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inviato il 30 Gennaio 2023 ore 12:56
Vabbè, è tornato pure il tizio che adora il nostro principale fornitore di energia, ora direi che si possono davvero chiudere i libri. Adios. |
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inviato il 30 Gennaio 2023 ore 13:13
Chissà quanti libri, quante fronti imperlate di sudore, studi febbrili di giorno e di notte hanno condotto a queste maravigliose scoperte scentifikeh e agli affidabilissimi fact checker, i guardiani della nuova veritah, che si spendono per insegnarci gratis che cosa è vero e che cosa no. |
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inviato il 30 Gennaio 2023 ore 15:30
Lollus +1 |
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inviato il 30 Gennaio 2023 ore 16:22
Ecco il modo di lavorare di Bufale.Net " Il lavoro degli articolisti si basa esclusivamente sulle segnalazioni dei lettori. Attualmente Bufale.net è composta da 4 articolisti. ... Le segnalazioni vengono ricevute e inoltrate agli articolisti, che procedono all'analisi. Presa in carico la segnalazione, l'articolista procede nella verifica delle informazioni in essa contenute. Tale verifica si svolge con il confronto tra le fonti in base alle parole chiave. Quando non è possibile giungere all'origine della notizia attraverso le testate ufficiali si procede ulteriormente con la verifica presso i siti istituzionali (e loro pagine social), enti, aziende, privati, esercizi commerciali eventualmente coinvolti nella notizia e, quando necessario, presso le forze dell'ordine. (“Come lavoriamo?”, leggi la scheda completa)." Quindi: 4 persone (che sono essi stessi "chiunque") ricevono segnalazioni e a parer loro, secondo la loro "logica" e la loro capacità di essere "imparziali" decretano cosa è bufala e cosa no. Non ci piove: metodo solido come una roccia! |
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inviato il 30 Gennaio 2023 ore 16:44
Luinge, il debunking non deve farlo un premio Nobel, l'importante è che sia ARGOMENTATO su fonti certe ed espressamente citate e non basate su opinioni personali. Se poi al metodo di bufale.net preferisci quello dell'altro sito oggetto del contendere, ossia scrivere cose più o meno a caso, boh, che ti devo dire, contento tu. |
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inviato il 30 Gennaio 2023 ore 17:04
@Luinge, 4 persone possono essere sufficienti per smascherare le bufale più eclatanti, dove non serve un nobel (esempio il panbauletto con farina di insetti, o la Barilla che è americana), altre invece richiederebbero risorse e conoscenze ben più approfondite o smaliziate. In linea di massima i siti come bufale.net o butac aiutano a fare già una buona scrematura |
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inviato il 30 Gennaio 2023 ore 17:08
Veramente non erano i siti web l'oggetto del contendere del topic. E nel caso di specie dove e quale sarebbe la bufala? |
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inviato il 30 Gennaio 2023 ore 18:16
“ Quindi: 4 persone (che sono essi stessi "chiunque") ricevono segnalazioni e a parer loro, secondo la loro "logica" e la loro capacità di essere "imparziali" decretano cosa è bufala e cosa no „ Perché, tu quali metodi utilizzeresti per verificare una notizia? Illuminaci. |
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inviato il 30 Gennaio 2023 ore 18:42
“ Veramente non erano i siti web l'oggetto del contendere del topic. „ In effetti è vero. “ 4 persone possono essere sufficienti per smascherare le bufale più eclatanti, dove non serve un nobel (esempio il panbauletto con farina di insetti, o la Barilla che è americana), altre invece richiederebbero risorse e conoscenze ben più approfondite o smaliziate. In linea di massima i siti come bufale.net o butac aiutano a fare già una buona scrematura „ Sono d'accordo. Detto questo, e solo per chiarire il mio pensiero senza inquinare il topic, anche io ritengo che la cosa importante sia argomentare. Ma argomentare non significa pretendere di avere risolto la questione. Significa porre all'attenzione di tutti dei motivi che spiegano la propria posizione. Poi gli altri possono avere