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inviato il 15 Luglio 2026 ore 11:52
Mi è capitato di leggere sui social che ormai la street photography ha perso il suo significato. Che lo stile e i momenti ritratti sono sempre uguali, che tutto sia già stato fotografato e che oggi, con l'intelligenza artificiale, basti un prompt per ottenere immagini più spettacolari di qualsiasi scena reale. Ma forse il punto non è questo. La fotografia di strada non è nata per stupire con immagini perfette. È nata per osservare, raccontare e conservare la realtà. Ma che io sappia la Street Photography non serve a spettacolarizzare. Non serve a parlare dell'asfalto o dei palazzi. Parla delle persone. È il racconto della quotidianità, di come viviamo, di come la vive la società, di come cambiano le nostre abitudini le nostre città e la società stessa. Ogni fotografia diventa una piccola testimonianza. E nella società odierna documentare è una responsabilità. Responsabilità che abbiamo tutti noi. Senza street photograpgy chi documenterà le città italiane di oggi? Chi mostrerà alle generazioni future come vivevamo nel 2026, come ci muovevamo, come comunicavamo, come erano cambiati gli spazi pubblici e il nostro rapporto con la tecnologia? Le immagini create dall'intelligenza artificiale potranno essere affascinanti, ma raccontano ciò che qualcuno ha immaginato. Una fotografia reale, invece, racconta ciò che è davvero accaduto. In un'epoca in cui diventa sempre più difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che è costruito, documentare la realtà assume un valore enorme. Voi che pensiero avete a riguardo? |
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inviato il 15 Luglio 2026 ore 12:18
Innanzitutto mi viene da pensare che molta street è costruita e non rappresenta la realtà, se la inventa. Poi che dietro ogni street photographer c'è spesso solo una persona ambiziosa di ricevere il plauso altrui piuttosto che il sincero desiderio di lasciare un documento ai posteri. Per questo ammiro molto Vivian Mayer e la considero una grande fotografa, perché era genuina e non scattava per la fama, la gloria, i soldi, il plauso altrui. |
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inviato il 18 Luglio 2026 ore 16:23
Sono d'accordo con Kepler. Il senso della fotografia è il legame con la realtà; questo non vuol dire che ne sia una fedele rappresentazione, che sarebbe impossibile e inutile, ma che il vero fotografo vede "di più" di ciò che ha davanti, e prende spunto da una situazione reale per comunicare qualcosa che in qualche modo la trascende. Se non lo fa, è mera riproduzione, documentazione. Utile per i cataloghi, per carità. Se però lo fa, se attraverso la sua foto riesce a trasmettere di più della fotocopia di ciò che aveva davanti, se trasmette agli altri, o ad alcuni altri, un sentimento, un concetto, un'idea, allora vale quanto disse Paul Klee: "l'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è". Poi uno può riuscirci spesso, o solo talvolta, o anche mai. Ma almeno come tentativo, per meno di così, non vale la pena di fotografare. Come disse Robert Doisneau, "se non si ha un universo da mostrare, allora non vale la pena di fare immagini". |
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inviato il 18 Luglio 2026 ore 16:46
Sono d’accordo con voi. Per questo non apprezzo la street fatta di scenette curiose e divertenti. Ma quella che racconta la vita reale e ci permette di vedere oltre. |
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inviato il 18 Luglio 2026 ore 20:37
Penso che di base ha senso quello che scrivi, ma che in pratica la gran parte dei lavori che vedo per me non raccontano i luoghi ma solo situazioni curiose. Ci sono gli emuli di Martin Parr, quelli rimasti a bresson ma vedo spesso molto poco racconto delle città e dei luoghi, spesso sono lavoro belli da vedere e ben fatti ma dove una città può essere una qualunque senza un vero racconto specifico e potente Sicuramente é ora che cambi, i lavori classici già visti han un personaggio effettivamente molto del loro significato e scopo |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 9:00
“ non raccontano i luoghi ma solo situazioni curiose. „ Beh le situazioni curiose raccontano di un momento e in gran/piccola parte un pezzettino di quella società, almeno per come ricordo facendo mente locale |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 12:19
“ Senza street photograpgy chi documenterà le città italiane di oggi? Chi mostrerà alle generazioni future come vivevamo nel 2026, come ci muovevamo, come comunicavamo, come erano cambiati gli spazi pubblici e il nostro rapporto con la tecnologia? „ I milioni di foto e video sui social. |
