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inviato il 30 Dicembre 2011 ore 18:37
Ciao a tutti! Argomento un po' provocatorio La mia riflessione riguardava proprio questo: in sostanza oggi tutti scattiamo buone foto grazie alle migliorate doti della tecnologia; le foto sono quasi sempre ben esposte, a fuoco, poco mosse e spesso presentano una postproduzione ben fatta. Oltretutto lo scambio di opinioni via web permette ad un principiante assoluto di acquisire un know-how tecnico di tutto rispetto in tempi assolutamente brevi rispetto al passato. Il risultato di ciò è che oggi scattiamo tutti allo stesso modo e elaboriamo tutti allo stesso modo e per differenziarci dobbiamo firmare le foto con nome, cognome e la tanto esotica ed evocativa dicitura "photographer"! La domanda che mi (vi) pongo è se ancor oggi, a parer vostro, sia possibile lo sviluppo di uno stile personale forte ed immediatamente riconoscibile; non avete l'impressione che la fotografia abbia un po' perso l'anima e lo scopo (raccontare ed emozionare) poiché viene ridotta meramente ad un elenco di oggetti da possedere che composti in vario modo sono in grado di fornire un immagine più o meno nitida o più o meno definita? |
user2626
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inviato il 30 Dicembre 2011 ore 19:13
direi proprio di si, c'è qualcuno anche qui nel forum che ha uno stile inconfondibile |
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inviato il 30 Dicembre 2011 ore 19:17
Secondo me qui sta la differenza fra un'amatore come me e un professionista. |
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inviato il 30 Dicembre 2011 ore 19:18
Secondo me qui sta la differenza fra un'amatore come me e un professionista. |
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inviato il 30 Dicembre 2011 ore 19:39
La domanda mi era sorta spontanea perché, in uno scatolone di vecchie foto, ho ritrovato delle piccole perle scattate ad Amsterdam con una vecchissima Canon a telemetro. Bè sarà per il gusto del vintage, per lo sviluppo home made o per la grana grossa delle pellicole ma, ragazzi, quelle foto avevano un'anima ed erano molto più evocative e con molto più carattere di molta spazzatura spacciata per street photography di oggi... Un'altra considerazione nasce dal fatto che oggi sia considerato artista David Lachapelle perché a suo modo fuori dagli schemi. Fra 50 anni parleremo di Lachapelle come oggi facciamo di Cartier-Bresson e Doisneau? |
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inviato il 30 Dicembre 2011 ore 21:09
Innanzitutto mi piace considerare intrecciati: la fotografia digitale e internet. Come se fossero un unico elemento. Del resto sono nati e sviluppati insieme. Questo mix di novità ha oggi in sè un potenziale esplosivo. Si può in pochi minuti sperimentare e calibrare ciò che in camera oscura avrebbe richiesto mesi, dopodichè si può in un click sottoporlo agli occhi del mondo. Chiaro che, se da una parte le possibilità sono aumentate, dall'altra è aumentata gran× anche la produzione e la diffusione di immagini assolutamente normali/banali/casuali. Non c'è gita al lago o ritrovo al bar che non venga poi immortalato su facebook o flickr. Un discorso a parte si potrebbe fare sulle ricadute che tutto ciò può aver avuto sulla qualità delle foto, intendo come creatività, espressione (quando non arte). Qui temo che le cose si facciano veramente incasinate: è vero che si sono sviluppati immensi filoni di stucchevole omologazione, è vero anche che sono difficilmente misurabili gli effetti di tutto il presentato su chi esordisce/si appassiona/studia. Anche qui in poco tempo si può ammirare i capisaldi del percorso storico della fotografia e farsi delle larghe panoramiche sulle tendenze attuali. Basta saper cercare. Un vero e proprio vortice, un'accelerazione incredibile di conoscenze e idee. Quindi, per farla breve: godiamocela. La tecnologia è dalla nostra parte. Se produciamo risultati piatti, dobbiamo ringraziare solo i ns/ limiti, non il contesto tecnologico. @ Sevenbit: più che di professionisti, parlerei di "artisti". I professionisti sono di solito quelli che devono seguire i canovacci, il loro lavoro è quello. Anche quello delle "false" trovate. Finiscono spesso - con le dovute eccezioni - con l'essere meno produttivi degli amatori. @ Luca125: Sulle vecchie foto si deposita lentamente una patina di fascino. Aumenta lo spessore del ricordo, il valore dell'immagine, di quello che è stato e che non è più. Questo forse c'entra poco con la tecnologia usata, semmai possiamo ancora una volta affermare che conta il messaggio e non il mezzo. Fra 50 anni Lachapelle eccetera? In generale, io penso che non ricorderemo più .....tantissima roba. Ma tantissima. (Io, poi, figurati: sarò all'altro mondo... ) La fotografia (come altro in generale) da decine di anni ha imboccato il tunnel della concettualità per arrivare all'arte. Ciò ha portato a vette fantastiche, a capolavori mirabili. Il