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Senza stampare non si chiude il cerchio


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avatarsenior
inviato il 23 Febbraio 2018 ore 22:42    

Li spieghi in maniera confusa allora ;-)


avatarsenior
inviato il 23 Febbraio 2018 ore 22:58    

Se magari avessi voglia di leggere anche quello che é stato scritto prima, forse avresti una maggiore comprensione.
Tu puoi stampare come, quando e dove ti pare. Siccome qualcuno ha scritto piú volte, di quante conoscenze siano necessarie per stampare, di come si completi il percorso, la scelta della carta, la calibrazione, etc...ho semplicemente fatto notare che prima di preoccuparsi di chiudere il cerchio con la stampa, sarebbe necessario applicare lo stesso criterio di meticolositá in tutto ció che arriva prima della stampa, affinché il percorso di possa poi definire "completo". ;-)

avatarsenior
inviato il 23 Febbraio 2018 ore 23:30    

Se magari avessi voglia di leggere anche quello che é stato scritto prima


ho letto tutto tranquillo

estetica, semiotica del colore, forme, volumi, composizione, e moltissimi altri argomenti sono aspetti che troppo frequentemente vengono messi da parte e se di fatto si giunge alla stampa privi di consapevolezza e diversi altri fondamenti, a quel punto a poco servono la calibrazione del monitor e la "proof of colors".


Certamente Les, ma senza fare riferimenti specifici, dato che qui si sta parlando di stampa, come la "chiusura" del cerchio, questo presuppone che si sia fatta un bel pó di strada prima.


Assolutamente no

ho semplicemente fatto notare che prima di preoccuparsi di chiudere il cerchio con la stampa, sarebbe necessario applicare lo stesso criterio di meticolositá in tutto ció che arriva prima della stampa, affinché il percorso di possa poi definire "completo".


Assolutamenti SI

Lo stesso concetto espresso in due modi diversi ha tutto altro valore

Curare ogni parte prima di arrivare a preoccuparsi di una buona stampa lo condivido in pieno.

Dire che,se non si sono curati tutti i fattori alla perfezione prima, non si può fare una semplice calibrazione e un semplice soft proof per avere stampe fedeli è quanto meno sbagliato

la tecnica e la stampa possono andare perfettamente avanti a braccetto. Si impara molto più dai propri errori guardando una propria buono foto stampata che non zoomando al 100% ogni singolo pixel sul monitor


avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 0:21    

Next, scusami, ma mi pare lapalissiano il concetto espresso nel primo intervento. Non c'é scritto da nessuna parte che non puoi calibrare o fare il soft proof, ma che non ha senso arrivare sino a quel punto se la foto é mediocre perché mancano alcuni fondamenti prima.

Si impara molto più dai propri errori guardando una propria buono foto stampata che non zoomando al 100% ogni singolo pixel sul monitor


Bisogna contestualizzare tutto e soprattutto carpire il fine e l'utilizzo delle proprie immagini. Se devi proiettarle ad un evento, non é che devi stamparle prima per vedere se ci sono eventuali errori. Questi bisogna imparare a vederli anche a monitor, per prevenirimi sul campo alla successiva uscita. Che poi se ritengo un'immagine non adeguata semplicemente non la seleziono. Non stampo una foto per vedere se ho sbagliato la composizione. I colori comincio a curarli scegliendo un determinato periodo per riprendere lo scenario e successivamente in post produzione. La stampa é oggi, uno dei potenziali output della fotografia, non l'unico. Questo concetto é fondamentale metterselo in testa. ;-)

avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 0:26    

Riferito al titolo...
Ma solo a me sta frase spesso suono un po come "i neri hanno il ritmo nel sangue" ?

avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 0:41    

ma che non ha senso arrivare sino a quel punto se non la foto é mediocre perché mancano alcuni fondamenti prima.


Becker che devo dirti non ci capiamo, non la penso come te.

Te la faccio semplice, mettiamo caso che io sia un totale ebete a fotografare e comporre ecc.. vado nel punto x scatto la foto y (senza la “perfezione” di cui parli) torno a casa e quella foto per quanto mal composta evoca in me meravigliosi ricordi di quel posto. Bene ora, se ho fatto una semplice calibrazione (cosa banale) e so fare un semplice soft proof (altra cosa banale) potrò stampare quell immagine su un buon pezzo di carta con una stampa fedele a quello che vedo a monitor...ora la foto e' una merda a livello di post composizione ecc..? Pazienza...ma se ogni qual volta la guardo mi torna il ricordo di quel momento vissuto sono felice così...

