user177356
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 10:06
Secondo me, dipende. Sono stato a Venezia di recente, per cinque giorni. In giro dalle due alle sei del mattino per fare foto notturne, ma poi ho passato il resto delle giornate con mia moglie. Alle fine ero distrutto, ma ho fatto la fotografia (sì, una sola) che volevo. Quando viaggio, in genere, cerco di separare la fotografia dal resto. Anche perché seleziono in anticipo quello che voglio fotografare, difficilmente faccio foto estemporanee. Spesso lascio la macchina in albergo, se vedo qualcosa di interessante ci torno il giorno dopo, magari dopo esserci passato di nuovo nella giornata per valutare meglio la luce. Insomma, ossessivo sì ma con un limite di tempo definito, finito il quale ritorno umano |
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 10:07
@Nessunnego, non esageriamo, quando scegli di fare foto, sottrai sempre quel tempo a qualche altra cosa. E vale per tutte le attività. Scattare foto richiede impegno e quindi tempo, dove trovare questo tempo dipende dalle proprie priorità. Tutti noi dovremmo avere del tempo "libero" da dedicarci, e come spendere questo tempo è una nostra scelta. C'è chi preferisce andare a cinema, chi vedere una partita allo stadio o sul divano, chi fotografare. È nulla di questo rappresenta una ossessione. |
user39791
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 12:12
Quando si parla di sana ossessione non si intende una roba che non ti fa vivere il resto della vita ma una spinta interna a dedicare le energie possibili alla fotografia. |
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 12:17
Io ho risposto alla domanda: "Come si capisce quando é ossessione". Rileggere. |
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 12:23
Come parola non mi piace però è chiaro quello che Filiberto intende quindi credo che siamo tutti d'accordo.... direi di non concentrarci troppo sulle definizioni ma guardare al senso delle cose |
user39791
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 13:10
Si credo che non sia il caso di fermarsi sulle definizioni il senso direi che sia chiaro. La cosa importante secondo me è quella di limitare le ossessioni per le attrezzature fotografiche a favore di quelle per la fotografia come mezzo di espressione. |
user90373
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 13:51
@ Filiberto “ Si credo che non sia il caso di fermarsi sulle definizioni ;-) il senso direi che sia chiaro. La cosa importante secondo me è quella di limitare le ossessioni per le attrezzature fotografiche a favore di quelle per la fotografia come mezzo di espressione. „ Suvvia, di cosa stiamo cercando di parlare, se le parole non son più quelle che ci dicono di cosa stiamo parlando? |
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 14:11
Come si fa a riconoscere "Il talento" secondo voi? |
user90373
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 14:19
@ Alfonso Battagliese “ Come si fa a riconoscere "Il talento" secondo voi? „ " Talento? Chi è costui ". Quello degli altri o quello di se medesimi? |
user177356
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 14:42
A che serve riconoscere il talento? A me interessano i risultati. Se in fotografo ci mette cinque ore o cinque minuti per realizzare in certo scatto, sono affari suoi. Se quel fotografo sono io, sarò maggiormente gratificato se sci ho messo cinque minuti, perché probabilmente vuol dire che sono bravino. Ma sarò soddisfatto anche se ci ho messo tre giorni. |
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 14:51
Certo, credo che il tempo sia superfluo. L'importante è il risultato finale. Ma alla base ci deve essere un minimo di "talento" per emergere dalla massa. Cosa che io non farò mai |
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 14:53