user267353
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 12:22
Molta street di oggi serve solo a sbalordire su quanto è stato bravo il fotografo più che a portare un reale contenuto. Trovo il genere si sia un po’ incartato su se stesso scivolando verso un certo esercizio narcisistico di osservazione del singolare. Ma non sono un esperto. Non mi pronuncio sulla questione ai perché non mi interessa. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 13:38
“ Come disse Robert Doisneau, "se non si ha un universo da mostrare, allora non vale la pena di fare immagini". „ Vabbé ma così ci seghi fuori tutti |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 14:51
“ Non mi pronuncio sulla questione ai perché non mi interessa. „ Tranquillo Cino, ogni parere è totalmente accettato anzi, trovo che hai dato un buon contributo “ I milioni di foto e video sui social. „ Questa è molto sottile ma al tempo stesso molto molto azzeccata |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 16:32
Personalmente, faccio street photography da diversi anni, e anch'io condivido la filosofia di chi vuole catturare uno spaccato della società in cui viviamo, ovviamente con i miei limiti da fotoamatore.. Non posto mai nulla perché nella maggior parte delle mie foto i soggetti sono ben riconoscibili e voglio evitare rotture di palle con liberatorie, ecc. che mi farebbero passare la voglia di fotografare, e inoltre non è mai stata una mia priorità postare foto su social o portali come questo. A fine anno raccolgo le foto che mi piacciono di più e ci faccio un album in formato A4, magari con un tema comune (esempio le mascherine del periodo covid, o di persone ipnotizzate dallo smartphone) e li condivido fisicamente con persone che conosco o a volte li riguardo io stesso volentieri. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 19:52
Credo che il primo e principale problema della street photography sia la sua banalizzazione problema che deriva dall'errata idea che sia un genere facile accessibile a tutti. La banalizzazione spesso, come in questo caso, è figlia dell'ignoranza, si crede che basti scattare una fotografia per strada per realizzare una buona foto street e il rovescio della medaglia, come è stato fatto notare, è la spettacolarizzazione delle fotografie street. In sostanza mancano conoscenza; studio, disciplina e voglia di fare davvero fotografia. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 22:17
Concordo con Mario ed un po' con tutti voi. Continuo a ripetere ormai da tempo che la street è racconto di un luogo ,di un'epoca, di un determinato modo di vivere. Non deve essere spettacolare ma loquace, con linguaggio accessibile e comprensibile. In questi giorni Campi ha pubblicato dei reportage/street su alcune città degli stati uniti, ottime immagini in b/n che raccontano storie che colpiscono lo stomaco, per me ottime. Poi c'è la street costruita con appostamenti, geometrie e forti contrasti: buone immagini ma che raccontano poco. Vivian Maier è un mito, caposcuola della più autentica street, superata come affermano in tanti? Per me ancora maestra di vera fotografia. |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 8:27
Io vorrei fare un ragionamento un po' diverso. Nella realtà ci sono tanti bravi nel genere, hanno la tecnica e sanno essere coerenti nello stile e nella presentazione. Solo che rispetto ad anni fa le cose sono diverse, tutti hanno un cellulare, tutti si raccontano creando la loro narrazione sui social. Quello che mi viene spontaneo chiedermi é se in questo momento non abbiano più valore racconti più approfonditi rispetto al già visto nel passato. Parr a suo modo ha raccontato bene certi aspetti della società degli anni scorsi, ma la società é cambiata ancora e forse non trovo un racconto che si adatta all'oggi, forse c'é e non lo conosco e vorrei capire chi ha la visione per trovare la chiave di lettura del nostro tempo |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 9:18
Non è facile raccontare per immagini il proprio tempo. Quella odierna è una società complessa, fatta di superfluo, i rapporti interpersonali sono ridotti al minimo, tutto si gioca sul virtuale. Da qualsiasi parte guardi vedi gente che fa ginnastica da pollice in solitaria. Nelle piccole comunità dove le persone si conoscono è già diverso. Al mattino in piazza o a far colazione riesci ancora a costruire una scena che abbia un minimo di racconto, nei grandi centri è solo monotonia. |
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