una visione diversa, senza che si abbia il diritto di considerarli ×. Per quanto mi riguarda, pertanto, non ritengo degni di fiducia a priori siti che si autoproclamano "debunker", anzi il loro approccio è qualunquista e generalista (quasi sempre, con qualche limitatissimo distinguo). E' teso a qualificare negativamente un sito o una persona sulla base di PARERI PERSONALI su SINGOLI argomenti. Questo non lo trovo corretto. Il mio riferimento alle 4 persone era per dire che loro sono persone come chiunque altro ma si danno la "patente" di antibufalista per il semplice fatto che hanno messo su un sito che verte sulle bufale. Sulla base del loro intento dichiarato si danno l'autorità per "sbugiardare" i siti e le centinaia di persone diverse che scrivono su centinaia di argomenti diversi su di essi. Non lo trovo corretto né degno di approvazione. Tendo a non dare fiducia ad un sito che si autoproclama anti-bufala quando il sito "squalifica" un altro sito e non la notizia o l'articolo. Questo NON ha senso logico né etico. Non puoi qualificare un sito o una persona come complottista, bufalista, inaffidabile e basta. Non è argomentare dire "il sito pincopallino è inaffidabile". E' irrispettoso e, soprattutto, mina definitivamente la (a questo punto presunta e autoreferenziale) autorevolezza di chi da il giudizio (a mio modo di vedere, si intende; altri leggono che il sito è anti-bufala e tanto gli basta per avere fiducia in loro). Faccio un esempio. Trovo MOLTO differente dire "Luinge è inaffidabile" piuttosto che "Luinge ha detto una cazzata (o più cazzate) quando ha parlato di XXX o YYY perché ...". La prima affermazione è categorica e irrispettosa di TUTTO quello che Luinge dice. La seconda è, al contrario, rispettabile perché argomenta e limita la critica ad un argomento. Spero di aver chiarito il mio punto di vista. |
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inviato il 31 Gennaio 2023 ore 10:55
Scusa ma dov'è che Butac avrebbe argomentato squalificando il sito E non portando alcuna argomentazione a sostegno della sua tesi? Se un sito riporta spesso notizie false o volutamente imprecise dopo un po' perde in credibilità, è normale; sarebbe sciocco il contrario. Sul resto ti è già stato risposto, si chiama "metodo" ed è quello che dovrebbero insegnare anche a scuola, non serve essere esperto in tutto lo scibile umano per capire se le argomentazioni di una tesi poggiano su basi solide o meno. |
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inviato il 31 Gennaio 2023 ore 11:48
Mi pare che i siti di controinformazione (di cui questi goffi fact checker non fanno parte) si siano moltiplicati e alcuni si divertano a diffondere il panico. Questa storia degli insetti potrebbe essere un candidato ideale perché si sapeva dal 2021. Potrebbe, non lo so. Se i padroni del discorso non riescono a fermare la controinformazione vera, perché non aggiungerne dell'altra fasulla per scombinare le carte e far perdere credibilità a qualunque cosa contraddica i grandi media? Così riesci anche a far litigare la gente su sciocchezze e la distrai da quello che conta. Non so se sia così ma io, se fossi un padrone del discorso, lo farei. |
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inviato il 31 Gennaio 2023 ore 11:58
Ho provato a guardare sul sito Butac cosa dice riguardo gli insetti per capire qualcosa e ho trovato il seguente articolo: www.butac.it/chitina-insetti/ Ci sono 4 punti che dice: (metto anche il mio pensiero a riguardo) 1) Il contenuto di insetti verrà scritto sulle etichette. (mio pensiero) Ok 2)La chitina è in realtà digeribile e non causa problemi. (mio pensiero) Non sono un esperto ma da questa discussione su Juza mi è apparso il contrario. Aggiungo che una volta si mangiava tutto quello che era commestibile, e la pelle delle zampe di gallina che mi pare contenga chitina veniva tolta nelle vecchie ricette perchè indigesta. Non so ma mi pare veramente un po' tirata come risposta, soprattutto perchè non si mensiona la quantità sopra la quale diventa indigesta o può causare effetti colaterali. Come tutto bisogna sempre parlare quantità, e se qualcuno mangia tutti i giorni questa farina, la quantità di chitina assunta aumenta di molto. 