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inviato il 14 Agosto 2018 ore 0:18
C'è da dire però che la diffusione esponenziale del digitale è coincisa con un abbassamento del livello tecnico. Se prima chi sviluppava in proprio sapeva di tener ben in conto la natura degli rivelatori e dei fissanti, così come dei tempi e delle temperature; oggi chi sviluppa in digitale spesso ignora, in parte o completamente, quello che è la gestione del colore. Cosicché la scelta di componenti fondamentali della catena dello sviluppo del digitale viene spesso fatta per caso, senza una cognizione tecnica valida. Quasi nessuno si preoccupa di avere un monitor adeguato, in pochi possiedono un colorimetro (in tanti nemmeno sanno cosa sia), la scelta dei profili colore ricade quasi sempre su quelli basici acclusi con il software, così come l'adozione degli spazi di lavoro, spesso affidata al caso. Il paragone tra digitale e analogico l'ho visto fare tante volte e spesso c'era sempre una disparità tecnica imbarazzante. Chiaramente una stampa analogica richiede forzatamente una minima conoscenza tecnica dello sviluppo, mentre una stampa digitale "tirata a caso" è alla portata di tutti. In realtà entrambi i mondi, analogico e digitale, necessiterebbero del giusto rigore tecnico. Ognuno con i suoi pregi e con i suoi difetti certamente. Ma se cerchiamo il grande difetto del digitale, allora non è una questione strumentale, ma piuttosto culturale. |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 8:24
“ C'è da dire però che la diffusione esponenziale del digitale è coincisa con un abbassamento del livello tecnico. „ Io no credo questo. Semplicemente, il digitale ha avvicinato a tale disciplina anche persone che altrimenti non si sarebbero nemmeno fatte passare il pensiero per la testa. La fotografia è diventata un fenomeno di massa, con tutti i risvolti del caso. Tra questi anche la generazione di un'orda di "inconsapevoli" ed "improvvisati" che danno una forte percezione di riduzione generale della qualità…. In realtà sono convinto che se andassimo a censire i fotografi e le loro conoscenze scopriremmo che il NUMERO (non il tasso) di coloro che hanno buone competenze è aumentato rispetto all'era analogica. E' un discorso piuttosto ricorrente...In passato mi è capitato di affrontarlo anche in altri ambiti, uno su tutti quello musicale... |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 9:10
“ si sviluppava il negativo (da non confondere con la stampa dello stesso) una sola volta e quella era, il RAW lo sviluppi ogni volta che che viene in mente una post diversa. „ Ok, ma anche A. Adams lo sviluppava una volta sola per poi ottenere risultati in stampa completamente diversi uno dall'altro. Il processo fotografico non è il negativo come non è il RAW, ma tutto l'insieme che ci porta ad ottenere l'immagine finale. Semmai ha perfettamente ragione Raamiel quando scrive “ Se prima chi sviluppava in proprio sapeva di tener ben in conto la natura degli rivelatori e dei fissanti, così come dei tempi e delle temperature; oggi chi sviluppa in digitale spesso ignora, in parte o completamente, quello che è la gestione del colore. „ e questo non è colpa della tecnologia in sé, ma del fatto che chi fotografa non sembra più disposto ad imparare queste cose. “ se cerchiamo il grande difetto del digitale, allora non è una questione strumentale, ma piuttosto culturale. „ Da incidere e posizionare sopra il letto come prima cosa che si vede al mattino, compreso sopra il mio di letto, perché non passa giorno che non mi renda conto che questa tecnologia comporta un sacco di cose che ancora non conosco e che quindi non posso padroneggiare. P.S. non ha tutti i torti nemmeno Angus a correggere il tiro rispetto al fenomeno di massa che prima, in effetti, non era tale |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 9:28
“ C'è da dire però che la diffusione esponenziale del digitale è coincisa con un abbassamento del livello tecnico „ Può anche essere, a me è successo il contrario, quando scattavo in analogico e mi stampavo i b/n a casa il mio livello tecnico era dato dalla lettura di qualche rivista mensile e di un paio di libri "prestati". Ora con il digitale la mia conoscenza si è ampliata di molto. |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 9:48
Vediamo un po'... uno dei fotografi più titolati qui su Juza non conosce nemmeno la teoria della coppia tempo/diaframma... è un buon amico e durante un'uscita insieme appurai che il corso base di fotografia della scuola radio elettra di 40 anni fa sommimistrava contenuti che egli ignorava. Ma le foto che fa sono splendide e in effetti sfruttano gli automatismi e i riferimenti delle attrezzature di alta fascia. Dal punto di vista della post invece è un mago e ha un flusso di lavoro invidiabile. |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 9:57
I fotografi veramente bravi non fanno post produzione? Vero. Quelli di successo, sì. Il problema non è fare post produzione o meno, ma decidere se è più importante l'opinione degli altri in relazione all'autore o alle foto che produce. |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 10:00
“ I fotografi veramente bravi non fanno post produzione? Vero. Quelli di successo, sì. Il problema non è fare post produzione o meno, ma decidere se è più importante l'opinione degli altri in relazione all'autore o alle foto che produce. „ Non concordo…. Con questa affermazione lasci intendere due concetti che non mi piacciono 1) chi ha successo non è realmente bravo 2) chi non fa post produzione è in realtà un genio incompreso e chi la fa non lo fa per migliorare la sua forma espressiva ma per raccogliere consensi… Ma probabilmente ho frainteso io |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 10:06
