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La fotografia di denuncia davvero non spaventa più nessuno?


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avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 12:48    

Ovviamente la mia domanda è retorica, vi linko questo articolo dove si racconta come le squadracce paramilitari (già viste ai tempi di Reagan in Nicaragua) in azione a Minneapolis, abbiano malmenato un footgrafo (John Abernathy) e questi abbia lanciato la sua Leica (una m10r) per salvare le foto che aveva scattato, ad un collega/amico (Pierre Lavie) che a sua volta ha fotografato l'attimo.

La metafora è lampante.

Immagini come questa o come quelle (in gran parte prese con i telefoni) che hanno documentato gli omicidi a sangue freddo di Renee Good o Alex Pretti (assassinati dalle squadracce con il passamontagna di cui parlavo sopra, i cui membri vengono pagati in base agli arresti che fanno) sono a mio avviso la risposta a chi (a volte anch'io l'ho fatto in passato) afferma che l'immagine non serva più a denunciare i crimini dei regimi nei confronti dei cittadini. Sono immagini che raccontano, senza bisogno di nessuna didascalia) la fine di un impero e credo la fine di quella cosa che noi chiamiamo (o chiamavamo) occidente, entrambe le cose già finite da un pezzo (queste sono immagini in un certo senso ex-post).

questo il link alll'articolo

www.huffpost.com/entry/john-abernathy-photos-ice-minnesota_n_696c2c6ce


e questa la foto che documenta il lancio (reale ma anche metaforico) della Leica:




PHOTO: PIERRE LAVIE/@JUST1DUDEWITHACAMERA


infine questa la foto di Abernathy mentre viene pestato per avere fatto fotografie:




stavolta l'autore non è indicato, ma solo l'agenzia : ASSOCIATED PRESS

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 13:10    

Dall'account IG di Abernathy www.instagram.com/john_abernathy_/?hl=en :

il suo racconto dove dice che il lancio della Leica, non era solo il tentativo di salvare le sue fotografie, ma quelle di tutti quelli che stanno documentando gli eventi in corso. Dice anche che non hanno arrestato lui, una singola persona, ma "una prospettiva".

Reposting to properly credit and thank Pierre Lavie. I wasn’t able to tag him in the first post, and his work here deserves to be seen. The moment I went down was captured by @just1dudewithacamera. He was only a few feet away.

That image exists because he was there and kept shooting.

I want to be clear about something else too: I’m not a Getty photographer. I wasn’t assigned or supported. I was there on my own, doing the work because someone needs to be close enough to show what’s actually happening.

As ICE agents and border police moved in, it wasn’t just a body they restrained.
It was a perspective.
A witness.
A set of tools meant to show what power looks like up close.


People keep asking how I had the presence of mind to keep shooting. To throw the camera while being tear gassed, pepper sprayed, and pinned under a pile of agents.

I wasn’t thinking about fear. Not until the moment I thought I might pass out.

I threw my Leica so the image wouldn’t be lost.
Not just from my camera but from this city, this community, this country.
The world needs to see what’s happening here…


Too many images disappear into evidence lockers.
I didn’t want mine to.

I was pinned face-down, with knees on my back, and detained. Tear gas was deployed. I was pepper sprayed directly in the eye. Earlier I had been shot twice by less-lethal munitions. I couldn’t breathe. I told them I couldn’t breathe.

The last two images I took while I was being attacked, and moments before ICE and border police agents swarmed me without warning.

People keep saying the same thing: that this image feels like being there. That it looks the way it felt to be detained.

The camera didn’t stop working.
Neither did the witness.


That’s the work. That’s why I’m here.

This is Trump’s America.

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 13:14    

Per rispettare le regole di questo forum, saranno ammessi e graditi solo commenti in tema sul thread e sul valore della fotografia di denuncia.

Last but not least: chi giustificherà pestaggi e omicidi verrà escluso immediatamente dal topic, grazie.

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 13:26    

Il fatto va contro l'informazione in generale, non alla fotografia di denuncia nello specifico. Stanno uccidendo ogni forma di informazione con la repressione.

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 13:27    

Il fatto va contro l'informazione in generale, non alla fotografia di denuncia nello specifico. Stanno uccidendo ogni forma di informazione con la repressione.


Concorderai che da tempo non si vedeva però un'immagine così potente.