3)non c'è nessuna ricerca che dice che l'ecdisterone è pericolosa. (mio pensiero)Ok non conosco, ma anche qui non parla di dosaggio ma in modo molto superficiale e generale. 4)Lobby non dice niente a riguardo... Insomma a me da l'impressione di avere un sistema molto superficiale sulla questione anche questo sito. Ho visto solo quello che riporta in questo articolo e non in altri, ma da quel poco che ho letto l'ho trovato abbastanza superficiale ed è di parte. --------- Quanto invece scritto dal sito Meteo, non ho fatto nessuna ricerca, non mi pare sia impossibile. Dice in sostanza che le farine di grillo verranno usate (fino ad una percentuale massima ben definita per legge) in diversi prodotti (fa un elenco di prodotti) e come queste regole definiscono il sistema di uccisione e lavorazione. Ripeto, non ho fatto ricerche ma mi pare siano cose che abbiamo almeno in parte discusso in questo 3D. Poi non mi esprimo su altri articoli, dato anche che non leggo questo sito. ---------- Aggiunto dopo: Ancora dal sito linkato da butac.it sulla Chitina: www.georgofili.info/contenuti/le-complesse-propriet-della-chitina-comp “ Appare interessante ricordare, infine, anche se non legato all'alimentazione, il promettente l'utilizzo della chitina come componente di pellicole di protezione degli alimenti sugli scaffali dei negozi, al posto delle attuali pellicole derivate dal petrolio. Nell'ambito del progetto internazionale “Fedkito”, coordinato dalla prof. Conti dell'Università di Pisa, si stanno testando anche degli spray per proteggere la carne e i prodotti caseari, insieme a dei biosensori capaci di segnalare la presenza di pesticidi e micotossine negli alimenti. È un altro esempio di economia circolare per ricavare la chitina dall'esoscheletro dei gamberi e degli scarti dell'industria della pesca oltre che dagli insetti. „ Quindi oltre alle farine di insetto ci sarà chitina anche su altri alimenti come carne, formaggi, ecc. Ulteriore aumento di assunzione di chitina. |
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inviato il 31 Gennaio 2023 ore 12:13
alcune mie considerazioni: . da un coniglio elimini l'intestino e la merda, da un insetto come fai? . anche i gamberi contengono la chitina, ma nel carapace!!! che elimini, non lo mangi, negli insetti invece? c'è lo gnomo che ti sguscia i grilli ad uno ad uno oppure finiscono nella macina una volta essiccati, così come sono? . gli inuit sono l'unico popolo che non aveva mai conosciuto l'alcol, effetto ottenuto al suo approdo: degenerazione nervosa e gravi patologie al fegato e altre. Questo è l'impatto con un cibo nuovo. Se nel mondo alcuni popoli mangiano insetti da millenni perchè noi dovremmo abituarci in modo proficuo fin da subito visto che ne siamo sempre stati alla larga? . prezzo e antibiotici. Allevare insetti sarà molto meno dispendioso per tutta una serie di motivi, adesso costano perchè sono una novità. Ma l'insetto non sarà esente come le altre produzioni animali dal trattamento con antiparassitari, antibiotici ecc..., cosa che troveremo anche nei biscotti, inducento adulti e bambini alla formazione di sensibilizzazioni ed allergie mangiando un cibo che fino ad ora aveva come unica interferenza di origine animale il burro. . tutti sanno come sono le stalle e i pollai SANI, non gli inferni che spesso vengono utilizzati per allevare gli animali. Ma come vi immaginate un allevamento di ACHETA DOMESTICUS o di LOCUSTA MIGRATORIA? Soprattutto, DOVE ve lo immaginate. Da dove proverranno questi insetti, in che condizioni saranno tenuti, con quale tenore igienico. Con quale areazione dal momento che dovranno mantenere una certa temperatura? Per ora ci fanno vedere tutte le cose in ordine ma poi diventerà un carnaio assurdo. |
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inviato il 31 Gennaio 2023 ore 12:18
sono domande che nascono da pensieri logici |
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inviato il 31 Gennaio 2023 ore 15:04
