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Obsolescenza immediata


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user250123
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inviato il 02 Ottobre 2023 ore 14:12    

[appunti di lettura]

La 'sindrome consumista', cui la cultura contemporanea si abbandona sempre più, è incentrata su un netto rifiuto del valore della dilazione, del 'rinvio della soddisfazione', su cui si fondava la 'società dei produttori' o 'produttivista'.
Nella gerarchia ereditata dei valori autorizzati la 'sindrome consumista' ha detronizzato la durata in favore della transitorietà e ha posto il valore della novità al di sopra di quello della durata.
Sarebbe naturalmente ingiusto e imprudente attribuire la responsabilità della situazione in cui si trova oggi la creazione culturale solo ed esclusivamente all'industria dei consumi. Quell'industria è ben inserita nella forma di vita che chiamo 'modernità liquida'.
Entrambe si trovano in sintonia reciproca e rafforzano vicendevolmente la presa sulle scelte che gli uomini e le donne del nostro tempo possono realisticamente fare.
La cultura liquido-moderna non si considera più una cultura dell'apprendimento e dell'accumulazione, come le culture descritte negli studi storici ed etnografici.
Essa appare piuttosto una cultura del disimpegno, della discontinuità e dell'oblio programmato.

Fin qui, Zygmunt Bauman in "Vita liquida".
Ma George Steiner ebbe il merito di coniare per primo la formula "massimo effetto [+] obsolescenza immediata".

Tom Wolfe, poi, osservava che ci siamo sbarazzati delle opere figurative, della terza dimensione, di colori, cornici, stampe e tele... e che dire della parete? L'immagine dell'opera d'arte come qualcosa che si trova sulla parete non è forse pre-moderna? Pre-digitale?

Le pareti [da ripensare?] e le immagini [fotografiche e non] un tema molto caro anche al fotografo-pittore-artista Jacques Villeglé, scomparso nel 2022.

avatarjunior
inviato il 02 Ottobre 2023 ore 16:54    

Però il consumismo e la società dello spreco ha permesso a tutti di vivere degnamente.

Immagina cosa succederebbe se tutti quanti iniziassero ad accontentarsi del vecchio modello di ogni cosa, se iniziassero a riparare tutto invece di buttare al primo malfunzionamento e se capissero che il 90% dei beni che hanno non servono a nulla e se ne liberassero...

Non c'è una soluzione semplice alla modernità.

user250123
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inviato il 02 Ottobre 2023 ore 20:08    

Si certo, almeno dal nostro punto di vista (per semplicità diciamo "occidentale") condivido quanto tu scrivi fintantoché si parla di "prodotti" industriali e simili.
Il mio intervento però non riguarda questo, cioè i materiali di consumo, ma il prodotto culturale in sé per sé.
Forse la cosa non è così immediata ma è curioso il fatto che lo stesso prodotto culturale [per non dire "artistico"] subisca lo stesso trattamento del tostapane.
Di questo parlano Bauman & Co.
Il "rinvio della soddisfazione" - l'indugio - nell'apprezzare e ri-apprezzare una bella stampa su una parete versus lo sfogliare distrattamente gallerie digitali, ad esempio, è simbolicamente pari alla differenza tra l'uomo che "ha scelto" versus l'uomo che sceglie in continuazione [consumisticamente, iperbolicamente] ma non approda a nulla.

Non si propongono "facili soluzioni" ma domande: se il prodotto industriale nasce-morto a causa dell'obsolescenza programmata il prodotto culturale segue la stessa dinamica? e perché? o persino la supera in avanti raggiungendo l'obsolescenza immediata purché sia di "massimo impatto" al lancio? L'impressione di Bauman è che oggi le opere figurative [e non] vivano meno di una farfalla e quindi indaga su tutte le possibili connessioni sociologiche. "Vita liquida" è un buon libro, in questo senso.

avatarsenior
inviato il 02 Ottobre 2023 ore 22:06    

Però il consumismo e la società dello spreco ha permesso a tutti di vivere degnamente.


