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Io penso che si fotografa essenzialmente per se stessi come memoria storica, e mediamente , tranne alcuni fanatici, tutti noi ci dovremmo considerare fotografi della domenica. Fotografando appaghiamo noi stessi, essenzialmente e personalmente sono contento quando nessuno mi considera, perchè vuol dire che nella mia mediocrità, mi distanzio dagli altri. La fama è partecipazione. Il nichilismo personale la vera essenza.
“ Mah non sono convinto, chi pubblica lo far vedere agli altri qualcosa, la cosa di fotografare per sé stessi mi sembra una favoletta „
Mah, non lo so Matteo. Io ho cominciato nel '79 e ho postato la prima foto in rete nel 2013 se ben ricordo. Se fosse, immagino mi sarei stancato prima
Ho scelto di non partecipare a contest, inviare foto a nessuno, non fare mostre anche se le occaisioni di certo non sono mancate. E il motivo è esattamente quel che tu dici: le mie foto semplicemente non valgono na mostra. Come il 90% di quelle che vedo esposte (atto peraltro assai più pretenzioso che postare foto su FB).
Trovo le fotografie in rete, qui piuttosto che su un social a caso, qualcosa di fondamentalmente innocuo. E anche un modo per avere scambi che diversamente non avresti l'occasione di avere. Può darsi he tu abbia ragione, anzi sicuramente ce l'hai. Ma credo che la valutazione su questo tipo di cose possa essere più sfaccettata
ah ma questo è il destino di tutto e di tutti, la vita come l'arte sono cose effimere, l'importante e non prenderle troppo sul serio. E le nostre piccole passioni, anch'esse vane, ci aiutano solo a sopportare questa verità.
E su questa amara riflessione ci sta bene un lento
Non fotografo più perché al momento, lo trovo un passatempo banale e sopravvalutato. Ma mai dire mai. Sicuramente domani mi sveglio.. e ho cambiato idea. Alle 08:00. Poi alle 10:00 avrò cambiato ancora.
“ le mie foto semplicemente non valgono na mostra. Come il 90% di quelle che vedo esposte (atto peraltro assai più pretenzioso che postare foto su FB).
Trovo le fotografie in rete, qui piuttosto che su un social a caso, qualcosa di fondamentalmente innocuo. E anche un modo per avere scambi che diversamente non avresti l'occasione di avere. „
stavolta hai letto tu nel mio pensiero, stavo per scriverlo io
"..............What holds much more value are the emotions and meaning that you put into your work. Do not be afraid of doing something that is not accepted by 'respected photographers' or that breaks the established rules……….Be honest and open with your audience – they will appreciate it."
Questo è uno che in fotografia ammette tutto come contenuti e come presentazione grafica.
Quindi secondo lui sono da presentare anche fotografie di bambini sbudellati, pornografia, gente che defeca, pattume di varia natura, la merda d'artista, immagini incomprensibili, etc. come contenuto, e stampe anche di merda dal punto di vista grafico.
Secondo quel fenomeno lì, va bene di tutto, presenta quello che ti pare e come ti pare, che te lo apprezzeranno.
Il mondo ha dei geni e gente che non vale nulla e, soprattutto, la vita è breve: è un segno d'intelligenza non solo capire, ed alla svelta, quali sono i geni e chi non vale nulla al mondo, ma e soprattutto, non perdere tempo con chi non vale nulla.
Alessandro in bel respiro e una buona rilettura, va bene la libera interpretazione della frase che decontestualizzata è generica, ma su non dire assurdità
Lui predica bene poi però va a fotografare sul baikal. Per rompere gli schemi lo sfiderei a cercare begli scorci anche in posti molto meno spettacolari. Li sta la difficoltà
“ Quindi secondo lui sono da presentare anche fotografie di bambini sbudellati, pornografia, gente che defeca, „
Che cosa c'entra? E' come dire " ah, sì le unioni civili tra persone dello stesso sesso? e allora vorrete anche la legalizzazione della pedofilia, necrofilia, ecc... ". No, non invento niente. E' un ragionamento che purtroppo ho sentito esporre da un docente di filosofia alla presentazione di un libro in una sala di Montecitorio.
“ mi pare che Mevdedev non parlasse di bambini sbudellati eccetera, ma che semplicemente invitasse a osare un po'. „
Ritornando alla frase iniziale, mi pare che il tema dell'opposizione fra emulazione conformista e originalità non stia su un piano tecnico (sono più originale se le faccio mosse e sfocate...). Credo che la soluzione vincente a questa opposizione sia da trovare rispetto ai contenuti che esprimiamo attraverso le fotografie.
Per usare le solite metafore, si può dire che spesso ci concentriamo sulla bella stilografica (lo strumento) o sulla bella calligrafia sulla pagina (la forma), piuttosto che sul contenuto delle nostre frasi. Non è partendo dalla forma che troveremo l'originalità.
Mi pare che la ricerca dell'originalità inizi molto prima dello scatto. È innanzi tutto una ricerca rivolta entro noi stessi. Si tratta di ascoltare la propria sensibilità, di darle spazio e opportunità di espressione concreta. Allora, poiché ognuno di noi è unico al mondo, l'originalità può (o non può...) scaturire da questo processo che ci porta ad "incontrare" i soggetti (le forme materiali del mondo) che ci aiutano ad esprimere questi contenuti personali. Quale forma daremo alla rappresentazione di ciò (super nitida , sfocata, mossa...) poi viene da sé perché dovrà essere coerente a tutto il processo.
Diceva TheRealB che l'originalità è molto sopravvalutata, e ha ragione. Noi ancora coltiviamo il mito idealista e prometeico dell'artista genio isolato, ma la storia ci insegna che la realtà è molto diversa: Raffaello e Michelangelo, due geni agli antipodi, sono emersi in un certo contesto culturale, con una certa prassi operativa, e malgrado il loro talento smisurato e diverso inizialmente hanno frequentato botteghe di artisti più affermati dove hanno appreso i rudimenti. I maestri di bottega loro volta copiavano soluzioni stilistiche, compositive e tecniche da altri pittori coevi o di pochi anni precedenti, e gli stessi due grandi artisti rinascimentali, pur detestandosi, si copiavano tra di loro. La stessa cosa succede nell'arte moderna e contemporanea e nella fotografia. Insomma l'originalità ha modo di esprimersi se esiste un contesto culturale che le dia valore e significato -perché si può dare valore a qualsiasi cosa, come insegna l'arte contemporanea- e se c'è una prassi tecnica consolidata; al contrario non c'è originalità se uno si mette in testa di fare le cose di testa propria senza sapere niente. Per fare un parallelo con un altro campo, in musica prima di essere originale è necessario saper suonare e anche conoscere la produzione contemporanea e non. Così in fotografia se non si hanno le basi tecniche e culturali e se non si macinano chilometri a piedi è difficile tirare fuori qualcosa di decente. La situazione attuale è differente perché non esiste un solo pubblico e una sola cultura, e quello che può andare bene al pubblico di Juza o al pubblico web in generale non va bene per l'editor che cura raffinate mostre di fotografia. Continua a fare la differenza, però, la necessità di volersi migliorare e il non accontentarsi della soluzione banale.
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