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inviato il 03 Novembre 2023 ore 12:58
Leggendo un articolo di artribune mi sono imbattuto in questa frase: ....molte delle opere che nascono oggi si sforzino in tutti i modi di essere esattamente quello che sono, di significare precisamente quello che la didascalia o la scheda o il comunicato hanno detto che significano. Di eliminare cioè dal proprio orizzonte ogni ambiguità, ogni mistero. Ogni oscurità. Mi sono reso conto che in effetti é quello che le persone si aspettano. Leggendo diversi topic qui su juza ho letto affermazioni imbarazzanti nei toni e contenuti sul fatto che se uno non capisce subito uno scatto questo non é riuscito anzi si parla di scatti mediocri spacciati come arte. Siamo a un'involuzione, non vogliamo fare il minimo sforzo e ci vantiamo di essere ignoranti e nella nostra ignoranza ci mettiamo a metro di paragone di opere per sapere se sono valide o no. Mi ha lasciato un po' di amaro in bocca questa costatazione fatta più ad ampio respiro e non solo nell'ambiente amatoriale fotografico |
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inviato il 03 Novembre 2023 ore 17:10
Non posso che farti coro ed unirmi all'amarezza. Chiaramente questo non dipende solo dalla diffusa ignoranza o scarsità di elementi su cui basare certe affermazioni, c'è uno zoccolo durissimo che si regge sulla pressoché totale incapacità di mettere in discussione la cosiddetta realtà con tutte le convinzioni (e gli appigli) implacabili che ne derivano. Dunque anche se stessi e la complessità del relazionarsi. Si tende a guardare e valutare l'arte con gli stessi strumenti con cui si vive la banalità e la comunicazione convenzionale del quotidiano. Si ha la (inconsapevole?) presunzione di riportare tutto nella comprensione chiara, definita, immediata, facendo fuori qualunque orizzonte di ambiguità, mistero, oscurità, appunto. Si oggettivizza l'opera d'arte come un prodotto fatto e finito in cui si consuma tutto il suo potenziale, come se questa fosse aprioristicamente delimitata e distaccata da ciò che può andare a toccare/influenzare/deviare/modificare nella vita e nel pensiero. E di questa specie di orgoglio repulsivo ne facciamo la nostra fiera morte cerebrale. E vorrei anche poter dire che si tratta per lo più di persone di una certa età che hanno consolidato la loro esperienza e vivono tranquillamente tumulandosi nelle loro "umili" vedute...ma purtroppo sono piaghe che ammorbano trasversalmente tutte le età...e Juza ne è solo un frammento. |
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inviato il 03 Novembre 2023 ore 17:50
Interessante argomento Matteo. Mi rendo conto che a volte mi sono messo anch'io nella posizione di quello che spara a zero senza conoscere, e questo mi dispiace molto, poiché non è la mia indole, almeno non credo. Condivido anche ciò che dice Rombro. Purtroppo nella scuola dell'obbligo (almeno in quelle che ho frequentato io) non c'è traccia di un insegnamento che dia almeno le basi per capire il linguaggio delle immagini. Le immagini (ferme o in movimento) sono ovunque, ne siamo immersi fino al midollo, ma nessuno insegna a leggerle in profondità. In genere si inizia con lo studio della storia dell'Arte, o per coloro che se ne occupano, nello studio delle arti visive. Parlando di fotografia, per capire una foto o una serie di foto bisogna in qualche modo conoscere il percorso dell'autore, il suo ambiente e il suo vissuto. Solo così si riesce a capire pienamente ciò che vuole comunicare. Si dice spesso che una foto deve parlare da sola, ma purtroppo spesso non è sufficiente. Come minimo ci vuole una serie, in modo da percepire pienamente l'argomento. E a volte non è sufficiente: serve una presentazione, che si può trovare leggendo un libro o visitando una mostra, ma non vedendo una foto fra mille. Quello che vedo sempre più è una valanga di fotografie (o immagini) presentate senza uno straccio di spiegazione: sono lì, una dopo l'altra su una pagina web, da far