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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 10:19
“ Sarebbe pero' diritto di chi guarda sapere se e cosa e' stato fatto „ per me no, non lo è, la foto finale va osservata, io la presento in un contesto come l'ho vista, chi la guarda ha diritto di chiederne il senso, di provarne a capire le logiche, ma tecnicamente cosa c'è dietro non è un diritto dell'osservatore |
user90373
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 10:25
@ MatteoGroppi “ per me no, non lo è, la foto finale va osservata, io la presento in un contesto come l'ho vista, chi la guarda ha diritto di chiederne il senso, di provarne a capire le logiche, ma tecnicamente cosa c'è dietro non è un diritto dell'osservatore „ Però c'è da dire che la scelta di certe tecniche può far parte delle logiche che portano al senso. |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 10:29
certo ed è una scelta dell'autore parlarne e mostrare certe cose per dare senso al tutto, non un diritto dell'osservatore |
user90373
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 10:31
@ MatteoGroppi “ certo ed è una scelta dell'autore parlarne e mostrare certe cose per dare senso al tutto, non un diritto dell'osservatore „ D'accordissimo! |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 10:36
Ci sono fotografie con colori talmente artefatti, con costruzioni talmente non-reali che chiedersi se "fedele rappresentazione del reale" o meno è pleonastico. Diverso è fotografare uno scontro a fuoco e non dire che lo si è inventato di sana pianta per far riflettere sul possibile |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 10:41
la mia idea è che ci si dovrebbe sforzare ad individuare una definizione di sviluppo, post produzione, fotoritocco. Non tanto per porsi autonomamente dei paletti o per altre ragioni più o meno soggettive, ma semplicemente per risolvere tutta quella confusione che continua a generarsi ogni volta che questi paletti vengono invece voluti...che sia il semplice topic a soggetto del forum piuttosto che una competizione internazionale o semplicemente quando si voglia parlare di post produzione senza trovarsi a discutere di aspetti che riguardino, invece, le altre operazioni. Forse con l'analogico questo non serviva, o non era comunque rilevante e ci si poteva prendere il lusso di considerare fotografia tutto ciò che semplicemente arrivava sulla pellicola o sulla carta stampata. Col digitale, secondo me, ci sono talmente tante possibilità di intervenire sull'immagine che serve per forza capire cosa si stia facendo a ste benedetta foto....e anche fino a quando sia lecito chiamarla foto... |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 10:45
“ Le discussioni etico filosofiche riguardano il livello di invsività della PP quando molto spinta, mentre qui si parlava invece se è posibile attestarsi ad un livello minimo accettando, anzi, sfruttando al meglio quello che già offre la macchina fotografica salvando tempo per altre attività della nostra vita. „ Vista in questi termini l'intera discussione è priva di senso perché vedrà sempre da un lato chi odia lavorare personalmente il RAW e chi invece lo trova parte integrante di una produzione "personale" e magari, dal punto di vista di molti fotoamatori (me compreso), anche una parte divertente. Entrambe le posizioni rimangono validissime. |
user90373
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 10:53
"A quel tempo" esisteva il RAW sottoforma di negativo ed il JPEG/JPG in forma di diapositiva, mai confuso l'uno con l'altra nemmeno a livello semantico. |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 10:53
Comunque la domanda iniziale verteva sul fatto se, attualmente, si scatta avendo già in mente una post e quindi diventa inevitabilmente parte integrante e non escludibile del processo di generazione dell'immagine. E per me è ovvio che sia così. Poi, i concorsi metteranno dei paletti da rispettare ma molto opinabili e chiederanno il RAW. |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 11:13
@Matteo: .... anche a me interessano le logiche che hanno portato alla produzione di una tal foto, ma come mai chi guarda non ha il diritto di conoscere gli interventi tecnici ? |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 11:21
