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Roberto Tomesani lavora ricoprendo il ruolo di Coordinatore Generale dell'Associazione Nazionale Fotografi Professionisti - TAU Visual, di cui e' stato anche il fondatore.
Ci sono coloro che pubblicano libri e realizzano mostre, ma che non conoscono nemmeno il significato di fotografia concettuale e usano il reportage come pretesto per valorizzare la propria creatività sulla povera gente, ritenendosi 'artisti'
C'è chi scatta fregandosene della forma, come se questa fosse assolutamente superflua. Di solito sono incompetenti o semplicemente superficiali: non ne capiscono la funzione ai fini del messaggio.
Ci sono quelli a cui basta avere una fotocamera per sentirsi arrivati e ci sono quelli che per sentirsi arrivati citano autori su autori copiandone lo stile.
Ci sono quelli che pubblicano per condividere momenti di allegria (raduni juza).
Ci sono quelli che fotografano per vanto o per bisogno...
Insomma, è un mondo vario
Come cantava Rino Gaetano "Ma il cielo è sempre più blu"
Hai capito perfettamente, hai centrato il cuore del problema !
Il tema è importante (sempre più importante) e deve essere sviluppato in tutti i suoi aspetti !!
Aggiungo un aspetto :
Persone che sviliscono il mezzo fotografico con 'falsificazioni della realtà' e con altre 'Aberrazióni', tra gli altri danni che provocano a chi svolge seriamente il proprio lavoro o a chi onestamente si dedica al proprio hobby, impediscono o rendono difficoltoso a molti giovani o emergenti meritevoli il legittimo ottenimento di risultati gratificanti nel 'mondo fotografico'.
Un altro importante aspetto riguarda la rappresentazione realistica e l'onestà.
C'è anche un aspetto etico e sociale che deve essere attentamente considerato.
Internet offre nuove opportunità per la condivisione, la visualizzazione e la discussione influenzando non solo la pratica fotografica, ma anche il modo in cui le immagini vengono percepite. Si rendono così evidenti aspetti relativi all'autenticità, alla privacy e all'impatto psicologico delle immagini. Questo solleva interrogativi sull'autenticità delle rappresentazioni e sulla responsabilità dei creatori di contenuti nel presentare immagini oneste e non ingannevoli.
La sovraesposizione a un'enorme quantità di immagini e la tendenza degli algoritmi a promuovere contenuti che generano maggiore coinvolgimento hanno portato a una saturazione visiva e a una potenziale degradazione del valore artistico e documentario della fotografia.
A questo proposito emerge la responsabilità delle piattaforme di condivisione, anche in merito alla veridicità e all'etica.
Signor emerito psicologo Sigma, il sito di questo signore non presenta nulla di ciò che hai aggiunto successivamente per tentare di rendere interessante il topic. A parte il lungo CV, è un sito totalmente inutile, nei termini in cui lo hai presentato.
Le testimonianze fotografiche sono sempre, almeno in parte, interpretazioni della realtà. La foto diretta, "straight", certamente ai nostri occhi risulta vera, autentica, rispetto a quella costruita. Accettiamo la "staged" nella fotografia di moda, mentre ci aspettiamo che la guerra, ad esempio, sia raccontata senza filtri. E' chiaro che se una fotografia di guerra viene manipolata smette di essere una testimonianza e rischia di diventare propaganda. La narrativa gioca sicuramente un ruolo fondamentale nella cultura. C'è poi da dire che le idee morali sono figlie della storia e ogni epoca ne stabilisce i parametri e le condizioni. Oggi pare che anche in fotografia tutto sia lecito, basti pensare alla pornografia spacciata per nudo artistico, che tuttavia, pur portando ad una degradazione del valore artistico della fotografia, assicura visualizzazioni ed entrate alle piattaforme di condivisione. Esiste una "legge morale", sta poi a ciascuno capire e scegliere tra giusto e sbagliato. In genere galleristi, editori e gestori si basano unicamente sulla legge del profitto, pertanto non sono i mediocri ad impedire l'ottenimento di risultati gratificanti ai più meritevoli, bensì coloro che valutano e promuovono. Meglio puntare su autori emergenti, bravi, ma sconosciuti, o sulla persona che finanzia il progetto o la pubblicazione e garantisce vendite? Questo certamente mi porta a dire che molto spesso si ottiene lo status di "Autore" grazie al denaro e alle sponsorizzazioni. La rete di conoscenze conta più dell'idea e l'idea viene promossa soprattutto se tocca temi "comodi" al sistema o ormai usuali: sostenibilità ambientale, eros, LGBT, fragilità umane, ecc.
