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inviato il 24 Maggio 2026 ore 12:53
andro' a studiare, diciamo che mi rimando a settembre da solo. So di non essere preparato. Ma la fotografia ha grammatica e regole. tanto che un giapponese la legge diversamente da un Italiano. La differenza sta nel fatto che in una fotografia se e' ritratta una rosa rossa, ti e' immediatamente evidente il messaggio. Nella lingua Italiana dire una rosa rossa equivale a trasmettere un contenuto vago e personale. L'idea che ho di una rosa rossa non coincide con l'idea di nessun altro. Perche' e' un concetto. |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 13:08
Ovvio che non ci capiamo se ritieni che un linguaggio debba necessariamente avere grammatica. Secondo te lingua e linguaggio sono la stessa cosa. Cinema e fotografia sono linguaggi perché producono significato. |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 13:47
“ Ma la fotografia ha grammatica e regole. tanto che un giapponese la legge diversamente da un Italiano. „ No, se avesse una codifica, grammatica e sintassi, sarebbe univoco il significato veicolato, un giapponese legge la sua lingua secondo la codifica, grammatica e sintassi, della sua lingua, per leggere l'italiano, oltre al vocabolario, ha solo bisogno di conoscere grammatica e sintassi della lingua italiana, che esistono e sono codificate, ma non esiste una codifica della fotografia. “ Cinema e fotografia sono linguaggi perché producono significato. „ Cinema e fotografia proprio perché producono significato, non sono linguaggi ma forme di comunicazione, il linguaggio o la lingua, se più ti piace, è il mezzo non il fine, attraverso una lingua produci significato, ma la lingua è solo il vettore non è il significato. |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 14:12
mah.. noi leggiamo una fotografia da sinistra a destra. Un giapponese la legge al contrario. Quello che per noi e' intenzione e speranza per lui e' fine e chiusura. E viceversa. inoltre: L’Enciclopedia Treccani tratta esplicitamente i linguaggi visivi, includendo la fotografia tra i sistemi linguistici visivi. www.treccani.it/enciclopedia/linguaggi-visivi_(Enciclopedia-Italiana)/ Secondo Stuart Hall la fotografia non è un linguaggio universale, ma un sistema di codifica/decodifica condizionato da cultura, ideologia e contesto, cioe' e' un linguaggio ma non una lingua in quanto: È sintetica ma non analitica. È basata su delle realtà esistenti ma non su concetti puri. La sua lettura è culturalmente condizionata. Non è universale, ma condizionata dal contesto |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 14:25
Luca, ma stai trollando o sei serio? Dire che ‘proprio perché producono significato, non sono linguaggi’ non ha molto senso. I linguaggi servono esattamente a produrre significato. Al massimo puoi dire che cinema e fotografia non sono ‘lingue’ strutturate come quella verbale. Eco si sta rivoltando nella tomba. |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 17:22
“ Luca, ma stai trollando o sei serio? „ Io sono serissimo, sei tu che confondi lingua e prodotti della lingua, confondi il mezzo col fine. La Divina Commedia è in lingua italiana, ma non è "linguaggio" è COMUNICAZIONE, usa un mezzo, la lingua italiana, per veicolari contenuti, che vanno ben oltre il semplice linguaggio, cioè ortografia, grammatica e sintassi. Dato che la lingua italiana e "codificata" è possibile tradurre la Divina Commedia in altre lingue, anch'esse codificate, senza alterare il significato dell'opera. Cosa che non avviene con la fotografia, come ha fatto notare Salt un giapponese la interpreta diversamente da un occidentale, e non vi è una "traduzione" univoca. Una fotografia non è "traducibile" perché non ha un codice che possa essere traslato da una cultura ad un altra, pertanto non è una "lingua", ma una forma di comunicazione, il risultato di tale comunicazione non è come quello dell'opera di Dante, che può esser tradotta in ogni lingua del mondo, ma è strettamente legato all'osservatore. |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 17:56
“ mah.. noi leggiamo una fotografia da sinistra a destra. Un giapponese la legge al contrario. Quello che per noi e' intenzione e speranza per lui e' fine e chiusura. E viceversa. „ Già questo è l'esatto contrario che affermare che la fotografia sia lingua o linguaggio, che hanno regole precise, ma una foto non è solo ciò che iconograficamente è rappresentato. Tralasciando la fotografia e passando ad un'altra arte figurativa, la pittura, questa è un'opera conosciutissima
