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inviato il 07 Maggio 2024 ore 9:30
Come letto in vari post nelle ultime pagine anche per me scattare a pellicola porta solo alla stampa finale, niente intrusioni digitali, perché per me sono due campionati, due mondi diversi di cui vanno accettati i limiti (un po' come auto d'epoca e moderne, nelle prime non ho vetri elettrici e aria condizionata, per dire due cose ormai ovvie, però ho tutto il gusto di vivere un'esperienza di guida fuori dall'ordinario). Purtroppo, almeno per me, è dura, durissima stampare in proprio, mancanza di spazi e mancanza di tempo, e fondamentalmente dovrei reimparare pure l'intero procedimento perché lo feci da ragazzino con mio padre e non avevo certamente l'interesse e la concentrazione di ora. Quindi l'analogico per me resta svago e momento di fuga dalla quotidianità fatta di immagini digitali (è chiaro che con la velocità di oggigiorno se voglio condividere delle immagini utilizzo dispositivi moderni) infatti sono molto d'accordo con chi ha detto che anche il fatto che le immagini scattate vengano poi effettivamente viste molto tempo dopo lo scatto è un altro aspetto recuperato, e quindi diverso, del modo di fare e valutare le foto (si può fare anche in digitale: scattare, memorizzare e mettere tutto in una cartella sul PC andandola poi a riaprire e guardare le foto dopo mesi ma è difficile che succeda). Per quanto riguarda i costi anche per me l'unica speranza è che se l'interesse per questa miniporzione di mercato continua ad essere alimentato (non importa da quale categoria di persone) magari si inizi a vedere una diminuzione di prezzo in qualche parte dell'intero procedimento (rullini e stampa già sarebbe un passo avanti) ma fotocamere nuove a pellicola anche no (non voglio nemmeno immaginare i prezzi che avrebbero). |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 9:33
Infatti, @Angor, per me fare la scansione del B/N non ha molto senso né per stamparlo in digitale con inchiostri, ancora meno per poi guardare le foto a monitor; più che altro, può servire per una pressapochistica condivisione ( il caso delle foto postate). Sarebbe meglio stampare in camera oscura e farlo da sé. Per il COLORE la scelta è obbligata, data la difficoltà di reperire laboratori che stampano con metodi tradizionali e, soprattutto, a prezzi umani: si finirebbe per fare una stampa in modo molto saltuario. E penso che nessuno dei partecipanti a questa discussione stampi da sé in camera oscura il colore.Il B/N, invece, è fattibile, anche se davvero pochi lo fanno.. Quindi, ci sono delle tappe obbligate, e la scansione ( spessissimo approssimativa) lo è |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 9:38
“ La ZM fu prodotta da Cosina. „ Rimane comunque una splendida fotocamera a telemetro di produzione giapponese. Costasse 500 Euro di meno nell'usato l'avrei già acquistata. Ma ha un prezzo che si avvicina un po' troppo alla Leica M6. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 9:52
“ si può fare anche in digitale: scattare, memorizzare e mettere tutto in una cartella sul PC andandola poi a riaprire e guardare le foto dopo mesi ma è difficile che succeda „ a me capita spesso, ho indietro un paio di cartelle di foto da "sviluppare" ancora del 2023....onestamente ho notato che comunque non mi da quella emozione che, invece, ricordo che mi dava andare a ritirare le foto dal fotografo o, per assurdo, aprire la busta di foto digitali stampate. Credo che questa emozione sia legata al "maneggiare" fisicamente la foto, piuttosto che derivare dall'attesa del risultato. Infatti, la mia più grossa tentazione sarebbe proprio quella di vedere e gustare stampe b/n ottenute solo con processo chimico. Però è troppo complicato. Più che la digitalizzazione, secondo me come dice anche Claudio, forse sarebbe tutta la parte di gestione delle pellicole e della stampa che avrebbe bisogno di essere risemplificata e che adesso costituisce il maggior freno a chi vorrebbe riprovare questo mondo. Ho persino ancora un rullino B7N mezzo esposto in una delle due macchine...ormai non ricordo nemmeno che scatti avevo fatto. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 9:57
