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il gene della fotografia è neandhertaliano?


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avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 8:59    

Se non ci fosse stato quel maledetto e assurdo uso che storicamente si è fatto del termine "razza", non sarebbe così tabù utilizzarlo anche per le popolazioni umane, dove il termine dovrebbe indicare esclusivamente la "standardizzazione" di caratteri somatici, quindi non una differenziazione genetica (nemmeno a livello di sottospecie), ma semmai una semplice "risposta" genetica a differenti sollecitazioni ambientali ecc. che, prolungata nel tempo e operante su popolazioni relativamente isolate, produce effetti simili (ma permanenti per un maggior lasso di tempo) a quelli che permettono di riconoscere a vista due fratelli o parenti stretti.
Paradossalmente, se dovessimo fare un paragone con le razze canine, la "pura razza Ariana" risulterebbe in realtà la vera popolazione meticcia fin dalla sua origine, in parte per la sua posizione geografica che la pone a contatto con le popolazioni asiatiche e africane, ma soprattutto perché in origine era costituita in larga misura da gruppi nomadi su lunghe distanze (le steppe eurasiatiche), quindi più soggetti a "incrociarsi" con altre popolazioni; se poi mettiamo in conto che l'antica Roma ebbe persino alcuni imperatori di origine berbera ... MrGreen

avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 10:14    

il termine razza riferito all'umano è desueto per cause nefaste storiche.
Oggi si tende a rimpiazzarlo con il termine "etnia".
Ma fare uno studio su un'etnia "pura", dal punto di vista sia genico, sia culturale, è piuttosto complicato, poichè quasi sempre ci sono delle commistioni tra etnie differenti. Quindi l'etnia pura è ben difficile da trovare.
So che sono studiati gli islandesi perchè sono tra le etnie che si sono conservate più uguali a sè stesse nei secoli, per evidenti motivi geografici.

avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 11:05    

Indubbiamente è vero che oggi si tende a rimpiazzare "razza" con "etnia", ma questo causa un problema per il fatto che il termine etnia già si stava caricando anche di connotati riguardanti le differenze culturali, che non sempre corrispondono alle differenze somatiche (di natura strettamente biologica), e questo ingarbuglia ulteriormente le cose; ad esempio, se dovessimo osservare gli attuali abitanti degli Stati Uniti, gli unici che (in parte) potremmo ancora distinguere sia su basi somatiche che culturali sarebbero gli indiani, perché è indubbio che, culturalmente, tra Barack Obama e Bill Clinton sarebbe ben difficile trovare differenze (da questo punto di vista il pericoloso "diverso" sarebbe Trump MrGreen)

avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 11:43    

Mah mah. Io non sono biologo, ma da quello che ho letto di recente nella divulgazione scientifica generalista (vedi ultimo NG, ma anche testi più approfonditi) sembra che i parametri con cui venivano indicate le razze non avevano alcuna corrispondenza genetica, al di la dell'aspetto visivo, mentre si aveva più variazioni geneitiche tra popolazioni tra loro morfologicamente somiglianti. Questo di fatto toglie ogni significato scientifico al concetto di razza al di la del cattivo uso che questo possa aver avuto nel tempo. Usate bene o male, le razze non esistono e non rappresentano differenze genetiche. Il colore della pelle in particolare riguarda modestisime variazioni relative alla difesa dai raggi UV e alla produzione della vitamina D.
Solo che pensare di avere pochissime differenze con le popolazioni africane ad oggi da enormemente fastidio, e di qui l'esaltazione del neanderthal. Debbo riprendere i libri di Luca Cavalli Sforza che spiega bene questi concetti.

user148740
avatar
inviato il 11 Aprile 2018 ore 12:20    

Boh tutti abbiamo origini africane,
poi c'è chi è emigrato prima e altri dopo,
e se questo lasso temporale è di centinaia di migliaia di anni come sembra essere fra la migrazione del neanderthal e dei sapiens è probabile che in effetti ci siano differenze anche genetiche.
Poi ci sta che siano anche accentuate per dare un senso ai propri studi (almeno così la penso io, non ci vedo reminescenze razziste) e dare un nome alle cose.

avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 12:23    

Il colore della pelle in particolare riguarda modestisime variazioni relative alla difesa dai raggi UV e alla produzione della vitamina D

Il fatto è che se queste variazioni (che pure rimangono modestissime) non producessero modificazioni permanenti (quindi non più legate esclusivamente alla presenza del fattore ambientale scatenante), i neri e i bianchi che vivono da alcuni secoli in America avrebbero tutti acquisito la colorazione dei nativi. Non è un problema (se non per i soliti facinorosi) di fastidio ad essere geneticamente vicini ad altre popolazioni, è proprio che siamo di fronte a qualcosa che non ha più solo l'aspetto di un condizionamento ambientale, ma in cui l'aspetto ereditario ha preso il sopravvento. Per fare un esempio, non è come con le differenze tra i cervi italiani e quelli inglesi: anni fa si discuteva se si dovessero considerare addirittura come due distinte sottospecie per il fatto che il cervo inglese mostra dimensioni molto maggiori del nostrano; quando provarono a portare alcuni cervi italiani in inghilterra, e viceversa, nel giro di una sola generazione questi acquisirono la dimensione di quelli autoctoni (senza incroci). Luca Cavalli Sforza (che pure ho letto) è encomiabile per l'aspetto "etico" della questione, ma non affronta l'aspetto dell'ereditarietà a livello di popolazioni.
La mia impressione, al contrario, è che la paura di tornare a fomentare l'i.d.i.o.z.i.a razzista costituisca un freno agli studi su questo fenomeno. In fondo è come studiare la distribuzione della talassemia (anemia mediterranea) tra popolazioni differenti: se non diamo alcun connotato di presunta superiorità agli uni o agli altri potremmo riuscire, anche attraverso l'analisi dell'ereditarietà di queste sia pur minime differenze, a risalire agli spostamenti (e soprattutto a sequenziarli storicamente) che la nostra specie ha effettivamente compiuto nella sua espansione, espansione che costituisce praticamente un unicum rispetto alla diffusione di altri animali.

