|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 8:44
La questione rimane irrisolta, una semplice domanda sfocia solo in insulti. Evidentemente crea irritazione ma, ripeto, non sono io a porre la questione, è la semplice logica. Prenditela con il tuo cervello, non con me. |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 8:57
“ Perchè TU credi che sia qualcosa da nascondere...ma in effetti non lo è... e quelli bravi si vantano e non si nascondono di certo. „ Una discussione interessante sarebbe su quanto bisogna spingersi nella postproduzione per rendere la foto bella (nulla a che fare con l'etica intendiamoci) Cioè la scala va dalla foto come esce dal raw senza nulla di "movimentato" anche nei colori esposizione cc.. fino ai paesaggi marziani con i fiumi color stabilo boss verde. Entrambi i due estremi in genere secondo me non danno buoni risultati estetici. Il criterio che uso io è fare una post che lasci nel dubbio chi vede la foto che sia stata fatta un post nel senso che ha il forte sospetto ma dalla foto non riesce a trovane la certezza... ovvero gli pare proprio si stata elaborata non capisce in cosa e come. Mi piace lasciare la gente nel dubbio L'aspetto estetico comunque per me prevale su tutto. |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 9:45
Max: si potrebbe risponderti che esistono numerosi campi artistici in cui la bravura è assolutamente mascherata, ad es. un bravo interprete musicale è capace di fare cose assolutamente eccezionali facendole apparire come del tutto naturali e semplici. Detto ciò mi sembra che tu faccia confusione di piani: la gran parte degli interventi di clonazione a cui tu e questo thread fa riferimento non sono interventi "estetico-espressivi" ma andrebbero più giustamente catalogati sotto la categoria di "correzione di errori". La categoria degli errori in fotografia è un'entità fluttuante che cambia nel tempo con le stagioni e le poetiche. C'è un libro interessante in proposito di Cheroux intitolato "L'errore fotografico". Un divertente esempio con cui si apre è una foto di Roger Fenton York Minister del 1856
 accadde che i tempi di posa allora erano assai lunghi e dopo aver aperto l'otturatore un cane entrò seraficamente nell'inquadratura: non sarebbe stato un problema se fosse velocemente passato, invece si fermò a fare cacca e rimase immortalato, a Fenton toccò estrarre un'altra lastra all'albume e rifare la foto: oggi con Photoshop avrebbe potuto facilmente clonare via il cane e la sua cacca (in realtà anche oggi faremmo prima a scattare nuovamente ma ci siamo capiti insomma). L'uso con carattere artistico-espressivo del clone è tutt'altra cosa da questo, e puoi stare sicuro che in quel caso il ritoccatore fa di tutto per fare capire che l'intervento di clonazione-fotomantaggio è stato fatto. Direi che in quel caso c'è addirittura un esibizionismo del fotoritoccatore, che spesso porta a risultati così spinti da essere decisamente "rococò". Per ipotesi assurda potrei dire che crea una foto in cui si vede un transatlantico navigare sulle nevi perenni. Oppure una foto di New York in cui tutti i grattacieli vengono cancellati dalla Skyline. |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 9:48
Qui si va decisamente OFF TOPIC ma avendo letto “ Cioè la scala va dalla foto come esce dal raw senza nulla di "movimentato" „ vorrei spendere 2 parole sul concetto di RAW come "verità oggettiva" e sul movimentare gli slider come "falsificazione". Gli zeri degli slider di un convertitore raw sono stati calibrati per riprodurre un certo profilo ottenuto in condizioni controllate. Tantoevero che ogni convertitore resitituisce, aprendo lo stesso RAW, toni e colori (più o meno) leggeremente diversi. Quanto più ci si allontana dalle condizioni per cui gli zeri del convetitore sono stati calibrati quanto meno 'realistica' sarà la resa. Meglio allora smettere di assumere il RAW siviluppato a zero come "verità" e considerarlo piuttosto come una resa di riferimento da cui partire per ottenere quello che si è pre-visualizzato (o come molto più spesso accade, almeno a me che so' scarsone, post-visualizzato ) Per rientrare nel topic: mi capita di clonare piccole cose che mi sono entrate più o meno inconsapevolmente nel frame, ma alla fine il livello di soddisfazione personale per quello che ho ottenuto ne risente. Una specie di 'senso di colpa', di 'peccato', cosa che non mi capita quando spippolo più o meno allegramente (ma senza esagerare) con gli slider del convertitore. Nel mio modo di pensare sono 2 livelli di intervento diversi. Clonare la c@cc@ appiccicata sul sensore non solo è legittimo ma doveroso! |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 10:16
