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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 10:42
“Il tuo lavoro e' OSSERVARE CIO CHE ACCADE e fissarlo in una immagine.” ********** Non credo proprio valga per tutti. |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 10:46
“ Non credo proprio valga per tutti. „ se sei fotografo si...vale per tutti. Altrimenti sei altro. |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 13:31
Secondo me stai limitando in maniera insensata la fotografia Io non fisso un momento lo creo così come tanti autori e si faccio fotografia quindi direi che non vale per tutti anzi non vale per tanti. Considerando anche che la reportagistica é in crisi da tempo e per sopravvivere é dovuta passare a musei e gallerie con foto monumentali e iconiche ( abbiamo parlato più volte delle madonne del Word press photo ) anche lì si é passati alla costruzione e meno all'improvvisazione. Anche perché diciamocelo é inutile inseguire il passato e riprovare a fare bresson e gli altri autori del periodo che bazzicavano in un modo o nell'altro Parigi che era un po' il centro del tutto Ci sono già stati |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 14:07
Intendiamoci.. Non limito la fotografia: cerco solo di riequilibrare il rapporto tra cattura di un momento reale e sua costruzione. Nessuno invoca un ritorno a HCB e compagni – acqua passata. Loro erano maestri nel cogliere l'istante decisivo nel caos reale, non per caso. Oggi AI e post-produzione creano immagini potenti, ma l'improvvisazione resta l'arma segreta per l'autenticità. Hai ragione: la reportagistica si riduce a "monumenti". Ma questo accade proprio perché ultimamente era troppo costruita. Siamo fotografi, non pittori. La fotografia è un contenitore da riempire con realtà filtrata, non inventata: inventare uccide il suo scopo. Il fotografo sceglie e sottolinea il momento, preservandone la sincerità apparente. Quando "costruisci" (come nello still life, pura finzione), sovrasti e soffochi l'essenza fotografica. Produci una immagine bella ma falsa. Percepita inconsciamente come di minor valore. edit: l'improvvisazione resta essenziale per l'autenticità – pensa a Webb o Pellegrin, che fondono caos e controllo. Creare o catturare? I grandi fanno entrambi. Nelle tue foto, quanto conta l'improvvisazione contro la "costruzione" ? |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 14:39
stai banalmente riportando tutto a Neue Sachlichkeit senza secondo me considerare molto di quello che c'è stato nel mezzo Per me è chiaro che se si punta solo all'estetica AI presto vincerà e non ci si scappa. E' un altro il territorio su cui concentrarsi e quel territorio è l'autorialità, il racconto nel tempo studiato, l'estrarre qualcosa di significativo oltre la mera estetica, oltre l'immagine classica. E qui che nasce la preparazione, l'idea e l'autore e è questa per me l'unica strada possibile e percorribilie. Anche a livello reportage, è più onesto il ragazzino con il cellulare, non è imitandolo che si compete è facendo un racconto diverso, quello semplice c'è già o lo fa meglio il cellulare in modo anche più immediato |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 14:54
“ stai banalmente riportando tutto a Neue Sachlichkeit senza secondo me considerare molto di quello che c'è stato nel mezzo „ direi di no. Non e' stato centrato il punto chiave. Nessuno sostiene che si debba imitare il ragazzino con il cellulare. Anzi. Bisogna pero' prendere atto che il cellulare va nella direzione di una fotografia piu spontanea ed equilibrata. Istantanea ed improvvisata. In definitiva POP. Fotografi che filtrano realtà, non pittori che inventano. Il cellulare insegna: meno artificio, più istante sincero. Una ottima base di partenza per scaricare un altro carico da novanta. Su cui si sviluppera' la fotografia autoriale in futuro. L'A.I. |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 15:03
e invece l'ho centrato, usare i cellulare e usare un'estetica più contemporanea, quele è la differenza? l'autorialità e l0idea rispetto a scatti casuali . Lo ha fatto Shore, ma secondo me perdendo molto, non è incisivo come lo è stato in passato. Lo hanno fatto una coppia di autori orientali, hanno documentato la loro relazione con foto pensate per istagram, con un racconto forte e un'estetica adatta, solo che le foto di partenza erano a pellicola Lo fanno tanti autori, dmitry markov lo faceva con i ragazzi e lo ha usato anche nel suo lavoro da giornalista per varie ragioni. Qualcuno ha detto che c'è una potenziale mostra di juergen teller nel cellulare di ognuno di noi. Se si resta a imitare la spontaneità del cellulare e il suo linguaggio per me hai già perso non sarai mai così spontaneo e non avrai nemmeno un lavoro davvero forte alla fine. Io la vedo così, ma non voglio insistere e tediare ancora gli altri lettori del topic, ho monopolizzato anche troppo |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 15:11
