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“ Alex90 perdonami ma... Con esposizioni lunghe e mosso ottieni foto vere? Lo sfocato è vero come lo vedi? O deformi come grandangolo? „
Tutto ciò che esce dalla macchina può essere considerato VERO. Le scie delle automobili fotografate di notte e la sfocatura di un teleobiettivo io le considero VERE perchè uscite così dalla macchina, spontaneamente.
Ho letto quasi tutta la discussione e concordo con gli interventi di Caterina, Fortunato, Memy, Paco. Credo che la questione si basi essenzialmente sull'annoso desiderio di definire i tratti distintivi dello specifico fotografico. In sostanza si tenta di rispondere alla domanda: cos'è la fotografia? Se la domanda diventa poi "cos'è la VERA fotografia?" le cose si complicano ulteriormente. Se tutta la critica mondiale non ha ancora trovato una risposta definitiva a queste domande, direi che noi qui possiamo tranquillamente passare oltre. Ritengo però interessante, anche per chi si occupa di fotografia amatoriale, cercare di concentrare l'attenzione su alcune discriminanti che ci permettano di superare l'inutile diatriba tra fotografia analogica e digitale, tra pro e contro Photoshop. La prima discriminante ritengo sia l'inganno. Quando un fotografo, artatamente, inganna lo spettatore facendogli credere vero quello che non lo è, entra in un terreno eticamente non accettabile. E questo vale a prescindere dal mezzo (analogico, digitale, C.O. o Photoshop). Il peso dell'inganno avrà, ovviamente, valenza diversa a seconda se perpetrato sui generi che si fondano sulla documentazione (fotogiornalismo) fino a stemperarsi del tutto nella fotografia creativa. Alla base ci deve essere un patto tacito tra fotografo e spettatore sulla sincerità di intenti per quanto andiamo a rappresentare. Questo consente di focalizzare il giudizio critico sul solo valore intrinseco dell'immagine e sulle sue finalità. Il suo peso espressivo, se c'è, sarà in stretta correlazione con il suo scopo: documentaristico, estetico, creativo etc. Appare chiaro che, sgombrato il terreno dall'inganno, la polemica finisce per sgonfiarsi da sola. Non resta dunque che concentrarsi sull'unico aspetto importante della questione, aspetto necessario per consentirci di formulare un giudizio critico: la realizzazione finale, sia essa analogica o digitale, C.O. o Photoshop, è coerente e funzionale con la "mission" dell'immagine? Non si tratta di valutare la "quantità" di elaborazione, ma la sua qualità e coerenza con il pensiero espressivo del fotografo. Il problema non è quindi quello di trovare i "giusti" limiti alla PP: a mio giudizio si può fare di tutto. La vera questione è non confondere i fini con il mezzo finendo per farne un uso prettamente strumentale. Ed oggi più che mai, la potenza dei mezzi a disposizione ed un certo cattivo gusto imperante, rischiano di "distrarre" il fotografo da ciò che veramente conta nella fotografia di qualità: il pensiero espressivo e la sua coerente consapevolezza.
user80653
inviato il 21 Novembre 2015 ore 12:13
“ Alex90 permettono di dire che le lunghi su specchio dan fastidio come suono. „
Non ho capito.
user39791
inviato il 21 Novembre 2015 ore 12:13
user46920
inviato il 21 Novembre 2015 ore 12:14
... mi son perso qualcosa ???
Ho letto Gardin dire una cosa seria, molto seria, che riguarda un concetto molto importante, legato alla nostra società e alla fotografia.
- mi sono perso qualcosa, saltando direttamente fino a pag 12 ??? - c'è stato qualche commento interessante ???
No solite discussioni su chi è convinto che sia tutto reale quello che esce da macchina e chi no. Quelle che abbiamo già fatto con stesse argomentazioni
Penso che GBG voglia lanciare un altro messaggio che va oltre al mero "le foto che faccio io sono vere, le foto photoshoppate sono false". Credo che questo messaggio sia: è giusto che il mezzo fotografico abbia dei limiti. Il confrontarsi dell'artista con questi limiti genera una grande forza espressiva e genera arte, comunicazione. Quando il tuo mezzo non ha limiti la fotografia è solo una celebrazione del mezzo. Ma l'arte è la lotta di un uomo contro i propri limiti, trasfigurata nella lotta dell'artista contro i limiti del suo medium.
“ è giusto che il mezzo fotografico abbia dei limiti. „
Ma è la natura dell'uomo cercare di superare sempre i limiti che un oggetto ci impone, si chiama progresso. Secondo questo ragionamento allora non si sarebbe mai dovuto andare oltre al dagherrotipo.
Ottima l'analisi di Jeronim! Io mi accorgo che ogni volta che osservo una fotografia digitale la prima cosa che faccio (e mi viene spontanea!) è indagare sugli smanettamenti e quantificare su cosa e in quale misura il fotografo è intervenuto in post, cosa ha aggiunto o cosa ha tolto, se ha solo intensificato o se invece ha stravolto. Questo immediato bisogno di indagare che, ripeto, mi sorge spontaneo, lo si può riassumere in una sola parola: diffidenza. Non è una cosa buona per la fotografia osservare con diffidenza. Questa diffidenza non l'avevo mai provata in era analogica.
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