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inviato il 08 Settembre 2016 ore 8:37
 Giusto Stefano! |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 9:01
Quoto Giuliano per i prezzi hi-end,tempo fa al top audio ho avuto la fortuna di sentire le Apogee grand,non esistono aggettivi per definire quei diffusori,forse il loro stesso nome: grand,ma il prezzo di allora 100 milioni!! mi sembra però che bisogna sottolineare che la grandezza di un'incisione la fanno o meglio la hanno fatta gli ingegneri del suono. Questo senza distinzione di genere,poi possiamo parlare di supporti,digitali ed analogici |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 10:36
Per quel poco che ne so e che ricordo, il CD è un supporto numerico che ha ormai uno standard vecchio e di capacità limitata. La scarsa ariosità del CD è proprio dovuta al fatto che il supporto di numeri ne può registrare non più di un tot e quindi taglia le sfumature non chiaramente udibili. Quindi sentiamo bene la musica, ma ci perdiamo quell'"aria" e quelle sporcature che a volte riuscivano a farci arrivare quel qualcosa in più dell'ambiente di registrazione, ovvero sensazione di presenza. Ci vogliono comunque materiali di riproduzione di alto livello e costo, disposti perfettamente ed ambienti specifici, con l'ascoltatore messo in un punto specifico del locale. Col CD é come se in fotografia fossimo tutti obbligati a fotografare con sensori da 3mpx del 1999 perché il computer di più non sarebbe capace a leggerne. Se non ricordo male esistono supporti di maggiore capacità, dove con impianti degni le sfumature vengono fuori di più. Poi suppongo che dipenda anche dall'intero processo di registrazione, perché in teoria si può avere una registrazione Analogica su master magnetici, trattata con un mixer analogico, poi riversata in digitale, e allora può darsi che qualche "aberrazione" in più sia udibile. Più il processo è fatto di soli numeri e più è asettico, per quanto "perfetto". Però in audio come in fotografia, bisogna ammettere che con l'avvento del digitale al posto dell'analogico, vi sono quattro gatti che hanno dei rimpianti (miao) sul senso di presenza che riuscivano ad avere a fronte di riproduzioni costose ed impegnative, ovvero tanti soldi spesi e momenti e luoghi dedicati per proiettare ed ascoltare, ma che la qualità media dell'audio e della fotografia di massa, che prima erano fatti di stampe di minilab scazzacani con negativi impressionati da compatte improponibili, così come da audiocassette fruscianti o da mangiadischi portatili, sia notevolmente migliorata. |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 10:42
“ che prima erano fatti di stampe di minilab scazzacani „ E' per questo che molti preferivano le diapositive. |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 10:45
Vero, ma quello che voglio dire è che i molti che preferivano le diapositive, sulla massa, erano comunque una minoranza. adesso il 6 politico è garantito a tutti. La gente che non vuole faticare è contenta di poter arrivare facilmente al 6, è più appagata e quindi fotografa di più. |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 10:51
Io ero uno di quelli. Comunque, caro Victor, le cose stanno come dici tu. Però se vuoi il top, al momento, sia in audio che in fotografia, sei servito meglio se guardi indietro...... fermo restando tutto ciò che giustamente hai esposto. Quando il denaro non è un problema e neppure la comodità, ci si rivolge ancora indietro. Insomma.....quando si cerca il 9..... |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 11:01
Da quello che ho sentito in giro pare che il cd contenga solo una parte dei dati presenti nei master originali. E' un supporto comodo ma superato. E' vero che la massa non usava le diapositive, le stampe di sicuro erano più diffuse, ma si rischiava di portare a casa delle cose tremende. C'erano tantissimi laboratori, ma gente che lavorava bene se ne trovava poca e si faceva pagare a peso d'oro. |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 11:14