Max, probabilmente non tutti hanno lo stesso concetto di gratificazione: ad alcuni interessa che vengano valutate le proprie capacità in ogni passaggio della lavorazione dell'opera, mentre per altri è solo l'opera compiuta che deve dimostrare o meno la bravura dell'artefice. La stessa disputa la vedo in molti interventi a proposito della diatriba analogico vs. digitale, e non credo che sia appianabile, perché è una disputa che nasce da considerazioni che implicano in gran parte una valutazione personale delle scale di valori da applicare alla fotografia, valutazione che perciò nasce da un percorso di crescita altrettanto personale e, come tale, sempre legittimo perché si riflette poi sul modo in cui ciascuno si presenta al proprio eventuale pubblico (e se non fosse così finiremmo per fare tutti solo ed esclusivamente foto modello fb o peggio; sai che palle!?! ) |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 10:32
“ Eppure, nel caso delle immagini fotografiche, chi le modifica, e fa un vanto delle proprie capacità in tal senso, mentre da una parte motiva il gesto con "sono bravo a farlo e nessuno me lo impedirà perche questa è la mia visione", contemporaneamente ne occulta l'intenzione, che dovrebbe invece essere il centro della sua interpretazione. Qual'è, quindi, lo scopo di far credere che fosse perfetta già in partenza, omettendo di raccontare come l'autore del miglioramento sia stato un maestro di tale pratica? Non esiste nessun'altra Arte in cui l'obbiettivo è realizzare una creazione soggettiva che, però, viene presentata come se fosse oggettiva, annullando la percezione della creatività che ci sta dietro. Qual'è il senso di questo approccio contraddittorio? „ Ottime osservazioni... Una caratteristica della fotografia è quella che anche clonando e photoshoppando mantiene un "aggancio" al reale. Un ritratto di un'attrice per quanto tu sappia che è ritoccato "denota" quell'attrice più di un dipinto più "realistico" (nella foto è magra nel dipinto è grassa come in realtà...). Chi clona senza dirlo probabilmente vuole rafforzare ulteriormente questa caratteristica lasciando il dubbio che "tutto" sia reale perché considera questo forte "aggancio" alla realtà dia una marcia in più nella foto. (Senza contare quando si bara per rendere l'immagine più "cool" per i giudici o per i lettori del giornale ). Una Street costruita (con clone o staged) è "diversa" da una Street non "manomessa" anche se poi l'immagine può risultare identica. Pensa al bacio di Doisneau... Il fatto di saperlo "tarocco" non inficia la bellezza dell'immagine ma modifica la lettura in quanto cambia "il contesto" (a parte poi l'aspetto etico di dichiararlo come "documento"). Il discorso insomma è complicato perché (anche se molti non lo vogliono capire) la lettura di una foto è data dai "pixel dell'immagine" ma anche dal contesto in cui inserita. Chi clona senza dirlo in un certo senso prova a "forzare" il contesto. Anche se a dire il vero ormai sulle foto digitali un po' di dubbio ormai c'è sempre e in certi ambiti (es. pubblicità), la modifica viene anche "accettata" dall'osservatore. Per cui in questi casi dirlo o no dirlo è quasi lo stesso... La cosa che invece capisco meno livello amatoriale è che quando si fotografa per se "stessi" seguendo la filosofia del "trovare" ... certe volte mi sembra che clonare senza dirlo diventi un po' come barare a al solitario. Se ti diverti a raccogliere conchiglie non ti metti a produrle con la stampante 3d. Anche se il risultato fosse simile sono due "sport" diversi non paragonabili (dire meglio un metodo o l'altro ha poco senso ma se ti metti a vendere perle di allevamento spacciandole come naturali...). Penso a Bresson, Stephen Shore, Robert Adams, Gardin. Conoscendo le loro visioni, la loro filosofia della ripresa "as it is" - Bresson nei ritratti manco dava indicazioni al soggetto per non intervenire - mi stupirei alquanto se si scoprisse qualche manipolazione da parte loro... Non che nessuno debba per forza seguire la loro strada, ma se la si segue deve capire cosa si sta facendo. Comunque ammetto che al giorno d'oggi, col digitale, in effetti non c'è più una divisione netta (non c'era nemmeno prima ma adesso ancora meno...) tra "trovare" e "creare" che si mischiano in tutti i modi possibili. E io non ho la minima idea di cosa ne verrà fuori |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 10:34
“ perché è una disputa che nasce da considerazioni che implicano in gran parte una valutazione personale delle scale di valori da applicare alla fotografia, valutazione che perciò nasce da un percorso di crescita altrettanto personale e, come tale, sempre legittimo perché si riflette poi sul modo in cui ciascuno si presenta al proprio eventuale pubblico „ Ecco esatto! L'avessi letto prima avrei evitato di scrivere tutta quella pappardella prolissa semi-incomprensibile e piena di divagazioni L'unico problema per un amatore è appunto capire cosa si sta facendo per non cambiare la propria valutazione tra le foto pari e quelle dispari... |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 10:38
La fotografia in fondo è un'arte e ciascuno è libero di interpretarla come meglio crede. Se ho un elemento di disturbo in una foto non vedo perchè dovrei pormi dei problemi nel rimuoverlo in PP. Magari non ho potuto farlo al momento dello scatto per impossibilità o per semplice mancanza di volontà. In fondo la fotografia deve essere un piacere ed un divertimento. |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 10:40
