user206375
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 12:00
15-20 anni di studio per prepararci al mondo del lavoro, a studiare tante di quelle minchiate, 40 anni di lavoro per prepararci alla vita da pensionato e illuderci che la casa ce la portereno anche sotto terra (io affitto peró) e che la vita duri all'infinito. Ma poi ci troviamo spesso impreparati di fronte a vicissitudini innocue come trovare il punto g, fare la pasta in casa, cambiare la batteria della macchina o vicissitudini più complesse come la fine di una relazione, perdita dei nostri cari, emozioni forti, la morte o grande dilemma se comprare la Sony a8 o la Nikon Z9. E si le equazioni servono forse anche a questo., a stimolare il nostro cervello, ma quante robe inutili abbiamo studiato? Perchè non c'è la materia Morte? Parlare di morte sembra un tabù. O non se ne parla o lo si fa in un modo drammatico. Se si parlasse più di morte (non di cronaca nera) dell'impermanenza, penso vivremo tutti molto meglio, e ci attacchermo meno a cose inutili. Giorni fa pensavo a tutte le mie esperienze "spirituali" meditazione, viaggi nel mondo dei puffi, nell'inferno e mi sono accorto che è solo una preparazione alla morte, che mi hanno permesso di vivere con meno attaccamento e tensione. E gli anziani del sito che rapporto hanno con la morte? |
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 12:18
La morte è l'incognita delle incognite. Nessuno è tornato mai indietro per raccontarci che cosa sia, tantissimi cercano una risposta che io definisco impossibile, è un po' come cercare di definire il concetto di infinito e di associarlo all'Universo, che in teoria dovrebbe esserlo. Per quanto mi riguarda, da non credente, posso immaginare come un interruttore che si spegne definitivamente e ti annulla tutto quanto tu abbia fatto, costruito, distrutto. L'annullamento di emozioni, sensazioni e pensieri. Se può esserti di aiuto a questa tua riflessione, posso consigliarti di leggere la "Trilogia di Socrate": se non ricordo male vi è una approfondita trattazione sull'anima e sulla morte che vale la pena di leggere. |
user206375
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 12:29
Sagyttar, con preparazione alla morte intendo più il distacco, lasciare parenti, amici, preoccupazioni, attaccamenti, il salti verso l'ignoto e non tanto cosa ci attende. La morte in sè mi interessa un pó meno. In passato ho letto Socrate ma all'epoca ero forse meno "maturo" Appena posso leggeró la Triologia. |
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 12:33
@Riccà: belle riflessioni e post interessante. Dico la mia da quasi ottantacinquenne con problemi alle coronarie scoperti la scorsa estate, quindi sono, credo, in possesso dei titoli per esprimere un parere. Ragà, se pensate che 85 primavere sono miserabili 85 giri intorno alla nostra palla, dei quali metà passati dormendo, una decina da immaturi e qualcuno di più in decadenza senile, il resto lavoro e arrabattarsi (e non considero i problemi di salute o gli incidenti), la vita si rivela una grandissima presa per il c...... Se staccate la corrente al vostro PC, lo "uccidete". Però, non essendo composto da materiali organici e deperibili, quando gli ridate corrente, lui "risuscita". Noi no, evidentemente. |
user203495
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 13:33
“ Parlare di morte sembra un tabù. O non se ne parla o lo si fa in un modo drammatico. „ «Ciò che davvero è morboso non è parlare della morte;ma tacerne,come oggi si fa.Nessuno è più nevrotico di chi giudica nevrotico affrontare il discorso sula sua fine.» Philippe Ariès «Un uomo che non si ponga il problema della morte e non ne avverta il dramma,ha urgente bisogno di essere curato.» Carl Gustav Jung Ho passato i sessanta ed avverto l'approssimarsi della resa.La Bibbia ci educa : «Gli anni della nostra vita sono settanta/ottanta per i più robusti.../passano presto e noi ci dileguiamo.» La Grande Consolatrice per dirla con parole di Guccini. L'epoca Vittoriana aveva il tabù del sesso.I Moderni quello della morte.Illusi.Non mi irretiscono i subdoli proclami degli show televisivi.Lacrime e prodotti di bellezza.Dolore e leccornìe varie in rapida successione.Rilevo nei commenti una spietatezza che atterra e che mi inquieta.Forse tanti sono incapaci di concepire una qualche consolazione?Pur nell'insostituibilità dell'ultimo atto. |
user206375
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 13:45
Grande Oldbab, Grazie per il tuo messaggio sincero. Ma forse più che la vita è la vita che ci impone il sistema ad essere una gran presa per il c. ed è anche per questo che si evita di parlare di certi argomenti, si rischia di far saltare tutto, l'illusione. |