Viola, grazie per il dettagliato contributo e per le 'acute' osservazioni! Mi fa piacere che tu abbia colto perfettamente l'importanza dei problemi e che trovi utile partecipare allo sviluppo della discussione. A presto Viola !
Ciao Franco
Ovviamente, tutti i contributi provenienti da chi comprende i temi trattati sono graditi.
Chi non comprende è libero di ignorare la discussione.
Guarda che il sito di quel Tomesani è obbiettivamente privo di contenuti. È solo un sito formale che gli serve per presentare il suo curriculum. Se volevi intavolare una discussione sui temi che hai aggiunto dopo (e che non c'entrano niente col sito in apertura) , potevi farlo direttamente.
Detto ciò, e non è un discorso nuovo (chissà Viola dov'è quando sul forum ne parlano quelli che lei odia), certamente la visibilità, la promozione, una certa narrazione del linguaggio visivo determina tendenze, iper produzione-saturazione e conseguente appiattimento culturale.
Pubblico qui una citazione che ritengo utile - Gianni Berengo-Gardin :
“ “Una volta, a un seminario dove c'erano almeno 300 persone, chiesi: 'Chi tra voi conosce August Sander?'. Silenzio assoluto, solo una mano si alzò. Purtroppo molti fotoamatori non amano la fotografia, amano la loro fotografia. Guardano la loro fotografia e non gliene frega niente delle altre, rimangono limitati al loro gruppetto. Mentre, a noi che amiamo la fotografia, interessa vedere la fotografia degli altri, noi viviamo di fotografia. La maggior parte di loro fotografano abbastanza male e i giornali pubblicano brutte fotografie”.
“I giovani dovrebbero farsi una cultura fotografica, che spesso non hanno. Una cultura fotografica si fa guardando i libri dei grandi maestri e cercando non di copiare, ma di imitare il loro stile. Fotografi come Salgado, Koudelka oppure gli italiani Saglietti, Scianna, Cito, che sono dei grandi maestri”.
“Le fotografie della Farm Security Administration, di Life, di Dorothea Lange ed Eugene Smith sono quelle di cui io mi sono nutrito da giovane”. „
Berengo Gardin, vero fotoreporter, pensa che la fotografia debba essere usata per documentare la realtà.
Io concordo con la visione di Gianni Berengo-Gardin.
La fotografia deve rappresentare la realtà; non ammetto manipolazioni prima dello scatto (come sceneggiature costruite) e ammetto la post-produzione in pochi casi, ma sicuramente non nella fotografia di reportage.
Se un'immagine non rappresenta la realtà, non è una fotografia, ma un'immagine prodotta con 'mezzi fotografici'.
Ai miei allievi insegno: - rispetto dell'etica; - 'rigore formale' (perché la forma è sostanza); - Onestà; - Cultura generale come necessità; - Cultura fotografica (studio dei Maestri); - tecnica fotografica (conoscenza degli strumenti).
Il concetto fondamentale è che la fotografia si crea e si produce con la testa e con il cuore, utilizzando strumenti tecnici che sono soltanto un 'mezzo tecnologico' che ci consente di 'pubblicare' ciò che abbiamo già realizzato 'vedendo la realtà' con il cervello e il sentimento.
L'interpretazione della realtà si concretizza nella mente del fotografo con la scelta del PDR e dell'inquadratura.
Ritengo fondamentale la conoscenza (teorica e pratica) del flusso di lavoro della fotografia 'argentica'; senza questa base l'impiego della tecnologia digitale può essere soltanto superficiale e non può consentire risultati di qualità.
Che cosa ne pensi di questo argomento?
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