Un buon flusso in post richiede conoscenze paragonabili alla stampa in b/n. Se il fografo é bravo (Marco Valentini ad esempio) conosce bene la pp. Lo dico perché le foto di Marco sono bellissime. È piuttosto semplicistico dire che chi è bravo ignora la post. È vero per i bravi fotografi a pellicola che, passati al digitale, non conoscono ancora il flusso di lavoro di una buona pp. |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 10:45
“ Ma probabilmente ho frainteso io „ Ero volutamente provocatorio, in linea con il tema thread, ma non hai frainteso. 1) chi ha successo non si cura molto di essere bravo o meno, ma di avere buone foto da mostrare. La reputazione la deriva dai prodotti, non dai processi. Solo nei forum di fotoamatori succede l'inverso che nel resto del mondo. 2) chi elimina ossessivamente e per partito preso uno strumento potenziale dal processo espressivo ha più interesse verso se stesso che verso la comunicazione. Salvaguardare la sua presunta integrità etica è più importante che dare forza comunicativa alle sue immagini. Eppure non c'è capacità espressiva senza consensi. La comunicazione è una parte essenziale dell'arte. Il termine "genio incompreso" nasce proprio dalla mancanza di comunicazione (non si comprende cosa vuole comunicare). Post produrre vs post produrre è un problema che non esiste. Se per far venire bene una foto servisse sputarci sopra, lo si farebbe. C'è gente che lascia il rullino esposto a bagno nell'acqua di un fiume inquinato per avere un effetto finale speciale. Figuriamoci se uno veramente bravo (nel senso di successo), al giorno d'oggi, non post produce! |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 11:45
@Motofoto: ho apprezzato molto il tuo intervento. Non a caso le tue foto sono di altissimo livello. |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 11:53
“ chi ha successo non si cura molto di essere bravo o meno, ma di avere buone foto da mostrare „ anche su questo concetto non riesco a trovarmi allineato. Esiste ancora un nesso causa effetto tra l'essere talentuoso e l'avere successo, anche se questa cosa viene sempre più messa in dubbio, alla stregua della legittimità dei vaccini…. “ La reputazione la deriva dai prodotti, non dai process „ I prodotti sono appunto frutto di processi, banale affermazione ma credo sia dovuto precisare…. “ Eppure non c'è capacità espressiva senza consensi „ Vero, quello che varia può essere la quantità di consensi….Oggi un paesaggio con glow e quintali di color doging ha più presa di un paesaggio di guy edwardes o di Guy Tal… Oppure su juza ha più successo un primo piano di un volatile in cui gli conti le piume piuttosto che lo stesso soggetto rappresentato ambientato o in silhouette o con un mosso creativo…. Questi però sono gli inevitabili trend, sempre esistiti ed amplificati in questa era dell'ondata social…. Personalmente ho sempre odiato tutte quelle forme di arte/comunicazione troppo ermetiche, autoreferenziali...Puzzano di egoista, egocentrico, snob…. Il talento sta anche nel saper creare racconti coinvolgenti…. |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 12:10
“ anche su questo concetto non riesco a trovarmi allineato. ...I prodotti sono appunto frutto di processi... „ Siamo più allineati di quello che sembra. Basta che consideri TUTTI i processi e il loro peso. Tra fotoamatori, il termine "bravo" viene spesso confuso con "tecnicamente preparato" e i processi discussi sono limitati a quelli tecnici. Secondo te, volendo fare un statistica tra thread tecnici e thread dedicati alla forma fotografica, che rapporto verrebbe?100/1, 1000/1? Eppure il successo di una immagine spesso è frutto di una idea creativa, di armonia e di elementi che non sono legati ai processi tecnici, ma a quelli creativi. I vaccini non sono un caso equiparabile perchè la valutazione dovrebbe essere scientifica. Sorprende come nel 2018 si possa ancora discutere di aspetti scientifici senza numeri alla mano. Non sorprende invece che nel 2018, come nel 2018 b.c. possa piacere più un colore piuttosto che una forma estetica. “ Il talento sta anche nel saper creare racconti coinvolgenti…. „ Vero, ma bisogna anche considerare la difficoltà ad essere visibili dovuta all'enorme produzione di immagini tipica dei nostri tempi. Puoi avere un bel racconto, ma se la copertina del libro non attrae il lettore, nessuno lo scoprirà. |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 12:16
Appena entrato su Juza, pubblicai questa immagine. www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=620760 Non conoscendo l'ambiente e il regolamento non precisai che si trattava della fusione di tre scatti e ..... avvenne una specie di linciaggio. Ho lasciato volutamente la foto sul sito con tutti i commenti come testimonianza. Per me rimane una delle migliori immagini che ho prodotto. La cultura si evolve, dolorosamente e facendo errori. Sei mesi fa National Geographic ha pubblicato un complesso fotomontaggio di paesaggio africano ripreso in 12 mesi di scatti. È lo stesso editore che ha bocciato la foto di Ghizzi Panizza con la tecnica del fs. |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 12:19
La post è assolutamente essenziale per migliorare e superare nella comunicazione i contenuti di singoli scatti. O no? |
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inviato il 14 Agosto 2018 ore 12:21
@ Claudio Cortesi... però dai...dal 2013 ...un pò è cambiata...oggi non ti lincerebbero... |
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