Il talento era l'unità di misura,la moneta in uso,per la merce che poi produceva ricavi... Sarebbe un esattore delle tasse un tantino idealista quello che preferisce ricevere un talento o moneta rispetto a cinque talenti o monete ,ma forse ci sarebbero meno tasse. Le cinque macchine fotografiche che non servono,rivendendole forse avrebbero consentito di comprare altre macchine piu' piccole,ed ottenere in cambio altri talenti...come qualche utente ha fatto. Questi talenti oltre ad accontentare in parte l'esattore delle tasse,avrebbero anche potuto essere impiegati,per acquisire altri strumenti automaticamente aggiornabili,oppure che possono fare un upoload, ma spesso richiede un corrispettivo in talenti.Invece evitare l'aggiornamento per qualche strana ragione puo' risultare complicato. Per estensione nel significato il talento in senso lato è qualcosa che vale e per fortuna puo' avvizzire e non fare la fine della moneta sotto terra,che poi sarebbe da conferire nell'indefferenziato o in un centro per la raccolta. Tre minuti dopo il talento non aveva piu' lo stesso valore ,ma non tanto in fretta da essere votato dal pubbico a casa nel talent,che qualcosa vede, ma sarebbe stato piu' utile far crescere meglio l'albero dei talenti o delle monete,attraverso lo studium altra parola di diversa matrice linguistica,ma che poi ha contaminato il linguaggio e gli influssi culturali seguenti... Qualcuno praticamene avrebbe potuto andare da Scianna a dirgli, che non avrebbe dovuto usare la macchina che stava usando,perchè poi in cio' che avrebbe detto di li a poco ci sarebbe stata la prova,certa ed incofutabile, parlando di Talenti e relative considerazione,che in realtà necessarimente avrebbe potuto anche agire diversamente,ma sempre con uno stesso fine,che poi si dice uguale ma è diverso...con una costante dell'altro... |
user39791
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 18:48
Il talento è quella cosa che ti fa fare le cose bene senza sforzo. Io non avevo talento per suonare la chitarra ma da ragazzino mi ero intestato di suonarla ma non ho mai imparato nemmeno ad accordarla. Però il talento va coltivato perché è molto facile buttarlo via. |
user117231
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 20:03
Il Talento è l'unica cosa che devi avere congenita.. tutto il resto lo puoi aggiungere strada facendo. Se invece strada facendo aggiungi.. ma manca il Talento, allora stai scarpinando per nulla. .. Io ho grande talento.. per sfracassare le palle. |
user177356
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inviato il 03 Maggio 2019 ore 20:12
“ Il talento è quella cosa che ti fa fare le cose bene senza sforzo. „ Io la chiamo "pratica assidua". E richiede un sacco di sforzo. “ Il 18 novembre del 1995 il violinista Itzhatk Perlman si presentava sul palcoscenico del Lincoln Center di New York per dare un concerto. Per Perlman raggiungere il palcoscenico non era una impresa facile. Colpito da polio quand'era ancora bambino, era bloccato da protesi su entrambe le gambe e camminava con l'aiuto di stampelle. Il vederlo camminare, lentamente e faticosamente, per raggiungere il suo posto nell'orchestra, era una scena impressionante. Una volta seduto, dopo aver adagiato le stampelle per terra, sbloccava le protesi dalle gambe, poi ritirava una gamba ed estendeva l'altra in avanti. Infine, si abbassava per prendere il violino e, una volta sistematolo sotto il mento, accennava al direttore che si poteva procedere a suonare. Il pubblico era abituato al ripetersi di questo rituale e lo seguiva in silenzio. Un giorno, però, accadeva un grosso imprevisto. Proprio mentre stava per concludersi la prima parte dello spartito, gli si rompeva una corda del violino. Agli occhi dei presenti non c'era dubbio sul da farsi. Perlman avrebbe dovuto alzarsi in piedi, sbloccare le protesi, prendere le stampelle e lasciare il palcoscenico per trovare un altro violino o un'altra corda. Ma non accadde niente di tutto ciò. Ci fu un attimo di silenzio. Perlman chiuse gli occhi e dopo un po' fece cenno al direttore di riprendere dal punto in cui l'orchestra si era fermata. Iniziò a suonare con tanta passione, con tanta forza e con tanta maestria che nessuno l'aveva mai sentito esibirsi con tanta perfezione. Sappiamo tutti che e' impossibile suonare un'opera sinfonica con tre corde, eppure Perlman modulava e ricomponeva il brano con una maestria impressionante. Quando terminò, ci fu un attimo di silenzio, poi il pubblico si alzò in piedi e ci fu un'esplosione di applausi e di grida di acclamazione. L'intero uditorio esprimeva a gran voce l'enorme apprezzamento per la sua esibizione. Lui sorrise, si asciugò il sudore dal volto, poi alzò il violino per invitare il pubblico al silenzio e, in tono tranquillo e riverente, disse: «Voi sapete che, a volte, il compito dell'artista è di esplorare quanta musica si può produrre con quello che resta». „ |
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