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Quando il mio ultimo giorno verrà dopo il mio ultimo sguardo sul mondo Non voglio pietra su questo mio corpo, perché pesante mi sembrerà Cercate un albero giovane e forte, quello sarà il posto mio Voglio tornare anche dopo la morte sotto quel cielo che chiaman di Dio
Ed in inverno nel lungo riposo, ancora vivo, alla pianta vicino Come dormendo, starò fiducioso nel mio risveglio in un qualche mattino E a primavera, fra mille richiami, ancora vivi saremo di nuovo E innalzerò le mie dita di rami verso quel cielo così misterioso
Ed in estate, se il vento raccoglie l'invito fatto da ogni gemma fiorita Sventoleremo bandiere di foglie e canteremo canzoni di vita E così, assieme, vivremo in eterno qua sulla terra, l'albero e io Sempre svettanti, in estate e in inverno contro quel cielo che dicon di Dio
Non la conoscevo. Tanti brani, quelli famosi e altri meno, ma questo no, e non sarà l'unico. Io e il mio amico Alberto, che ora non c'è più e che andò a trovarlo in via Paolo Sarpi, siamo stati accompagnati dalle sue canzoni attraverso la giovinezza, la maturità e la vecchiaia. Di 10 anni più giovani, ma considerandolo un compagno di viaggio, un amico, un poeta e un saggio di montagna. Che la terra gli sia lieve.
Un momento di vera commozione, per onorare il Bardo che ha accompagnato dall'adolescenza in poi tutta una generazione, la mia ed anche quelle dopo con le sue canzoni, le sue storie ed i romanzi di vita vera, vissuta, intensa. Indimenticabile ed uno dei pochi che resterà nella storia della musica e della letteratura.
Sono profondamente dispiaciuto, un grande poeta nel panorama musicale italiano, tra i miei preferiti che non ho mai smesso di ascoltare. Ciao Francesco....
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