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 13:47
Se penso alla morte? Tutti i giorni. |
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 13:48
Prima di fare riflessioni così profonde correggerei il titolo. ;) |
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 14:01
Al limite la scuola serve a non scriverla con la q. |
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 14:06
Parlare di morte quando si è sani è facile e spesso ci si ride sopra, ma parlarne quando si è a conoscenza che molto presto arriverà il ''grande momento'' per patologie incurabili non è facile Una frase che ho sentito oppure letto: ''un conto è parlare di morte e un conto è sapere di dover morire'' |
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 14:13
“ la vita si rivela una grandissima presa per il c...... „ eh sì... |
user206375
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 14:21
Sagge parole Nitigisius Credo che molti abbiano semplicente paura e vivere "superficialmente" allieva la paura. "Rilevo nei commenti una spietatezza che atterra e che mi inquieta.Forse tanti sono incapaci di concepire una qualche consolazione?Pur nell'insostituibilità dell'ultimo atto." Vorrei evitarmi un simile sentimento. . Poi magari tra 30-40 anni vedró anch'io la vita come un inganno, chi lo sa. @Durden e Saro, non vi piace l'umorismo? :-/ |
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 15:02
di fatto è sempre stato un tabù....parlarne e sopratutto temerla. Non bastano le religioni per mitigare il senso di impotenza a cui si è soggetti per l'inevitabile. A me incuriosisce molto, non la temo per come generalmente è considerata, temo molto di più il come ci si arriva. Se capita per eventi esterni, nemmeno te ne accorgi, se sei malato (terminale) ne senti il peso ogni giorno che ti conduce a lei sopratutto se accompagnata da sofferenza e dolori causati da malattia ad esempio. Forse più di qualcuno in questi casi ne brama il suo divenire. Come detto non la temo, non mi fa paura, ho una grande curiosità....si scoprirà di certo l'essenza di quello che ci è stato promulgato, se vero o meno, se invece è un nuovo inizio. Quello che sconvolge non è LEI in se stessa ....ma quello che ne concausa, la perdita di cari o conoscenti a noi legati...la privazione e il distacco che ne produce togliendoceli dal nostro quotidiano. |
user203495
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 15:07
Percepire la propria finitudine può aiutare a prendere consapevolezza dell'irrimediabilità della morte.Svegliarsi alla vita.Divenire febbrili. Carpe Diem. Certo,mutato l'àmbito entro il quale si discorre della Morte,muta anche la percezione che della stessa si ha.Oggi,passata la soglia dei sessanta,diversa è la percezione che ne ho.Diversa è la compenetrazione nel vissuto.Da giovani è pur sempre remota.Confusa nell'ardore dell'età.Spersa .Assente.E la società dei moderni distrae.Nasconde.Occulta.Nel dolore e nella sofferenza essa poi però prorompe beffarda e ci rende fragili,impotenti.Senza difese.Inermi.Le epoche passate avevano un rapporto differente del nostro.Morte addomesticata là,e la morte interdetta,bandita,ostracizzata nelle società industriali. Le Danze Macabre del Medievo sono un potente ed indefettibile richiamo alla caducità del corpo.Ed alla vicinanza inedefettibile della morte. Io temo il morire.Non la morte.Temo il disgregarsi del corpo.L'indebolimento delle membra,il confinamento nei cronicari dell'accompagnamento al passo estremo.Luoghi di ante mortem.Di morte simulata..L'inutilità disperante e disperata della vecchiaia e,soprattutto,la condizione inumana entro la quale l'Occidente scristianizzato ha recluso il morente.La solitudine. Nelle società antiche il vecchio era il saggio,nelle moderne è un relitto. Carlo M.Cipolla Ridere,ridere,ridere ancora...... |
user206375
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inviato il 05 Gennaio 2023 ore 15:47
Vero, un pó come fanno i calciatori e i tifosi di calcio. Allo stadio tutti a gridare "siam pronti alla morte..." ma poi fuffa A parte gli scherzi, ho avuto alcune esperienze di morte durante qualche viaggio psichedlico, ore, ore di paura, ansia è stato un buon allenamento ma non penso di essere pronto ma ho appreso molto. E non è tanto una questione di avere o meno paura di morire ma affrontare l'argomento, , riflettere, porsi alcune domande, modificare le nostre priorità, portare più consapevolezza nella nostra vita ecc. NewbieD750 05 Gennaio 2023 ore 14:06 Parlare di morte quando si è sani è facile e spesso ci si ride sopra, ma parlarne quando si è a conoscenza che molto presto arriverà il ''grande momento'' per patologie incurabili non è facile |
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