 Cosa rappresenta? Per mia zia, 94 anni, è un'immagine sacra, non diversa dalle milioni di crocefissioni che si trovano un po dappertutto in giro per il mondo, è Cristo in croce, punto. Per me che, ho avuto la fortuna di studiare, è un capolavoro assoluto dell'arte tra neogotico e rinascimento, dentro c'è tutto, il riferimento, sia cromatico che posturale della Maddalena al San Giovanni della deposizione di Giotto, la figura ieratica della Madonna a sx, il San Giovanni più preso dal dolore di Maddalena che dalla morte del Cristo, la figura del Salvatore, tragicamente umana, col collo infossato, chiuso nella morte, il piccolo albero sopra la croce, simbolo della vita che non finisce, ma rinasce ogni volta... Per un mongolo cosa rappresenta? Immagina sia una foto, è linguaggio o comunicazione? |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 18:01
Facciamo che mandiamo una mail a Derrida e gli esponiamo la tesi di luca lapo guarnieri? Anche ammesso che la fotografia sia comunicazione (idea abbastanza chimerica e sostanzialmente smontabile), come si può pensare alla comunicazione senza una qualunque forma di linguaggio? Il linguaggio non produce necessariamente significati stabili e codificati...anche a livello verbale e scritto comunichiamo per interpretazione, approssimazione, convenzione. |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 18:08
“ come si può pensare alla comunicazione senza una qualunque forma di linguaggio? „ Dove ho scritto che si comunica senza una forma di linguaggio, hai letto il post sulla Divina Commedia? Io ho scritto che la fotografia non è linguaggio ma comunicazione, ma tu scommetto che in 4 parole mi tiri fuori grammatica, sintassi ed ortografia della fotografia, perché un linguaggio o una lingua sono grammatica , sintassi ed ortografia , nient'altro. La lingua è il mezzo più evoluto per comunicare, ma non è il comunicare, è come andare in crociera, ci si va in nave, ma la crociera non è la nave. |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 18:21
Stai usando una definizione estremamente ridotta di "linguaggio", sostanzialmente coincidente con la lingua verbale scritta. Ma grammatica, sintassi e ortografia non esauriscono il concetto di linguaggio, neanche per sogno. Altrimenti dovremmo concludere che non esistono linguaggio musicale, cinematografico, visivo o corporeo, cosa abbastanza difficile da sostenere. Se c’è comunicazione (per modo di dire), allora esiste necessariamente qualche forma di organizzazione segnica, e quindi qualche forma di linguaggio. Altrimenti non si capisce nemmeno cosa venga interpretato da chi osserva una fotografia. Il problema di fondo è che questa idea del linguaggio come sistema stabile, univoco e rigidamente codificato è una concezione piuttosto scolastica, ampiamente problematizzata dal post-strutturalismo (quindi neanche l'altro ieri...). Anche il linguaggio verbale non produce significati perfettamente stabili, comunichiamo continuamente attraverso interpretazioni, slittamenti di senso, contesto e convenzioni culturali. |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 18:30
Pur partendo dalla convinzione che luca lapo guarnieri, pur avendo torto, abbia a suo modo ragione, ritengo questa una bellissima quanto, almeno per me, inutile querelle, visto che rimango della mia idea che la fotografia è un linguaggio. E non è riduttivo, perché la fotografia è ANCHE un linguaggio. Se sbaglio, con me sbagliano sia Roland Barthes (affidabilità variabile) che la Treccani (affidabilità alta), oltre ad alcuni valorosi utenti del forum (affidabilità bassa) Sull'inutilità della canizza che ne è scaturita, osservo anche che la correzione della frase originaria non ne cambierebbe la sostanza. |
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inviato il 24 Maggio 2026 ore 18:37
Eh, ma credo che qui il problema sia più grande di un equivoco terminologico. Si cerca in modo improbabile di definire cose tutt'altro che semplici e circoscrivibili ma alla fine è più una questione di approccio. E la Treccani non risolve un bel niente, in questi casi. |
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