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inviato il 24 Settembre 2019 ore 12:43
“ gliela fecero cancellare in nome di qualche legge o solo per convincimento. „ La seconda ipotesi |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 12:44
“ Ma oltre un certo livello di discussione, le categorizzazioni sono più fuorvianti che utili ;-) „ Grazie Francesco, sulle tue parole in chiusura direi che sono perfettamente d'accordo |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 12:46
“ poteva disporne a proprio piacimento per mostre, donazioni, pubblicazioni etc... „ In questo caso direi che è d'obbligo possedere la liberatoria |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 14:18
“ In un club fotografico che ho frequentato per un brevissimo periodo non venivano accettate foto che ritraessero persone senza una liberatoria, in questo erano categorici. „ “ @RobBot, in archivio, che era di proprietà del club e poteva disporne a proprio piacimento per mostre, donazioni, pubblicazioni etc... „ L'ultima parte posso comprenderla, anche se secondo me per pararsi il c...o potrebbe essere adottata legittimamente anche una soluzione diversa, tipo un sub-archivio da cui non poter attingere materiale per mostre, pubblicazioni etc. per un tot. di anni. E' una follia dilapidare un patrimonio documentale per ragion di privacy, e con tutte le motivazioni peraltro che la legge prevede come discrimine di legalità (culturali, informazione, etc...). Riporto un esempio pratico che nella mia città è presente in questi giorni. Uno studio fotografico trasmesso dal padre ai figli ha organizzato in questo settembre una bellissima mostra dagli scatti del padre sino ai giorni nostri dei tantissimi eventi popolari, politici, di costume, sportivi,di personaggi famosi che hanno avuto a che fare con la città. Molte persone fotografate sono defunte, altre erano ragazzi, giovani etc. Chi potrà reclamare mai oggi la privacy per quelle foto, (oltre al fatto che veramente quelle foto hanno carattere culturale e sono un patrimonio della città che va salvguardato e tutelato). Simpatica è peraltro l'iniziativa di regalare da parte dei fotografi (due fratelli) il libro (valore 40 euro) a chi si riconosce in una foto. (io non ci sono ma ho visto molte persone che conoscevo). La mostra sta avendo un successo incredibile, ho letto più di 17000 persone dai primi di settembre. La qualità di alcune cose è buona, di altre meno ma non importa, il like è assicurato ed anche secondo me giustificato. Sabato mattina sono stato un paio di ore dentro ed era pienissimo. Poi sono andato a vedere quella di Bischof, bellissima per le stampe, eravamo in tre. Ecco perchè secondo me un circolo fotografico dovrebbe limitare il proprio archivio solo secondo criteri di interesse e qualità diversi dalla mera paura di avere chissà quale conseguenza per degli scatti che non utilizzi per mostre e/o pubblicazioni sino a quando in un remoto futuro il problema desisterà dall'esistere. A me apre solo buon senso e lungimiranza. Sentire che un circolo fotografico si autolimita il proprio materiale, non per la validità dello stesso ma solo per paura mi fa veramente cascare le braccia. Ricordate che non è proibito scattare nei luoghi pubblici e le foto non vanno a male come il latte. La privacy tutela solo la pubblicazione! (Più complesso l'archivio ma un semplice fotoamatore è meno di improbabile che abbia problemi) |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 14:30
“ Giusto il discorso di Camussino, che immagina una fotografia candid, sorprendente, come solo può avvenire senza "presenza del fotografo". E ha le sue ragioni. E molta storia della fotografia lo conferma. Altri pensano a una fotografia differente, ed ecco che le ragioni del "contatto" col soggetto trovano una ratio. E anche per queste la storia fornisce molti esempi tutt'altro che modesti. Sarò palloso e non ne ho alcun dubbio. Cool Ma oltre un certo livello di discussione, le categorizzazioni sono più fuorvianti che utili „ Buono spunto! Io mi riferivo proprio al primo caso: in quel momento fai la foto e poi, se è il caso, chiedi; ma la stessa cosa può valere anche a chi fa paesaggistica. |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 14:45
io credo che averlo picchiato a sangue e avergli spaccato la camera, sia una reazione spropositata. Una reazione minimamente civile (proprio il minimo per essere chiamati umani) era chiedere di cancellare la foto perchè "rubata". E anche lì dipende la legislazione, dato che almeno per gli adulti, qui, è consentita la foto ma non la pubblicazione senza autorizzazione. Detto ciò, spero di aver letto male e che qualcuno non si sia messo a giustificare la reazione dello psicopatico che ha picchiato la persona solo perchè "fotografato". |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 14:51
“ ma la stessa cosa può valere anche a chi fa paesaggistica. „ Scusami ma non capisco. Quale relazione c'è con la foto 'rubata'? Se hai fatto la foto ed i protagonisti non se ne sono accorti, perchè chiedere? Fatta la foto continui per la tua strada. Il discorso cambia se ne vorresti fare, della/e foto, una mostra, in quel caso devi chiederla a posteriori o prima, ma in questa ultima ipotesi sarebbe una sceneggiatura con una regia e degli attori protagonisti. Nulla di male eh |
