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inviato il 16 Gennaio 2026 ore 21:05
I libri d'arte non vanno a risparmio (e costano) |
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inviato il 16 Gennaio 2026 ore 21:09
“ Tu hai visto in questi anni un aumento della qualità dell'incarnato nelle fotocamere moderne? „ Per un periodo ebbi contemporaneamente una Canon 5DII ed una Sony A7 ed in termini di incarnato vinceva, a mio avviso, a mani basse la prima tanto che usai piuttosto poco quella Sony. Dal sensore a 42MPix della Sony A7rii/A7riii personalmente sono più che soddisfatto (aggiungo per correttezza che non sono un impallinato del ritratto). |
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inviato il 16 Gennaio 2026 ore 21:54
@Lomo, me ne sono accorto a mie spese però molti non sono propriamente economici |
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inviato il 16 Gennaio 2026 ore 21:58
“ I libri d'arte non vanno a risparmio (e costano) „ Infatti … |
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inviato il 16 Gennaio 2026 ore 22:58
@NoPhotoPlease Quando si parla di libri d’arte e riproduzioni artistiche, è importante non generalizzare: la qualità finale non dipende solo da un singolo aspetto tecnico, ma dalla gestione integrata di tutto il workflow. La stampa offset/litografica in CMYK ha limiti intrinseci di gamma cromatica (gamut): alcune aree, come verdi saturi, aranci brillanti, turchesi intensi e certi viola, risultano difficili da riprodurre fedelmente con quattro inchiostri standard. Per ampliare il gamut e migliorare la corrispondenza colore, nei progetti di alta gamma si adottano spesso soluzioni con inchiostri supplementari (ad esempio Orange, Green, Violet) oppure l’uso mirato di tinte piatte. In passato sono stati impiegati anche processi come l’esacromia, nati proprio per estendere la gamma rispetto al CMYK tradizionale. Tuttavia, il numero di colori non è di per sé garanzia di qualità: nella riproduzione editoriale artistica la differenza la fanno acquisizione delle immagini, profilazione colore ICC, separazione cromatica accurata, prove colore certificate, scelta delle carte e controllo della stampa. La color separation in ambito d’arte è un’attività specialistica, con tolleranze e valutazioni percettive più restrittive rispetto alla stampa commerciale standard. Alcune realtà editoriali europee sono storicamente associate a una cura particolarmente elevata nella produzione di volumi d’arte e riproduzioni accurate: Franco Maria Ricci: editore italiano di riferimento per libri d’arte e volumi illustrati di alta qualità, noto per l’attenzione alla veste tipografica e alla stampa delle immagini. Skira: casa editrice svizzera/italiana, riconosciuta per libri d’arte con standard visivi e accademici molto elevati. JRP Editions: editore svizzero specializzato in libri d’arte contemporanea, artist books e monografie di grande cura tipografica e progettuale. Un tempo a Genova c’era Tormena. Queste case editrici, pur operando con tecnologie e approcci differenti, condividono un impegno nel curare la riproduzione visiva dei contenuti, combinando progettazione editoriale, gestione colore e processi di stampa avanzati per raggiungere risultati cromaticamente coerenti e raffinati. Un accenno alla stampa fine art: analogamente alla riproduzione editoriale d’arte, anche qui la qualità nasce da un workflow rigoroso, dalla gestione file alla scelta di supporti e inchiostri, più che da un singolo parametro tecnologico. |
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inviato il 16 Gennaio 2026 ore 23:08
“ Per un periodo ebbi contemporaneamente una Canon 5DII ed una Sony A7 ed in termini di incarnato vinceva, a mio avviso, a mani basse la prima tanto che usai piuttosto poco quella Sony. „ Rickym pensa che io la 5DII ancora la uso solo per quello, ma ci vuole il suo DPP |
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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 6:27
@Filo63 Grazie! |
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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 8:16
per libri d'arte mi riferivo a quelli commerciali che trovi alla Feltrinelli, poi ci sono quelli più specialistici, ma non spendo 1000 euro per un libro io amo per esempio le stampe giapponesi di Hiroshige e Hokusai, ho un amore viscerale per l'impressioniamo e post, con la mia stampante mi diverto a riprodurre quelle opere, conta moltissimo la carta impiegata, e quella buona costa un botto, nei libri commerciali usano carta patinata, da quella sottile schifezza lucida non puoi aspettarti fedeltà |
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inviato il 24 Gennaio 2026 ore 19:29
Potrebbe essere… gli indiani hanno comprato Land Rover e Jaguar i cinesi hanno comprato Valentino hanno comprato Hasselblad e non mi meraviglierei, mi chiedo solo se succedesse come la gestirebbero, lasciando lo stesso imprinting con lo stesso personale o cambiando tutto? Questa è la domanda vera nel 2026 non di chi è la proprietà |
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inviato il 24 Gennaio 2026 ore 19:35
“ lasciando lo stesso imprinting con lo stesso personale „ In effetti se compri un marchio così e poi cambi queste due cose ti tiri una bella zappata sui piedi no? |
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inviato il 24 Gennaio 2026 ore 19:42
E direi proprio di sì , anche perché Leica ha un bilancio in attivo, è un’azienda in piena salute finanziaria |
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inviato il 24 Gennaio 2026 ore 20:01
“ E direi proprio di sì , anche perché Leica ha un bilancio in attivo, è un’azienda in piena salute finanziaria „ Non ho mai visto un bilancio in vita mia che non fosse falso. Enrico Cuccia. |
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inviato il 25 Gennaio 2026 ore 9:45
Difficilmente si compra un marchio per lasciarlo così come è, Sony comprò Minolta per avere le competenze poi dopo pochi anni sviluppò il suo sistema ML lasciando morire l'eradità Minolta, Pentax ha cambiato di proprietà più volte e si vedono i risultati. Escludendo che i Cinesi possano acquisire Leica per eliminare dal mercato un competitor, se mai avvenisse sarebbe poi orientato ad una diffusione sul mercato più mass market, non dimentichiamoci che tanti chinaphonini hanno come fotocamere il logo Leica , primo tra tutti è stato il Huawey P9 aveva due foticamere brand Leica da 12 mega, ed una Monochrome! Lo cerconel cassetto ho una leica digitale! |
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inviato il 25 Gennaio 2026 ore 9:55
@Gainnj “ Escludendo che i Cinesi possano acquisire Leica per eliminare dal mercato un competitor „ Infatti bisogna vedere se i tedeschi si fanno comprare... ...oddio li pagassero bene si leverebbero una bella gatta da pelare tradotto in sforzi economici e soprattutto mentali per rimanere al passo con le "performance" delle Jap... |
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