scorrere, velocemente. Com'è possibile in questo modo veicolare qualcosa? A questo punto lo scopo primario della foto è quello di attirare l'attenzione, in modo che l'osservatore fermi lo scroll. Quindi l'effetto WOW diventa la cosa primaria. E' chiaro che con questa premessa un qualsiasi messaggio rimane in secondo piano e rischia di non venir notato. Tutto ciò per dire che una parte della responsabilità sta anche in chi la propria foto la presenta e nel modo in cui la presenta. Il resto della responsabilità sta nell'osservatore che non fa nulla (o ben poco) per cercare di capire le foto che guarda: le fa scorrere velocemente a centinaia finché una "lo chiama". Purtroppo la fotografia ha perso un po' della sua "missione" e cioè di raccontare qualcosa, un pezzettino di vita fermato su un rettangolino di carta. Anche una foto ricordo racconta qualcosa: è più preziosa di una delle tante foto scattate tanto per... o tanto per dire "sono capace anch'io di fare una foto così". Bah, scusate... sono partito per la tangente (di foto ne faccio più ben poche: non ho nulla da dire a nessuno, e se non ho nulla da dire in genere sto zitto) |
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inviato il 03 Novembre 2023 ore 18:09
Condivido l'amarezza per un certo livello di regressione, che coinvolge molti aspetti del vivere attuale e non solo la sfera artistica. Tuttavia l'ambito dell'arte è sempre stato una sorta di ponte per portare l'esoterismo e il magico (nella loro accezione letterale) nel mondo comune e personalmente associo alla decadenza (se la si vuole chiamare così, potrebbe essere anche una invo-ecoluzione) alla scomparsa dell'interesse per o addirittura al rigetto di questi elementi. |
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inviato il 03 Novembre 2023 ore 18:14
Non sei partito per la tangente hai in realtà toccato molti punti interessanti La scuola spesso é molto nozionistica, per esempio sto leggendo Guardare un quadro di Mary Acton, nell'introduzione spiega che l'approccio é più anglosassone quindi si parte sempre dal dipinto pratico e si spiega il concetto, forse ci manca questo. Sul fatto presentazione in parte é vero e bisogna sempre distinguere il tipo di foto. L'altra sera ho guardato un intervista a Carlo Diamanti che é in fotografo che fa foto molto studiate soprattutto nei dettagli e mentre racconta a le sue foto e il fatto che in parte cerca di lasciare storie aperte e con libere interpretazioni da alcuni é stato criticato come se fosse una paraculata. In realtà gli indizi li mette nelle foto per capirle ma bisogna coglierli non sono sempre immediati Il mio ovviamente era però un discorso più generico e di approccio di chi guarda la foto. Non la capisco quindi fa cagare |
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inviato il 03 Novembre 2023 ore 18:40
Ma no, ma che regressione. Le persone intelligenti, che avevano sensibilità e capacità di approfondire sono sempre state poche e poche sono ancora oggi. Solo che oggi tutti pensano di avere qualcosa di importante da dire e queste loro caxxate le dicono, siccome oggi si può, siccome oggi ci sono i social che raccolgono qualsiasi opinione (che certe cose già chiamarle "opininioni" gli fai un complimento, sono accozzaglie di cacca verbale) e la comunicano al vasto mondo dove altri ingegni modesti se ne appropriano, commentano e amplificano il livello del rumore. Basta concentrarsi sulle poche cose e persone che davvero meritano attenzione e i problemi spariscono. E il rumore di fondo, beh, a quello bisogna abituarsi ed ignorarlo. |
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inviato il 03 Novembre 2023 ore 18:44
