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inviato il 16 Agosto 2023 ore 8:05
comunque ricordo che da sempre la rappresentazione della fauna e paesaggio fanno parte dell'arte umana, fin dalle magnifiche rappresentazioni stilizzate nella grotta di Lescaux di 25.000 anni fa, le porcellane cinesi e le 100 vedute di Edo adesso non tiriamocela troppo, se fai un BN con una cicciona nuda nel degrado, o una bambina con un sacchetto in testa non e che solo questa è arte, e tutto il resto è poltiglia |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 8:22
Concordo con Riccà e Lomography. Ora non è il tuo caso, Rombro, ma ci sono stati esempi di persone che pur avendo le conoscenze le esprimevano con spocchia, disprezzo e superiorità (come ha già scritto Riccà). Con questo atteggiamento si raccoglie quello che si semina, anche se sei la persona più intelligente e colta al mondo in un determinato campo (per riallacciarsi anche al discorso iniziale di Ombragrigia). La gente poi inizia ad ignorarti ed ad allontarsi da te, perché non ha voglia di litigare e di farsi trattare male, anche se le osservazioni fattegli possono essere giuste: non sono solo le osservazioni, ma è anche il come vengono fatte che può indisporre gli altri. “ adesso non tiriamocela troppo, se fai un BN con una cicciona nuda nel degrado, o una bambina con un sacchetto in testa non e che solo questa è arte, e tutto il resto è poltiglia „ Concordo, purtroppo invece alcuni se la tirano troppo e considerano che sia poltiglia ciò che non lo è adducendo "l'ennesimo tramonto", "l'ennesimo gatto", "l'ennesimo paesaggio"...od altro come se fossero chissà chi. Mah... francamente certi atteggiamenti oltre a stancare sul lungo periodo sono pure controproducenti, perché non apportano nulla di costruttivo. |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 8:22
In ogni caso, il fatto di praticare la fotografia per passatempo o altri motivi non "decisamente impegnati" non significa che chi fotografa paesaggi e avifauna non possa apprezzare il messaggio veicolato dalla fotografia sociale e/o impegnata che dir si voglia; io fotografo insetti, ma ci sono parecchie foto di Rombro che mi piacciono proprio per ciò che fanno intendere. Può essere semplicemente che tanti non abbiano una personalità sufficientemente incline a portare avanti con la medesima efficacia quel tipo di fotografia, ma un conto è non essere portati a "fare" quello scatto, un altro è non riuscire ad apprezzarlo. |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 8:26
Concordo anche con Daniele. |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 8:45
La laurea non è un merito ma un metodo. Alla base del metodo c'è l'insegnamento a ragionare. Se poi invece ne facciamo una questione di cultura ( che si dice essere ciò che resta dopo che si è "dimenticato" tutto ciò che si è studiato )... allora il discorso sarebbe molto più ampio. |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 9:16
Tra le varie intelligenze già citate ne aggiungo un'altra, l'intelligenza motoria. Concordo con Daniele Ferrari. Aggiungo che per conseguire un titolo di studio valido, sia esso di scuola superiore o universitario normalmente ci vuole abnegazione e fatica. Questo non garantisce che tutti coloro che lo conseguono siano ugualmente intelligenti, le università e le facoltà non sono tutte uguali come diverse sono le intelligenze (tralascio il caso delle università dove i titoli si vendono, se esistono non sono vere università). Uno può essere fortemente dotato in un tipo di intelligenza e estremamente lacunoso in altri tipi di intelligenza. Poi va detto che non tutte le università, anche dello stesso ambito, richiedono lo stesso impegno e capacità. Ci sono poi persone che, pur avendo conseguito il titolo, hanno intelligenza non proprio brillante, alla fine, nell'università italiana, basta avere tempo ed avendo a disposizione dieci anni uno primo o poi si riesce a laureare. Poi non bisogna confondere intelligenza con educazione o rispetto o simpatia, non sono necessariamente legate. Anche se a dirla tutta, le persone istruite più intelligenti sanno anche che quanto più si studia quanto più si impara che c'è ancora altro da sapere e da studiare, una certa umiltà dovrebbe conseguirne. Finisco con il dire che c'è anche una diffusa tendenza all'elogio dell'ignoranza, il fatto che alcune persone laureate possano essere stupide o arroganti non dovrebbe fare cadere nell'errore contrario di reputare che lo studio sia inutile o peggio ancora dannoso. |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 9:24
Concordo Andrea. Aggiungo che puoi essere bravo e laurearti in tempo, sai qualsiasi nozione, ti ricordi tutte le dimostrazioni ma, a lavoro ti capitano dei problemi da risolvere mai visti prima, e capita che pur essendo un brillante studente ti manca quella componente di problem solving che magari ha il diplomato smanettone. Sei stupido? No. Hai sprecato tempo a studiare? No. Hai solo altre caratteristiche. |
user213929
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 9:26
Fahrenheit 451 ,,, brudbery in effetti non aveva visioni sbagliate |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 9:44
Manca Orwell e siamo al completo |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 9:53