user109536
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 15:39
Ma nessuno riesce neanche lontanamente ad immaginare che a qualcuno ( io sono uno di quelli ) può dare molto fastidio essere fotografato anche solo se sta passeggiando in città o guardando il panorama. Cos'è questa smania di fotografare di nascosto ? Cosa si vuol ottenere ? Costa tanto chiedere ? E accettare un rifiuto ? |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 15:58
Ci sono tantissimi comportamenti altrui, perfettamente legittimi, che a me possono dare fastidio. I bisogni del cane in luoghi pubblici, anche se puliti a regola d'arte, trovare una bella spiaggia affollata, la coda ed il puzzo del traffico mentre cammino (per non dire l'ascellare altrui) l'immancabile ciclista a bordo di una strada stretta, il conducente che guida 20 km sotto il limite, l'aperitivo di tante persone sotto la mia finestra... ognuno aggiunga le proprie avversità che debbono condividersi frequentando spazi pubblici. Peraltro non aumentare la propria autostima inutilmente può aiutare a lenire il fastidio: magari può interessare solo la tua silhouette, il colore del tuo vestito, una particolare posa... e non sei nemmeno riconoscibile. Pensa che anche senza fotografare magari l'amico del cugino spiffera involontariamente alla zia della fidanzata: sai che ho visto Marco al parco ieri, era dai tempi del compleanno della nonna che non lo vedevo ma non ho fatto in tempo a fermarlo. Come sta? La fidanzata mi ha detto che era malato, risponde la zia... |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 16:07
“ Cos'è questa smania di fotografare di nascosto ? Cosa si vuol ottenere ? Costa tanto chiedere ? E accettare un rifiuto ? „ Comprendo benissimo il tuo disagio e non posso darti torto. Ma purtroppo non puoi farci nulla, non puoi impedirgli di fare la foto e chiedertelo non avrebbe più lo stesso significato (per loro). Tu gliela avresti data la liberatoria dopo che ti hanno fatto la foto? Purtroppo oggi ci sono personaggi che si divertono con poco, gli basta mettersi la piccola fotocamera sul petto e scattano foto come non ci fosse un domani. Tutte foto banali, istantanee di persone che camminano per i fatti loro che non raccontano nulla. Coscienti di questo gli rifanno il trucco con un b&n bello contrastato e con l'aggiunta di grana, ed ecco qui un ritratto di città ed è subito street. D'altronde basta vedere su fb, nei vari gruppi di "streetphotography", cosa è oggi la street. Non farti il sangue cattivo, lascia vivere |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 16:09
Mirko, puoi girarci intorno quanto vuoi, ma il problema c'è. Poi ovviamente uno ne fa quel che vuole. Ma non ragioniamo solo da fotografanti compulsivi. Non diciamo che è semplicemente "un comportamento che non ci piace", come il tuo esempio del cane. Qui si tratta della tua faccia, esposta al mondo, in un modo che tu potresti aver mille motivi per non gradire. Ripeto: ognuno faccia come crede, e il diritto di documentare ha le sue ragioni, pur se contapposte a quelle dell'individuo (tant'è che gli anglosassoni tendono a un regime opposto al nostro). Ma che qualcuno ti pubblichi con un dito nel naso e tu abbia il diritto minimo di dire no, dai, non è solo una stramberia che si inventano i bacchettoni... |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 16:11
Ricordo a tutti che chi ha sbagliato seriamente qua è stato l'aggressore. Se tutti reagissimo in questo modo a ciò che ci da "fastidio" invece che con un minimo di civiltà, sarebbe una strage. |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 16:13
“ Ricordo a tutti che chi ha sbagliato seriamente qua è stato l'aggressore „ Questo assolutamente. Senza se, senza ma, e senza distinguo. |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 16:14
No Francesco, sto parlando dì scattare, non dì pubblicare. |
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inviato il 24 Settembre 2019 ore 16:19
“ Non Francesco, sto parlando dì scattare, non dì pubblicare „ Hai ragione Mirko, e in questo anche la legge te la da. E' così e non lo discuto minimamente. Ma io parlo complessivamente di umane relazioni: oggi, nell'età di Facebook, in cui si pubblica ogni pupù che facciamo, chi viene ripreso non è che conosca le leggi legate alla pubblicazione di fotografie. E che, istintivamente, pensi che foto=pubblicazione sai che è abbastanza normale... Chiaramente, giusto a scanso di equivoci, non c'entra nulla col tollerare comportamenti come quello dell'aggressore in oggetto al topic (quello è colpevole e basta). Ma solo per dire che la cosa ha più di un legittimo punto di osservazione. Nulla più. E quindi, perlomeno, questo può indurci a non superare un certo limite che, se fotografi da amatore, non risolve nessuna "necessità" se non l'appagamento personale. |
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