corbettreport.substack.com/p/the-future-of-food-is-ours-to-decide?utm_ Articolo tradotto da Corbett, scusate se ci sono errori. Il futuro del cibo (decideremo noi) Dagli organismi geneticamente modificati alla carne coltivata in laboratorio, all'agenda “Mangia gli insetti” alla gastronomia molecolare, i lettori di “What is the Future of Food?” sapranno che la cabala globale è impegnata a escogitare piani malvagi per riorganizzare le nostre scorte alimentari. E come i lettori di Who Is Behind the Great Food Reset? Questa cabala globale comprende i soliti sospetti – i Rockefeller, i Gates, il World Economic Forum – così come i nuovi arrivati come il EAT Forum. (E non dimentichiamoci di BlackRock!) Ma per coloro che vogliono evitare le raccapriccianti composizioni culinarie dei Great Food Resetters, rimane ancora la domanda: cosa possiamo fare contro questa agenda? La risposta a questa domanda è il nostro compito per oggi. LA CONTRODIFESA Se c'è una buona notizia da avere nella triste saga del futuro (falso) cibo, è che la gente si sta svegliando con l'agenda del Great Food Reset e non ne è felice. Per un esempio banale della campagna contro la falsa agenda alimentare e gli oligarchi che la gestiscono, guardate il recente thread "AMA" (chiedimi qualsiasi cosa) di Bill Gates su reddit, dove una domanda fortemente votata ha posto il problema direttamente al più grande proprietario terriero d'America: ?Perché stai comprando così tanto terreno agricolo, pensi che questo sia un problema con la ricchezza miliardaria e quanto puoi acquistare sproporzionatamente?“ La risposta di Gates – impiegando ACKSHUALLY i verificatori di fatto sottolineando che "possiede meno di 1/4000 dei terreni agricoli negli Stati Uniti [sic] " e che il suo unico interesse nelle fattorie è "renderle più produttive e creare più posti di lavoro" – è da aspettarsi da un uomo che negli ultimi decenni ha speso miliardi in pubbliche relazioni e propaganda per trasformare la sua immagine pubblica da un vile monopolista della tecnologia a quella di un venerato filantropo miliardario. Tuttavia, la risposta a questa risposta – osservando che 1/4. 000 dei terreni agricoli americani è ancora una quantità incredibilmente grande di terra e che Gates non ha spiegato come il consolidamento dei terreni agricoli in poche mani trasformerà il settore agricolo – dimostra che non compra più all'ingrosso. Un esempio meno banale della recessione contro Gates e i suoi simili si trova nella "Lettera aperta a Bill Gates sul cibo, l'agricoltura e l'Africa" pubblicata lo scorso novembre e firmata da non meno di 50 organizzazioni dedicate alla sovranità alimentare, tra cui la Community Alliance for Global Justice/AGRA Watch e l'Alleanza per la sovranità alimentare in Africa. La lettera deride il ruolo di Gates nel "creare il problema" della scarsità di cibo globale che apparentemente sta "risolvendo", accusandolo di spingere soluzioni tecnocratiche inefficaci (ma redditizie) invece di soluzioni agricole più semplici e meno costose: ?Esistono già numerose proposte e progetti concreti in corso per migliorare la produttività e la sicurezza alimentare, dagli impianti di produzione di fertilizzanti organici e biopesticidi ai programmi di formazione agro-ecologica per gli agricoltori fino alla sperimentazione di nuove tecniche di gestione dell'acqua e del suolo, ai sistemi di coltivazione a basso apporto e alle specie vegetali debilitanti. Quello che state facendo qui è gaslighting: state presentando soluzioni pratiche, continue e sostenute dagli agricoltori come fantasiose o ridicole, mentre state presentando i vostri approcci preferiti come pragmatici. Sono le soluzioni ad alta tecnologia che preferite, tra cui l'ingegneria genetica, le nuove tecnologie di allevamento e ora l'agricoltura digitale, che di fatto non sono riuscite a ridurre la fame o a migliorare l'accesso al cibo, come promesso.