“ E' vero che la massa non usava le diapositive, le stampe di sicuro erano più diffuse, ma si rischiava di portare a casa delle cose tremende. C'erano tantissimi laboratori, ma gente che lavorava bene se ne trovava poca e si faceva pagare a peso d'oro. „ Diciamo che, chi superava una certa soglia di interesse e si dedicava alla fotografia aspirando a qualcosa in più, in massima parte finiva sulle dipaositive o sul bianconero, stampato in proprio. Proprio per avere un controllo adeguato su tutto il processo. Comunque, perlomeno fino a un certo punto (poi il minilab ha effettivamente dilagato), avere stampe discrete a colori di buona qualità non era impossibile Riguardando alle prime cose colorate che ho (poche, perchè ho sempre fatto bianconero "in proprio"), come conservazione per esempio, le stampine commerciali rimaste, sono pressochè tutte inguardabili. Le stampe di dimensione decente, realizzate da laboratori decenti in modo altrettanto decente, trovo che siano ancora molto buone. Non siamo ovviamente (e per fortuna! ) ai cent'anni di vita, ma comunque oltre i 35.... Parentesi: ho sempre maneggiato poco le Polaroid, però me ne è venuta una sottomano, del 1986, e non è affatto male.... Ignorantemente, ritenevo le Polaroid molto più "delicate"..... |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 11:18
La mia prima macchina è stata proprio una Polaroid in bianco e nero, si parla dei primi anni settanta. Ero ancora un bambino. Forse mia madre ha ancora qualche foto fatta con quella macchina. |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 11:49
Possiamo quindi dire in sintesi che il digitale sia in fotografia che in audiofilia,ha democratizzato uno standard qualitativo diciamo"buono" Lasciando però un po di rimpianto a chi ha avuto la fortuna di conoscere quel livello che mi pare avesse appunto quella componente di magia ,difficilmente qualificabile per noi ,ma i rivenditori invece..... |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 11:54
“ Possiamo quindi dire in sintesi che il digitale sia in fotografia che in audiofilia,ha democratizzato uno standard qualitativo diciamo"buono" „ Possiamo dire che ogni tappa evolutiva ha prodotto, genericamente, questo effetto Ovviamente cambiano (e di molto) le proporzioni. Ma un uguale, potente salto qualità della democratizzazione già si era avuto con le reflex "facili" degli anni settanta. In linea di massima il vero quid non è tanto il digitale in se, ma la semplificazione e la economicità di tutta la faccenda. |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 11:54
Quando la fotografia si faceva unicamente con la pellicola le percentuali di mercato erano queste: alla diapositiva l'1% (leggasi UNOPERCENTO) comprensivo, è ovvio, di colore e B&W dal momento che quest'ultimo contava forse una decina di rullini all'anno; col negativo invece la situazione era un pochino meno meno sbilanciata: al Bianco & Nero andava una percentuale, abbastanza variabile, ma che in genere si assestava intorno al 10%, diciamo insomma che a seconda delle mode più o meno passeggere del momento poteva fluttuare fra il 9 e il 12% ... e tutto il resto andava al negativo colore! Semplificando all'osso: diaposiva 1%; B&N 10%; colore 89%. |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 11:58
“ Semplificando all'osso: diaposiva 1%; B&N 10%; colore 89%. „ Vero Paolo. Ma allora come oggi quello del cosiddetto "amatore evoluto" (o come vogliamo chiamarlo) era un mercato specifico. Anche oggi, se qui si parla di lenti e iso, il grosso delle foto in giro per il mondo si fanno col telefonino, senza particolari nozioni o passione (le percentuali non le so, ma mi riferisco alla "ciccia" del discorso).... l colore del minilab era equiparabile proprio al telefonino fotografante di oggi.... |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 12:00
Possiamo quindi dire in sintesi che il digitale sia in fotografia che in audiofilia,ha democratizzato uno standard qualitativo diciamo"buono" Lasciando però un po di rimpianto a chi ha avuto la fortuna di conoscere quel livello che mi pare avesse appunto quella componente di magia ,difficilmente qualificabile per noi , ma i rivenditori invece..... I rivenditori? Ma con l'avvento del digitale i rivenditori sono queli che maggiormente se lo sono preso in saccoccia ... ai tempi della pellicola il 99% degli utili veniva dai miliardi di fotografie stampare 10x15 mica dalle attrezzature! |
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inviato il 08 Settembre 2016 ore 12:04
l colore del minilab era equiparabile proprio al telefonino fotografante di oggi.... Verissimo caro Francesco ... infatti è proprio il telefonino fotografante che ha cantato il de profundis a quella che era la filiera economia legata al mercato della fotografia! |
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