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user90373
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inviato il 06 Maggio 2019 ore 11:36    

Predisposizione e talento sono quindi cose diverse? Quale delle due fa parte dell'uomo e quale della persona?

avatarsenior
inviato il 06 Maggio 2019 ore 12:03    

Francesco, gli studi più recenti sull'argomento fanno ricorso alla teoria del caos e sostengono che esistano differenze minime ex ante tra gli individui, che però possono svilupparsi in modo imprevedibile.

In altri termini, se prendi due individui alla nascita, uno dei due può avere un vantaggio potenziale in certe aree, ma il secondo è messo in condizione di svilupparle meglio sin dai primi giorni (anche in modo non intenzionale, sia ben chiaro).

Già a pochi anni di età è impossibile capire se le performance di un individuo siano frutto di una predisposizione genetica o di un imprinting inconsapevole. A dieci anni un bambino sembrerà aver un "talento naturale" per il disegno, ma (1) vuol dire che è stato messo sin da subito in condizioni di svilupparlo e (2) altri bambini potrebbero aver avuto un "talento" alla nascita superiore ma non essere stati in grado di fare altrettanto.

Perché la questione e che se si parla di "talento (innato)", allora bisogna riferirsi alla nascita. Dal primo giorno di vita (e forse anche molto prima) l'individuo è malleabile e plasmabile, ed è immediatamente il risultato degli stimoli che riceve.

Questo non vuol dire che se metti una macchina fotografica, o un pennello, in mano a due tredicenni non otterrai risultati molto diversi. Le differenze, però, sono scritte nei geni solo in minima parte.


Mi sembra di ricordare che in Cina per massimizzare l'inserimento proficuo nella società lavorativa, facessero appunto da subito dei test e poi instradassero (obbligassero) e percorsi di studio/sport/etc.

Nel mio caso (nessun talento eh?) la passione per la fotografia è nata per un corso fatto alle scuole elementari, si così presto, con uscite fotografiche e sviluppo in camera oscura. Fu amore a prima vista, soprattutto lo sviluppo, vedere emergere la foto dal bagnetto... Sorriso

La cosa vera è che quello che ti accade in quella età ti condiziona pesantemente tutta la vita futura. Per me così è stato, tutto quello che ho scelto/fatto è dipeso dalle mie esperienze nuove del periodo sotto i 7-8 anni.

Però l'approccio cinese mi pare violi la libertà espressiva (embè visto il regime ;-)) e il caso della vita che vorrei sempre presente. In fondo anche le mutazioni genetiche sono casuali e poi... Insomma non so fino a che punto il fatto che sia rivelato un talento in giovane età sia un fatto gradevole. Magari mi scoprono portato per una cosa che non mi piace... e mi si porta a lavorarci su per migliorarmi (magari scopro poi che per me era tempo perso)

avatarsenior
inviato il 06 Maggio 2019 ore 12:19    

Come spesso avviene nelle discussioni su una "piazza" che è per natura molto aperta, inevitabilmente si mescolano temi e si perde di vista un focus. O meglio, si sviluppano focus differenti.

Io, personalmente, non ho particolare interesse (qui, in questa discussione) a sviscerare termini o a definire precise cause.
Dovremmo metterci a parlare delle visioni di Huxley, di studi antropologici, ma anche di visione spirituale.

A parte che dubito arriveremmo a brillanti soluzioni, ma piuttosto alle solite diatribe che servono a pochissimo (e verso cui, sempre personalmente, non ho il minimo interesse), ai fini di quanto in sostanza si sta discutendo mi pare cambi poco o nulla.

E cioè, definire se esiste una parte dell'individuo essenziale, frutto di cromosomi, di Dio o altro, o se viceversa ci sono impulsi nella primissima parte della vita che determinano, dall'esterno, tutte quelle che saranno attitudini e qualità varie (io non lo credo, ma è irrilevante), non cambia l'esito o gli effetti.

Quella cosa, comunque la si chiami e comunque si formi nell'individuo, è una base che in alcuni ambiti costituisce una differenza assolutamente determinante.
Che certo, come giustamente dice Scianna, deve essere coltivata e che di per sé non sarà risolutiva.
Ma che, a parità di coltivazione, avrà un peso decisivo in ciò che sarà.