Vista in questi termini l'intera discussione è priva di senso perché vedrà sempre da un lato chi odia lavorare personalmente il RAW e chi invece lo trova parte integrante di una produzione "personale" e magari, dal punto di vista di molti fotoamatori (me compreso), anche una parte divertente. Entrambe le posizioni rimangono validissime. Il lato interessante potrebbe vertere sul fatto che a mio parere spesso si ignorano volutamente e per presa di posizione le potenzialità che offrono i famosi "ingegneri" giapponesi. Questo non vuol dire escludere a priori la possibilità di uno sviluppo in proprio, ma leggere e testare anche quel grupo di funzionalità. Poi probabilmente questo cambia molto dal brand posseduto. Come già dissi credo che ci siano alcune macchine, immagino le pro full frame (che peraltro non ho mai preso in mano), che danno già per scontato uno sviluppo raw e quindi non lavorano molto in questo campo, altre, rivolte di più ad un mercato consumer, che da questo punto di vista offrono di più. Per quanto riguarda le definizioni, a me pare abbastanzia chiara la differenza che c'è tra lo sviluppo raw, che rientra in quello che si può fare con sw come Lightroom o rawtherapee, sostanzialmente senza parzializzare la foto, il fotoritocco che è quello che fai con sw tipo photoshop e gimp, in cui puoi fare sia le operazioni di prima, che parzializzare e modificare da zero a mille la foto fino ad arrivare alla grafica pura. Definizioni che potrebbero restare tali prescindendo da giudizi etici. |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 11:25
“ "A quel tempo" esisteva il RAW sottoforma di negativo ed il JPEG/JPG in forma di diapositiva, mai confuso l'uno con l'altra nemmeno a livello semantico. „ vero, ma le possibilità di intervenire nel passaggio da raw/negativo a jpg/diapositiva o stampa erano praticamente nulle per la maggior parte di chi fotografava. Mi ricordo che già un semplice ritaglio/ingrandimento era qualcosa di straordinario, mentre il 99,99% dei negativi veniva semplicemente sviluppato e stampato tal quale. Meno ancora, se non zero assoluto, gli interventi sul negativo sviluppato. Per cui, il problema di definire cosa intendere per postproduzione piuttosto che fotomontaggio era nullo. Col digitale, non solo entrambe queste attività sono alla portata di chiunque, ma addirittura ci si chiede se siano indispensabili, o in quali termini lo siano. Forse dovremmo anche smettere di fare parallelismi con la fotografia analogica, perchè è una tecnologia troppo diversa. Anche lo stesso concetto di jpg=stampa o diapositiva è sbagliato e riduttivo: la stampa/diapositiva non è modificabile, il jpg ha praticamente le stesse possibilità del raw, solo con meno bit per pixel. |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 11:27
“ @Matteo: .... anche a me interessano le logiche che hanno portato alla produzione di una tal foto, ma come mai chi guarda non ha il diritto di conoscere gli interventi tecnici ? „ vai a una mostra cerchi di capire il lavoro, di guardare, è importate se è fatto con una certa macchina o no? no gran parte delle volte conta meno di zero, c'è un lavoro davanti, un autore che dice qualcosa, ha scelto lui il modo perchè per lui era quello giusto, tu guardi il risultato del suo lavoro, non è un problema tuo come lui abbia fatto, tu vedi e giudichi il risultato, lo capisci o no, ti piace o meno, il suo procedimento non è un diritto chiederlo, si può fare, se lui vuole può parlarne a volte come in una fotografa come Lori Nix è interessante vedere cosa sta dietro, ma non è certo un diritto |
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 11:44
“ Forse con l'analogico questo non serviva, o non era comunque rilevante e ci si poteva prendere il lusso di considerare fotografia tutto ciò che semplicemente arrivava sulla pellicola o sulla carta stampata. Col digitale, secondo me, ci sono talmente tante possibilità di intervenire sull'immagine che serve per forza capire cosa si stia facendo a ste benedetta foto....e anche fino a quando sia lecito chiamarla foto... „ Le manipolazioni sull'immagine esistono praticamente da quando esiste la fotografia, non sono una novità del digitale. La mia sensazione è che insieme all'apparente maggiore facilità con cui oggi sono possibili ci sia generalmente una minore consapevolezza del contesto in cui si opera, di cosa si fa e perché lo si fa. |
user90373
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inviato il 19 Dicembre 2018 ore 11:47
“ "A quel tempo" esisteva il RAW sottoforma di negativo ed il JPEG/JPG in forma di diapositiva, mai confuso l'uno con l'altra nemmeno a livello semantico. „ @ Angor Intendevo dire che il RAW, così' come il negativo necessita di un ulteriore passaggio per esser pienamente usufruibile, mentre il JPG e la diapositiva nascono pronti. Sempre "a quel tempo" si discuteva di fotografie e diapositive, e si andava a casa degli amici per veder la proiezione di diapositive o l'album delle fotografie, oggi sono tutte fotografie e questo sembra complichi le cose piuttosto che renderle semplici. |
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