Sì ma quel che turba non è tanto il non capire (che in realtà vista da un certo punto di vista dovrebbe anche essere "compito" dell'arte, quello di minare e dissolvere certezze per aprire o mantenere aperta la "domanda"), quanto la mancanza di un "sentire" al di là delle parole e della logica. Qui non è una questione di risolvere il problema dell'incomprensione per restituire all'arte una qualche forma di degna riconoscenza o uno statuto indiscutibile. Penso che il bisogno individuale, come ho detto più volte, sia necessario per entrare in risonanza con qualcosa che ecceda il quotidiano ed eventualmente approfondirla o iniziare un percorso di ricerca. Non è nemmeno questione di "educare" al linguaggio artistico perché altrimenti rimaniamo sempre nel circolo della dialettica e del logos. Chi scredita l'arte contemporanea agguantando come motivazione il discorso del "magna magna" delle logiche di mercato, non si rende conto che quel che manca, prima di tutto, è il bisogno di mettere in discussione se stessi e quindi "diseducarsi" da ogni retaggio che ci mantiene così convinti di poter liquidare ciò che va IMMENSAMENTE oltre la nostra misera comprensione. Ma questo a prescindere che giudichiamo qualcosa capolavoro o immondizia. |
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inviato il 07 Novembre 2023 ore 16:39
Matteo però modera i toni. |
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inviato il 07 Novembre 2023 ore 17:01
Ok scusa, ho cancellato il messaggio che aveva un tono poco consono |
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inviato il 08 Novembre 2023 ore 14:26
Ogni manufatto umano ( anche una foto) è un messaggio , cioè una proposta di relazione interpersonale. Forse il problema di fondo consiste nella volontà/capacità di ascoltare veramente. Dove ascoltare, nel mondo delle immagini, equivale a guardare e vedere, senza organizzare immediatamente una risposta preconcetta. Lo stile predominante, ormai, è quello di fissare catalogare, inchiodare l' interlocutore in una ' categoria ( " io, a te, t' ho già capito..."). Il tempo richiesto per un' operazione di sguardo onesto e obiettivo , rispetto ai miliardi di immagini che ci inondano sguardo e mente, sarebbe lunghissimo e troppo faticoso. Per cui, chi non si è educato a un vero ' ascolto' passa a conclusioni affrettate e, quindi, false. Già...la Cultura, pazientemente costruita e distillata, da quanti guai ci terrebbe al riparo. Ma, si sa.... |
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inviato il 08 Novembre 2023 ore 15:56
“ A me piacerebbe tanto che l autore della foto strana me la spiegasse se no ognuno da una sua interpretazione „ La fotografia non è la letteratura, però. Se si potesse esprimere la stessa cosa tramite parole, sarebbe certo più comodo che dover usare una fotocamera e tutto il resto. Come disse qualcuno (l'attribuzione credo non sia certa) a proposito del jazz, se hai bisogno di chiedere cos'è, non lo saprai mai. In ogni caso, lasciare che l'osservatore cerchi e trovi la sua personale interpretazione non penso sia necessariamente un problema. |
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inviato il 08 Novembre 2023 ore 16:00
“ A me piacerebbe tanto che l autore della foto strana me la spiegasse „ Questo è il metodo migliore per non mettere mai in moto il cervello. |
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inviato il 08 Novembre 2023 ore 16:53
In molte sinfonie descrittive con la storia raccontata quando l ascolti capisci bene tutto,vedi ad esempio l overture 1812 con l arrivo dei francesi e dei russi che si scontrano ,si sente l inno francese e alla fine l inno antico russo che vince coi fuochi d' artificio finale,un altro bel modo di sentire con piacere la musica classica anche per chi non si intende,sarebbe bello anche per molte foto |
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inviato il 08 Novembre 2023 ore 16:57
Facciamo un esempio concreto, questa foto esce senza alcuna spiegazione:
 E' una delle più semplici dell'autore, ma il significato va capito. Carlo volutamente in quasi tutte le foto lascia la scena ambigua perchè vuole spingere l'osservatore a trovare la sua interpretazione anche se negli scatti mette tutti i simboli necessari a essere guidati. Usa molto dettagli e oggetti simbolici che però vanno notati |
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