Dato che non riesco a seguire la discussione a causa del fatto che i commenti di tale Max e forse altri mi risultano impossibile a vedersi (come se fossero bloccati, non da me), mi allontano. Bona EDIT: vedendo i commenti scritti da -leggo: "chi sa lavorare, lavora con diapositive". Io rispondo: ma che significa? Ma in quanti oggi lavorano con diapositive?????? Ora voglio i nomi, forza. Ma voi che affermate ciò, ma ci siete mai andati ad una mostra (che non sia di Bresson), un evento, un festival, workshop, a dire queste cose? Ma vi siete guardati attorno? - i commenti che mi sono nascosti (Max e forse altri), non danno nessun apporto alla questione, che al solito naufraga con divagazioni prive di senso. Meglio così. |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 10:43
“ Il discorso insomma è complicato perché (anche se molti non lo vogliono capire) la lettura di una foto è data dai "pixel dell'immagine" ma anche dal contesto in cui inserita „ Comunque, questo è sacrosanto e il fatto che postare le foto su Internet spesso le decontestualizza non deve far dimenticare l'importanza del contesto, quanto meno nel momento in cui realizziamo quell'immagine; e qui si torna sempre all'importanza della previsualizzazione anche e soprattutto in funzione delle lavorazioni successive allo scatto. |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 10:54
Non capisco cosa intendiate quando dite che l'autore deve far presente il lavoro di p.p. dell'immagine. Sembra di capire che quando si pubblica bisogna far presente tutti gli interventi fatti in p.p....ditemi che ho capito male!!! |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 10:56
“ Non capisco cosa intendiate quando dite che l'autore deve far presente il lavoro di p.p. dell'immagine. Sembra di capire che quando si pubblica bisogna far presente tutti gli interventi fatti in p.p....ditemi che ho capito male!!! „ infatti è una caz.zata. Parole in libertà. |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 11:20
Credo che i problemi, o falsi problemi, riguardo la necessità o meno di dichiarare cosa abbiamo fatto in post nascano spesso dalla decontestualizzazione che le nostre immagini subiscono quando le pubblichiamo in rete; peggio ancora quando le inseriamo in "Area commento" dove vengono valutate singolarmente e senza ulteriori riferimenti (una diversa soluzione sarebbe tecnicamente ingestibile su un sito Internet). Trovo che sia un po' come la recente diatriba, su un altro thread, riguardo la necessità o meno di dichiarare se le foto di animali sono fatte in ambiente naturale o in cattività: è ovvio che in un concorso di "naturalistica", con tanto di regolamento imposto e accettato dai partecipanti, una simile necessità non si porrebbe. I siti come questo costituiscono un'immensa opportunità, ma non sono immuni dai compromessi che le tecnologie di Internet impongono; chi di fotografia ci lavora riesce, probabilmente, a non sentire certe problematiche (o pseudo tali) perché la sua produzione è comunque già inserita in una serie di contesti e situazioni "ottimizzati" |
user21096
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 11:25
@Max, ma la senti la puzza delle ×te che scrivi? Dove ti avrei insultato? Semmai dovessi insultarti, stai sicuro che poi ti arrestano a Bolzano per vagabondaggio! Detto ciò, i tuoi commenti ed inviti a "provare" a risponderti, stile super×la come se fosse antani insomma, con me non attaccano. Io dovrei prendermela con il mio cervello? Prova tu con le fave di fuca, il tuo mi sa che scorreggia proprio. Sei solo un provocatore e niente altro. Prima aizzi, poi, quando non hai più argomentazioni offendi e blocchi pure la gente Ma fattelo un bagno di umiltà, magari a Lourdes (sempre non trovi chiuso) Blocca pure, ho già fatto il pieno... |
|
|
inviato il 21 Settembre 2017 ore 12:03
“ La fotografia in fondo è un'arte e ciascuno è libero di interpretarla come meglio crede. Se ho un elemento di disturbo in una foto non vedo perchè dovrei pormi dei problemi nel rimuoverlo in PP. Magari non ho potuto farlo al momento dello scatto per impossibilità o per semplice mancanza di volontà. In fondo la fotografia deve essere un piacere ed un divertimento. „ Ma infatti alla fine concordo in pieno. Cambia solo la filosofia. Io ad esempio se vedo l'elemento di disturbo la cancello e avanti un'altra Io mi diverto più così Alla fine conta il risultato di quello che si pubblica. Però non capisco perché specie fra di noi non si possa dichiarare l'approccio apertamente (come ha fatto Vincenzo). Non per "giudicarlo" o criticare la personale filosofia. Ma per confronto e per riuscire a contestualizzare meglio il nostro lavoro seppur "solo" amatoriale... Poi capisco che sulla singola foto il discorso viene a cadere perché "l'opera" è quella e non ha bisogno del backstage per essere valutata/apprezzata... Per cui, ad esempio, una volta che capisco il senso del lavoro di Gursky non ho certo bisogno di sapere da che "base" sia partito... |
|

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |