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inviato il 06 Luglio 2026 ore 17:36
Comunque sia, anche se non ci troviamo d'accordo sulla qualità di certe affermazioni, sono andato a rivedere la definizione di fotografia naturalistica, così per scrupolo, e riporto l'ultima frase datami dall'IA: "La fotografia naturalistica è distinta dalla fotografia di animali in cattività o in giardini botanici gestiti, poiché pone l'accento sulla libertà del soggetto e sull'autenticità dell'incontro con la natura selvaggia" Perciò, tornando al tema della fotografia dell'orso, mi sento di dire che chi cerca un incontro autentico con questi animali può evitare di andare nei capanni sloveni |
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inviato il 06 Luglio 2026 ore 18:04
Molta fotografia naturalistica e documentari naturalistici, anche di editori celeberrimi, sono realizzati sfruttando artifizi di ogni genere. Personalmente non frequento siti organizzati, safari con guide e jeep, capanni a pagamento e similari (tranne il mio capanno domestico in giardino) e non credo che andrò a fotografare gli orsi in Slovenia. Mi accontento di inseguire i lupi e i cervi delle mie montagne. Ognuno di noi attribuisce una personale patente di autenticità agli incontri che persegue ed eventualmente realizza e, pur comprendendolo, trovo un po' integralista l'atteggiamento critico di alcuni. |
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inviato il 06 Luglio 2026 ore 20:47
Mi permetto di intervenire ,credo che le argomentazioni di Massimiliano siano assolutamente condivisibili ,non si tratta di essere integralisti ma di dare il vero senso alle parole ,la foto naturalistica e' esattamente cio' che dice Massimiliano, tutto l'altro avra' la sua dignita' ma non è fotonaturalistica, semplice no? |
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inviato il 06 Luglio 2026 ore 21:10
La definizione di fotografia naturalistica è estremamente soggettiva. I concorsi fotografici hanno provato a regolamentarla ma raramente le diverse associazioni (FIAP, PSA, ec.ec.) hanno raggiunto una condivisione piena di definizioni e delle relative regole e queste regole comunque hanno subito continue modifiche. I temi più controversi sono stati l'accettazione o meno di foto scattate in zoo o comunque in ambienti dove gli animali sono in cattività e l'inclusione di elementi di presenza umana nella foto (famoso e molto discusso l'esempio di una foto di un fagiano squalificata in ambito PSA perchè su di un albero era visibile il numero verniciato del sentiero dove era stata scattata la foto). Queste definizioni, peraltro, sono state giudicate da molti troppo permissive e taluni, come Grohman ha ricordato, ritengono che solo le foto scattate ad animali pienamente liberi e nel loro ambiente naturale possano essere considerate foto naturalistiche. Alcune riviste, ancor più restrittive, accettano solo foto che sono state scattate nella certezza di non aver procurato alcun danno o fastidio agli animali fotografati (tipico esempio l'uso del flash). Per contro, altri vorrebbero una definizione quanto più ampia possibile ,anche con riferimento alle condizioni economiche che caratterizzano queste tipo di foto. Molti sono quelli infatti in grado di scattare una foto allo zoo con qualsiasi mezzo fotografico, pochi sono quelli in grado di disporre di teleobiettivi e corpi macchina particolarmente costosi e di fare viaggi anch'essi piuttosto costosi (basta pensare a quanto costo fotografare un gorilla in Uganda). In sostanza, per le mie attività fotografiche la soluzione che ho adottato è fotografare quello che piace e nel modo che piace e cercare di rendere coerente lo scatto ottenuto con quelli che erano gli obbiettivi dello scatto stesso. |
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inviato il 07 Luglio 2026 ore 7:52
“ la foto naturalistica e' esattamente cio' che dice Massimiliano „ Per quel che riguarda il mio modo di praticare amatorialmente la fotografia naturalistica la penso come voi. Però intendo specificare che, per come la interpreto, non frequento certi siti organizzati, non solo per questioni etiche, ma sopratutto perché ricerco una maggiore soddisfazione personale. Non mi riesce di individuare un confine così netto tra il nostro modo di intendere la fotografia naturalistica e quello di chi frequenta ambiti in qualche forma organizzati. Tra la fotografia totalmente wild e i capanni sloveni esistono delle situazioni intermedie. Certe oasi, ad esempio (mi viene in mente l’isola della Cona), dove non si attira la fauna con cibo o altri metodi simili, però esistono postazioni create da altri, disponibilità di informazioni, percorsi facilitati e magari anche comodi bar/ristoranti/parcheggi, come si collocano? Come definiamo tutta la fotografia naturalistica non praticata dall’integerrimo fotonaturalista che cammina per ore, si apposta per giorni, eccetera? Ritrattistica animale? Mah, non sono sicuro che sia possibile stabilire un confine netto. |
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inviato il 07 Luglio 2026 ore 8:43
Secondo me cercare di dare una definizione di fotografia naturalistica in base ai parametri da te citati è solo un esercizio di stile. L'unico limite è dato da cosa è lecito o no fare. Da quale danno (piccolo o grande) può arrecare al soggetto un'azione che intraprendiamo. A tal proposito leggo e sento spesso (ed è apparso anche in questa discussione) di limiti autoimposti, di etica "variabile"...in realtà (piaccia o meno a noi fotografi) i limiti entro cui dovremmo stare sono molto più oggettivi di quanto noi pensiamo. Tutto ciò che si muove al di fuori del sopra citato perimetro vive nel campo delle opinioni, per cui ognuno può dire la sua. Per come la vedo io la fotografia ha un senso (oggi più che mai) se prova a raccontare qualcosa...anche qualcosa di minuscolo, ma qualcosa. Andare da slovenian bears per fotografare orsi che mangiano mais certamente è una di quelle situazioni in cui di racconto naturalistico c'è zero. A me non intriga, non dice niente. E questo al pari degli (esteticamente) bellissimi ritratti di passeriformi alle mangiatoie, giusto per fare un altro esempio. Ma ovviamente tutto questo resta nel campo dell'opinione. |
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inviato il 07 Luglio 2026 ore 10:18
Si può senz'altro concordare che la definizione di fotografia naturalistica è fluida (termine abusato ma qui utile) e soggettiva. Dal punto di vista pratico, le foto degli orsi dai capanni potevano essere utili per aver qualche riconoscimento in un concorso fotografico; oramai neanche più questo, perchè si tratta di foto viste e riviste. Possono essere un'occasione di scatto per anziani come me (75 anni) che non possono più fare lunghe camminate nei boschi e quindi si devono accontentare. Certo, 20 anni fa non sarei mai entrato in un capanno a pagamento. Comunque, pensiero strettamente personale, pagare riduce l'emozione e anche la soddisfazione di uno scatto, specie per quelli che dichiarano onestamente dove e come è stato realizzato. Purtroppo, c'è anche chi, basta girare su internet, su uno scatto da capanno monta su una storia di avventura, sacrificio e rischio apparentemente eroica quanto sostanzialmente falsa. |
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inviato il 07 Luglio 2026 ore 10:51
Quando un foto amatore mette in primis il proprio giudizio e non fa caso alle classificazioni degli altri, che sia classificata foto naturalistica o meno poco gli importa, se ha provato gusto e soddisfazione personale nel portarla a casa il traguardo è stato raggiunto e il resto è tutta roba extra di banale contorno. |
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inviato il 07 Luglio 2026 ore 11:43
“ Purtroppo, c'è anche chi, basta girare su internet, su uno scatto da capanno monta su una storia di avventura, sacrificio e rischio apparentemente eroica quanto sostanzialmente falsa. „ Quelli che romanzano sono uno spasso, magari in Africa con lodge 5 stelle e ranger che ti portano a 5 metri da Leopardi e leoni; ma loro te la raccontano come se fossero i primi esploratori della zona, pur amando l’Africa queste cose sono ridicole a dir poco. |
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inviato il 07 Luglio 2026 ore 14:28
“ Quando un foto amatore mette in primis il proprio giudizio e non fa caso alle classificazioni degli altri, che sia classificata foto naturalistica o meno poco gli importa, se ha provato gusto e soddisfazione personale nel portarla a casa il traguardo è stato raggiunto e il resto è tutta roba extra di banale contorno. „ Direi di essere parecchio d'accordo con te. |
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inviato il 07 Luglio 2026 ore 15:50
“ Quando un foto amatore mette in primis il proprio giudizio e non fa caso alle classificazioni degli altri, che sia classificata foto naturalistica o meno poco gli importa, se ha provato gusto e soddisfazione personale nel portarla a casa il traguardo è stato raggiunto e il resto è tutta roba extra di banale contorno. „ In linea di massima sono d'accordo con questa affermazione, che è la base essenziale per fotografare e per trarne soddisfazione. Trovo solo, per quello che mi riguarda personalmente , che può avere due piccole limitazioni: può sembrare un affermazione statica e autoreferenziale. Statica perchè si riferisce ad un attimo della singola foto, ma la mia aspirazione è realizzare nelle foto che scatto un continuo miglioramento, perchè è proprio il migliorarsi che dà la maggiore soddisfazione; autoreferenziale perchè il confronto, diciamo con la comunità fotografica nel suo insieme o come si vuole comunque definire, è un elemento essenziale del miglioramento. Quest'ultimi due punti possono non essere essenziali, ma non sono neanche banali. |
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inviato il 16 Luglio 2026 ore 9:44
per dire, Stefano Untenthiner ha praticamente iniziato la sua fantastica carriera di fotografo naturalista proprio fotografando gli orsi da un capanno, attirati tramite foraggiamento. Premesso che gli orsi foraggiati sono nel loro ambiente naturale, premesso che oltre a foraggiarsi, se sono tranquilli, poi hanno comportamenti assolutamente naturali, premesso che anche nei capanni percepiscono benissimo la nostra presenza, il punto è che per certi animali considerati pericolosi, a volte è meglio, entro certi limiti, traformare 10 esemplari in un business per salvarne 1000, piuttosto che sperare nell'utopistica pacifica convivenza con l'uomo. |
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inviato il 16 Luglio 2026 ore 21:33
“ A latere di questa discussione „ più che collaterale mi sembra che il discorso fatto da Menis sia decisamente centrale, considerate le polemiche iniziali |
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inviato il 16 Luglio 2026 ore 22:45
“ il punto è che per certi animali considerati pericolosi, a volte è meglio, entro certi limiti, traformare 10 esemplari in un business per salvarne 1000, piuttosto che sperare nell'utopistica pacifica convivenza con l'uomo. „ Li non ci sono mai andato e mai ci andrò di sicuro, ma a parte questo li più che salvaguardia e altre colorate fantasie io vedo cassetto bello ampio che si apre pronto ad accogliere i fogli da cento denari, anche perché nello stesso stato e non in presenza dei fotografi quando parte l'ordinanza e il numero stabilito viene usato un differente teleobiettivo, quello con la crocetta interna e sempre con l'uso di capanni, mele e mais. E anche in questa differente pratica il protagonista è sempre il solito cassetto raccogli verdoni. Magari questo lo sanno già tutti.......ma magari no, chissà. Ci sono i listini da consultare tanto per dire. |
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