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Terzo e (presumibilmente/ragionevolmente/preferibilmente) ultimo capitolo della minisaga degli ascolti oscuri, evocativi, suggestivi, compulsivi, trascendentali, mantrici, estatici, depressivi... e quant'altro. Poi basta.
Benvenuto. Prenditi una birra nella cassetta laggiù e mettiti comodo. Credo che faremo la fine dell'inaugurazione del Flamingo a Las Vegas nel 1946: flop quasi totale
Umskiptar è l'ultimo album suonato da Vikerness (Burzum), dopodichè s'è dato ai campionamenti fino alla fine della sua attività musicale. Quello che (per chi conosce e ha seguito l'opera di Burzum) potrebbe apparire come un album sottotono o appena accettabile, è invece un altro gran disco della sua tradizione artistica e narrativa, amaro e mesto, come l'incedere della bestia morente che si reca dietro alle rocce per poi lasciarsi cadere definitivamente:
I Ministry sono una di quelle band con le quali sono cresciuto, anche se mio malgrado, nel senso che la musica industrial non m'ha mai fatto impazzire. Finchè è usata come spezia, per arricchire o esaltare i sapori di uno stile musicale mi sta bene, altrimenti tende a scoraggiarmi, esattamente come nel caso della noise. Prima di darsi all'industrial, il buon Jourgensen faceva musica elettronica creepy, ovvero un po' più marcia della pop music che andava in scena nelle TV popolari. Questo è un pezzo del 1987, sostanzialmente frivolo e no-sense, ma che porta con se un alone sinistro di malessere:
Non potresti mai farlo così facilmente, altrimenti tutti quanti ascolterebbero qualsiasi cosa possibile. Questi 3D fungono da calamita per chi è affine a questo tipo di sonorità e sensazioni, ma se nel mucchio ci fosse qualche novizio non dispiacerebbe.
Anche a me garbavano i Crisis, però devo dirlo: i tuoi intervalli sono almeno una spanna sopra le proposte musicali Julia, visto che ti sei intrufolata: a proposito di voci femminili, ma non concepisci nemmeno un classico come Desertshore di Nico?
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