“ Tuttavia, l'opposizione alla riorganizzazione dell'approvvigionamento alimentare non si limita agli sforzi di Gates e della sua fondazione omonima. L'opposizione agli alimenti geneticamente modificati, ad esempio, è massiccia. Quanto più i miliardari della biotecnologia cercano di imporre le loro mostruosità geneticamente modificate a vaste fasce della popolazione, tanto più l'opinione pubblica si alza per respingerle. Solo negli ultimi mesi i cittadini di Turchia, Kenya, Nigeria, Messico, Pakistan e Indonesia si sono ribellati contro gli OGM. Tutte queste proteste contro il Great Food Reset sono segnali di speranza. Dimostrano che il pubblico non inghiottirà tutto ciò che gli viene messo sul piatto. Ma ancora più importante di questi esempi di protesta e contrapposizione sono le cose che possiamo fare per strappare il futuro dell'alimentazione ai cospiratori dell'industria agricola e ai loro politici comprati e pagati e rimetterla nelle mani della gente. Oltre il Pushback Sì, le lettere aperte a Bill Gates e le proteste contro l'introduzione di OGM e simili esempi di opposizione alla riorganizzazione dell'approvvigionamento alimentare sono prove incoraggianti del fatto che “noi, il popolo”, siamo pronti a lottare contro la mafia agricola, i miliardari della biotecnologia e i falsi parcheggiatori nella catena alimentare. Ma cerchiamo di essere chiari su una cosa: non permetteremo che la futura agenda alimentare venga completamente sviata facendo appello alle autorità di regolamentazione nazionali o chiedendo agli oligarchi di essere gentili con noi. Per evitare che ci venga ricordato perché tali tattiche non sono sufficienti a produrre un vero cambiamento, ecco alcuni titoli degli ultimi mesi che chiariscono con chiarezza che l'intero oligopolio dell'industria agricola e le “autorità di regolamentazione” che presumibilmente la stanno tenendo sotto controllo sono la stessa cosa: • Gli ambientalisti protestano contro la nomina dell'ex capo Syngenta a consigliere • L'UE fornisce consulenza all'industria degli OGM su come ottenere sostegno per la deregolamentazione degli OGM • La maggior parte dei membri del nuovo comitato di regolamentazione degli OGM del Regno Unito ha conflitti di interesse No, le proteste, le lettere aperte e gli appelli al governo non sono “la” risposta alla crisi alimentare tecnologica che stiamo affrontando. Sono utili per guadagnare tempo mentre affrontiamo la nostra fuga dal sistema agricolo industriale globale, ma è proprio questo il punto. Per avere la possibilità di sfuggire agli scarafaggi e al sorbetto sintetico degli aspiranti tiranni alimentari, dobbiamo sfuggire alla catena alimentare industriale che ha reso possibile la centralizzazione e il monopolio dei nostri approvvigionamenti alimentari. Per fortuna, contrariamente alla propaganda della “rivoluzione verde” (promossa da Gates e Rockefeller), non dobbiamo affidarci a costose tecnologie brevettate o a tecniche di laboratorio esotiche per nutrire il mondo. La conoscenza di come lavorare con la natura e non contro di essa esisteva molto prima dell'avvento degli odierni tecnocrati agrari. Gli strumenti per raccogliere le ricchezze naturali della terra sono già nelle nostre mani. Nel 2017, ETC Group – un'organizzazione di ricerca indipendente finanziata da donatori che monitora “l'impatto delle nuove tecnologie e delle strategie aziendali sulla biodiversità, l'agricoltura e i diritti umani” – ha pubblicato lo studio “Who Will Feed Us? La catena alimentare industriale contro la rete alimentare agricola”. La relazione smentisce a fondo il mito diffuso dagli oligarchi alimentari secondo cui solo i metodi di coltivazione moderni, ad alta intensità di capitale e tecnologici possono produrre la quantità di cibo necessaria per nutrire il mondo. Al contrario, lo studio dimostra che la “rete agroalimentare” – la rete eterogenea di piccoli produttori, disaccoppiata dalle grandi aziende agricole – nutre in realtà il 70% della popolazione mondiale, con solo il 25% delle risorse agricole mondiali. Il rapporto conclude: “Almeno 3,9 miliardi di persone soffrono la fame o sono malnutrite perché la catena alimentare industriale è troppo distorta, troppo costosa e, dopo 70 anni di esperimenti, semplicemente non è in grado di nutrire il mondo”. Anche se le “confutazioni” (evidentemente prevenute e scarsamente motivate) delle conclusioni del gruppo ETC sono state rese pubbliche dai soliti sospetti, il vero segno del potere dei piccoli produttori di opporsi agli oligarchi dei grandi agricoltori è che gli stessi oligarchi stanno cercando di dirottare il Peasant Food Web per i propri scopi. Infine, c'è molto da dire sull'ascesa dell'ecologia agricola