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 13:43    

Il punto è proprio questo: la foto è ottima, ma forse risente di una visione 'romantica' del fotogiornalismo. Oggi, con gli smartphone, siamo sommersi da immagini e video molto più crudi e immediati (basti pensare ai video dell'omicidio di Minneapolis). La realtà ci arriva addosso senza filtri e molto più velocemente rispetto all'epoca d'oro delle grandi testate. Il 'clamore' oggi è frammentato in milioni di pixel quotidiani.

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 13:49    

Il punto è proprio questo: la foto è ottima, ma forse risente di una visione 'romantica' del fotogiornalismo.


sì sembra una foto costruita, comunque per le strade di Minneapolis erano tanti i fotografi con macchine fotografiche al collo e il giubbotto anitproiettile PRESS

nb
Nella foto Abernathy ha anche un telefono in mano, oltre alla Leica a telemetro e fuoco manuale...

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 13:57    

Il problema è che ci siamo un po' assuefatti alla rappresentazione del dolore.
Ma credo che la prospettiva sia più ampia, non voglio entrare nel politico, ma ora come ora si cerca un "nemico" con cui prendersela a cui dare la colpa delle nostre sfighe.
Questo porta un po' a giustificare tutto.
C'è anche una grossa crisi dell'informazione, ormai i giornali non fanno quasi più inchiesta, non sono considerati più come baluardi della verità, ci si informa sui social.
Da tempo i reportage ha cercato altri sbocchi come mostre in gallerie e musei però questa direzione a un poco snaturato questo genere per me andando a ricercare maggiormente le foto iconiche e c'è sempre meno attenzione al lavoro complesso che va visto con calma contestualizzato e capito

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 14:08    

A mio parere, oltre all'assuefazione alla violenza e al dolore, si è sempre meno disponibili all'approfondimento delle questioni e sempre più portati a fermarsi al racconto più organizzato, rapido e urlato, che è sempre quello di chi ha interessi personali.

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 14:14    

@giovannif
è un bel po' che questa assuefazione ha avuto luogo, oggi è a livelli di overdose di anestetico, sono d'accordo, ma qui in fondo (la foto del lancio della macchina fotografica) il racconto non è urlato, anche lo scritto di abernathy (su IG) spinge alla riflessione

@matteogroppi
sono d'accordo con quello che scrivi sulle foto di reportage

trovo significativo (e rappresentativo dei tempi) che il fotografo pestato lanci la macchina fotografica (per salvare le immagini certo, ma forse inconsciamente anche per liberarsene, perché più pesante e difficile da usare, meno veloce) e tenga in mano il telefono

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 14:27    

Ho cancellato l'intervento.. per Ban. MrGreen

Probabilmente chi ha applicato il ban non ha letto bene o non ha capito il senso dell'intervento.

A presto.

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 15:58    

@Lorenzo l'immagine è talmente potente che verrebbe da attribuire all'IA

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:06    

trovo significativo (e rappresentativo dei tempi) che il fotografo pestato lanci la macchina fotografica (per salvare le immagini certo, ma forse inconsciamente anche per liberarsene, perché più pesante e difficile da usare, meno veloce) e tenga in mano il telefono

Non condivido la tua interpretazione.
Lui dice di aver lanciato la macchina al collega per salvare le foto, ciò mi fa pensare che sia con la macchina che che lui abbia fatto il lavoro e non col telefono. Infatti dice:
I threw my Leica so the image wouldn’t be lost.
Not just from my camera but from this city, this community, this country.
... e poi ancora:
The camera didn’t stop working.
Neither did the witness.

Poi c'è da dire che il telefono ormai contiene parte della propria vita, quindi è normale cercare di tenerlo finché si può (anche se immagino che glielo abbiano sequestrato).

avatarsenior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:13    

sì, la mia era pura speculazione intellettuale, mi incuriosisce anche che abbia fotografato una situazione di reportage non proprio tranquillo (diciamo così) con una leica a telemetro

avatarjunior
inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:22    

Beh, pensare di fare fotogiornalismo professionale con lo smartphone e' romantico. Vi immaginate lui che vede a trenta metri uno che viene pestato dagli sbirri con la gente che corre di qua e di la', i lacrimogeni, la confusione, i proiettili di gomma (se va bene) che volano, tira fuori lo smartphone, cerca di convincerlo a zommare sulla figurina lontana circondata da sgherri mascherati magari in poca luce, mentre spera che l'oggetto tecnologico a suo capriccio non metta a fuoco sul cappello di un tizio in primo piano? Mille volte meglio una ml in manuale per documentare queste cose.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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