Ovviamente non voglio dire che tutto ciò che viene prima della stampa non conta...ANZI...solo e sarò ripetitivo tecnica e stampa..o come dici tu output nelle sue varie forme..possono benissimo andare a braccetto

Sul fattore output concordo, ovviamente qui il 90% ma facciamo anche il 95% degli utenti del forum non sono professionisti che proiettano ad eventi...quindi hanno due vie... 1 lasciare tutto sul pc e ogni tanto rivederle 2 stamparle e godersi una cosa tangibile e reale

Ecco...io ho scelto la seconda strada, tu avrai sicuramente più output a cui far ricorso

P.S...ti piacciono sti occhiolini eh ;-)

avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 0:48    

Next, scusami ma il tuo discorso non é coerente.

Prima scrivi:
Curare ogni parte prima di arrivare a preoccuparsi di una buona stampa lo condivido in pieno.


Poi:
Te la faccio semplice, mettiamo caso che io sia un totale ebete a fotografare e comporre ecc.. vado nel punto x scatto la foto y (senza la “perfezione” di cui parli) torno a casa e quella foto per quanto mal composta evoca in me meravigliosi ricordi di quel posto. Bene ora, se ho fatto una semplice calibrazione (cosa banale) e so fare un semplice soft proof (altra cosa banale) potrò stampare quell immagine su un buon pezzo di carta con una stampa fedele a quello che vedo a monitor...ora la foto e' una merda a livello di post composizione ecc..? Pazienza...ma se ogni qual volta la guardo mi torna il ricordo di quel momento vissuto sono felice così...


Se poi la vogliamo mettere sul solito "ognuno fa quello che gli pare", allora diventa inutile discuterne, perché non sto di certo dicendo a qualcuno che non deve stampare le sue foto ricordo. ;-)

avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 0:52    

.......


Ho anche scritto che conta tutto il resto ma dire che

non ha senso arrivare sino a quel punto se la foto é mediocre perché mancano alcuni fondamenti prima.


Dai...

Una calibrazione e un soft proof dai... ;-) ;-)

avatarsupporter
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 3:24    

E' stata dura leggersi l'intero thread fin qui, schivando bastonate, trappole, tentazioni, entusiasmi, dogmi e professioni di fedeEeeek!!!. Come quasi sempre succede, nella confusione sembra che ci sia divergenza di opinioni, ma in realtà si stanno discutendo cose diverse.
Tento una sintesi ragionata (a modo mio, ovviamente).

"Chiudere il cerchio": è un luogo comune che sottintende "completare/finire qualcosa". Qui c'è subito una ambiguità perché il titolo può riferirsi allo stampare come azione o alla stampa come risultato. Sono due cose molto diverse.

Consideriamo lo stampare, cioè l'azione/processo.
Stampare completa un fotografo? Dal punto di vista pratico, la risposta è no e la ragione è banale: si può ottenere una stampa di una propria foto, anche di alta qualità, pagando uno stampatore. Quindi posso essere fotografo senza mai stampare personalmente nulla, ma facendo stampare ad altri quando ne ho voglia.
La risposta però diventa "sì", se si ammette una influenza in fase di ripresa della stampabilità successiva. Su questo aspetto ci sarebbero tante cose da dire e meriterebbero un pacato thread dedicato. Ne metto in evidenza una semplice, che non vedo mai considerata: il rapporto d'aspetto. E' raro vedere i fotografi che non stampano (e non fanno stampare) azzardare rapporti di output fuori standard. Si resta pigramente sulle proporzioni che escono dalla fotocamere con piccole variazioni, al massimo un formato quadrato.
Quando, invece, si stampa per arredare uno spazio fisico o per comporre le pagine di un fotolibro, si nota subito il vincolo stretto e anche la "noiosità" dei rapporti standard. Basta meditare un po' e si prende coscienza che nulla ci vincola a tali rapporti.
Tra i matrimonialisti è uso inserire foto "strette e lunghe" negli album, per rendere più dinamica la visione. Dal punto di vista grafico sono bellissime, ma richiedono una composizione pensata già in fase di scatto, collocando il soggetto in aree periferiche, altrimenti non si potrebbe ritagliare dopo.
Insomma, non è strettamente il processo di stampa che completa un fotografo, ma lo è pensare che una foto sarà stampata (anche non da noi stessi).