negli ultimi anni e sul modo in cui “lo studio del rapporto tra agricoltura e ambiente” viene ora utilizzato dal Comitato mondiale per la sicurezza alimentare e da organizzazioni globaliste analoghe come un'arma per promuovere pratiche agricole “sostenibili” (come la chiusura dei piccoli agricoltori nei Paesi Bassi, nello Sri Lanka e altrove). Ma ai fini dell'indagine di oggi, è importante capire che il mito secondo cui dobbiamo fare affidamento sui plutocrati Big Ag per nutrire il mondo è proprio questo: un mito. È un mito che sostiene il sistema dell'agricoltura industriale. E' un mito che ha permesso a un cartello di grandi dimensioni di centralizzare l'intero approvvigionamento alimentare nelle mani di pochi oligarchi, dando loro il potere di riorganizzarlo a loro piacimento. E, peggio ancora, è un mito che ci ha impedito di riconoscere il fatto più importante di tutti: il futuro del nostro approvvigionamento alimentare non è scolpito nella pietra. La sostituzione dei nostri alimenti con letame sintetico prodotto in laboratorio non è un fatto compiuto. A quanto pare, il Jetset di Davos e i suoi soci e soci filantrocapitalisti non hanno (ancora) il pieno controllo della Terra. Possiamo ancora decidere come evolverà il futuro dell'alimentazione. ABBIAMO IL FUTURO NELLE NOSTRE MANI Se il nostro obiettivo è evitare di cadere nelle trappole del cartello culinario, la prima cosa che possiamo fare è rinunciare (almeno per il momento) ai loro alimenti artificiali. Può sembrare ovvio, ma è comunque importante ricordarlo. Le nostre decisioni hanno un ruolo da svolgere e possiamo impedire l'assorbimento degli alimenti rimanendo (anche solo parzialmente) fuori dal sistema alimentare delle società. Un esempio perfetto di questa semplice osservazione è la storia di “Posilac”, l'ormone della crescita bovino ricombinante geneticamente modificato (rBGH) della Monsanto, iniettato nelle mucche da latte per aumentare la produzione di latte. Posilac è stato approvato dalla FDA (non a caso), sebbene il latte delle vacche trattate con Posilac contenesse pus e antibiotici derivati dalla mastite causata dall'ormone e contenesse un livello di IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile) dieci volte superiore a quello del latte normale. Tuttavia, il latte contenente rBGH proveniente dalle vacche trattate con Posilac non è stato a lungo reperibile sugli scaffali dei negozi. Sotto la pressione dell'opinione pubblica, gli ispettori della FDA sono stati costretti ad ammettere la contaminazione del latte rBGH e Monsanto è stata costretta a ridurre del 50% la fornitura di Posilac. Ma i consumatori non ne sono rimasti impressionati. Negli anni successivi, una campagna per i consumatori di base è stata lanciata a favore del latte privo di rBGH. Quei consumatori chiedevano e chiedevano e chiedevano. . . finche' non li ottenevano. Entro il 2010, due terzi dei 100 produttori avevano convertito la loro produzione di latte a latte privo di rBGH. Da allora, il latte privo di rBGH è stato etichettato con orgoglio come tale e i grandi dettaglianti hanno iniziato a ritirare il latte dai loro scaffali a causa della schiacciante pressione dei consumatori. Oggi il latte rBGH, che un tempo era quasi onnipresente in tutta l'America, è una rarità sugli scaffali dei negozi. Vi sono indicazioni che un fenomeno simile si stia verificando con l'agenda per la carne artificiale. Persino Bloomberg ammette che la tendenza alla carne artificiale è una moda i cui 15 minuti potrebbero finire sotto i riflettori. Le vendite di carne artificiale nei supermercati sono diminuite del 14 per cento l'anno scorso, le vendite di carne artificiale nei ristoranti del 9 per cento rispetto a tre anni fa e, durante il periodo peggiore della frode alimentare, molti hanno rapidamente sottolineato che l'unica carne sugli scaffali dei supermercati era la carne artificiale che il pubblico chiaramente non voleva. Queste storie sono importanti perché sottolineano un punto incredibilmente importante: le nostre decisioni sono importanti. Ogni giorno prendiamo decisioni su dove acquistare il cibo, da chi lo acquistiamo e cosa lasciamo nel nostro corpo. Non è un potere perfetto: la