user148740
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inviato il 11 Aprile 2018 ore 12:29    

si il mio spirito casinista odia un po' le classificazioni, ma se non si ci mette d'accordo su termini e categoria si crea solo confusione

avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 12:34    

A me interesserebbe parecchio riuscire a ricostruire tempistiche e modalità dell'espansione, sia della nostra specie che dell'intero genere Homo, proprio per capire quanto abbiano influito i mutamenti ambientali e cosa abbia effettivamente provocato gli eventuali fallimenti (che mi pare una prospettiva parecchio attuale, visto quello che ci aspetta)

user148740
avatar
inviato il 11 Aprile 2018 ore 13:05    

a tal proposito ti chiedo,
non ho letto in giro come possibile motivo dell'estinzione neanderthal il fatto che potremmo avergli portato malattie dall'africa (un come nelle Americhe), ma sicuramente qualcuno l'avrà teorizzato...
Il motivo che non si è diffusa questa teoria è perché molte del patrimonio lasciatoci dai neanderthal lo ritroviamo nel nostro apparato immunitario?

avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 14:10    

Credo sia piuttosto per il fatto che dai pochi ritrovamenti ossei (e dall'antichità di questi) sia impossibile stabilire questo tipo di cause, almeno allo stato attuale delle possibilità di ricerca. Certo che sarebbe un aiuto notevole, per le ricerche antropologiche, poter risalire alle modalità di diffusione delle malattie in epoche così remote.

avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 14:43    

A proposito della tassonomia, dobbiamo renderci conto che è una sovrastruttura imposta per la nostra razionalità, ma la natura non è obbligata a seguirla, per cui per forza ha un indice di aleatorietà.
In reealtà ai biologi è andata bene, in quanto il genoma e la possibilità di avere prole ha fortemente aiutato i tassonomisti.
Ma per noi geologi spesso le classificazioni di oggetti inanimati e complessi come le rocce sono davvero aleatorie e discutibili, semplici sui testi, e delle volte poco rispondenti alla natura sul campo.
Quindi non è il caso di incapponirsi troppo con le categorie tessonomiche, quanto andare giustamente alla sostanza dei fenomeni che si vogliono descrivere.

user148740
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inviato il 11 Aprile 2018 ore 15:14    

Si e poi pensandoci a modo non ci sarebbe stata convivenza, anche se magari può essere stata anche una causa di ulteriore decimazione della popolazione neanderthaliana

avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 16:14    

sul fatto che non esistano differenze non scherziamo.
Ora non distingueremo mai in razza o sottospecie ma i neri sono quelli che arrivano primi nei 100 e 200 m piani. Gli inuit hanno un corpo continentale adatto a disperdere meno il calore, sono capaci di vivere più di 80 anni con una dieta fondamentalmente carnivora e rischiano la degenerazione nervosa bevendo superalcolici, che li porta in poche settimane alla distruzine della guaina mielinica e del fegato, diventano ciechi, questo per il fatto che non hanno mai conosciuto l'alcool nella loro evoluzione. Alcune donne africane di non ricordo quale etnia hanno uno sviluppo dell'adipe dei glutei sconcertante, e lo hanno solo loro in quel modo per motivi di riserva probabilmente.
Hanno fatto l'esperimento del dito nel ghiaccio con un nero, un caucasico ed un inuit, e ovviamente la resistenza al congelamento l'ha vinta l'inuit.
Quindi benedette differenze che rendono meraviglioso il genere umano, e rendono stupefacente il fenomeno stesso della vita.

avatarjunior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 16:20    

A proposito di arte, neanderthal, et similia segnalo e consiglio, se nessuno l'ha ancora fatto, il film di Herzog sulla grotta Chauvet e i suoi dipinti (the cave of forgotten dreams il titolo).
La cosa che più mi aveva colpito è che l'uomo di 30000 anni fa utilizzava accorgimenti stilistici incredibilmente moderni.
Comunque le pitture sono davvero belle al di là del valore storico.
Gli studiosi intervistati sostenevano grosso modo che il Neanderthal, per quanto avesse una cultura evoluta, non dipingeva, ma non ho mai approfondito oltre e il film ha comunque i suoi anni ormai.

avatarsenior
inviato il 11 Aprile 2018 ore 16:35    

@Loiety, oggi nella classificazione dei viventi non si utilizzano più le similitudini ma il phylum.
www.google.it/search?q=phylum&client=firefox-b&dcr=0&sourc

it.wikipedia.org/wiki/Phylum
Con le rocce non credo che abbia molto senso farlo, quando devi confrontare un minerare a base di Ca e l'altro a base di Si ha senso parlare di QUANDO si è formato e se si è formato contiguamente ad un altro?
Nel vivente invece il philum ha sempre un senso, quindi si è parenti per discendenza.
quando dico che il Pan dista da noi 6,5milioni di aa, intendo che è più vicino a noi rispetto all'ilobato che dista 20milioni di aa fa, e la genetica conferma la distanza.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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