Comprendo ed in parte condivido anche l'opinione di chi critica la conversione in digitale della pellicola. Inviterei a provare però... se guardate nelle mie gallerie vi sono diverse foto (brutte, abbiate pazienza...) che ho stampato inkjet ed il risultato è molto gradevole. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 9:58
“ chiedo a chi scatta a pellicola, perchè a me pare impossibile che un fotografo che fa questa scelta, poi abbia come scopo quello di condividere le scansioni su un social, peraltro magari 10 giorni dopo averle scattate. „ lol, 10 giorni, fai più 10 mesi quando va bene. ma d'altronde ho anche le foto digitali delle vacanze del 2020 che sono solo importate in lightroom senza mai averle toccate o guardate, quindi non è certo quello il problema. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 10:01
Quindi suppongo che tutti quelli che dicono "no alla scansione per la visione a monitor degli scatti" stampino tutti i fotogrammi! Oppure si limitano a guardarli tramite i piccolissimi provini o osservando le pellicole con la lente (auguri nel caso di negativi!) perdendosi così l'opportunità di visionare e godere di scatti che magari non stampano (e mica si può stampare ogni fotogramma, per questione di costi e spazio)? Oppure di godere dei minuti particolari (immaginate un paesaggio ricco di dettagli) che sarebbero visibili solo in una foto mooooolto grande. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 10:02
“ fai più 10 mesi quando va bene „ Già |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 10:17
senza polemica, chiedo in modo sincero cosa si dovrebbe apprezzare A MONITOR di quelle 2 foto postate in b/n (2 perchè l'eclisse è un soggetto particolare)...in particolare, posso immaginare che stampate in chimico, magari almeno un 20x30, abbiano una profondità di nero e sfumature che in digitale sono impossibili da ottenere. Ma viste su monitor, cosa dovrei vedere di diverso da quanto ottenibile smanettando con i filtri di una normale foto digitale? ********************* La tua non è una polemica caro Angor, è la triste realtà. Il problema della fotografia chimica è che essa è concepita per una visione che di fatto prevede, anzi pretende, una certa prossimità fra chi mostra e chi osserva. In questo modo, FORSE (perché non è affatto scontato che 1) la ripresa, 2) lo sviluppo e 3) la stampa siano eseguite alla perfezione) si potrà godere di tutte quelle sfumature, chiaroscurali o cromatiche, che sono ripiche di una stampa chimica fatta come Fotografia comanda. Ovvio che queste esigenze STRIDONO con l'abitudine moderna di avere tutto in rete e in tempo reale... quindi una persona saggia non posta in rete fotografie chimiche... e così facendo si rassegna al più totale, direi assoluto anonimato. Se rifiuti l'anoninato digiti alla meno peggio i tuoi negativi/pisitivi e posti... ma non puoi certo pretendere che tutto quello che tu hai infuso in quella stampa, ammesso poi che tu ce l'abbia instillato per davvero, risalti PERFETTAMENTE in una innaturale (vista la natura chimica dell'originale) visione a monitor. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 10:25
io invece credo che la digitalizzazione di una pellicola (specialmente grande formato) sia un processo che puo' aggiungere moltissimo alla fotografia. E' una tecnica che, se ben fatta, permette risultati migliori rispetto alla semplice fotografia digitale o alla stampa chimica. premetto che parlo di medio e grande formato perche' non sono mai riuscito ad ottenere risultati decenti dal 35mm. Ma sono estremamente soddisfatto dalla qualita' raggiunta da alcuni scatti in pellicola poi digitalizzati. E' una via che consiglio di esplorare perche puo' dare enormi soddisfazioni. Spesso sono arrivato vicino ad acquistare un PHASE ONE da appendere alla mia hasselblad. L'ho persino provato, ho anche provato un dorso kodak. Ho sempre preferito tornare alla pellicola piu