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questa è tutta per Rombino CacaCazzinoNullafacente:
Ascoltarli dal Tubo sul PC non t'è sufficiente per sentirene le differenze, nemmeno indossando le cuffie stereo. Bisogna mettrli sul lettore di un hiFi in diffusione per sentirle. Ma il punto è un altro: quali differenze? Qualitative o impressive/suggestive? Io ho entrambe le versioni (comprate, non scaricate) e continuo a preferire la prima stampa, sebbene più difettosa e qualitativamente spiù carsa sotto l'aspetto sonoro, ma che viene quotata almeno il triplo sul mercato dell'usato, sempre che si riesca a trovarne una in buone condizioni complessive.
Che ci fai anKora qui Rombè? Il prossimo capitolo favevelo voi, così non mi scassate più il càzzo con le vostre seghe alle mosche. Anche perchè tra poco in azienda comincia il picco natalizio e ci sarà da sgobbare di brutto, quindi interverrò molto meno a queste discussioni del culo.
Comunque rileggendo con più calma le ultime pagine di interventi mi rendo conto che non avete capito un càzzo (non me ne voglia Freak Antoni ), nel senso che ognuno ha interpretato il discorso a modo proprio per arrivare alla conclusione più pigra e reazionaria: sono quello che sono e va bene così, chi se ne fòtte. Che è un po' l'equivalente di un Matteo Groppi che apre un thread sulle motivazioni che spingono il fotoamatore medio a condividere, mettendo l'accento sul fatto che magari sarebbe anche opportuno farsi qualche domanda vista la condizione generale media in cui versano foto e immagini; e ovviamente il 90% delle risposte stroncano il discorso come se fosse anche una pippa mentale senza fondamento. Adottare dei linguaggi che sono già stati iper strizzati e inglobati e continuare a riconoscersi in questi senza necessità di deviare e cercare altro(ve), è segno di esaurimento energetico potenziale (che in maniera ingannevole chiamiamo maturità). Che non vuol dire esattamente "mi ascolto i Judas Priest prima di andare in fabbrica ché mi danno la forza di passare un'altra giornata dimmerda". È chiaro che la questione non si limita al solo fattore musicale fine a se stesso (questo è bello mi piace, questo fa cagare non m'interessa) ma tocca tutta l'esperienza individuale su un piano esistenziale/espressivo/relazionale ecc. È altrettanto chiaro che normalmente questo tipo di approccio non sfiora neanche il cervello quindi diventa anche difficile se non impossibile parlarne quando non c'è la necessità di smuoversi da uno status mentale statico ed impolverato.
Vado a spalmarmi on the branda, consapevole che al risveglio leggerò tristi&brutte cose
Che duecoglioni con sto atteggiamento sibillino e con 'sti indovinelli liceali! Se vuoi farti studiare fatti ficcare la testa in culo da uno speleologo, così magari ti cava fuori un trilobite ancora sconosciuto e chissà che tu diventi pure famoso
Non so a chi ti riferisci ma io credo di aver capito il tuo discorso e ti ho anche risposto in maniera adeguata, nel mio caso è proprio così "mi ascolto i Judas Priest prima di andare in fabbrica ché mi danno la forza di passare un'altra giornata dimmerda"e più in generale ascolto la musica in base all'umore del momento che sto vivendo e che può cambiare anche nel corso di una stessa giornata. Ma penso valga x il 99% di chi ascolta musica, a parte Rombro 1%
Altro punto che credo di aver capito del tuo discorso e in cui mi riconosco è il fatto che stufo di ascoltare la solita musica non ho cercato solo altrove come hai fatto te ma sono andato oltre, ho cercato dentro di me nuovi suoni e stimoli creativi, e ho provato e sto provando a farmi la mia musica. Come x la fotografia anche la musica la faccio x una esigenza creativa mia e x mia soddisfazione, poi la condivido con altri. C'è più soddisfazione a creare qualcosa che parla di noi che guardare o ascoltare passivamente le cose fatte da altri, che siano i Priest o i tuoi muratori in concerto o le foto di Tizio e Caio.
@rombro, ho riletto la tua risposta due volte ma complice anche la mancanza di sonno (altra cosa da mettere in debito ai figli piccoli) non riesco a leggerci altro che un gran sfoggio di supponenza. Magari poi ci ripenso dopo il terzo caffè e mi viene una risposta più articolata, eh. aggiungo solo che per esperienza mia, chi insiste per farti “uscire dalla tua comfort zone” a tutti i costi spesso non ha altra motivazione che venderti un bel cetriolo zigrinato su per lo sbraus, per cui tendo a diffidare istintivamente.
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