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inviato il 03 Agosto 2017 ore 12:10
Shrieking: ci provo. www.facebook.com/raffaelefrancoph/photos/a.638994039448378.1073741826. www.facebook.com/raffaelefrancoph/photos/a.638994039448378.1073741826. Queste sono un paio di quelle. Esempi di foto "virali", che rappresentano uno scenario noto a tutti ma in una situazione rara e per moltissimi, affascinante. Alcune delle foto dell'album Sicily, su FB (insieme ai corrispettivi post su Instagram) raggiungono e superano anche i 2000 likes tra diretti e indiretti. Sono fotografie che io non considero memorabili, per i miei gusti, eccetto quelle di situazioni rarissime (i fulmini ad esempio -che stanno in realtà in un altro album- ), ma mi hanno permesso in poco tempo di farmi conoscere nella mia città e di poter raggiungere un audience più grande per le foto a cui tengo più, al punto tale che in qualunque momento io decidessi di passare a servizi a pagamento (lauree, 18esimi, battesimi e persino matrimoni) troverei clientela in mezza giornata, visto che settimanalmente ricevo mediamente 2-3 proposte di questo tipo, che declino regolarmente. Questa è la forza dei social. Io ho scritto questo, prima: Allora io personalmente preferisco migliorare da solo ma essere apprezzato da persone a cui le mie foto suscitano emozioni. Altri invece preferiscono i circoli fotografici o i gruppi di fotografia, e parlare più di tecniche o di composizioni piuttosto che di emozioni. Perfetto, non è sbagliato un modo nè un altro, sono soltanto modi soggettivi di vivere la fotografia. Nel thread il pensiero più diffuso è tutt'altro, ossia che il primo modo è sbagliato e il secondo è quello giusto. Non solo nel thread, ma in quasi tutti gli ambienti fotografici si ragiona così, purtroppo. |
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inviato il 03 Agosto 2017 ore 14:18
Sono abbastanza d'accordo con Fabio e Raffaele. Sperare di migliorare fotograficamente buttando foto a caso sul tuo profilo dove il 95% delle amicizie sono colleghi, amici della compagnia, o gente che manco sai chi sono per poi arrabbiarsi... è come accendere la TV in prima serata sperando che ci sia un approfondimento sull'ultimo lavoro di Salgado e vedendo che invece c'è un telefilm prendere il televisore e buttarlo giù dalla finestra... Dove la soluzione poteva essere spegnere dopo il telegiornale (prendere atto e usare con moderazione), cercarsi un telefilm che piace (accettare prodotti rivolti al pubblico tipici di quel media) o registrarsi il fil di Wenders che davano a mezzanotte (sbattersi per sfruttare solo quello che interessa). |
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inviato il 03 Agosto 2017 ore 18:03
Raffaele Franco, non ho mai detto che (odio) i social, ma come scrive Opisso vengono visionate da colleghi amici e parenti i quali si sperticano in lodi, i circoli fotografici pur piccoli raccolgono le persone che si interessano di fotografia e vogliono migliorarsi, che piaccia o meno si migliora solo con il confronto e se non hai conoscenza della tecnica non vai lontano non credere che abbia passato 59 anni della mia vita a fotografare i figli e nipotini, ho fatto anche questo, perché come dice Scianna le uniche foto degne di andare sugli album sono la famiglia, Andreas Feininger scriveva, le uniche foto che diventeranno (documenti ) a cui qualcuno farà fede sono quelle fatte ai figli, fidanzate, quelle che vanno esposte (aimè ne ho svariate centinaia) l'indomani della mostra le puoi anche cestinare tanto non diranno nulla a nessuno. Solo questa settimana mi è già stato chiesto di fare esposizioni in 2 paesi vicini al mio durante le feste patronali, non per tirarmela ma tutto ciò che ho imparato a fatto sì che su (film commission Piemonte) girino svariate centinaia di foto a luoghi molto prestigiosi, a disposizione dei registi per fare eventuali riprese, ho pure fatto un libro con 280 foto che rispecchia il passato esistenziale di chi ci ha preceduto in 2000 copie dal titolo le nostre radici. se qualcuno ha tempo da perdere può su google cliccare (michele siciliano fotografo) e su portfolio su un libro stampato da (blurb) può rendersi conto che scatto a 360 gradi, fotografo e faccio pure articoli per un giornale locale tutta questa tiritera solo per dire che su un (social) posso dirti di essere chissa chi, ma a fatti sono sempre e comunque mè stesso, e se dico qualcosa lo posso dimostrare, rimane sempre il fatto che siamo ancora per fortuna liberi di seguire qualunque strada per fare ciò ci piace di più nel nostro magnifico hobbi. saluti. |
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inviato il 04 Agosto 2017 ore 13:13
“ tutta questa tiritera solo per dire che su un (social) posso dirti di essere chissa chi, ma a fatti sono sempre e comunque mè stesso, e se dico qualcosa lo posso dimostrare, rimane sempre il fatto che siamo ancora per fortuna liberi di seguire qualunque strada per fare ciò ci piace di più nel nostro magnifico hobbi. „ Mi trovi d'accordo. Vedi, io penso che i social siano una vetrina importante che, se usati a dovere, portano tanti vantaggi con l'unico svantaggio di dover ritagliare del tempo (o investire una somma non piccolissima) per la loro gestione. Facebook o Instagram non servono per imparare o per migliorarsi, per quello ci vuole la curiosità, la volontà, lo scambio con altre persone, ma soprattutto la curiosità. Internet è ormai pieno di tutorial e di siti che spiegano taaaante cose, da mettere poi in pratica alla prima occasione utile. Penso altresì che oggi come oggi i "circoli fotografici" siano spesso anacronistici, frequentati da persone rimaste ad un tempo diverso, a quando la fotografia era un'arte per pochi, ed erano per lo più appassionati di teoria e di tecnologia, per tutta una serie di motivi (primo tra tutti: il costo di rullini e sviluppo). Un po' come i ragazzini che, negli anni 80, passavano i pomeriggi estivi davanti ad un videogioco a gettoni nel bar, lasciando sempre giocare gli altri perchè a loro piaceva anche solo vedere come proseguiva l'arcade, non avendo un numero illimitato di gettoni. Non sono tutti così, ma quelli che ho avuto modo di frequentare, ahimè, lo erano. Non metterei mai in dubbio l'importanza delle mostre, dei libri, del contatto diretto, degli scambi di opinioni o dei feedback diretti da persone in carne ed ossa. I social e "la vita reale" corrono su due binari che si incrociano spesso, e che portano comunque entrambi alla stessa destinazione. |
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