Tutto questo non toglie che qualcuno possa trovare piacevole lo stampare in proprio, come azione in se e che ne faccia un fine. La frase che ho letto e che meglio esprime questo punto di vista è:
Non sono alla ricerca di consensi, ma di quella soddisfazione personale che provo nel vedere qualcosa di reale che si materializza
. Non c'è nulla da eccepire. C'è chi ama cucinare, viaggiare per fotografare, post produrre o stare in compagnia di una modella nuda per sperimentare pose da kamasutra. Ognuno passa il tempo come più gli piace, se non è legato da obblighi professionali. Chi ha questo tipo di piacere, vede nel risultato solo la fine del divertimento e un ricordo di esso. Gli altri vedranno il risultato e potranno anche trovarlo meritevole, ma non sarà mai come per l'autore ricordare quei momenti e la soddisfazione citata nella frase.

Spostiamo ora l'attenzione dal processo (lo stampare) all'oggetto: la stampa.
La stampa completa il ciclo di vita di una immagine?
Proviamo a ragionare in termine di valore aggiunto. Quale valore aggiunge la stampa ad una immagine?
Pendiamo in considerazione l'impatto su: fruizione, condivisione, conservazione e pubblicazione.
Nella fruizione, ritengo che la stampa non sia un buon modo per "vedere" una immagine (prima di reagire, leggere i punti successivi). Da vecchio frequentatore di musei e mostre, ogni volta vedo gli sforzi tremendi che fanno gli illuminotecnici per rendere fruibili quadri e immagini al pubblico. Mai 'na gioia. C'è sempre qualche riflesso, oppure i neri che perdono di profondità, insomma è difficile. Lo stesso vale anche per le stampe che uno commissiona: si aspetta trepidanti la scatola o il tubo e, appena aperto, subito a cercare una posizione di luce giusta per esaminare ogni dettaglio.
La causa dei problemi è ovvia: per vedere la stampa è necessario illuminarla.
La tendenza che noto prevalere nelle esposizioni che ho visto di recente (e ricche) è quella dei faretti sagomatori o della retroilluminazione. Con queste tecniche, si fa scuro intorno e colori e contrasti vengono valorizzati senza l'effetto nefasto dei riflessi. Ironia è che più queste tecniche sono applicate bene e più le foto sembrano viste come su un display digitale ad alta risoluzione! Quindi, per quanto riguarda strettamente la fruibilità dell'immagine originale, la stampa non aiuta, anzi complica le cose. Le carte per stampa più costose e fine art cercano di arginare il problema, ma lo fanno introducendo tessiture o effetti vari (metallici, perlacei) che possono anche essere gradevoli, ma che non c'erano nell'immagine originale.

Discorso diverso per tutti gli altri aspetti (condivisione, conservazione, pubblicazione).
La condivisione ha grandi vantaggi dalla stampa perchè reifica l'immagine. Come qualcuno ha detto, mandare in regalo una foto via email o come stampa di grande formato, fa una enorme differenza per chi la riceve. La stampa, aggiunge a qualunque immagine, anche merdosa (Polaroid dice nulla?), una permanenza e tangibilità che non ha pari a confronto con la visualizzazione su qualunque display 4k, 8k o quanticappavipare. Quando il monitor si spegne, la foto pufff..non esiste più e forse non è mai esistita.
Invece, la stampa posso anche non esporla, ma so che c'è e non si corrompe.
Metterei, invece, la mano sul fuoco che il mio disco di backup in questo momento ha tutte le mie foto integre dentro? mmmhhh...
Avere le stampe delle proprie foto più importanti (semplici ricordi, documenti di eventi o foto artistiche) permette una conservazione fisica e un consolidamento del lavoro fatto che è insuperabile.

