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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 0:25
“ Appunto. Il problema è riuscire „ Esatto. Qui c'è il vero problema, che si traduce poi in mancanza di umiltà. Io non sono riuscito, non riesco e non riuscirò. E spesso questo si traduce nel raccontare una presunta impossibilità, inutilità, inesistenza del riuscire. Ma banalmente non è vero. E' quindi difficile dire "il bello esiste, il mezzo non c'entra niente, ma io non ne sono capace" Spesso leggo topic in cui si fanno le pulci rispetto a cosa il bello sia o non sia, chi lo decide, come si capisce... Eppure quando si manifesta è così evidente... |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 0:34
“ E' quindi difficile dire "il bello esiste, il mezzo non c'entra niente, ma io non ne sono capace" „ Onestamente non colgo il nesso. È pacifico che le due cose non siano in relazione. Comprare il pennello più costoso del mondo, non farà di me un Leonardo. Ma veramente c'è bisogno di dirlo? |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 0:36
“ Ma veramente c'è bisogno di dirlo? „ Io direi di no. Leggendo nel forum, poi, un po' l'idea vacilla. Se poi si potesse andare oltre sarebbe bello, ma faccio io una domanda a te: si può? |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 0:41
Sinceramente non me ne importa più di tanto. Do per scontate certe cose, ma non mi faccio carico di condividere il mio pensiero. Sarò asociale? |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 0:43
“ Sinceramente non me ne importa più di tanto. „ Questo è un altro discorso Che poi meriterebbe un ragionamento nuovo e a parte, ma finiremmo decisamente oltre l'ot (in cui immagino già ci troviamo) 'Notte, e alla prossima! |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 10:14
Nell'era dell'ipertecnologia del risultato perfetto a disposizione delle masse, la scelta di darsi un "limite" tecnologico, come il fuoco manuale, può corrispondere alla volontà di scegliere un approccio slow nell'atto del fotografare. Che ci mette a nostro agio perché ci obbliga a riflettere di più di fronte ad una scena. In questa direzione credo che il massimo sia "obbligarsi" all'uso del cavalletto. Ma ci sono tanti tipi di "limiti" che un fotografo può darsi per esplorare nuove strade. |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 10:59
“ Ma ci sono tanti tipi di "limiti" che un fotografo può darsi per esplorare nuove strade. „ Infatti caro Alessandro. Il ragionamento sul limite (che a me è caro) è piuttosto diverso da quello che solitamente è un approccio "integralista". L'integralista ritiene solitamente che il bene sta solo nel limite che ha scelto lui (lavorare in analogico, scattare direttamente in JPEG, usare una fotocamera di 10 anni fa, rifiutare ogni forma di post e chi più ne ha ne metta), mentre questo ragionamento è diverso. E, perlomeno io la vedo così, non è nemmeno necessario che lo scopo sia uno oppure un altro. Esplorare, come tu dici, ma anche, perché no, inquadrarlo in una minima forma di disciplina propria, che può far bene da altre parti. In fondo, quando si va in bicicletta, ci si pone un limite non necessario, e lo si fa perché si ritiene che faccia in qualche modo bene (al fisico o alla mente poco importa). L'unico punto fermo per trovarne un senso, secondo me, è proprio e solo nel liberarsi dell'idea che necessariamente "conta il risultato" (nel breve perlomeno), perché in quel senso è evidente che ogni abbattimento di limiti apparirà sempre vantaggioso, come in quasi ogni ambito della vita. Mi è già capitato di scriverlo: la cerimonia del tè non si fa per avere un tè più buono... |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 11:47
Personalmente non mi autoimpongo dei limiti come se fossero una specie di esercizio masochistico o per purismo. Semplicemente faccio ciò che mi dà piacere e cerco di trarne un risultato che mi dia soddisfazione. Quindi uso sovente ottiche datate con messa a fuoco manuale perché mi piace usarle, uso poco o nulla il cavalletto perché mi rompo a portarmelo in giro, e taglio alla grande perché mi diverto. Faccio PP con moderazione perché la natura non è Disneyland. Mi creo delle difficoltà? Non fa nulla. Credo che i limiti nel mio caso siano piuttosto nella mia testa...  |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 12:35
Beh allora più che limiti, parlerei di un utilizzo personalizzato. |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 12:39
“ Beh allora più che limiti, parlerei di un utilizzo personalizzato. „ Parlando per me ovviamente, no: io mi riferisco proprio al concetto di limite rispetto al possibile. |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 12:41
Perché dovrebbe essere limitante usare il mf? È solo una questione di opportunità. Se pensi di farlo in avifauna o sport, sei un masochista. |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 12:43
Al netto dei risultati, che nel mio caso sono scadenti, quello che a me interessa e diverte (vado alla ricerca del piacere e non della gloria), è l'atto del fotografare, la liturgia (al punto che, forse patologicamente, arrivo a disinteressarmi al risultato: a volte scarico, guardo le foto dopo settimane). Quindi ciò che semplifica, de-ritualizza, si sostituisce a me, in quell'atto, può perfino disturbarmi. |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 12:45
Della serie "lo famo' strano"? Siamo nella sfera del soggettivismo più sfrenato. Pensa, a me dà piacere avere lo scatto che mi soddisfa. Tutto il resto è fuffa. |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 12:45
Maserc, contestualizzando in modo specifico è vero tutto e il contrario di tutto. E tutto è giusto. Ma tu sei molto acuto, e sono certo tu abbia capito cosa intendo Che si concordi o meno è un altro paio di maniche, ma trovo assurdo tentare di volersi dimostrare "ragione" o "torto" argomentando, su un tema del genere. Mio figlio fa il classico e studia il latino: ha ragione chi dice che nella vita non gli servirà (perlomeno direttamente), ma io credo che invece gli farà molto bene, e non ritengo di avere torto. Non dobbiamo proprio convincerci reciprocamente |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 12:47
“ ...è l'atto del fotografare.. „ Assolutamente sulla stessa linea Smart. |
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