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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 16:05
Non è solo una questione di qualità, ma di logistica… poter disporre delle giuste quantità quando servono … un piccolo produttore con piccoli numeri come Leica probabilmente sarà stata in balia di un gigante come Sony che gli ha dato i sensori secondo le specifiche a proprio comodo |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 16:12
“ Il passaggio ai sensori Sony sull’M11 ha consentito risoluzioni più elevate, come 60 megapixel, ma ha ridotto l’esclusività del marchio. Il ritorno allo sviluppo interno rafforza la strategia dell’indipendenza tecnologica. Kaufmann ha affermato che il processo richiede circa cinque anni, in linea con il ciclo di lancio dell’azienda. „ Ha ridotto l'esclusività del marchio. Hanno messo sul mercato la M11 con sensore di altro marchio mentre stavano già sviluppando il "loro" sensore. Se lo stanno "facendo" loro stando a quanto dice il presidente del consiglio di sorveglianza della società |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 17:53
Ivan, il problema della logistica non esiste. Per quanto paghi una leica potevano fare scorta a magazzino dei sensori tranquillamente. Non è che Leica adotta un approccio dell'approvvigionarsi "just in time" per i numeri che ha. Il magazzino ha un costo ma anche farsi produrre sensori in piccole quantità e quando serve ha un costo. Il wafer del sensore da 61mpx è usato su molte camere, dalle due Sony al medio formato fuji, a sigma se non erro. Lì si fanno economie di scala. Comunque sono curioso. Oggi Sony sforna lo stato dell'arte dei sensori, fa tanta ricerca, spinta in questo campo anche dal mercato degli smartphone. Per me è una scommessa rischiosa abbandonare il certo per l'incerto. Anche se c'è da dire che il sensore delle M sarà abbastanza basico non dovendo gestire modulo AF e readout veloci. Vediamo. Non credo che non abbiano fatto questi ragionamenti. |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 18:06
Quando si parla di “limiti” del RAW Leica, io faccio sempre fatica a considerare questa scelta come un arretramento. Al contrario, la leggo come una presa di posizione precisa: Leica continua a concepire il file grezzo come un vero negativo digitale, non come un’immagine già interpretata. Oggi molte case lavorano in una direzione diversa. Formalmente parlano ancora di RAW, ma in realtà costruiscono al loro interno modelli cromatici e tonali fortemente contemporanei, spesso mascherati: curve, separazioni colore, compensazioni estetiche che orientano in modo molto deciso il risultato finale. Il file resta tecnicamente “grezzo”, ma dal punto di vista espressivo è già in larga parte risolto. È un approccio comprensibile, perfettamente coerente con un mercato che chiede immagini pronte, riconoscibili, immediatamente condivisibili. Leica sembra invece mantenere una distanza consapevole da questa logica. Se il fotografo desidera uno stile più definito, un’impronta estetica chiara, l’azienda gliela propone piuttosto attraverso i JPG, dove il carattere Leica emerge in modo esplicito e dove è possibile aderire a una visione preconfezionata senza passare per un lavoro di interpretazione. Ma il RAW resta uno spazio aperto, volutamente non risolto, che chiede di essere compreso e modellato. Credo che questa scelta abbia radici culturali profonde. La tradizione colorimetrica tedesca e italiana non nasce in ambito commerciale, ma industriale e scientifico: ottica, chimica, stampa, cinema, fotografia d’autore. È una storia fatta di misura, di coerenza tonale, di continuità percettiva, non di seduzione immediata. In questo contesto, la costruzione di un colore troppo “spettacolare” a monte appare quasi come una scorciatoia, utile per il mercato ma estranea a una cultura progettuale che ha sempre separato con chiarezza lo strumento dall’opera. Per questo, più che parlare di vecchie tecniche, preferisco pensare che Leica continui a difendere un’idea di fotografia in cui l’immagine non nasce tutta dentro la macchina, ma prende forma lungo un percorso che parte dal file e passa necessariamente dallo sguardo di chi lo interpreta. |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 18:09
“ sarà abbastanza basico non dovendo gestire modulo AF e readout veloci. „ Se costerà 1850 euro l'acquisto. A quando l'uscita sul mercato? Alle calende greche? “ a sigma se non erro. „ FP L.Hanno rimesso il filtro antialasing. |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 18:09
“ Formalmente parlano ancora di RAW, ma in realtà costruiscono al loro interno modelli cromatici e tonali fortemente contemporanei, spesso mascherati: curve, separazioni colore, compensazioni estetiche che orientano in modo molto deciso il risultato finale. Il file resta tecnicamente “grezzo”, ma dal punto di vista espressivo è già in larga parte risolto. „ Un RAW sono numeri non può contenere tutto questo. Questi sono processi a valle effettuati dai raw conveter interni alla macchina od esterni, proprietari o non. |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 18:19
