|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 12:47
Voglio fare un esempio su 2 mie foto scattate nella stessa giornata nel solito evento che è quel Manicomio di Lucca Cosplay e fatte vedere al club con commenti degli astanti.

 La prima l' hanno commentata tutti, è piaciuta grazie alla beltà della ragazza ed alla accattivante PP. La seconda dopo un imbarazzante silenzio è stata commentata solo dai vecchi fotografi come me che si sono fatti le ossa a pellicola e prima dell' arrivo di internet. Che hanno imparato dalle riviste, dai libri e dal club. Quel giorno ho cercato anche di dare un senzo all' evento oltre a fare le solite foto che fanno tutti come la prima. Nella seconda si vede un tipo di difficoltà che incontrano i cosplayer, il prepararsi in mezzo alla strada con l' aiuto di amici/fidanzati e con strumenti ridotti al minimo. il mini specchietto per posizionare la parrucca. IMHO è questa differenza che vuol dire Benedusi I miei 2 cent |
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 12:49
Io credo che ogni linguaggio, ogni mezzo espressivo, dovrebbe avere sempre almeno due livelli: il primo dovrebbe essere comprensibile possibilmente a tutti pur nascondendone un'altro intimo, profondo, colto, studiato. E' estremamente difficile fa convivere i due livelli piuttosto che esasperarne uno solo ma in questo sta il vero genio. La gioconda ne è forse l'esempio più tipico. Tutti si sono soffermati sulla bellezza estetica del dipinto lasciando ad esperti di tutta la storia il dubbio sul sorriso enigmatico. Rubbia è un premio Nobel ma riesce a spiegare il concetto delle sue teorie anche ad un bambino. |
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 12:50
Dopo avervi seguito per tutte queste pagine, posso solo dire che apprezzo e condivido quello che ha scritto Settimio. Mi dedico alla fotografia da poco e questa bellissima discussione mi ha fatto riflettere su quello che mi piacerebbe fare con la fotografia. Ho rivisto le mie foto e le ho cancellate quasi tutte. Ne ho tratto spunto per iniziare da capo, con un nuovo approccio e con una maturità diversa. E per questo non posso che ringraziare Settimio Benedusi, perchè da oggi la mia fotografia sarà diversa, spero migliore, ma sicuramente diversa nel modo in cui voglio approcciarla. Buon proseguimento. |
user25280
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 13:36
“ La prima l' hanno commentata tutti, è piaciuta grazie alla beltà della ragazza „ Su questo non ci piove, una bella mora con due bocce cosi non puo che piacere a tutti. “ La seconda dopo un imbarazzante silenzio è stata commentata solo dai vecchi fotografi come me che si sono fatti le ossa a pellicola e prima dell' arrivo di internet. Che hanno imparato dalle riviste, dai libri e dal club. Quel giorno ho cercato anche di dare un senzo all' evento oltre a fare le solite foto che fanno tutti come la prima. Nella seconda si vede un tipo di difficoltà che incontrano i cosplayer, il prepararsi in mezzo alla strada con l' aiuto di amici/fidanzati e con strumenti ridotti al minimo. il mini specchietto per posizionare la parrucca. IMHO è questa differenza che vuol dire Benedusi „ A parere personale, delle difficoltà che citi, del momento, dell'evento, del luogo, da quella foto non traspare assolutamente nulla, puo sembrare una foto di 2 turisti, 2 persone che hanno perso il treno, 2 persone con una valigia ferme in un luogo qualsiasi. Penso che il messaggio che vuole trasmettere Benedusi sia differente. Ripeto, parere personale. |
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 13:58
“ La prima l' hanno commentata tutti „ Qui su juza e' a 0 commenti. Scusami, la prima esplicita due tette finte e un'espressione non proprio simpatica, se ha ricevuto commenti datti tu una ragione. La seconda, concordo con Steve, richiede troppa fantasia o una didascalia per essere capita. Non so cosa ci veda tu mettendoti nei panni di chi la osserva, non in quelli di chi l'ha scattata. Non penso abbia nulla a che vedere con il concetto espresso. |
