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Marameo, ma sai che hai ragione!?! Che imbe... (e poi anche) ...cilli che siamo... tutti a spendere un patrimonio in attrezzature che sfornano miserabili RAW, che appena li tocchi con qualche software (altro pozzo di soldi!) per renderli "visibili" vieni cacciato con disonore dalla categoria "fotografi" e ti ritrovi pure la fedina penale sporca, mentre con poco più di 100 € ti porti a casa la sola e unica macchina fotografica... la Polaroid (e ti danno pure due pacchi di carta a sviluppo istantaneo in regalo)
PS qualcuno sa se la fedina penale contiene per caso una foto segnaletica? Perché se non è Polaroid è mica tanto valida come "documento"
user15476
inviato il 13 Gennaio 2015 ore 2:04
Mi ha colpito che l'idea dell'autore di quelle foto si ricollega un pò a questo topic sul forum; una foto è onesta nei confronti dello spettatore se non viene ritoccata. E naturalmente nei commenti all'articolo si scagliano in tanti a chiedere cosa la rende più onesta rispetto al digitale, alcuni invece sono a favore:
**** It's honest because the image can't be manipulated, because the medium is "as is," stop overthinking it.
I think the problem with those carping about the images is the fact that they have not actually seen the photos in the flesh. All they have seen is a small jpeg. Even images in magazines can pale besides the real print on a gallery wall. On numerous occasions I've seen photos online or in a magazine and then when I've seen the work for real, it's completely different. The image is far more powerful, it works better and is how they were meant to be seen.
It is not a copy of the photo; it IS the photo. Shooting on 35 or medium format, you're shooting a negative that has to be projected onto a new piece of photographic paper to reverse the negative. So you will only ever see copies of the original photograph (the negative of which will sit in someone's drawer to possibly make more future copies). ****
marameo, mi sta benissimo che non si voglia decidere di "ritoccare" (o sviluppare, dipende dai casi) la foto scattata. va tutto bene, finchè ha un senso. In questo caso, Chuck Close vuole (molto probabilmente) fare una critica nei confronti della troppa "glamourizzazione" di una determinata categoria. Ma non mi pare di aver letto che le sue sono foto "vere" più di uno che invece della polaroid o di una diapositiva, utilizza una agfa o un raw. Anche perchè la pellicola da lui usata sicuramente ha delle proprietà peculiari, come qualunque altra pellicola, e rappresenterebbe la realtà? Se io decidessi di emulare tale pellicola o altra, sarei un taroccatore?
parlando della pubblicità di calvin klein con justin bieber, in cui gli hanno gonfiato i muscoli, sono taroccatori? Onesti? Per me no, mi fa cagare l'idea di pompare uno, ma non faccio una crociata contro un settore che si basa quasi esclusivamente su quello, salvo rari casi.
Sono differenti modi di approccio, possono non piacermi, ma hanno tutto il diritto di coesistere senza che uno venga privato del termine "fotografia". Uno piglia e sostituisce il cielo in un paesaggio? Si chiama fotomontaggio, il rischio che venga uno schifo è alto, ma dato che sono due fotografie una sopra all'altra, direi che per proprietà transitiva, sono anch'esse foto. Usi i filtri degradanti e fai tutto in un unica foto? Va bene uguale.
Conta il perchè sta facendo un determinata cosa. Conta come è la tua progettualità.
Però non parliamo di realtà. Sennò si torna al discorso del bianco e nero, del surrealismo, di cosa avveniva in camera oscura, ecc. ecc.
Ed evitiamo crociate inutili che non fanno assolutamente crescita personale, ne il bene della fotografia.
Matteo, Quoto tutto quello che hai detto. Credo che la foto sia l'espressione di quello che l'autore vuole trasmettere, in primis a se stesso. Tendo infatti a diffidare dalle PP mirate a farsi dire "wow" sui forum, ma anche questa è interpretazione mia. Se la foto e' così com'è stata scattata o se ha due o tre layer, l'importante per me è che l'autore sia soddisfatto della propria opera finale. Spesso io scatto con già in mente i passaggi in PP oppure prendo strade in PP che non mi aspettavo ma che mi appagano, ma non per questo la mia foto e' finta. E se qualcuno pensa il contrario, massimo rispetto, ma non sono d'accordo. Ciao G
Matteo, hai perfettamente ragione, Chuck Close infatti definisce quella foto "onesta", non parla di foto "vera"; sono due cose diverse (e sarebbe anche da vedere verso chi è indirizzato quel concetto di onestà, se verso il pubblico o gli addetti ai lavori, ma questo è un altro discorso). Per quanto riguarda la "realtà", anche a me piacerebbe non doverla tirare in ballo, dato che il discorso non mi suona tanto bene, ma quando mi sento dire che la fotografia è "sempre un documento" non posso non domandarmi: documento di cosa? E finisco inevitabilmente per considerare il concetto canonico del termine, almeno finché qualcuno non ne dichiarerà esplicitamente un altro; è questa definizione quello che sto aspettando (invano, temo...)
