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“ Festa non mi piace, a pelle... mi sa di uno che disdegna le birre in lattina da 66 „
In California, correva l'anno 1993 o forse 1994 (la memoria mi fa difetto) ho visto l'abisso. Stavo su un'Highway, di notte, NON guidavo io e mi ero fatto fuori una cassa da 12 o 15 lattine grandi, l'amico mi disse di prendere una boccata d'aria perché gli parevo un po' pallido. Vidi una ringhiera, mi affacciai, e sotto c'era la baia di San Francisco. Stavamo sull'Oakland Bay Bridge. L'abisso, appunto.
Da allora non amo molto ponti sospesi e affini, ascensori, aerei, il mio pessimismo per la solidità dei costrutti umani è divenuto totale e totalizzante.
non è soltanto uno slogan femminile che indica determinate esperienze corporee, ma può benissimo diventare un claim di chi ha accarezzato l'aldilà, in qualche maniera, o che peggio ancora lo insegue proprio, quel lido nero.
Diceva Leslie Nielsen nel suo ruolo più celebre: "La vita è un rischio. Come alzarsi al mattino, o farsi il bidet col ventilatore".
“ In molte discoteche avviene una selezione. Se non sei vestito in una certa maniera non entri, se hai la carnagione scura lo stesso. lasciamo stare poi i prezzi.. „
“ Dipende dove vai „
Da un po' di anni non vado in discoteca, in pratica dalla pandemia, a ogni modo non sono mai stato in una discoteca razzista, omofoba o selezionasse in base al censo. Erano locali superinclusivi dove al massimo per un sabato sera ho speso venti euro, più spesso quindici.
Le discoteche sono sostanzialmente dei club, dove per entrare bisogna essere vestiti in un determinato modo, un po' come nel caso dei casinò per i quali ci va la giacca. Non piace? Si va altrove. Anche sul posto di lavoro ci si deve vestire in un determinato modo, anziche con la tuta o gli shorts. Non è che se ci si veste un attimo in un determinato modo per ottenere qualcosa (stipendio, divertimento, incontri) si perde la propria dignità, identità e capacità di ragionamento. Dipende dai tempi e dai modi. Quando poi si è giovanissimi, tante fisime non ce le si fa. Per cosa poi? Finchè lo si fa per un paio d'anni e si capisce poi che è il caso di cambiare rotta, ritengo sia una cosa sana. Diffido sempre da chi si muove sempre e soltanto nel solco della rettitudine e della seriosità (da non confondere con la serietà). E' invece insano irrigidirsi su delle posizioni che anzichè portare beneficio arrecano danno o portano rinunce, e non parlo di omologazione becera pur di ottenere un qualcosa. L'omologazione sta nella testa, e io ho sempre diffidato dai cosiddetti "alternativi", poichè spesso si rivelano essere più conformisti dei conformi che additano. Anche perchè, per esperienza personale, quuei soggetti invecchiano poi male e vanno ad ammorbare gli altri con le loro storie senza linfa. Una sorta di cenotafi viventi.
user206375
inviato il 21 Febbraio 2024 ore 12:34
Se per andare al lavoro o in altri luoghi mi si impone un modo di vestire significa che ho sbagliato lavoro o locale. E qualche domanda me la farei. Ai vestiti, allo stile ho dato sempre poca importanza. La trascuratezza o la sporcizia che sfoggia orgoglioso il tizio con dread mi è indifferente quanto il tizio che vuole impressionare con vestiti marchiati o il macchinone. Poi è provato scientificamente che chi cura troppo l'aspetto esteriore ha poco tempo da dedicare a quello interiore.
Il dress code è una esigenza lavorativa, provate ad entrare in una fonderia con mocassini scamosciati, in quel caso che tu sia operaio o capo reparto o dirigente della produzione sono d'obbligo scarpe antinfortunistiche.
Se servi in cucina un berretto fa parte del tuo "dress code".
Non è sempre tutto da vedere negativamente: se si sa che in un lavoro, prima dell'assunzione, ci si debba vestire di giallo fluorescente non c'è nulla di male oppure se vi è l'obbligo di giacca e cravatta, basta che sia codificato prima e comunicato in modo corretto, quello che da fastidio e se tutti criticano "dopo".
