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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 20:26
“ È l'idea della trasformazione l'atto creativo non la realizzazione „ Potreste spiegare brevemente questo? “ che poi forse e' la differenza sostanziale tra un artigiano ed un artista. „ Forse gli "artisti" sono un sottoinsieme degli "abili artigiani" e cio che distingue i primi dai secondi è una sorta di coinvolgimento totale, che non si cura minimamente di avere o non avere riscontri? |
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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 21:52
Iniziamo a tracciare le basi. La rappresentazione della realtà che percepiamo coi sensi è multilivello. La azione ad esempio, intesa come gesto, è divisibile in porzioni. Ad un certo punto, dopo che la più alta forma di bravura era il riuscire a ricreare esattamente sin nei minimi dettagli la realtà, o i canoni di essa, si è arrivati al discernimento del messaggio contenuto in questi livelli. Che cosa è più importante? Testimoniare il bello come specchio o ricrearlo tramite artifizio? E nel caso, è possibile togliere il superfluo e conservare, distillare, quel naturale ideale sotto forma di segno o colore o codice che fosse comprensibile a chi avesse l'intenzione di accoglierlo?. La nascita del meta messaggio, o un qualcosa che ti trasmette la stessa pulsione che l'ha generato. Una specie di empatia attraverso il veicolo artistico. L'artigianato è fermo al valore della preziosità e rarità dell'oggetto. L'invenzione o le migliorie si possono toccare, e gli artifizi estetici sono finalizzate all'apprezzamento di esso. L'artista che viene generalmente riconosciuto a posteriore, è spinto dalla necessità di esprimere i concetti, di vederli fuori da sé, alle volte perché è letteralmente impossibile silenziare questa voce interiore. |
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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 22:07
“ L'artista che viene generalmente riconosciuto a posteriore, è spinto dalla necessità di esprimere i concetti, di vederli fuori da sé, alle volte perché è letteralmente impossibile silenziare questa voce interiore. „ Oggi mi tocca darti ragione a nastro, caro paparino. |
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inviato il 17 Febbraio 2026 ore 22:53
Grazie Juan Luca, ci rifletto. |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 8:47
“ L'artista che viene generalmente riconosciuto a posteriore, è spinto dalla necessità di esprimere i concetti, di vederli fuori da sé, alle volte perché è letteralmente impossibile silenziare questa voce interiore. „ kandinsky non la pensava cosi'. (vettori di tensione) Vedo un possibile errore di base. La realta' e' un continuum e non una "porzione di gesto". Siamo noi che per semplificare dividiamo e classifichiamo in porzioni. Ma non si tratta di verita' oggettiva. Io credo che l'artista non rifletta o ricrei la realta'. Partendo dalla realta' crea IL NUOVO, Dando vita a d una nuova forma alla realta'. Per questo diamo tanta importanza all'originale e molta meno alle copie. Se non fosse cosi' la copia perfetta avrebbe lo stesso valore dell'originale. Perche l'artigiano REPLICA l'artista CREA. In sostanza non e' l'artista che toglie il superfluo per arrivare al reale, che con un colpo divide e mette ordine al caos. E' invece la realta' che, attraverso l'artista, si manifesta in modo nuovo. |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 9:02
“ “ Non mi occupo di racconto, né mi interessa la narrazione poiché la costruzione di un’immagine ha qualcosa di pittorico e riguarda la composizione, la luce, i volumi, le forme, i colori „ Questa la frase di Jeff Wall detta in una sua intervista all'inaugurazione di una sua mostra antologica al MAST www.finestresullarte.info/recensioni-mostre/jeff-wall-quando-la-fotogr Cosa ne pensate? É ancora un pensiero valido considerando tutti i cambiamenti in corso? „ Penso che la frase di Jeff Wall prelude a fotografie insignificanti: è l'ombrello colorato, quello con gli arcobaleni, a spicchi, da inserire nel quadro quando il campo da inquadrare (una strada, una campagna, un viottolo) è privo di valenze cromatiche. O meglio, quando si ritiene che sia privo di valenze cromatiche. |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 9:14