E credo che sia questo del tutto evidente, anche senza scomodare Maradona Sorriso
Basta osservare ogni squadretta amatoriale, ogni scuola di fotografia o di recitazione, ogni gruppo di amici al bar.

avatarsenior
inviato il 06 Maggio 2019 ore 13:11    

Quasi 15 pagine,.. fiumi di parole! Sono intervenuto all'inizio e ora intervengo alla fine, magari provocando un po'.. Che differenza passa tra chi passa il suo tempo QUA sul forum a scrivere (in sezione tecnica) di megapixel, crop, gd, af, e chi lo passa a parlare DI coloro che parlano di megapixel, crop, etc etc? nessuna differenza, qua in questo modo nessuno dei due sta crescendo, fotograficamente parlando.. Poi magari a casa propria entrambi visitano esposizioni, leggono libri, studiano. Che cambia magari è solo l'utilizzo del forum che ne fanno, poi fuori c'è la vita vera
Come dicevo all'inizio io penso che una cosa non esclude l'altra potrebbe andare di pari passo, crescita fotografica e perché no passione tecnologica e miglioramento Dell'attrezzatura in base alle possibilità

user39791
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inviato il 06 Maggio 2019 ore 13:19    

Scusa di che parli? Qua non stiamo a parlare di coloro che parlano di megapixel, crop, etc etc. Anzi vorremmo parlare di tutt'altro.

avatarsenior
inviato il 06 Maggio 2019 ore 13:43    

Sono due spazi diversi,un giorno arriveremo forse al bollino "approvato da juza forum" sezione xxx e sezione xxy.
Prometeo nel mito, sottrae il fuoco per donarlo agli umani,se quel fuoco invece della conoscenza,fosse conoscenza e tecnologia,crollerebbe tutto il teorema.
Buona parte della contesa fotografica si risolve con l'elaborazione in photoshop e poi c'è un problema di linguaggio e lettura dell'immagine che è diversa fra autore e pubblico referente.
A volte chi propone l'analisi non è principalmente autore ma anche autore.
Non c'è una diretta corrispondenza fra letture, assimilazione e rielaborazione e immagine che ne consegue.

user90373
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inviato il 06 Maggio 2019 ore 13:48    

Il signor @ Fefo non ha poi tutti i torti, in quanto potrebbe succedere che avere nuovi strumenti invogli a cercare modi diversi di fotografare mentre, per contro, leggere libri visitare mostre possa avere come conseguenza la nascita, crescita di scimmie tecnologiche nella ricerca del tal risultato.
Non è una novità che l'acquisto di un corredo analogico possa portare ad un modo "nuovo" di far fotografia, come non lo è che la visita di una mostra di stampe analogiche possa portare al desiderio di possedere qualche "vecchio" strumento. In un caso come nell'altro può essere "crescita" come trattarsi di fuoco paglierino.

user39791
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inviato il 06 Maggio 2019 ore 14:43    

Tutto può essere collegato. Questo mio post era nato dal fatto che vedo maree di discussioni tecnologiche ma pochissime discussioni che parlano di fotografia che non siano collegate a questoni meramente tecniche. Non si parla quasi mai del prodotto ultimo della fotografia cioè delle immagini. Quindi mi chiedo cosa si fa in genere per migliorarsi dal punto di vista fotografico vero e proprio.

avatarsenior
inviato il 06 Maggio 2019 ore 15:08    

Quindi mi chiedo cosa si fa in genere per migliorarsi dal punto di vista fotografico vero e proprio.


Caro Filiberto.... allora torno in tema io Sorriso
Sempre, ovviamente, sul piano personale.

Caputo se non erro, da qualche parte ha fatto riferimento a una certa idea di visione olistica.
Ecco, per me di questo si parla in fondo. Del vivere la vita come "uno". E la crescita fotografica avviene attraverso la crescita del resto, e anche il resto cresce attraverso la fotografia. Tutto inevitabilmente influenzandosi.

Studio, pratica, influenze del mondo varie... tutto fa brodo, e si innesta nel modo personale di sentire, diverso per ognuno.
Se dovessi rispondere in modo diretto alla domanda, ovvero "cosa ho fatto per migliorarmi", ti direi un minestrone di tutto ciò, nei dosaggi che mi sono sembrati più opportuni negli anni Sorriso

Pensare di "crescere" attraverso il solo studio, la sola tecnica, la sola pratica (che su un qualche piano specifico non dubito serva) credo sia qualcosa di troppo parziale.

user90373
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inviato il 06 Maggio 2019 ore 15:15    

@ Filiberto

..... Non si parla quasi mai del prodotto ultimo della fotografia cioè delle immagini. Quindi mi chiedo cosa si fa in genere per migliorarsi dal punto di vista fotografico vero e proprio.

