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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 10:17
Lo specifico della fotografia è l'esistenza di un referente reale poi, visto che di fatto oggi è superata anche la distinzione tra fotografi e artisti che usano la fotografia, non traccerei confini netti esclusi gli ambiti dove sono necessari per documentare, accettando comunque gli immensi limiti di un mezzo che come dice Scianna " mostra ma non dimostra"...non bisogna mai dimenticare che a volte il carattere documentale della fotografia è centrale per mentire meglio |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 11:05
non entro nel merito dell'analisi generale, ma osservo solo che la gente ha sempre sentito il bisogno di "catturare" particolari momenti, con il pensiero di averli in qualche modo sempre disponibili, anche se sottoforma di ricordo. Se oggi, rispetto a 30 anni fa, si scatta molto di più non è per un aumentato bisogno di farlo, ma è solo la facilità offerta dalla tecnologia. Non sono poi d'accordo sullo squalificare la fotografia digitale solo perchè formata da "puntini colorari" memorizzati in una memoria piuttosto che da cristallini di sostanze variopinte sparse su un supporto, perchè la luce è all'origine della foto sia digitale sia analogica, così come la luce è il mezzo che porta l'immagine ai nostri occhi in entrambi i casi...non c'è differenza alcuna. |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 12:14
“ non bisogna mai dimenticare che a volte il carattere documentale della fotografia è centrale per mentire meglio „ Vero, e questo riporta al fatto che al centro c'è l'onestà intellettuale del fotografo, non gli strumenti che utilizza; poi è chiaro che chi fotografa esclusivamente per sé può non porsi nemmeno questo tipo di problema, perché è lui che definisce e, come osservatore finale, decifra le chiavi di lettura della propria opera, e in questo caso può fare ciò che vuole senza renderne edotto nessun altro. Ma non è che nella comunicazione (quindi tra più soggetti) le regole debbano essere imposte per Legge, si tratta di regole di linguaggio condiviso dettate dal contesto e dalle consuetudini che lo accompagnano; quello che oggi viene spesso a mancare è proprio questa condivisione del linguaggio, probabilmente anche per il fatto che la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione porta a visualizzare le immagini quasi sempre al di fuori del contesto originario, magari isolate dal progetto a cui appartengono, o utilizzandole con molta leggerezza per veicolare messaggi per cui non erano state realizzate, in fondo basta acquistarne i diritti di riproduzione per entrare in possesso anche del significato di quell'immagine e stravolgerlo a piacimento (senza nemmeno la necessità di taroccarla con Photoshop). E' un sistema di fruizione delle immagini relativamente recente (se si escludono i vecchi casi di vera e propria frode documentale) e che, a mio avviso, presenta ancora molte più debolezze che punti di forza. |
user117231
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 12:54
Basta guardare le mie foto.. per capire perché scatto fotografie. |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 13:05
La tecnologia permette a tutti di realizzare belle foto non buone foto...quelle dipendono dalle capacità del fotografo. |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 13:05
Ok Daniele, concordo, poi essendo abbastanza vicini come età posso essere sincero...temo che le difficoltà col sistema di fruizione siano dovute anche al nostro passato fotografico, i nativi digitali sanno contestualizzare molto meglio i contenuti in rete senza il bisogno di particolari "istruzioni" I problemi di scorretta contestualizzazione sono esistiti da sempre, basta una didascalia per stravolgere il senso di un'immagine oggi questo avviene frequentemente ma viene anche molto spesso puntualmente smascherato, in passato era molto più facile farla franca, la rete se usata come arma è sempre a doppio taglio “ La tecnologia permette a tutti di realizzare belle foto non buone foto...quelle dipendono dalle capacità del fotografo „ Giustissimo Vincenzo |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 13:55