problema è che il tunnel è stato imboccato o sfruttato anche da una marea di furboni, ingenui, critici, galleristi, venditori, intrallazzatori, mezze tacche.... e oggi si tende a pensare che il tunnel stesso sia l'arte, e non il punto di arrivo. Quel tunnel spesso non porta a nulla. Per questo dico che butteremo via tanto. La storia non avrà pietà, le generazioni si sveglieranno. L'originalità, da sola, vale poco, figuriamoci la controfigura dell'originalità. Alla fine: vintage, obiettivi da 6000 euro, macchine giocattolo, sensori da 600 foto al secondo che mettono a fuoco anche il giorno dopo, lastre... quello che conta è la sincerità. Tutto il resto farà puf. Ma ben vengano tutte le tecnologie di 'sto mondo: possono dare fastidio o impaurire solo chi si era arroccato su un fragile know how, senza altre basi. Ciao... |
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inviato il 30 Dicembre 2011 ore 21:51
Credo che l'unica conseguenza di questa "globalizzazione fotografica" per il professionista sia una ricerca sempre maggiore del perfezionamento. Proprio ieri giravo sul national online ed ho visto questa foto:
 Credo che uno scatto del genere non sia alla portata di tutti... certo, oggi essere un fotografo è sempre più semplice, ma pensa a 1.000.000 di scatti, forse 1.000 sono tecnicamente perfetti, di questi forse 100 hanno un soggetto perfetto, di questi forse 10 hanno una composizione e una luce perfetta. Considera questi fattori per una galleria di solo foto "perfette" ed hai trovato il professionista che si distingue dalla massa. In fondo, in un mondo dove tutti guidano, piloti ce ne sono pochi. Rispetto a 10 anni fa ci sono millemila volte più computer, ma di programmatori non credo che ne siano in proporzione altrettanti. Forse ho fatto un po' di casino nell'esposizione del mio pensiero, ma sono convinto che il "genio" spicchi ancor di più in una massa media così grande. Comunque lo spunto di riflessione è interessante e credo sarà un post piacevole da leggere, se cresce. |
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inviato il 30 Dicembre 2011 ore 22:09
beh, certo: tenendo come costante il genio, millemila miliardi di immagini scattate e il perfezionamento della tecnologia non possono che portare (statisticamente) a foto sempre più spettacolari. Il punto del quesito iniziale di Luca era: questo alzarsi di livello, quest'acqua che ci arriva alla gola sta finendo con il soffocarci, in un mare di perfezione e spalmatura di gusti? Dipende da cosa intendiamo per fotografia. Se vogliamo raggiungere risultati come quello illustrato qui sopra, e svettare, bisogna darsi da fare, chi si ferma è perduto. E' dura, anche solo statisticamente. Se vogliamo farne un discorso più intimo - espressivo, allora il mondo è nostro, sta cambiando tutto per non cambiare nulla. La marea può anche sommergerci... ma meglio, rimarremo nel profondo . Sto estremizzando, ovviamente. (ps: Morafoto, hai proposto un'immagine stupenda ma difficile per questo discorso. E' un'immagine inquinata (positivamente): una foto naturalistica, che però per certi aspetti va oltre ). |
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inviato il 30 Dicembre 2011 ore 23:49
lo stile è l'aspirazione di qualsiasi fotografo in quanto è il chiudere un ciclo di lavoro, studi e ricerche. lo stile può essere trovato casualmente o dopo anni di duro lavoro, ma non tutti ci riescono e quei pochi che ci riusciranno saranno i cosidetti "maestri". ed è un bene che pochi ci riescano. Ansel Adams si arrabbiava quando Newton nel scattare le foto non esponeva la pellicola con la dovuta lettura esposimetrica ma ad occhio. ora noi consideriamo Newton uno dei maggiori fotografi del 20° secolo. ecco come è nato il suo stile. ma a quell'epoca quanti faccevano fotografia? ora possiamo dire quasi tutta l'umanita fotografa ovvio ci sia concorrenza ed assuefazione a quest'arte. affermarsi oggi è estremamente difficile e se vediamo gli ultimi emergenti questi sono figli della tecnologia digitale. secondo alcuni David Lachapelle ha esaurito il suo stile e non farà mai concorrenza a Bresson perchè si sono fotografate due ere completamente diverse e in modi completamente diversi. la competizione e l'innalzamento del livello di qualità è il meccanismo che mantiene viva qualiasi forma d'arte, i primitivi graffiavano la parete e ora noi disegnamo col pc. e chissà in futuro cosa si farà. questo è l'uomo potessi vivere 1000 e più anni solo per assaporare tutta la tecnologia, quella che ora non posso nemmeno immaginare. |
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inviato il 31 Dicembre 2011 ore 0:18