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 14:04
“ Scusami, la prima esplicita due tette finte e un'espressione non proprio simpatica, se ha ricevuto commenti datti tu una ragione. La seconda, concordo con Steve, richiede troppa fantasia o una didascalia per essere capita. Non so cosa ci veda tu mettendoti nei panni di chi la osserva, non in quelli di chi l'ha scattata. Non penso abbia nulla a che vedere con il concetto espresso. „ La penso allo stesso modo...la seconda non mi trasmette nulla...se non mi avessi detto che era scattata al Lucca Comics l'avrei scambiata per una foto rubata alla fermata di un bus... Ciò non vuol dire che non abbia un qualche valore, per te... |
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 14:04
@Steve1169 grazie del tuo intervento qui sopra, perchè mi ha dato modo di riflettere su una cosa... La Fotografia è linguaggio, e un linguaggio è una CONVENZIONE (lo avevo già scritto) per definizione. Ora, per Miky nella sua seconda foto “ si vede un tipo di difficoltà che incontrano i cosplayer, il prepararsi in mezzo alla strada con l' aiuto di amici/fidanzati e con strumenti ridotti al minimo. il mini specchietto per posizionare la parrucca. „ Per Steve questo non traspare affatto: significa che c'è un problema di comunicazione. Il problema è che il messaggio della foto è diventato oggettivo e chiaro a tutti solo quando Miky lo ha scritto... ciò significa che per comunicarlo ha dovuto usare le parole, cioè un linguaggio. Allora vi chiedo: non è forse questa la prova che la Fotografia non è un linguaggio, perchè "vediamo le cose come siamo, e non come sono" (Cit.)? Non è che ognuno vedrà la stessa fotografia, ma ne trarrà la sua personale interpretazione, secondo le sue inclinazioni, la sua cultura, la sua esperienza? |
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 14:36
Secondo il mio punto di vista il concetto espresso da Settimio non fa una grinza, e non sembra così complesso. Complesso è invece DISIMPARARE a fare foto stupide, banali ed inutili. Disimparare delle regole è più difficile che imapararle, poichè abbiamo scattato nella maniera sbagliata e senza senso - forse - per troppo tempo. Difficile è chiedersi il PERCHE' prima dello scatto e pianificare un progetto su un tema per raccontarlo con le immagini. L'esempio dello Chef Massimo Bottura - che ho avuto anche modo di conoscere di persona - rispetto al Fast-Food (Mc Donald's) esprime esattamente questo concetto. Dietro ai piatti di Bottura c'è uno studio IMPRESSIONANTE. C'è una RICERCA, una SPERIMENTAZIONE. Come per Marchesi prima di lui ed Escoffier prima ancora, alle origini. Dietro ad un fast-food c'è poco o nulla. Così, dietro agli scatti di Robert Capa, per citare la foto nella discussione precedente, c'è LA STORIA... Dietro una comune foto "in bianco e nero" non c'è nulla: è INUTILE |
user46130
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 14:42
Miky ha dovuto spiegarlo perché il messaggio non era chiaro... Composizione e pdr secondo me non fanno trasparire il concetto di difficoltà. Scattata in modo differente sicuramente il messaggio sarebbe arrivato in modo chiaro e palese. È un semplice scatto fatto al volo, ma senza alcuna previsualizzazione di ciò che si voleva rappresentare, mi perdonerà l'autore ma mi sembra solo una foto buttata li (come quasi tutte le mie) |
user21398
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 14:52
|
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 15:03
