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“ In realtà si può avere una grande passione per la fotografia e scattare pochissimo. Magari sublimandola studiando grandi (o meno grandi ) autori, andando a mostre, al circolino di quartiere. Parimenti, avere lo scatto compulsivo non significa automaticamente avere una grande passione per la fotografia. Si può anche evolvere, io, ad esempio, ad oggi scatto pochissimo, ma non credo di avere meno passione per la fotografia rispetto al passato dove producevo molto di più. Ho solo più consapevolezza, della fotografia, dei miei limiti, del mondo che cambia. „
Le considerazioni inerenti sono partite da quello che ho indicato essere "un'ardente passione", ovviamente rivolta a coloro che la svolgono in maniera diretta in qualità di produttori di proprie immagini.
Ovviamente possono averne nella stessa misura (vedesi nelle figure di curatori e critici) ma che non hanno alcuna attività fotografica propria. Come pure semplici frequentatori di esposizioni, gallerie, libri e collezionismo ma che potrebbero benissimo scattare mai fotografie.
Quindi quanto da me indicato in precedenza riguardava la prima "categoria", ovvero quelli che vi si dedicano in prima persona nello scattarne, di foto.
E' cosa assai comune che più o meno tutti hanno avuto periodi alternanti dove hanno prodotto foto col contagocce nei periodi di maggior pausa o "distacco" potenzialmente dovuto a un'infinità di motivi, ma esulando dalle problematiche personali, di quotidianità o di vita, spesso e volentieri questo avviene quando appunto in tutti quei periodi tale passione affievolisce.
La compulsività comunque direi di non considerarla e non inserirla in questo ambito, perchè significa fondamentalmente altro.
“ Il titolo di una fotografia, a mio avviso personalissimo, è molto importante, e, sempre a mio avviso personalissimo, deve essere brevissimo, una parola, massimo due. „
Beh, il conteggio delle parole componenti con indicazione del numero massimo, questo francamente mi mancava.
Comunque vedendone un parallelismo e trasposizione in ambito cinematografico...
Lina Wertmuller in questo momento avrà un attacco di convulsioni dove purtroppo è attualmente ospitata.
Comunque quando la passione è forte, in genere diventa una molla irrefrenabile nei fotografanti, che spinge ad agire impugnando la fotocamera. Ma anche i "cavallettisti" sono compresi in questo.
Tra essi abbiamo ora ben chiaro che questo non riguarda però il Rombro essendone esente, il quale a sua volta con tutta probabilità è dotato di spessa pelle squamosa e verdastra, dotato di connessioni astrali con le quali si sintonizza solo 3 o 4 volte l'anno.
Non so se ci sia ancora qualcosa da dire dopo una discussione così lunga. Rispondo ovviamente soltanto per me: dopo anni in cui mi sono sforzato di dare titoli originali, arguti, in italiano o in inglese, espressivi, umoristici e così via, semplicemente mi sono stancato e le lascio "senza titolo" (le mie foto sono figlie di NN? Può essere: ma i cani ×, com'è noto, sono i più intelligenti). Ogni tanto do ancora qualche titolo, ma una volta su 100. Forse in questo gioca anche il fatto che mi capita di vedere qualche titolo straordinario, ma molto più spesso titoli raccapriccianti (vogliamo parlare dei puntini di sospensione?) o semplicemente banali, magari messi su immagini meravigliose. Certo, poi è vero che quello che fanno gli altri non dovrebbe condizionare e anche che, essendo su un forum e non in una mostra fotografica, il titolo in qualche modo influisce. Ma dopo un migliaio di "Riflessioni" piazzato sotto una modella allo specchio o analoga immagine, ti cadono le braccia (per limitarci all'espressione corretta). Magari tra un po' cambierò idea.
P.S.: non ricordo più chi l'ha detto, ma anche a me piace conoscere i luoghi. Quando mi ricordo li metto in didascalia (chiedo venia per quando non l'ho fatto), perché le volte che ho provato ad aggiungere un luogo che mancava nell'elenco predefinito ho rischiato di impazzire. Penso di aver capito che chi l'ha realizzato abbia cercato di selezionare soltanto i luoghi "meritevoli" e di impedire una proliferazione incontrollata, ma così è veramente scoraggiante.
Come ho già scritto, mettere nel titolo il luogo fotografato o il nome della persona, ritratta, di un evento storico, del suo lavoro, dell'animale, etc, la trovo un'azione "neutra" che può anche aiutare gli altri in una ricerca. Ma tranne qualche raro caso in cui originalità e riferimenti culturali oppure storici possono intrecciarsi, quasi sempre mettere un titolo è operazione tesa a soddisfare soprattutto sé stessi, quindi un po' inutile se non per il fotografo che lo ha partorito. Operazione, anche se superflua, ovviamente assolutamente lecita
Si precisa che oltre soddisfare quanto richiesto dal richiedente...
in realtà lo stesso svolge la funzione di titolo, ovvero quello che gli avrei dato io, in perfetto e adorabile Wertmuller-style. Per l'impagabile gioia del Pollastrini.
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