E il prezzo pagato?

Una accelerazione esponenziale al degrado, al consumare risorse in misura esagerata, a creare nuovi rifiuti di ogni genere, a creare illusioni e falsi paradisi terrestri dove affluiscono orde di gente, ad abboccare a fantasiose quanto false soluzioni green e non meno importante cercare di attirarti nello standard di vita imposto da quei pochi che possono pulirsi il deretano con abbondanti mazzi di fogli da 500.

avatarsenior
inviato il 03 Ottobre 2023 ore 9:44    

Se, come penso, una certa "modernità" viene oggi interpretata come antidoto alla senescenza, allora siamo in un bel guaio.

avatarjunior
inviato il 03 Ottobre 2023 ore 12:55    

Capito.

Pensandoci di getto, superficialmente, credo che essendo stati educati dalla società al consumismo questo si rifletta anche nella cultura e come dicono gli autori da te citati, ha generato una cultura usa e getta dove vieni bombardato di immagini ad effetto grafico "woooow!!!" ma che hanno poco contenuto, poco "messaggio".

Tuttavia riflettendoci penso anche che sia sempre stato così, cioè anche in tempi passati poche persone crescevano a livello intellettivo e quindi poche apprezzavano un'opera che ha un messaggio dietro che va decodificato.

Per apprezzare intendo che quell'opera mi piace perché ne capisco il messaggio, ne riconosco la genialità nel comunicare il messaggio e ogni tanto sento la voglia di riammirarla.
Può anche darsi che il mio livello intellettivo/culturale è ancora troppo basso per capire altri significati del tuo scritto... ogni tanto mi metto in dubbio da solo MrGreen

I moderni mezzi di comunicazione mettono alla portata di tutti la crescita intellettuale e culturale ma evidentemente non interessa a tutti e direi che va bene così perché una persona che capisce le dinamiche della società poi non ci sta più bene dentro e può fare molto poco per cambiarle.

Quindi la risposta è che il prodotto culturale non nasce morto, semplicemente si sta cercando di "acculturare" delle persone che non vogliono.

user250123
avatar
inviato il 03 Ottobre 2023 ore 14:12    

A proposito dei tempi passati ricordo con affetto la lettura di Lev Tolsoj in "Che cos'è l'Arte?".
Un libro per certi rivoluzionario, fuori dagli schemi, soprattutto considerando che si rivolgeva ad una società molto ingessata e molto disciplinare nella quale le élite di "capiscitori" aborrivano tutto ciò che avesse anche solo l'aria di arte popolare e di messaggio universale. Poi, però, le cose sono cambiate ed il Novecento, preso tutto insieme, è stato il secolo dello "sfogo" in ogni senso: militare, sociale, culturale. La fotografia si diffonde "democraticamente" e la pubblicità diventa una forma d'arte popolare, proprio in senso tolstojano, cioè anti-elitario.

Ora però si ripropone un'inversione di tendenza?
Le città sono nate [storicamente] per tenere al sicuro la gente, mentre oggi sono delle Gotham City, luoghi del pericolo e dell'insicurezza per antonomasia. Allora creiamo le "gated communities", le comunità RECINTATE, all'interno delle città stesse. Il castello che si è fatto città, quindi metropoli, per poi tornare castello. È verosimile pensare che il prodotto culturale segua un percorso simile? Da prodotto per le élite, comprensibile solo alle élite, a prodotto universale per poi tornare a blindarsi tra quattro mura, ben protetto e "differenziato" [durevole?] rispetto a tutto ciò è programmato per l'obsolescenza programmata [barra] immediata?