Scatto, sviluppo, scansiono i negativi, cerco di individuare gli scatti "migliori", stampo, scansiono le stampe per pubblicare ed avere riscontri negativi, neutri, positivi, tutto questo da un lato. Dall'altro cerco di capire se ciò che faccio, ho fatto, e/o farò mi rappresenti o sia solo mera produzione di immagini. Poi vengono i progetti molti dei quali in divenire, fluttuanti tra il produrre ed il rappresentare.

avatarsenior
inviato il 06 Maggio 2019 ore 15:28    

Fin quando ci sarà il falso sillogismo "mi compro una Fender Stratocaster anni '50 col manico al contrario, un amplificatore Marshall a valvole e un distorsore Vox, così potrò suonare come Jimi Hendrix" allora ci sarà sempre chi confonderà capacità, stile e talento con "un certo tipo di attrezzatura".
Restando in campo musicale, Eric Clapton può essere definito uno dei migliori chitarristi al mondo, ma di certo non eccelle in velocità di esecuzione, tanto che lo hanno soprannominato 'mano lenta'.
Guardare un crop al 100 percento per verificare la nitidezza o chec×neso, significa semplicemente affermare che se io riesco a suonare le stesse note di Clapton più velocemente di lui, sono più bravo di Clapton.
Insomma...
Poi c'è chi sorpassa una Punto con la propria A7, senza considerare che al volante dell'utilitaria c'era Vettel...

Va bene, finito coi paragoni, parlo di me.
mi viene spontaneo adottare la condotta dell'eterno studente.
Parto dal presupposto che qualunque aspetto della vita possa essere fonte di apprendimento e/o stimolo, mi soffermo volentieri a guardare i lavori altrui cercando principalmente il coinvolgimento: se un immagine non mi comunica qualcosa, può anche essere stata scattata da Salgado: mi lascia indifferente e basta.
Mica mi deve piacere per forza la quinta di Beethoven, che cavolo! Mi piace John Coltrane...

Se, invece, qualcosa mi smuove le frattaglie, allora può darsi che si ritrovi in qualche mio successivo lavoro. Senza imitare, possibilmente.

Quindi, cerco di mettere del mio in quello che mi piace, in ciò che fa parte del mio bagaglio.
Essere personali ed avere uno stile é molto difficile: significherebbe essere riconoscibili. Forse l'unico modo per riuscirci è essere sé stessi al momento di progettare una foto.
Beato chi ci riesce...

user39791
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inviato il 06 Maggio 2019 ore 15:53    

Sono d'accordo con te Francesco che tutto fa brodoMrGreen cioè che migliorarsi non è un esercizio specifico ma tutto ciò che facciamo, che vediamo, che frequentiamo, che amiamo e perché no che detestiamo entra a far parte del nostro bagaglio di vita che poi influenza anche le nostre fotografie. Nello specifico credo che conti molto anche la conoscenza del lavoro dei grandi fotografi, il vedere mostre, e sopratutto aprirsi a 360 gradi e non rimanere dentro alla trappola del mondo fotoamatoriale.

user90373
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inviato il 06 Maggio 2019 ore 16:02    

@ Filiberto

........ aprirsi a 360 gradi e non rimanere dentro alla trappola del mondo fotoamatoriale.

Variazioni sul tema: ad ogni pisello il suo baccello, uscirne può significare cadere in pentola senza generare nuovi frutti.

user39791
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inviato il 06 Maggio 2019 ore 16:08    

No, uscirne vuol dire allargare gli orizzonti e non essere autoreferenziali. Non è un male essere fotoamatori, è un male essere fotoamatori limitati nel proprio baccello come lo chiami tu. Questa è la condizione che più limita la crescita fotografica.

avatarsenior
inviato il 06 Maggio 2019 ore 16:10    

Forse l'unico modo per riuscirci è essere sé stessi al momento di progettare una foto.

Giusto. E come tutte le cose più difficili, è ciò che dà più soddisfazione, duratura nel tempo.

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