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inviato il 10 Febbraio 2026 ore 21:45
Ma infatti nessuno sta parlando di santificare l'inglese o di immolarsi alla globalizzazione capitalista made in USA. Qui non è "inglese sì/inglese no" come scelta ideologica. Il punto è che una lingua è uno strumento, non una bandiera. Usarla quando serve (contesto internazionale, pubblico misto, termini tecnici condivisi) non significa rinnegare la propria cultura né essere sudditi di modelli altrui. Altrimenti finiamo per fare un nazionalismo linguistico di riflesso: sei italiano quindi devi usare l’italiano, sempre e comunque, anche quando è meno efficace. E quella sì che è una posizione poco coerente. Che poi le istituzioni abusino dell'inglese per darsi un tono è un altro discorso, e lì sono d'accordo. Ma mettere sullo stesso piano quello e l'uso dell’inglese in generale mi sembra una semplificazione balorda. |
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inviato il 10 Febbraio 2026 ore 21:47
“ Usarla quando serve „ Ci stiamo avvicinando, usarla quando serve, non come il prezzemolo in cucina. |
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inviato il 10 Febbraio 2026 ore 21:51
Io sono più per usarla quando a uno gli va, visto dove siamo |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 4:47
Rombro caro e mai fuoriluogo, di solito, prima di scrivere pubblicamente, rifletto almeno un attimo ma, il fatto che tu lo abbia posto in evidenza prima del potersi esprimere liberamente (non sei tu che inviti ad andare fuori dal gregge ?), implica un'ulteriore riflessione (che non è per codesto topic). Indi per cui "fotodemmerda" a parte, assegnare un buon titolo è fondamentale : lo credo, ne sono convinto e, pure per il Pietro Groppi, in merito ad una esposizione multipla, forse, un senso più profondo della cosa potrebbe essere. Non volendo però portare su questa strada alcuno e felice dell'attribuire il mio Encomio Interspaziale quando ne vedo una bella espressione (per ora tu non corri questo pericolo ...), in italiano, inglese o qualsiasi dialetto, forse, darsi un nome che riconduca ad esser localizzati almeno nella definizione, può/potrebbe aiutare ... Chi/come/cosa è tutto poi da dimostrare. Buona giornata a tutti e grazie per quanto avete ben apportato fino ad ora. |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 5:08
"Esprimere liberamente" è una locuzione che andrebbe presa con le pinze... L'invito a rifletterci mi pare il minimo vista la tipologia di foto che tratto. Essendo abituati, tu compreso, a commentare solo in base al gradimento estetico, noto sempre che si fa una certa fatica a soffermarsi su immagini che chiedono altro da chi guarda. |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 7:25
Rombro qui sopra enunciato, anche queste ultime sette righe sottointendono un grado di osservazione più profondo della media, indi per cui, su tutto questo vi è ulteriormente da meditare ... Grazie ! |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 7:59
Non si è parlato di modalità operativa. Tempo fa guardavo un bel libro di un fotografo che stampava dal mio stesso stampatore, mi ha detto che lui fotografava tantissimo, sempre, ogni giorno. Ogni tot stampava le foto e le archiviava in modo tematico, poi a volte le tirava fuori, le mischiva, ricopriva il pavimento di casa e guardava se in mezzo c'era un lavoro sensato, se quegli accostamenti gli davano un'idea. Lavori molto belli e molto coerenti tra l'altro. Un altro approccio è pensare all'idea, al titolo, alla modalità operativa e alla fine di tutto il processo lo scatto è solo una conseguenza Aggiungo in risposta a un vecchio commento che il titolo spesso non è come la cornice di un quadro, ma fa parte e da il sensi all'opera stessa |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 8:26
Ottima la tua sintesi finale, Matteo Pietro ( come Stefano ti ha ribattezzato) : fa parte e ne dà senso, né più né meno del resto, anzi dice molto sull'autore od autrice. |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 8:34
Io propongo a tutti, specie chi fa scatti più concettuali, questo esperimento: Fate analizzare il significato/messaggio di una vostra foto a chat gpt (meglio se v5) senza dirgli il titolo e specificando di essere oggettivo e non adulatore. Poi ditegli il titolo e chiedetegli se e come cambia la sua analisi. |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 8:44
Credo sarebbe più proficuo farlo a una lettura portfolio con una persona reale spiegandogli l'esperimento. Comunque si cambia anche per chatgpt completamente l'analisi (ho la versione pro per lavoro) |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 8:55
MatteoGroppi, mi scuso umilmente per il "Pietro" e ti ringrazio molto per quanto hai apportato in questo topic. Finito il turno di lavoro, ne farò un sunto. Colazione Ferioli offerta. Segnalami una pasticceria a Piacenza. Grazie mille ! |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 9:08
A lui sì ed a me no, benissimo. Un abbraccio, Stefano ! |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 9:25
“ Credo sarebbe più proficuo farlo a una lettura portfolio con una persona reale spiegandogli l'esperimento. „ Quello è sottinteso, proponevo qualcosa alla portata di tutti, e che può essere un esercizio utile per chi si avvicina a un certo tipo di fotografia. |
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inviato il 11 Febbraio 2026 ore 9:39
“ Aggiungo in risposta a un vecchio commento che il titolo spesso non è come la cornice di un quadro, ma fa parte e da il sensi all'opera stessa „ Non un accessorio dunque... Forse a volte il titolo è figlio dell'opera e a volte ne è padre. O forse a volte sono complementari e in un certo senso nascono insieme, nello stesso momento. Titolo ed opera un tutt'uno... |
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