele è un errore di comprensione delle finalità della gestione del colore. Il secondo è un errore di finalità, il color management non mira a rendere le stampe "belle"...è un discorso troppo soggettivo per fornire elementi utili. Pensa a come il tuo occhio/cervello sia in grado di lavorare indipendentemente dall'illuminante o come sia soggettiva la percezione di artefatti come posterizzazione e banding. La sua finalità è quella di permettere la realizzazione di una coerente catena di riproduzione del colore tramite conversioni in funzione delle varie periferiche. Non sono discorsi teorici, anzi sono assolutamente pratici, mirano a creare delle condizioni note e riproducibili nella gestione del colore. Pensa alla riproduzione di opere d'arte o anche semplicemente alla stampa fine art conto terzi...un cliente mi porta una foto da stampare con un bel mare verdazzurro valorizzato con ore di postproduzione...ed io gli restituisco una stampa con il mare turchese...sarà sempre bello, ma sarà anche un'altra cosa  Ciao Denis |
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inviato il 13 Novembre 2012 ore 17:23
Ma infatti nessuno ha mai parlato di accettare nuances di colori differenti da quanto visto sulla scena e quindi mandato successivamente in stampa. Nei miei discorsi, perdona, ma non vedo errori: semplicemente l'esperienza diretta di chi senza un sistema di calibrazione/profilazione colore ottiene i risultati attesi in stampa. Ripeto, la riproduzione del colore ti assicuro che per me è fondamentale (banalizzo, "il blu del cielo o le cromie calde della luce incidente sulle superfice DEVONO essere come me le aspetto). Allo stesso modo ti assicuro che io di calibrazione/profilazione me ne son sempre allegramente fregato. Eppure .. Saluti |
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inviato il 13 Novembre 2012 ore 17:49
Maurizio, forse non hai letto con attenzione il mio precedente post, ti ho scritto in modo piuttosto dettagliato cosa ritengo ci sia di errato nei tuoi ragionamenti e se non ritieni corrette le mie osservazioni (cosa più che legittima ) potrebbe essere utile rispondere in modo argomentato alle stesse, potrebbe anche venire fuori un discorso interessante Non voglio, sinceramente, entrare in polemica, ritengo solo necessario argomentare le proprie posizioni. Le prorpie consuetudini, il soggettivo livello di soddisfazione e di sensibilità sono parametri troppo personali per essere di effettivo valore. Ciao Denis |
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