user15476
inviato il 13 Gennaio 2015 ore 14:16
Anche Wim Wenders verso la fine degli anni 80 si domandava se con l'elettronica, e presto il digitale, la fotografia e soprattutto le immagini avrebbero avuto ancora credibilità:
"Everything changes, And fast. Images above all? change faster and faster and they have been multiplying at a hellish rate ever since the explosion that unleashed the electronic images. They are the images that are now replacing photography. We have learned to trust the photographic image. Can we trust the electronic image? With painting everything was simple. The original was the original, and each copy was a copy ? a forgery. With photography and then film that began to get complicated. The original was a negative. Without a print, it did not exist, just the opposite, each copy was the original. But now with the electronic, and soon the digital, there is no more negative and no more positive. The very notion of the original is obsolete. Everything is a copy. All distinctions have become arbitrary. No wonder the idea of identity finds itself in such a feeble state. Identity is out, out of fashion. Exactly."
Ma forse lui fa un discorso un pò troppo filosofico...
“ ma quando mi sento dire che la fotografia è "sempre un documento" non posso non domandarmi: documento di cosa? „
Tecnicamente una diapositiva è una fotografia ed è un documento non più modificabile. Un file RAW è un documento digitale non più modificabile ed è il documento della fotografia che ho scattato. ()
Ma invece, dovresti farti un'altra domanta: ignoro tutto questo o non lo capisco, magari per motivi biologici ???
“ Anche Wim Wenders verso la fine degli anni 80 si domandava se con l'elettronica, e presto il digitale, la fotografia e soprattutto le immagini avrebbero avuto ancora credibilità „
... per comprendere questa intuizione è necessario comprendere o almeno conoscere tecnicamente le differenze tra una fotografia intesa come documento originale ed una alterazione del documento originale. La tecnologia digitale a sdoganato funzioni che una volta erano possibilità di pochi e oggi sono comunemente diventati strumenti d'Artista ecc, ecc... ma producono appunto risultati che mettono in discussione (come si vede nei fora) la credibilità del nuovo prodotto.
Cigno, stai dicendo che la fotografia è il documento di se stessa! Non ha senso. Sarebbe come dire che una lettera raccomandata documenta la raccomandata; manca l'oggetto della raccomandata stessa, che invece è proprio ciò che con quella lettera si vuole documentare. Un documento, per definizione, è un medium che rende palese un'informazione esterna al documento stesso. Puoi dirmi che il tuo concetto di fotografia documenta l'abilità del fotografo nel comporre la scena soltanto PRIMA dello scatto; puoi dirmi che documenta una scena che invece non ha subito alcuna preparazione da parte del fotografo; o che documenta la goffaggine del fotografo incapace di azzeccare la coppia tempo/diaframma e canna l'esposizione, puoi dirmi cose di questo tipo, ma non che "il RAW è il documento della fotografia che ho scattato". Il RAW fa parte di quella fotografia, ne costituisce la banca dati, non può documentare sé stesso! Altre volte hai sottinteso che la fotografia documenta la luce così come giunge al sensore/pellicola, ma è come dire che la raccomandata documenta l'inchiostro con cui ci ho scritto sopra; il problema è definire a cosa mi serve quell'inchiostro (questo è il vero significato del documento). Perché è così importante la luce così come raggiunge il sensore? (non ti sto dicendo che non lo sia, ma vorrei che chiarissi che cosa significa per te). Ti faccio un esempio: dove lavoro mi capita spesso di utilizzare un piccolo studio di ripresa per fotografare minerali. Quando ci hai preso la mano, in studio e su soggetti simili non è difficile ottenere sempre risultati buoni senza dover ricorrere a chissà che pp, ma ci sono tonalità di colore di alcuni minerali che i sensori, per quanto tu possa tarare luci e macchina, non riescono proprio a restituire correttamente; devi per forza modificarle selettivamente in pp! Allora il punto è questo: è corretto farlo o non lo è? Lo è sui minerali ma non sul cielo in una foto di paesaggio? Alla fine, dopo tutti i possibili discorsi teorici, è con queste piccole grandi realtà che ci scontriamo tutti i giorni. Se iniziamo anche a farne un discorso di terminologia e poi, però, andiamo a fare dei distinguo (si... certo... per il minerale si può, ma per il cielo no!), per non avere più discussioni dovremmo creare una casistica impressionante! Vale realmente la pena di inventare nuovi nomi? Non è meglio definire regole di comportamento in riferimento a determinate situazioni che le richiedono? (e l'esempio che ti ho fatto non è nemmeno di quelli complessi)
user14286
inviato il 13 Gennaio 2015 ore 19:28
mi godo questa arrampicata sugli specchi. dai, che un altra pagina è andata!
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