Vorrei fare una piccola premessa: non ho alcuna intenzione di fare ironia o di criticare intimamente nessuno e sono il primo ad aver bisogno di imparare. Condivido al 100% il pensiero di Settimio, che stimo da tempo e saluto, così come quelle di Ares982, Jeronim e altri, ma riferendomi a casi diversi davvero non capisco come si possa porre come premessa la propria ignoranza fotografica ma allo stesso tempo si possa avere la presunzione di sminuire il lavoro e le considerazioni di chi ha dimostrato e dimostra ogni giorno di sapere perfettamente ciò che fa. Ho cercato il tempo necessario per la lettura attenta dell'enorme quantità di informazioni che queste decine e decine di pagine presupponevo contenessero, per rendermi conto dopo poco, che di informazioni utili ce ne sono piuttosto poche, a parte quelle espresse da chi ha davvero qualcosa da dire. Il resto delle pagine si limitano ad essere contenitore dell'inutile, di tesi sconclusionate ed infondate proclamate da chi intende difendere un'idea che non ha forma, anche se vorrebbe tanto l'avesse. Molto meglio l'atteggiamento nelle ultime pagine. Purtroppo ci sono troppi modi di intendere la fotografia e risulta, evidentemente, troppo difficile cambiare lunghezza d'onda. I tempi non ci aiutano, l'estrema fruibilità dell'apparecchiatura fotografica ha creato molta più "spazzatura" negli ultimi 15 anni che da quando la fotografia esiste, e la colpa è soprattutto da ricercare nella "facilità" di produzione dell'immagine (molto diverso dal concetto corretto di Fotografia). Ora una domanda: conoscete qualcosa che si ottenga facilmente e che non risulti poi essere inutile, immorale, brutta, oscena? Settimio probabilmente avrebbe usato (a proposito) il termine "merda" per il quale qualcuno si sarebbe risentito abbandonando addirittura la conversazione ma ci dimentichiamo che ogni giorno di "merda" ce ne sbattono in faccia ovunque, senza che nessuno ne risulti offeso, oppure perturbato. Anche le foto inutili e disgraziate rientrano a pieno titolo in questa categoria, e di quelle ne produciamo tutti (basta dare un'occhiata alle gallerie). Settimio è ligure e noi liguri abbiamo un modo di parlare abbastanza diretto ma assolutamente schietto, dopotutto è meglio chi la cita piuttosto di chi ce la spara in faccia, metaforicamente parlando, poi i gusti sono gusti. Ho apprezzato tantissimo l'intervento di Caterina Bruzzone che ha meravigliosamente fotografato il suo pensiero riguardo alla foto di paesaggio, nelle sue parole sono racchiusi concetti assolutamente sacrosanti oltre che di buon gusto. Qualcuno invece ha difeso meno coerentemente la fotografia di paesaggio chiedendo cosa sia in realtà una buona fotografia. Beh se entriamo in pizzeria una sera e vediamo uno scorcio di Portofino (spero non HDR) perfettamente fotografato, lo guardiamo e siamo anche (forse) piacevolmente attratti, ma quanto dura questa attrazione? Se la sera successiva siamo costretti a rientrare nello stesso ristorante, quella foto la riguardiamo? Probabilmente no perché non aveva nulla da dire la prima volta figuriamoci la seconda. Probabilmente quella NON è una buona foto. Con il digitale ci siamo tutti comprati il corredo da urlo, ci siamo fiondati alla ricerca dell'ultima meraviglia della tecnologia, ci siamo divisi in canonisti e nikonisti e abbiamo dilapidato un patrimonio di tempo a parlare del NULLA. Sapere i minimi dettagli sulle prestazioni dei vari sensori e non sapere chi è Stieglitz è come sapere tutto sul mondo Mont Blanc, averne magari una dozzina e non saper scrivere. Non solo, non preoccuparsi nemmeno di imparare a farlo. Certo, nella didascalia sotto il profilo è meglio aver scritto il corredo con nomi importanti come una bella Canon 5DMKIII o una Canon 1DX piuttosto che "Ugo Mulas: La Fotografia" oppure Roland Barthes: "La camera chiara" oppure ancora Roswell Angier: "Educare lo sguardo". Chi se ne frega dei libri, mi compro la 1DX e le foto vengono fuori da sole. Ora era per estremizzare il concetto, anche se poi non è nemmeno così