Giuseppe condivido davvero in pieno tutte le tue opinioni! Morafoto, lo scatto postato è davvero incredibile ma credo sia più un'immagine scientifica. Io volevo porre l'accento sull'emozionalità dispersa degli scatti perfetti di oggi. Paradossalmente in un mondo in cui la perfezione tecnica é alla portata di molti, in cui si perdono ore in discorsi sterili sulla nitidezza ai bordi del 24-105 o del 24-70 in fotogrammi ingranditi 3:1, gli scatti che colpiscono l'immaginazione non sono quelli perfetti nitidissimi con i colori saturati fino alla nausea. Al contrario sono scatti che non hanno nessuna di queste caratteristiche! Mi permetto, a tal proposito, di elencare qualche scatto (tra cui quello magnifico di Stefano Pesarelli) in grado realmente di trasmettere emozione. www.nationalgeographic.it/fotografia/2011/12/20/foto/vincitori_foto_co www.nationalgeographic.it/fotografia/2011/12/20/foto/vincitori_foto_co www.nationalgeographic.it/fotografia/2011/12/20/foto/vincitori_foto_co www.nationalgeographic.it/fotografia/2011/12/20/foto/vincitori_foto_co Vedendo scatti come questi (grazie NG) mi convinco sempre più di quanto la fotografia da forum per i comuni mortali stia andando fuori strada; stia anzi prendendo un'autostrada verso il tecnicismo sterile e fine a sé stesso fatto di emulazione di originalità (tipico scatto ad un bidone dell'immondizia convertito in bianco e nero e postato su flickr...) o ricerca poco lucida di qualcosa che possa dare agli scatti un aspetto più perfetto e professionale ma senza sincerità ed emozione (nitidezza, definizione ecc.). Sia chiaro, questo é un discorso valido per chi non lavora per Sport Illustrated, Vogue o altre riviste con elevata qualità d'immagine (che ha dunque certe richieste contrattuali in termini di definizione...) |
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inviato il 31 Dicembre 2011 ore 0:19
Comunque questo post sta prendendo un direzione davvero interessante! Vediamo cosa salta fuori |
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inviato il 31 Dicembre 2011 ore 0:49
La ricerca della perfezione tecnica non mi disturba. Ne approfittiamo tutti delle esperienze degli altri. Possono sempre venire utili. Spiace semmai vederla applicata a contenuti costantemente nulli, spiace quando addirittura viene elevata essa stessa a contenuto, ragione di essere della fotografia. E spiace se viene applicata come una panacea, anche quando è controproducente. E soprattutto spiace vedere una sfilzata di tutto questo presa come modello da parte di chi inizia.... Lo vediamo anche negli esempi di foto naturalistiche. La natura non fa tutto bello nitido-colorato-leggibile-profondo. La ricchezza di una visione è data da un insieme vibrante di fattori: c'è l'opaco, lo scuro, l'illeggibile, il fosco a far risaltare ciò che merita. Il portare la ns/ immagine (in fase di scatto e in post) a rappresentare nel miglior modo possibile ciò che ci esalta è cosa buona e giusta. Pretendere sempre e comunque di migliorare la natura in virtù di un ampliamento di leggibilità e ricchezza, non solo quella della macchina, ma perfino dei ns/ occhi, è invece deleterio. Assistiamo a volte a delle foto colorate-dettagliate-illuminate come pizze 4 stagioni fotografate con il flash. Se Dio lì ha messo i larici nel buio opaco, un motivo ci sarà. E se li tiro fuori ricchi, a colpi di post sofisticata, 99 su cento farò storcere la bocca, a meno che non sia un artista con uno scopo. Guardiamo (in genere) i topic sulla post produzione: tre quarti dei risultati finali sono orripilanti, un quarto è azzeccato. Poi se vogliamo far credere che c'è l'alba colorata anche a mezzogiorno o che il sottobosco sia illuminato con le alogene, de gustibus.... Vogliamo stravolgere le leggi naturali? Peccato solo che alla fine ci sfugga il perché di quella immagine. Il cestino di windows sta già facendo slurp, è li che aspetta. Se non è dopo una settimana, sarà dopo tre anni, ma si sfamerà. Il primo deluso sarà l'autore. Però, però: ci sono spesso anche segnali positivi. C'è anche chi è partito lancia in resta colorando il mondo e si sta dando una calibrata, si sta raffinando nella (più faticosa) ricerca di senso. E c'è chi produce delle foto naturalistiche veramente di eccellente fattura. I forum mica sono solo un pozzo di perdizione, per fortuna.... Oltre ai flussi esistono i riflussi. (non so perchè questa ventata di ottimismo. Probabilmente è l'ora, vado a letto.) |
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inviato il 31 Dicembre 2011 ore 1:23
A testimonianza del fatto che ci si concentri un po' troppo sull'attrezzatura e meno sull'osservazione basta guardare il numero di topic aperti nella sezione fotocamere e obiettivi (oltre 32000) e nella sezione viaggi e natura (circa 1000); e questo é un dato ancor più sifgnificativo considerato che si tratta di un forum di fotografia legata alla natura e ai viaggi come Juza stesso sottolinea molto spesso (non é il forum Nital). |
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inviato il 31 Dicembre 2011 ore 11:13
Basta prendere qualche libro del national geographic e accorgersi che più di qualche foto non è perfettamente a fuoco, non ha contrasti allucinanti, ma sono splendide ugualmente perchè han colto un'attimo irripetibile. |
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