“ Cioè, mi sembra che tu stia trascurando molto il lato umano dell'usare il linguaggio fotografico. Nel senso che mettendo le mani in pasta per fare delle cose manualmente hai anche modo di riflettere e processare meglio quello che stai facendo e il modo in cui questo ti fa prendere consapevolezza di te stesso e/o di come stai cambiando, maturando, crescendo. Tutto questo non so se la scorciatoia dell'AI te lo permette. „ Hai ragione Rombro. Infatti le immagini generate dalla AI - che in realtà sono generate da scelte generalizzate dei programmatori - invecchia precocemente. Una volta ho sentito dire da Igort che la sua preoccupazione è "fare cose che non finiscano mangiate dal tempo" - effettivamente ciò che consideriamo "arte" ha questa peculiarità di attraversare il tempo inscalfibile come se avesse una sostanza particolare (forse non ha massa come i fotoni). |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 9:55
Invece le foto che vedi pubblicate qui non invecchiano allo stesso modo? |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 10:11
Ho individuato anche un'altra frattura nel rapporto creativo tramite AI. Che tu faccia ritratti, paesaggi street o fotografia naturalistica, ti inserisci in un dialogo, interagisci, attendi, rispetti, accetti un'altra esistenza. C'è uno scambio che ti arricchisce a livello di interazione ed ambientale. |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 10:13
Sono ricerche personali, la ricerca personale poi va a creare qualcosa. State sempre confondendo l'atto di fotografare con quello di condividere |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 10:20
Da che mondo è mondo gli artisti si ritrovavano ed influenzavano. Andavano alla ricerca singolarmente, ma come a ricreare una mappa, facevano il punto assieme. Non a caso si sostenevano anche economicamente a vicenda. Vivevano addirittura assieme. |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 10:23
Quindi qui su juza le foto tutte uguali del pescatore con l'airone o di banali ritratti beauty senza particolari concetti sono importanti e influenzano la pratica atistica? La risposta è no, servivano poco prima come Rombro ama ricordare sempre, sono quasi inutili ora O meglio il pescatore serve a vendere per portare gente a fare lo stesso scatto, è questo che porta quella condivisione. Crescita zero, idee zero Non centra nulla la pratica artistica Io parlo di mele e tu rispondi che però l'astice è buono. Dobbiamo lincare una foto specifica' non è molto carino, ma una foto condivisa è una foto condivisa |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 10:28
Secondo me si continua invece a confondere la foto artigianale co l'arte. che qui su Juza non vedo. Il pescatore, pubblicita' del viaggio fotografico, e' un prodotto. Non una opera d'arte. Perche' cercare cio' che non c'e'? |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 10:28
“ Ho individuato anche un'altra frattura nel rapporto creativo tramite AI. Che tu faccia ritratti, paesaggi street o fotografia naturalistica, ti inserisci in un dialogo, interagisci, attendi, rispetti, accetti un'altra esistenza. C'è uno scambio che ti arricchisce a livello di interazione ed ambientale. „ questo aspetto però può tranquillamente essere assente in processi creativi legati ad altre forme di espressione artistica, che io prendo in considerazione perchè la domanda posta da matteo la considero potenzialmente valida a prescindere dal medium utilizzato dal creativo. e comunque anche nelle generazioni tramite AI c'è un'interazione (ed un iterazione), quella che avviene con l'AI |
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inviato il 18 Febbraio 2026 ore 10:29
Alt! Non avevo compreso che il discorso fosse vincolato dal mezzo. E intendo, proprio nei suoi confini.Errore mio. La risposta breve è si, la qualità estetica inevitabilmente migliora a forza di esempi. No, la valenza artistica è soffocata dal rumore e numero, ma ad esempio, proprio qui ed ora, alcuni esseri umani stanno ottenendo un riscontro intellettuale. |
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