Oggi poi si sta sviluppando una sorta di effetto boomerang a livello sociale, dovuto in gran parte al forte decadimento del linguaggio mediatico, spesso spacciato per "moderno metodo di inclusione", come anche al basso livello della comunicazione tramite i social (ma sicuramente non sono le sole cause), che è rappresentato dal cosiddetto "analfabetismo funzionale", per cui si nota un crescente numero di persone di qualunque livello di istruzione, dall'analfabeta vero al laureato, che pur comprendendo il significato delle singole parole sentite o lette, non riescono a comprendere e analizzare l'insieme di un discorso che sia minimamente complesso. Considerando che le persone della generazione di mio padre erano in possesso di un titolo di studio che per la maggioranza non andava oltre la quinta elementare, ma nel corso della loro vita non presentavano questa "sindrome", o la presentavano in misura ben più ridotta, mi chiedo se il vero problema sia dovuto al percorso di studi o se, invece, non sia da rivedere il funzionamento dell'intero sistema sociale odierno. In ogni caso, la cosa sconcertante è che questo problema si riscontra sempre più spesso anche indipendentemente dalle reali capacità d'intelletto delle persone interessate; sta di fatto, però, che l'impressione che se ne ricava di primo acchito è quella di avere a che fare con gente tuttaltro che intelligente. Ora, è ben noto il detto per cui "il livello complessivo di intelligenza sul pianeta è una costante, ma la popolazione è in continuo incremento", ma siccome anche questo è di fatto uno stereotipo, sarebbe da capire a fondo cos'è che non funziona più nell'attuale sistema. |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 11:42
“ Considerando che le persone della generazione di mio padre erano in possesso di un titolo di studio che per la maggioranza non andava oltre la quinta elementare, ma nel corso della loro vita non presentavano questa "sindrome", o la presentavano in misura ben più ridotta... „ Potrebbe darsi invece che era presente in egual misura ma non veniva rilevata poiché c'erano meno occasioni per manifestarla o semplicemente certe cose non venivano indagate/approfondite o non gli veniva dato un nome. Come certe malattie, non è che siano aumentate o saltate fuori dal nulla, magari semplicemente esistevano ma non le avevamo ancora scoperte. Tornando all'esempio dello studio: oggi esistono bambini dislessici, discalculi, BES, e chi più ne ha più ne metta, ai miei tempi questi erano classificati come "somari"; quindi non è che sono aumentati i casi di dislessia (ad esempio), semplicenente una volta questa problematica, pur sicuramente presente, non veniva diagnosticata. |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 12:00
Però oggi c'è un abuso della certificazione di BES. Alcuni genitori fanno di tutto per farti diplomare, dove il problema è che perdi tempo sui social e sui giochi non che hai problemi. Si fanno avanzare ragazzi che anderebbero bocciati, ma non perché hanno problemi. Non so quanti anni hai, ma da me il termine somaro non si usava, ma penso avrai l'età di mio papà. Mi raccontava certe storie.... Per la sindrome non c'erano i social network, e i canali telegramm che hanno la verità assoluta. Con i pro e i contro di ogni strumento. |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 16:11
Lomino, come puoi paragonare i disegni di Lascaux, testimonianza "primordiale" di rappresentazione, con l'ammasso inquantificabile di foto indistinguibili di questa epoca internettiana? Intendo questo quando dico che si pubblica senza chiedersi il senso...lasciando da parte i neofiti che pubblicano perché cercano consigli per migliorarsi e non si rendono conto, ecc. Ma mettere in circolo una foto, così, come fosse un leggero ed innocuo gesto, solo perché "tutti hanno diritto a pubblicare quello che vogliono" è amaramente egoistico e non tiene minimamente conto di cosa si va ad alimentare su un piano più generale. E questo è sicuramente in relazione con il disinteresse totale alla critica (ma in senso radicale, non "io avrei tagliato la parte sx della foto e aperto di più le ombre") e con le conseguenti reazioni negative a cui siamo abituati. |
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inviato il 16 Agosto 2023 ore 17:56
“ Potrebbe darsi invece che era presente in egual misura ma non veniva rilevata poiché c'erano meno occasioni per manifestarla o semplicemente certe cose non venivano indagate/approfondite o non gli veniva dato un nome. „ Ti assicuro che non è così; a parte le ricerche del MIUR che dicono la stessa cosa, nel museo dove ho lavorato per più di 20 anni fino alla pensione, cioè fino all'anno scorso, sia quando erano in visita le classiche comitive di ottantenni che le classi di liceo o semplicemente le famiglie, durante le visite guidate tenevo parecchi momenti di dialogo che servivano per vedere se le spiegazioni erano state comprese. Ebbene, regolarmente, la fascia più critica era quella compresa tra i 15-16 e i 25-35 anni e, a seguire, quella fra i 35 e i 45. Anzi, spesso c'era da rimanere stupiti della prontezza dei più anziani, specie quando si scopriva che non avevano conseguito nemmeno il diploma di scuola media inferiore. Ora, questa cosa sembrerebbe dar ragione all'incipit di Ombra Grigia, ma il problema è che tra i giovani adulti non si notavano sostanziali differenze in base al titolo di studio, mentre le differenze che si potevano apprezzare tra i più anziani erano minime e legate unicamente a rare espressioni in linguaggio specifico che già ci si aspettava di dover spiegare nuovamente usando un linguaggio più terra-terra, indipendentemente dalla composizione ed età media del gruppo in visita. |
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inviato il 17 Agosto 2023 ore 21:29
Sono quei retaggi inculturali secondo cui, se conosci determinate cose è perchè sei intelligente, e non perchè sei istruito od informato in merito. Già saper distinguere l'intelligenza dalla cultura e dall'istruzione e dall'informazione, è un buon punto di partenza. |
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