digitalizzazione, per questi motivi: Con il costo di un phase one ed il suo aggiornamento nel tempo compro decine di rullini. Un rullino e' qualcosa di tangibile che resta. Un libro con tutti i negativi ben allineati nei fogli di pergamina e' un opera che nessun HD potra' eguagliare. Sviluppare in casa un negativo e' relativamente semplice e rapido. L'attrezzatura sta in un piccolo trolley e il processo si puo' fare ovunque. Non altrettanto si puo' dire della stampa chimica. Se digitalizzi correttamente hai a disposizione una immagine che e' diversa dalla stessa immagine ripresa con un piccolo formato digitale. per esempio... uno scatto 6x9 fatto con una linhof e' difficilissimo da replicare in digitale. Ma anche scatti eseguiti con l'Hasselblad in BN o in diapositiva risultano profondamente diversi se scattati in digitale. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 10:32
“ @Salt io invece credo che la digitalizzazione di una pellicola (specialmente grande formato) sia un processo che puo' aggiungere moltissimo alla fotografia. E' una tecnica che, se ben fatta, permette risultati migliori rispetto alla semplice fotografia digitale o alla stampa chimica. premetto che parlo di medio e grande formato perche' non sono mai riuscito ad ottenere risultati decenti dal 35mm. Ma sono estremamente soddisfatto dalla qualita' raggiunta da alcuni scatti in pellicola poi digitalizzati. E' una via che consiglio di esplorare perche puo' dare enormi soddisfazioni. Spesso sono arrivato vicino ad acquistare un PHASE ONE da appendere alla mia hasselblad. L'ho persino provato, ho anche provato un dorso kodak. Ho sempre preferito tornare alla pellicola piu digitalizzazione, per questi motivi: Con il costo di un phase one ed il suo aggiornamento nel tempo compro decine di rullini. Un rullino e' qualcosa di tangibile che resta. Un libro con tutti i negativi ben allineati nei fogli di pergamina e' un opera che nessun HD potra' eguagliare. Sviluppare in casa un negativo e' relativamente semplice e rapido. L'attrezzatura sta in un piccolo trolley e il processo si puo' fare ovunque. Non altrettanto si puo' dire della stampa chimica. Se digitalizzi correttamente hai a disposizione una immagine che e' diversa dalla stessa immagine ripresa con un piccolo formato digitale. per esempio... uno scatto 6x9 fatto con una linhof e' difficilissimo da replicare in digitale. Ma anche scatti eseguiti con l'Hasselblad in BN o in diapositiva risultano profondamente diversi se scattati in digitale. „ Con cosa digitalizza il 6x9? |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 10:36
“ Se digitalizzi correttamente hai a disposizione una immagine che e' diversa dalla stessa immagine ripresa con un piccolo formato digitale. per esempio... uno scatto 6x9 fatto con una linhof e' difficilissimo da replicare in digitale. Ma anche scatti eseguiti con l'Hasselblad in BN o in diapositiva risultano profondamente diversi se scattati in digitale. „ Lo dico da sempre, ma neanche io riesco a far passare questo messaggio. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 10:40
“ Con cosa digitalizza il 6x9 „ dipende.. con un vecchio scanner molto buono, e con una reprocamera adattata. Negli anni 80/2000 con la societa di elettronica facevamo in casa i circuiti stampati. Avevo un piccolo laboratorio in grado di produrre i fotoliti per l'incisione dei circuiti. Ovviamente erano attrezzi ottici estremamente precisi. Quando ho venduto la societa' ho tenuto alcune macchinette piccole che poi ho adattato. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 10:40
Si scannano per una differenza di 0,3 sulla gamma dinamica o su alcune lenti con un capello di resa diversa e poi non c'è alcuna differenza se una foto proviene da una scansione di negativo o direttamente da un sensore. Si chiamEREBBE onestá |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 10:42
Io sono di bocca buona e mi piace già il risultato ottenuto con il 35mm. Ora ho recuperato una Mamiya 645 e mi aspetto grandi risultati |
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