Cosa fa-dice-pensa la maggioranza non ha importanza: festeggia il diritto d'accesso mentre gli tolgono il diritto di possesso. Una storia vecchia quanto Barabba.


avatarjunior
inviato il 03 Ottobre 2023 ore 21:27    

Beh secondo me è esattamente come dici, altrimenti non girerebbe la musicaccia che si sente in giro, non ci sarebbero libri vendutissimi di calciatori e conduttori radiofonici su temi banali e di scarso spessore, ecc.
Se le persone trovano appagamento nel consumare questa tipologia di prodotti, nessun problema.
D'altra parte credo che ci sarà sempre qualcuno che preferisce invece avere dei “prodotti” che non ricadano in queste logiche, con una valenza, se non artistica, quantomeno temporale più elevata

avatarsenior
inviato il 04 Ottobre 2023 ore 11:05    

Riccardo Falcinelli mi ha sussurrato
che il 3d è già sorpassato.

user198779
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 11:36    

Autobsolescenza Cool

user250123
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 15:08    

@Juan Luca

Ne dubito.
Mi ricorda anzi quel famoso caso del medico che curava se stesso.
Troppo addentro. Personalmente preferisco l'approccio junghiano, per disciplina e distacco.

Riprendendo Bauman:
"L'elemento fondamentale che separa nel modo più netto possibile la sindrome consumista dalla sua precedente versione produttivista e ne tiene unito il vasto complesso di impulsi, intuizioni e propensioni elevandolo allo status di un programma coerente di vita sembra essere il rovesciamento dei valori connessi rispettivamente alla durata e alla transitorietà.
La sindrome consumista consiste soprattutto nel negare in maniera smaccata l'aspetto virtuoso della dilazione, nonché il fatto che sia giusto e auspicabile rinviare il soddisfacimento – si tratta dunque della negazione di due pilastri assiologici della società dei produttori retta dalla sindrome produttivista".

avatarsenior
inviato il 04 Ottobre 2023 ore 15:17    

"L'elemento fondamentale che separa nel modo più netto possibile la sindrome consumista dalla sua precedente versione produttivista e ne tiene unito il vasto complesso di impulsi, intuizioni e propensioni elevandolo allo status di un programma coerente di vita sembra essere il rovesciamento dei valori connessi rispettivamente alla durata e alla transitorietà.
La sindrome consumista consiste soprattutto nel negare in maniera smaccata l'aspetto virtuoso della dilazione, nonché il fatto che sia giusto e auspicabile rinviare il soddisfacimento – si tratta dunque della negazione di due pilastri assiologici della società dei produttori retta dalla sindrome produttivista".


Se detta così, in teoria, la faccenda può sembrar complicata, in pratica lo è ancor più. Eeeek!!!

avatarsenior
inviato il 04 Ottobre 2023 ore 15:34    

Nocram
tutti fanno tanta filosofia e possono/potrebbero aver ragione .... non c'e una verita' unica, comprendo, ne un giusto o sbaglliato...

In pratica ...dietro a tanta obsolescenza ...c'e la neccessita' di mantenere-migliorare le condizioni economiche della societa'..... e' un debito che facciamo con il futuro ...
Tipo BOT CCT BTP..... poi un giorno ....non si riuscira' piu', ne a pagare gli interessi ne a rimborsarli..... e li non vorrei esserci.

user198779
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 16:48    

Faremo un'altro mutuo Triste

user250123
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 16:55    

@Speedking

Certo. il denaro stesso, sin dalla sua nascita, è una "scommessa sul futuro" infatti le prime banconote riportavano la scritta PAGABILE AL PORTATORE proprio perché in sè per sè erano "cartaccia" priva di reale valore economico. Il vero valore ti tornava [nel futuro] quando te le riconvertivano in oro. E va bene.
L'obsolescenza del prodotto industriale è una cosa connessa a quello che sostieni tu. Ooook.

A me però piaceva parlare di Bauman (che oramai è un "classico" in sociologia) perché è stato tra i primi a mettere in evidenza come ANCHE il prodotto CULTURALE subisca, nella modernità liquida, un processo di metamorfosi simile financo più accelerato [obsolescenza immediata] .
E guarda che questo non è affatto scontato oppure obbligato da cicli di produzione o economici. Ma succede. È un fatto. E forse in molti non se ne rendono neppure conto. Allora a me interessava indagare l'argomento.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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