Mi riferivo agli impieghi d'ufficio, comunque. Credo sia ovvio che in stabilimento o in cantiere non ci si rechi in abito gessato. Dove lavoravo anni fa (una grossa azienda italiana, diciamo la più grossa) uno si presentò in ufficio coi pantaloni della tuta e lo rimandarono a casa a cambiarli, anche soltanto con dei jeans. Giusto o sbagliato, bello o brutto, quando si ha bisogno di lavorare e non ci sono alternative, ci si attiene a queste regole. Giusto o sbagliato, bello o brutto, l'ho scritto? Si. (Me lo domandavo perché a volte le cose non arrivano alle teste delle persone).
Chiaro è che, se uno si può permettere di scegliersi le aziende per le quali lavorare, può anche vivere col gruzzolo di famiglia o coi bonifici dello spirito santo. Beati loro.
E comunque, oltre a questo 3D sfigatissimo suSanremo24, i socials continuano ad essere abbuffati di robe concernenti i protagonisti della rassegna in oggetto, tipo vincitori vs vinti o addirittura paracùli vs esclusi. A due settimane dalla fine dei giochi!
“ In molte discoteche avviene una selezione. Se non sei vestito in una certa maniera non entri, se hai la carnagione scura lo stesso. lasciamo stare poi i prezzi.. „
Certo, se vai in alcuni tipi di discoteche la selezione è normale. Una volta anch'io mi vestii con scarpe eleganti e camicia. Se in un locale bisogna vestirsi in un certo modo e ti presenti con la tuta Adidas e la barba incolta magari ti prendono per un mezzo drogato, la carnagione non c'entra. Vedrai che se ti presenti in un certo modo e ti vesti bene ti fanno entrare. I prezzi? Dipende sempre dove vai. Se vai in posti come il billionaire di Briatore è logico che i prezzi siano sparati, se vai in altri posti più accessibili i prezzi sono più normali.
“ La cultura puoi trovarla anche nei centri sociali, in piccoli locali, in strada senza dover spendere una fortuna o subire omologazione. „
Se cerco cultura vado in una bibliorteca, in un museo, all'università... non in una discoteca. La discoteca non è un centro sociale e nemmeno una balera e neanche un piccolo locale tipo disco pub. Omologazione? Mai subita, eppure mi sono sempre divertito. Omologazione è pensarla come tutti quelli che la pensano in un certo modo senza ragionare con la propria testa. Omologazione è smettere di fare quello che piace solo per prendere buoni voti, cosiglio di vedere una parte di questo video:
“ Se per andare al lavoro o in altri luoghi mi si impone un modo di vestire significa che ho sbagliato lavoro o locale. E qualche domanda me la farei. Ai vestiti, allo stile ho dato sempre poca importanza. La trascuratezza o la sporcizia che sfoggia orgoglioso il tizio con dread mi è indifferente quanto il tizio che vuole impressionare con vestiti marchiati o il macchinone. Poi è provato scientificamente che chi cura troppo l'aspetto esteriore ha poco tempo da dedicare a quello interiore. „
Come ha scritto Gainnj il dress code è una esigenza lavorativa . Voglio vedere se ti rivolgeresti ad un avvocato, un medico od un commerciaslista che ti si presenta con i bermuda, infradito e canotta con macchia di sugo e magari pure stuzzicadenti in bocca. La sporcizia mi fa schifo, sopratutto il puzzo d'ascella o di persona che non si lava. La trascuratezza è sintomo (se escludiamo i senza tetto) di chi non sa come ci si comporta. Trattare troppo l'aspetto non c'entra niente con il rendersi presentabili e farsi almeno una doccia. Se hai appena fatto una corsa e sei sudato fatti almeno una doccia, non presentarti trasandato e puzzolente o sporco. Si tratta anche di rispetto nei confronti degli altri che non vogliono sentire il tuo puzzo (parlo in generale, non mi riferisco a te nello specifico). Poi se devi fare certi lavori come il meccanico o chi lavora in fonderia è un conto, ma vedrai che quando tornano a casa si lavano.
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