Certo. Si può mentire, fraintendere, non comprendere, in vari modi e a vari livelli. Ma difronte alla domanda del post: modifico o non modifico, cosa rispondiamo alla fine? Provando ad evitare il solito "dipende"... Dal mio punto di vista rimane al centro la correttezza del fotografo rispetto al contesto in cui si mostra la fotografia e allo scopo per cui la si mostra. |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 14:59
“ Grazie del pir (la) e buona giornata. „ Caspita, spero fosse chiaro che mi compariva "cax" invece di "capir.la" e che non c'era alcun secondo fine |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 15:05
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 15:36
“ Dal mio punto di vista rimane al centro la correttezza del fotografo rispetto al contesto in cui si mostra la fotografia e allo scopo per cui la si mostra. „ Quindi insomma... dipende  Ripeto la domanda, perchè continuare al mettere al centro la fotografia come documento quando è chiaro che oggi non lo è ? Tra l'altro secondo me una delle cose positive della rivoluzione digitale è proprio che sta liberando definitivamente la fotografia da tale funzione, delegandola al video diventato di facile produzione e soprattutto fruizione, più adatto a svolgerla possedendo anche capacità denotativa ripetendo la stessa operazione che la fotografia fece a suo tempo con la pittura Chi non vuole documentare perchè mai dovrebbe essere costretto a dire che non vuole farlo, per lui cosa totalmente innaturale dato che è scontata, se poi altri leggono le fotografie partendo da preconcetti sbagliati la colpa è loro non sua. “ Ed il grande potere della fotografia rimane quello di registrare la realtà „ Questo è il grande equivoco, la fotografia non ha mai avuto questo potere, fra l'altro le è fisicamente impossibile. La realtà ha tre dimensioni, a meno di non fotografare solo oggetti perfettamente piatti, la fotografia ne ha due, non possono coincidere, su questo non ci sono dubbi. La forza della fotografia è la sua caratteristica di decontestualizzare, la prima scelta di ogni fotografo è l'inquadrature, dovrà decidere cosa mettere dentro al suo scatto e cosa lasciare fuori, ma tutto ciò che viene escluso esiste e continua ad esistere interagendo con la parte di realtà da noi ripresa in modo determinante. La fotografia manca di quella capacità denotativa che è invece insita nel video, congela un istante, non mostra ciò che avviene prima o dopo e che può avere valore determinante nella comprensione della realtà dell'istante ripreso. La fotografia non ci dice nulla sulla veridicità della scena ripresa, questo lo ha dimostrato Duchamp/Rrose al di là di ogni ragionevole dubbio. |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 15:46
Vado oltre : la fotografia NON deve essere la realtà a meno che non si facciano dei documenti. |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 16:30
@Mauro266 Be'..che la fotografia ha 2 dimensioni e non è tutta la realtà (o meglio una "impronta" della realtà dalla luce) ma solo quella inquadrata, quello mi pare scontato. |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 16:54
Qui non bisogna dare mai nulla per scontato |
user117231
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 17:11
Non si da del pir.la |
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inviato il 11 Ottobre 2018 ore 18:54
“ Ripeto la domanda, perchè continuare al mettere al centro la fotografia come documento quando è chiaro che oggi non lo è „ Mauro, sono anch'io d'accordo su questo: non lo è. O meglio, oggi può permettersi il lusso di non esserlo. Ma di questa responsabilità direi che è stata alleggerita già molto prima del digitale. Almeno da quando la "televisione" ha ucciso Life. Quindi basta che il fotografo non venda lucciole per lanterne e può fare ciò che vuole... Detto ciò, credo che proprio questa "responsabilità molto leggera" che la fotografia ha rispetto al suo valore documentale, apre alla fotografia documentaria molti spazi. Ampliando le possibilità di "essere parziale" nell'approfondimento ed anche di ammettere che l'interpretazione soggettiva del fotografo prenda uno spazio maggiore. A me, che credo di essere abbastanza "straight", questa cosa piace... Ma non è questo il tema in discussione. |
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