Si, stiamo monopolizzando il 3d. e chiedo scusa agli altri. “ Se si resta a imitare la spontaneità del cellulare e il suo linguaggio per me hai già perso non sarai mai così spontaneo e non avrai nemmeno un lavoro davvero forte alla fine. „ probabilmente hai ragione. Anche se credo che poi, alla fine, quello che conti davvero sia una sorta di narrazione all'interno della fotografia. Perche' se tu avessi davvero ragione, tra cellulari,telecamere ad alta definizione ovunque ed AI, significherebbe che la fotografia come la conosciamo e' defunta. |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 15:13
Defunta no ma ha bisogno di cambiare molto, forse quanto è cambiata la pittura con l'avvento della fotografia e non sarà per me un cambiamento indolore e non si capirà bene la direzione se non con il tempo. Ma mi incuriosisce quello che dici e se mai pubblicassi qualcosa mi piacerebbe vederlo |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 15:17
Per ora stiamo lavorando sulle gigantografie del prossimo salone a fine Marzo e ad una piccola pubblicazione che sara' distribuita ai clienti premium. Siamo drammaticamente in ritardo... (come al solito) Per fortuna lo stampatore fa miracoli. |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 15:37
Salt, il grosso inghippo di quello che dici risiede proprio qui: la sincerità, la spontaneità nel fotografare il mondo, come intento ideale è anche condivisibile, nei fatti ha sdoganato la mediocrità da cui siamo sommersi. E mi ricollego a quello che dicevo nel thread del Ferioli: pensare che il modo più "alto" di usare il mezzo fotografico sia quello di "cogliere l'attimo nello spazio e nel tempo" senza costruzioni, artifici o premeditazioni, è diventato il "credo" più basico e comune che vorrebbe giustificare l'oceano di inutile monnezza che vediamo quotidianamente. Quell'idea che dici, si è rivelata un'arma a doppio taglio perché ha fatto credere alle persone che bastasse uscire fuori di casa a fotografare il mondo per fare qualcosa di valido. Il risultato è che, come dicevo, non si fa altro che prendere la realtà come già data e ci si fa assorbire da tutti i cliché che attraversano la cosiddetta fotografia "spontanea". Quello che dice Matteo è corretto dal punto di vista dell'auspicazione: bisogna rendersi conto che l'idea romantica di fotografia "esci e fotografa il mondo" è ormai talmente satura e consunta che non si può far altro che sperare che ci siano sempre più persone che attivino il cervello prima di produrre qualcosa, in questo bagno di nullificazione. Ad un certo punto conta davvero poco il mezzo e le modalità. Il problema è profondo ed è radicato nella enorme difficoltà di saper sfruttare e guardare alle arti visive come qualcosa che ci serva a contrastare l'annichilimento cognitivo e culturale dilagante. |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 15:38
“se sei fotografo si...vale per tutti. Altrimenti sei altro.” ********** Ok, allora taccio |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 17:40
“ bisogna rendersi conto che l'idea romantica di fotografia "esci e fotografa il mondo" è ormai talmente satura e consunta che non si può far altro che sperare che ci siano sempre più persone che attivino il cervello prima di produrre qualcosa, in questo bagno di nullificazione. „ Beh, pero' anche questa moda di "costruire" la foto ha stuccato e stancato. Con la differenza che non serve "sperare in più cervelli". Il cellulare arma l'improvvisazione pura , producendo più segnale che rumore rispetto a still life o AI generici. L'autorialità emerge semmai dall'output massiccio, non da filtri mentali e costruzioni di immagine complesse. Miliardi di scatti quotidiani non annegano nulla, ma democratizzano l'istante, rendendolo flusso vitale contro l'estetica costruita dell'immagine autoriale. Ultimamente ho scattato moltissimo in concerti, l'ho fatto senza avere una commessa, proprio per lavorare in modo autonomo su questa idea. il ragazzino al concerto batte il professionista posato proprio perché spara senza pensare. Ma il ragazzino, a differenza del professionista, ha a disposizione un filtro potente che lo corregge e ne seleziona il prodotto: L'algoritmo. Uno strumento efficace che determina il valore POP dell'immagine facendola diventare virale. Si tratta di un vero e proprio filtro darwiniano che genera picchi virali e narrativi. In sintesi e' evoluzione allo stato puro. Esplosivo. Istinto puro, estratto dal social che ne determina i vincitori assoluti ed autentici. Se vogliamo e' l'evoluzione del famoso:" 3 buone su trentasei" |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 17:45
Salt, ma ti droghi o stai trollando? |
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inviato il 19 Gennaio 2026 ore 17:46
“ Ok, allora taccio „ scusa non volevo azzittirti. Ma io faccio sopratutto still life e sono convinto del fatto che un fotografo realizzi una immagine partendo dal reale. Sono anche un produttore di immagini AI e produco schizzi e disegni a matita e pennarello, ma in questo caso non mi definisco un fotografo. |
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