scarsità di denaro e la mancanza di trasparenza che affluiscono nel nostro attuale sistema alimentare ci impediscono di avere il pieno controllo del nostro piatto, ma il potere che abbiamo è importante e fa la differenza. Al di là del nostro ruolo di consumatori, tuttavia, dobbiamo anche svolgere un ruolo nella costruzione della “rete agroalimentare”, che costituirà la base di una vera alternativa agli alimenti sintetici eccessivamente trasformati del sistema alimentare industriale. Ci sono molti, molti modi per farlo. Possiamo partecipare al giardinaggio urbano. Possiamo creare i nostri giardini della vittoria. Possiamo studiare il design della permacultura e imparare qualcosa sulle foreste alimentari per scoprire come raccogliere le ricchezze naturali della terra. Possiamo esplorare gli anelli REKO, le azioni agricole e i bazar contadini. Possiamo iniziare (o sostenerlo) con Guerilla Gardening. Possiamo utilizzare gli strumenti per trovare e procurare i produttori locali e il cibo gratuito. Nessuna di queste misure è una soluzione completa. Nessuno di questi ci aiuterà a raggiungere il 100 per cento della sovranità alimentare dall'oggi al domani. Ma ogni passo che possiamo fare per trovare, creare, sostenere e far crescere alimenti biologici freschi è una vittoria. Anche un piccolo passo dal supermercato al mercato contadino è un piccolo passo nella giusta direzione, e ci aiuta a prepararci per il giorno in cui saremo costretti a mangiare Ze Bugs o a provvedere a noi stessi. In ogni caso, è essenziale iniziare ad esaminare le molte, molte soluzioni che vengono proposte. Che si capiscano o meno le macchinazioni dei resettatori del cibo, non c'è dubbio che una crisi alimentare è imminente. In effetti, ci sarà un momento nel futuro in cui, a causa di “attacchi informatici” o di guerre o di geoingegneria, o di frodi o di “misteriosi incendi” negli impianti di trasformazione alimentare o di un milione di altre emergenze costruite o inventate, l'approvvigionamento alimentare globale sarà messo a dura prova. E chi può dubitare che, in questo momento di crisi, gli oligarchi trarranno vantaggio imponendo al pubblico i loro alimenti sintetici come “soluzione” al problema che hanno creato? CONCLUSIONI Per coloro che credono che le grottesche visioni della distopia culinaria presentate in questa serie sul futuro del cibo siano solo avvertimenti di ciò che potrebbe accadere un giorno, è tempo di svegliarsi e affrontare la realtà. L'incubo del futuro dell'alimentazione non si realizzerà. E' già qui. Se non l'aveste notato, l'UE ha appena autorizzato l'uso della “polvere di grillo parzialmente sgrassata” come “nuovo alimento” per il consumo umano. L'India ha appena autorizzato la senape geneticamente modificata per la coltivazione commerciale, sebbene da una relazione risulti che nessun esperto sanitario è stato coinvolto nella procedura di autorizzazione. I piccoli agricoltori si stanno già ribellando in tutto il mondo perché i governi agiscono contro le loro aziende in nome di “salvare l'ambiente”. Questa trasformazione alimentare globale è già in corso. E se manteniamo lo status quo e mangiamo in modo cosciente ciò che ci viene proposto, allora l'oligarchia globale otterrà la sua volontà e noi tutti mangeremo spazzatura. Quindi, la prossima volta che vi trovate in un negozio di alimentari e guardate una confezione di alimenti trasformati che potrebbero contenere OGM o polvere di insetti lavorati, carne artificiale o qualsiasi altro alimento franco, chiedetevi: Cosa significa che la squadra del Great Food Reset vuole che mangi gli Ze Bugs? Cosa significa che ti servono cibo per cani? Cosa significa che vogliono che beva la sua urina? Cosa significa che vogliono che tu mangi letteralmente spazzatura? E se è vero che siamo ciò che mangiamo, cosa vogliono fare di noi? Infine, non dobbiamo dimenticare di che cosa si tratta veramente: il futuro dell'umanità stessa. E ricordate: se il viaggio di mille miglia inizia con un solo passo, allora anche il viaggio di una rinascita agricola inizia con un solo seme. (Un seme non brevettato, fiorente, non geneticamente modificato, intendo. ) |
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