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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 19:15
“ Innanzitutto, evitando di avere idee e composizioni irreali che danno solo un unico effetto, a mio avviso Finto, magari usando delle texture ricavate da foto in pellicola analogica. „ Giuro che non ho capito. |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 19:18
“ Giuro che non ho capito „ Quale parte della frase ? |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 19:37
Giusto per aprire una parentesi pratca, chi non stampa a casa, da quale stampatore andate? |
user117231
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 19:39
Sbagliato. Senza compasso...non si chiude il cerchio. |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 19:40
quello sotto casa, e non è una battuta, è un rivenditore ufficiale di molte marche specializzato in fotografia per professionisti anche se ha il classico minilab tutto incluso |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 19:40
io ho fatto una decina di 40/45x30 su saal stampa fotografica su carta fuji sia opaca che lucida 2,70€ a foto...sono venute molto bene...importante calibrare il monitor a 80cd altrimenti vengono buie ovvio non si tratta di fine art ma se non si vuole spendere molto mi sono trovato molto bene ps...pagamento paypal la spedizione costa poco e arrivano in 2-3gg lavorativi |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 19:46
Dunque Salvo il senso del tuo discorso l'ho intuito, cioè che la post produzione dovrebbe entrare in maniera marginale nella fotografia, partendo dalla tua frase: “ 10% lieve bilanciamento in pp „ E qui ok, rispetto la tua opinione ma la penso in maniera completamente differente, ritenendo la pp una componente fondamentale per una serie di motivi che non sto qui a citare, ma proprio non ho capito cosa vuol dire evitare di avere idee irreali, o finte. Di tutto ciò che è legato al mondo dell'astratto o della fantasia che ne facciamo? |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 20:08
Dipende da cosa si intende per "lo stile di una volta"; se intendiamo quello dei professionisti e delle riviste che puntavano molto sull'immagine, allora abituiamoci all'idea che c'era molto di irreale anche negli anni '60 (vedi come camuffarono la celebre foto di Marilyn Monroe nuda); se invece intendiamo lo stile della massa che all'epoca faceva sviluppare e stampare dal lab sotto casa, stendiamo un velo pietoso per il piattume che ne usciva; non addentriamoci poi nei meandri della camera oscura per il BN, classica "bettola" denigrata dai "puristi" delle dias, che però a loro volta lavoravano con pellicole spesso già irreali per come erano state progettate ecc. L'unica cosa che si può realmente dire di una volta è che era più facile accorgersi degli stili personali di questo o quel maestro perché la gente comune non aveva la medesima visibilità, ma mi ci giocherei la testa che anche all'epoca erano in tanti che, nel chiuso della propria bett... camera oscura, imitavano malamente Ansel Adams, Edward Weston e altri |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 20:34
Anch'io la ritengo fondamentale senza quel 10% si otterrebbe una foto magari poco bilanciata con colori spenti o magari un tantino storta, quello che intendo e far alzare quella percentuale oltre il 30% con livelli, maschere, eliminazione di particolari elementi ecc ecc.. la costruzione principale deve avvenire in macchina evitando future manipolazioni e non viceversa, senno finiamo per fare grafica e non fotografia, si finisce per perdere 5 minuti per fare 10 foto ( tanto poi c'e photoshop) e 2 giorni per renderle tali. Per quanto riguarda la foto astratta fantastica e creativa quella è arte, a me piace tanto, e il discorso è uguale a quello precedente ovvero bisogna costruire l' immagine al momento dello scatto e non viceversa. Non so se riesco a spiegarmi bene, in ogni caso e solo un mio punto di vista, lasciamo questo argomento poiche abbondantemente off. |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 20:51
Cmq ragazzi, senza scendere nel filosofico, io trovo che la stampa sia un proseguo di una produzione che nasce con un idea (o un colpo d'occhio ... dipende dal genere). Di fatto in stampa si può scegliere la carta e di conseguenza la resa e come postprodurre il file. Con la pratica ci si ritrova a pensare a che carta usare mentre si scatta la foto! Per me quindi è uno strumento in più per creare qualcosa che mi frulla in testa. Quel qualcosa è anche qualcosa di materiale e se vogliamo artigianale... su cui sperimentare ed evolvere, su cui sbagliare e riflettere... Quindi non andrei a scomodare Dalì & Co. ne tantomeno mi limiterei a calcoli percentuali su quello che è giusto o sbagliato! Insomma fate come vi pare... io mi sento sempre di consigliare un paio di prove e qualche lettura su gestione colori, risoluzione, grandezza foto ecc... c'è parecchia confusione su quegli argomenti che dovrebbero essere la base per qualsiasi fotografo o presunto tale. Poi non occorre essere ingegneri ma almeno parlare la stessa lingua di colui che vi deve stampare le foto |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 21:23
Tornando al discorso stampa, va detto che oggi, in pochi stampano in casa. Personalmente essendo piuttosto maniacale in quello che faccio (questo mi richiede anche molto tempo), preferisco affidarmi a chi puó fare altrettanto in fase di stampa, con conoscenze e mezzi importanti. Fare il fotografo e lo stampatore sono due mestieri a se stanti, se si vuol fare le cose con standard elevati. Poi come dicevo, per me il cerchio non é assolutamente chiuso e onestamente non ho nemmeno una mia foto appesa in casa. La maggior parte delle mie stampe sono dedicate ad eventi, vendita e regali (molte). Sono abituato a considerare una fotografia (o una serie), come un'esperienza multi sensoriale a 360 gradi e proprio in quanto tale non voglio tenerla solo per me. La fotografia é potenzialmente un viaggio perpetuo che comincia ben prima che ci si presenti sul luogo di scatto e non termina mai nel momento in cui la si condivide. Poi ognuno la puó pensare come gli pare, ma tolto questo aspetto, per me questa meravigliosa forma espressiva viene di molto depotenziata, visto che personamente non ho interesse ad esprimermi dinanzi ad uno specchio. Riguardo al discorso fatto da Les, relativamente all'approfondimento, concordo, purché venga applicato anche molto prima della stampa. Infatti, estetica, semiotica del colore, forme, volumi, composizione, e moltissimi altri argomenti sono aspetti che troppo frequentemente vengono messi da parte e se di fatto si giunge alla stampa privi di consapevolezza e diversi altri fondamenti, a quel punto a poco servono la calibrazione del monitor e la "proof of colors". |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 22:21
Mi pare ovvio che per correre prima sia indispensabile imparare a camminare. Qui nessuno dice che si debba imparare prima il color proof della composizione o delle tecniche principali di scatto e post produzione. |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 22:35
Certamente Les, ma senza fare riferimenti specifici, dato che qui si sta parlando di stampa, come la "chiusura" del cerchio, questo presuppone che si sia fatta un bel pó di strada prima. |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 22:37
Non ho capito se non sono bravo a far foto non posso stampare un ricordo? E sentirmi soddisfatto comunque del mio lavoro? |
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inviato il 23 Febbraio 2018 ore 22:39
Next, puoi fare quello che ti pare. La mia risposta era un approfondimento ad altri discorsi fatti sopra. |
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