Infine, resta da esaminare il valore aggiunto nel processo di pubblicazione (abilitazione della visualizzazione ad un pubblico). In questo caso, il valore della stampa della dipende dal contesto di pubblicazione (media) e da quanto si vuole renderla "irripetibile". Se lo scopo è fare una esposizione dando valore a quella unica stampa (vedi Gursky) , il valore aggiunto è alto: una stampa in grandissimo formato è difficilmente copiabile e appaga la vista quando ci si trova di fronte, come davanti ad un panorama.
Se, invece, lo scopo è la popolarità, la versione digitale non stampata ha molte più chance di diffondersi viralmente, proprio perchè altamente riproducibile. Le nostre gallerie su Juzaphoto le possiamo vedere tutti dalle rispettive postazioni.
Domanda: è più soddisfacente vedere N persone che entrano in una sala per vedere le nostre stampe, oppure sbirciare il cellulare dei vicini in metropolitana e notare che hanno una nostra foto come sfondo o vedere 700 like sotto una foto in galleria? Sono scelte personali.

Ecco, adesso mi sono vendicato della lettura delle 12 pagine di discussioni MrGreen.

PS.:
In Fotografia conta solo ed esclusivamente quello che in Fotografia si vede, tutto il resto non conta nulla, assolutamente nulla, zero.
. Questa frase è una tautologia e sono d'accordo per definizione. Sospetto però che il secondo termine "fotografia" fosse inteso dall'autore come realtà, e in questo caso non mi trova più d'accordo. Oppure nasconde una ambiguità e il concetto che voleva essere espresso è che non conta il percorso, ma solo il risultato. In questo caso, concordo.

avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 3:36    

Ti ho letto con grande piacere e trovo tutto il tuo discorso molto sensato e ben esposto

Ottimo lavoro

avatarsupporter
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 3:39    

Next24, ma hai un risponditore automatico o soffri di insonnia?MrGreen
Un saluto e buonanotte.

Ovviamente sono solo considerazioni personali e ci sono ancora ben tre pagine per confutare la mia analisi.:-P

avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 3:53    

MrGreen sarebbe comodo il risponditore automatico

Sicuramente sono considerazioni personali ma il tuo modo di vedere le cose ha una logica ben precisa e le hai esposte in maniera chiara e semplice senza troppi tecnicismi...come hanno fatto altri prima

Vediamo che succede in queste altre tre pagine Cool

Un saluto e buonanotte anche a te

avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 6:55    

Grande Motofoto. Complimenti.

avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 7:28    

Motofoto concordo su tutto. Il fatto che ci siamo abituati troppo alla visione a monitor però ci ha spinto a valutare l'immagine per aspetti diversi e non sempre correttamente spostando spesso l'asticella dei valori verso componenti certamente importanti ma non sempre così indispensabili!
Il forum qui è un esempio eclatante dove ci sono mille 3d dove si discute di nitidezza tralasciando il messaggio, composizione ecc. Questo penso fosse quello che intendeva Gobbo quando ha aperto il 3d.
Quando consiglio di stampare io non voglio dire che uno deve comprare la stampante, può anche affidarsi a gente preparata. Lo consiglio perché si renderà conto che quello che per lui era fondamentale con la foto in mano diventa superfluo ;-)

PS: ho Editato il post per correggere alcuni refusi da T9 e da cervello annebbiato! MrGreen

avatarsenior
inviato il 24 Febbraio 2018 ore 8:17    

Bello l'intervento di Motofoto, perché oltre ad analizzare in maniera ineccepibile i pro e i contro della stampa, evidenzia anche il fatto che la "chiusura del cerchio" in realtà deve già essere impostata nella fase iniziale di progettazione di un'immagine, cioè deve già essere pensata per lo scopo, modalità e relativa tecnologia per cui verrà eseguita/presentata.
Tornando al discorso puramente legato alla stampa e alle conoscenze necessarie per affrontarla in maniera almeno accettabile, credo che l'indirizzo sarà sempre di più simile a quello dei tempi di HCB quando, a fronte dei pochi che si cimentavano nell'intero processo di produzione dell'immagine fotografica, molti di più erano quelli che affidavano ad altri l'esecuzione di sviluppo e stampa; alcuni, come HCB, comunque lo facevano con le competenze necessarie per guidare anche questa fase, la maggioranza doveva (e dovrà) accontentarsi di processi standardizzati e per questo spesso deludenti.

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