“ Ivan, il problema della logistica non esiste. Per quanto paghi una leica potevano fare scorta a magazzino dei sensori tranquillamente. Non è che Leica adotta un approccio dell'approvvigionarsi "just in time" per i numeri che ha. Il magazzino ha un costo ma anche farsi produrre sensori in piccole quantità e quando serve ha un costo. Il wafer del sensore da 61mpx è usato su molte camere, dalle due Sony al medio formato fuji, a sigma se non erro. Lì si fanno economie di scala. „ Ti assicuro che il problema logistica lo hanno sofferto ... non so in quale misura, ma poi hanno sofferto so da voci interne |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 18:25
@Webrunner È vero che un RAW è composto da numeri, ma quei numeri sono accompagnati da matrici, tabelle e parametri che definiscono matematicamente il modo in cui il colore può esistere. Leica non delega questa scelta al converter: la scrive nel file, in modo volutamente meno direttivo. Gli altri marchi scrivono una grammatica cromatica già orientata al risultato finale. E per grammatica si intende tutto questo helpx.adobe.com/content/dam/help/en/photoshop/pdf/dng_spec_1_6_0_0.pdf |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 18:37
Filo ma non è così. Tanto è vero che se su una Sony vuoi i colori del jpg della casa devi usare il software proprietario. Se apri il raw con lightroom i colori sono un'interpretazione Adobe (pessima in partenza). Non c'è modo di replicare il jpg prodotto in camera. Non legge le impostazioni della macchina e la sua colorimetria. E così è per gli altri marchi con software esterni. Così è per Leica anche che tra l'altro non ha un convertitore della casa. I colori che vedi in Lr o in Camera Raw sono dettati dal profilo di adobe. |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 18:42
“ Filo ma non è così. Tanto è vero che se su una Sony vuoi i colori del jpg della casa devi usare il software proprietario. Se apri il raw con lightroom i colori sono un'interpretazione Adobe (pessima in partenza). Non c'è modo di replicare il jpg prodotto in camera. Non legge le impostazioni della macchina e la sua colorimetria. E così è per gli altri marchi con software esterni. Così è per Leica anche che tra l'altro non ha un convertitore della casa. I colori che vedi in Lr o in Camera Raw sono dettati dal profilo di adobe. „ Ah!Interessante. Quindi per avere i colori "proprietari" si deve ricorrere ai jpg della camera? |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 19:02
“ Quindi per avere i colori "proprietari" si deve ricorrere ai jpg della camera? „ esatto, se vuoi colori Leica devi per forza usare il jpg o tiff in camera mentre chi ha un software proprietario, puo avere i profili colore originali anche sul raw |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 19:10
“ Anche se c'è da dire che il sensore delle M sarà abbastanza basico non dovendo gestire modulo AF e readout veloci. „ Web era il punto che avevo posto pure io pagine indietro dipende dove lo vuole montare quel sensore, se e per M e molto basico, ma se lo vuoi montare anche su SL li serve uno stacked e readout veloci se vuoi reggere la concorrenza, e la cosa e assai piu complicata |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 19:14
Riguardo i colori, ricordo però che il RAW di Leica non è proprietario, ma utilizza lo standard Adobe DNG, quindi credo che la demosaicizzazione eseguita da Lightroom e Photoshop dovrebbe essere molto fedele. Al punto che credo che Leica non abbia un software di editing proprietario. |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 19:16
puo essere, io non ho Leica, l'unico modo per saperlo e fare una prova, fare una foto jpg e dgn e aprirle in LR |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 19:48
So che non leggete i miei interventi, ma lo ripeto: Leica si è sempre fatta fare i sensori da terzi, su specifiche dettate da Leica Inutile disquisire del sesso degli angeli... La notizia è solo una: smette di farseli fare da Sony (per le M) dopo l'esperienza M11. Osram, ottimo produttore di sensoristica, glieli farà come da specifiche, dopo che negli ultimi vent'anni l'hanno fatto per Leica (in ordine) la Kodak, la CMOSIS, la Towerjazz e la Sony (che non è protagonista di questo discorso, ma è semplicemente uno di quelli che negli anni hanno prodotto alcuni sensori per Leica, come han fatto per Hasselblad, Nikon...etc...). La differenza, in fotografia, dopo il manico del fotografo, la fa la lente prima di qualsiasi altra cosa. Il sensore è un sensore. Punto. E' uno degli anelli della catena, neppure il più importante. Se la lente gli manda un'immagine mediocre, il sensore migliore al mondo non può evitare che rimanga tale. Non facciamo l'errore da circoletto fotografico anni '90, dove quelli che spendevano il doppio per comprare la Velvia e facevano saturare i colori sottoesponendo leggermente pensavano di far foto più belle degli altri. |
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