tanto diversa la realtà delle cose. Ma come mai negli ultimi anni non è accresciuto il numero di pittori, scultori, violinisti o pianisti? Perché solo i fotografi sono nati come funghi in un autunno caldo e piovoso? Sarà mica perché lo studio necessario a produrre un olio su tela richiede anni e fatica? Sarà mica perché lo scultore è prima di tutto un artigiano e la fatica non piace a nessuno? Sarà mica perché prima di sapere tenere in mano un violino e produrre un suono che non faccia rabbrividire occorre dedizione ed enorme esercizio? Sarà mica che non abbiamo capito che la fotografia vera non la faremo mai se non capiamo prima di cosa stiamo parlando? Perché mai chi si occupa di Fotografia dovrebbe esonerarsi dalla conoscenza e dallo studio? Qualcuno ha ironizzato parlando di messia ma pensate che Settimio abbia smesso di studiare? Vi assicuro che sentendolo parlare vi fareste un'idea diversa. Andate a rivedervi il suo intervento alla triennale di Milano del 30 maggio del 2013, ci sono anche i video del suo intervento e andrebbero visti, così come andrebbero osservati i suoi lavori sul Corriere della Sera, ultimo quello del 15 agosto sulla Grande Opera di Verdi. Quella è fotografia, racconto, partecipazione. Quello è ciò che dovrebbe essere. E se lui è qui a spronare aspiranti fotografi, quantomeno lo ringrazierei. Un saluto a tutti, Emanuele ps. sono sempre prolisso ma scrivo, fortunatamente, di rado. Abbiate pazienza e se ho fatto qualche errore di battitura perdonatemi, ho scritto troppo e non rileggo perché, purtroppo, per me il tempo libero di oggi è finito. ciao |
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 15:09
@Settimio: non so se hai letto il mio intervento "due pagine fa"...purtroppo il trend è quello di emulare le foto più "in voga" del momento...ovvero modelle immerse nelle piscine o a spasso nei boschi, paesaggi dai colori ipersaturi e dalla nitidezza assoluta ecc...ecc... Il web ha aiutato in questo...da una parte ha reso accessibile a tutti la "fotografia" in senso tecnico...dall'altra ha alimentato le distanze da quello che la fotografia dovrebbe essere e rappresentare... L'esempio che ho fatto è calzante...andate a prendervi le statistiche e date un' occhiata a quelle che sono le foto più viste e più commentate... Io ho preso due mie immagini per generalizzare...ma l'esperimento si può replicare in altri millemila casi... |
user21398
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 15:10
|
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 15:12
“ Ma la verità è che non è vero che si diverte! Nessuno si diverte a fare una cosa inutile! „ Beh, perdonami ma questo non può essere vero e non per tutti forse. Io mi diverto a giocare a calcio balilla, che è assolutamente inutile, e mi diverto così come accetto che si possa divertire chi scatta le foto ai gattini o ai tramonti. Che poi non sia creativamente produttivo lo capisco bene ad affermare che una cosa inutile non possa essere divertente e PER NESSUNO tantopiù... |
|
|
inviato il 26 Agosto 2015 ore 15:12
E' sintomatico il fatto che, per uno Chef, un menù non è quasi mai un accostamento casuale di ingredienti e di portate una dopo l'altra senza senso (sarebbe solo un'insieme disomogeneo di molecole e - più in generale - di chimica). Non a caso uno chef scrive e dirige un menù come se fosse un PROGETTO, UN'ESPERIENZA, UN VISSUTO (Parole di Marchesi, mica mie ;) ), che si SINTETIZZA e conduce ad un RISULTATO (quello che portiamo in tavola). Così la cucina ha un suo LINGUAGGIO. Lo stesso avviene per la SCRITTURA e per la FOTOGRAFIA. Un menù ha un proprio CODICE, delle REGOLE ben precise. @Settimio Grazie, Anche se forse dovrei ringraziarti io per questo libro che consigliasti circa 2 anni fa www.benedusi.it/blog/ugo-mulas/ monumentale... |
|

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |