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inviato il 04 Giugno 2021 ore 9:50
Decisione presa. A fronte delle insormontabili difficoltà di gestione della post-produzione (sono affetto da digital illiteracy cronica inguaribile), farò a meno di questo "strumento", curando nel miglior modo possibile la produzione delle mie ciofeche in jpeg: inquadratura, pdr, cura delle luci, ecc. Eventualmente integrando un minimo di correzioni con programmi rudimentali quali Picasa3 e Modifica e Crea. In pratica tornerò a scattare come mezzo secolo fa, eliminando anche (quasi) tutti gli automatismi e i vari ammennicoli delle moderne fotocamere. Sono quasi convinto che questa non sia la notizia dell'anno ma una seria riflessione l'ho potuta fare, relativamente alla fotografia creativa ed alla pura creatività; entrambi nobili, of course, ma significativamente diverse nei loro fini non solo espressivi ma anche documentali, se mi passate i termini. Un documento, voglio dire, potrà essere presentato nel miglior modo possibile, in una carpetta filigranata in oro e illustrata da Gustave Doré, ma nella sostanza rimane immutato ed immutabile; una creazione può alterare -e spesso altera- il contenuto ed il contenitore, rendendo altro il primo. Non è da escludere, onestamente, che queste riflessioni possano essere influenzatì dalla solita questione della "volpe e l'uva", ma francamente ho tirato un grosso sospiro di sollievo quando ho deciso di seguire tale via, verosimilmente per la logica che la supporta: massimo impegno al momento dello scatto, minimissime modifiche al reale. D'altronde siamo in ambito ludico, ognuno è bene che si diverta come vuole e soprattutto può. P.s. rimango sempre affascinato dalla creatività, spesso geniale, delle vostre produzioni! Buona luce. |
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inviato il 05 Giugno 2021 ore 20:08
Ema Trovo questa tua riflessione onesta e sincera, spero che tu riesca nel tuo intento. Buona luce |
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inviato il 05 Giugno 2021 ore 20:29
Non riesco a capire il senso di questi 3d. Fai un po' come ti pare. La fotografia si dividerà sempre e comunque in due categorie. Quella buona e l'altra. Indipendentemente dalla PP. |
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inviato il 05 Giugno 2021 ore 21:20
Certo, Arconuto. Così come spero che non si verifichi mai una commistione tra fotografia e digital art. Da questo punto di vista, ad una lettura più attenta, forse post di questo tenore potrebbero avere un significato. |
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inviato il 06 Giugno 2021 ore 7:52
Perché no? Non credo nei limiti ma solo nei risultati finali. Prendiamo certe foto di Jeff Wall tipo questa: artlogic-res.cloudinary.com/w_1680,h_1680,c_limit,f_auto,fl_lossy,q_au É il risultato dell'Unione di circa 70 scatti. Metto questo esempio perché Jeff Wall con i suoi lavori e scatti ha aperto la strada ad altri autori che come gregory crewdson. Io sono convinto che bisogna iniziare a guardare i contenuti e se un certo lavoro funziona o no. p.s. ho visto alcuni grossi light box di Jeff Wall al pompidur a Parigi e dal vero esposti in grandi dimensioni fanno un certo effetto. Le foto di Wall sono tutte pensate per questa visione non a monitor Tutto ciò per dire che ci sono molti approcci differenti e non credo che esista in assoluto una via migliore ma solo tante espressioni di un linguaggio |
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inviato il 06 Giugno 2021 ore 15:14
Infatti, Matteo, concludevo il mio post iniziale con la fascinosità della post produzione. Ma resta pur sempre un problema di catalogazione e terminologia descrittiva. Un po' come per la musica "classica" per la quale, dopo l'avvento della seconda scuola di Vienna e, ancor più, dopo le sue successive "radicalizzazioni", molti musicologi furono (e sono) indotti a introdurre termini quali multimedialità, interattività, performatività. Penso -ma è un parere personale- che la fotografia "tradizionale" può e debba essere eminentemente descrittiva pur in un quadro più o meno efficacemente ed artisticamente personale, mentre digital art rimane prevalentemente creativa. La commistione delle due forme artistiche (la post produzione) è sicuramente multimediale, probabilmente interattiva e con un elevato tasso di performatività estetizzante. Forse non dovrebbe essere definita fotografia, per come la intendo io. Ciò non inficia minimamente la sua elevatissima validità artistica, of course; a me piace sicuramente e ritengo un minus la mia incapacità a gestire un pc. Ma sopportabile e probabilmente gradito, visto che sono nato con l'analogico e ho deciso troppo tardi, a distanza di mezzo secolo, di riprendere il vecchio hobby. |
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inviato il 06 Giugno 2021 ore 16:41
“ Penso -ma è un parere personale- che la fotografia "tradizionale" può e debba essere eminentemente descrittiva pur in un quadro più o meno efficacemente ed artisticamente personale, mentre digital art rimane prevalentemente creativa. „ mmmm “ In pratica tornerò a scattare come mezzo secolo fa, eliminando anche (quasi) tutti gli automatismi e i vari ammennicoli delle moderne fotocamere. „ Da che mondo e mondo, dalla nascita della fotografia, si è sempre postprodotto anche pesantemente. Il digitale ha inventato "poco", in camera oscura si sono sempre fatte molte modifiche, anche importanti. Si coloravano negativi e carte, dodge&burn analogico sui dettagli durante la stampa, si dipingeva col pennello colori e/o modifiche sulle stampe, ecc ecc. Anche quando non sviluppavi in casa, la foto poteva venire "postprodotta" dal laboratorio di paese, ad esempio nell'esposizione a loro piacimento, senza controllo da parte tua. “ La commistione delle due forme artistiche (la post produzione) è sicuramente multimediale, probabilmente interattiva e con un elevato tasso di performatività estetizzante. Forse non dovrebbe essere definita fotografia, per come la intendo io „ “ ho deciso di seguire tale via, verosimilmente per la logica che la supporta: massimo impegno al momento dello scatto, minimissime modifiche al reale. „ Anche il semplice atto di scegliere inquadratura, modalità e momento di scatto è una postproduzione della realtà. La fotografia non è mai stata riproduzione del reale. Puoi apparire reale solo a un primo sguardo disattento e acritico. Detto ciò, anche scegliere la modalità di gestione del colore del jpg della fotocamera (in Nikon mi vengono in mente i picture control e il D-lightning) è una postproduzione digitale semiautomatizzata. Però è molto più semplice della "postproduzione avanzata" al pc. “ Eventualmente integrando un minimo di correzioni con programmi rudimentali quali Picasa3 e Modifica e Crea „ Prestazioni del computer (e portafoglio) permettendo, prova ad usare Luminar (il 4 o il nuovo AI). Ha molti automatismi e non sei costretto ad usare le funzioni avanzate tipiche dei programmi di fotoritocco (comunque presenti). |
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inviato il 06 Giugno 2021 ore 20:07
Non voglio tornare nella discussione post produzione si no ecc... É qualcosa che mi annoia. Però vorrei puntualizzare alcune cose, la fotografia può essere arte, ma le foto che lo sono in realtà sono pochissime. Non ha senso una distinzione digitale arte/ analogico reportage o racconto del reale. Si é fatta arte con analogico e si racconta anche con il cellulare, il mezzo é quello che é, un mezzo. |
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inviato il 06 Giugno 2021 ore 23:09
LS83 " mmmm " Cosa ti perplime? Se viene definita "digital art" ci sarà un motivo, a meno che tu non creda che sia un titolo autoreferenziale... Anche quando non sviluppavi in casa, la foto poteva venire "postprodotta" dal laboratorio di paese, ad esempio nell'esposizione a loro piacimento, senza controllo da parte tua. Così posta la questione, sembrerebbe che anche la scelta della fotocamera possa essere pre-produzione i Ho sviluppato b/n e dia per 10 anni e la differenza tra i sapienti ma semplici accorgimenti nel trattamento della pellicola/carta è abissale se paragonata all'attuale possibile stravolgimento della pp digitale. Infatti mi autodefinisco un principiante... Anche il semplice atto di scegliere inquadratura, modalità e momento di scatto è una postproduzione della realtà. La fotografia non è mai stata riproduzione del reale. Puoi apparire reale solo a un primo sguardo disattento e acritico La scelta del pdr, dell'esposizione, ISO e quant'altro, a mio parere, non è postproduzione ma interpretazione, più o meno artistica, di un dato di realtà. Per tornare all'esempio musicale, l'interpretazione di un brano potrà variare, e molto, in agogica, timbrica, scelta dello strumento (originale o copia moderna) ...ma un dato non potrà mai variare, pena un criticabilissimo stravolgimento: la notazione (la realtà, in campo fotografico). Nelle mie fotocamere non ho mai utilizzato features che ritengo inutili e delle quali non ho nemmeno letto la modalità di funzionamento. Studierò l'utilizzo di Luminar come da te consigliato perché, ribadisco, a me la pp piace non poco. Ma la ritengo altro. |
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inviato il 06 Giugno 2021 ore 23:11
Scusatemi, ho dato ampia dimostrazione della mia insufficienza informatica quotando da cane...Ma, in qualche modo, ho rimediato |
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inviato il 07 Giugno 2021 ore 3:49
“ La scelta del pdr, dell'esposizione, ISO e quant'altro, a mio parere, non è postproduzione ma interpretazione, più o meno artistica, di un dato di realtà. „ L'interpretazione stessa crea un "racconto" e non più un dato. E questo modifica, "postproduce", la realtà che osservavi al momento dello scatto. Inoltre una volta che la foto diventa stampa (o il suo equivalente digitale) tu fotografo inizi a perdere (prima o poi) il controllo su di lei: chi la vede, come verrà presentata, usata e interpretata. Il fatto che la riproduzione/produzione sia fatta da una macchina e non a mano come nel disegno/pittura, non la rende più collegata alla realtà. Le foto non rendono più oggettivo di altri media, anche non visivi, il racconto della soggettiva esperienza del reale. Tutte le foto, anche quelle di cronaca e documentarie. La sola scelta di cosa vale la pena o no di raccontare/fotografare è una manipolazione della realtà da parte di un soggetto. |
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inviato il 07 Giugno 2021 ore 16:05
Cerco di essere più chiaro appoggiandomi all'esempio musicale (in questo campo, i musicologi da sempre discettano sulla questione che, mutatis mutandis, a noi interessa). Prendiamo ad esempio le Suites per violoncello solo di Bach, visto che è lo strumento che mi piace strimpellare. La notazione di questi brani è estremamente carente e superficiale, con indicazioni di molta massima, che lascia libertà estrema di interpretazione, fino all'arbitrio, all'esecutore. L'unica certezza sono le note (quello che in fotografia è la realtà, nella mia esemplificazione), tutto il resto è affidato all'esecutore (il fotografo), il quale potrà scegliere la timbrica dello strumento (la fotocamera), il ritmo, le pause e in generale tutto ciò che riguarda la cosiddetta agogica (in fotografia tempi, diaframmi, pdr, iso, filtri ecc). Di certo non potrà e non dovrà cambiare le note (in fotografia, nell' esempio, il paesaggio, rendendo tempestoso un cielo sereno o variando completamente i colori autunnali, come ho visto ieri in un tutorial su Luminar AI, programma interessante suggeritomi da te). Tutto il resto è consentito, dipendendo dalla sensibilità, cultura musicale, scuola di pensiero, bravura tecnica dell'esecutore/interprete (in fotografia potrò utilizzare un filtro polarizzatore, un ND o altri strumenti che, pur non variando il soggetto (le note!), lo interpretano secondo la sensibilità del fotografo .Non sto a raccontarti quante polemiche nascono, giornalmente, tra i musicologi a proposito di una interpretazione piuttosto che di un'altra. Ma tutti, proprio tutti, concordano sulla assoluta necessità del rispetto delle note (in fotografia il cielo lo posso scurire, ma non generare una inesistente tempesta; posso accentuare il colore del fogliame, ma non creare una stagione inesistente. A meno che non voglia alterare un testo musicale, magari abbellendolo secondo il mio gusto (peccando di presunzione). Ora, è ovvio che stiamo parlando di un hobby e la mia esemplificazione potrebbe sembrare irriverente, dato che è verissimo quanto affermato da Matteo sulla opportunità di parlare di "arte fotografica" se non in rarissimi casi. Noi tutti, chi più chi meno (io di più) siamo dilettanti che esercitano un piacevole hobby. Ma c'è chi sa usare benissimo una fotocamera, tirandone fuori tutto il possibile, e chi sa usare benissimo un programma di pp, trasformando banali foto in pregevoli dipinti. Ecco, i terrei separate le due categorie suddette... |
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inviato il 07 Giugno 2021 ore 16:21
"Ma c'è chi sa usare benissimo una fotocamera, tirandone fuori tutto il possibile, e chi sa usare benissimo un programma di pp. Ecco, i terrei separati le due categorie suddette..." Io miro ad usare benissimo entrambi, sono un ambizioso. |
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inviato il 07 Giugno 2021 ore 16:24
E io un invidioso |
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inviato il 07 Giugno 2021 ore 18:57
Credo che l'esempio della musica non centri niente non ci vedo attinenza alcuna con il discorso. Esempio potrebbe avere senso se un art director ti dà indicazioni del risultato da ottenere e in queste ti muovi tu Quindi tutti concordano nel rispettare il fatto che le indicazioni dicano che qualcosa debba risaltare in un modo o che una certa scena deve dare quella sensazione. Ma é il solo caso a cui si potrebbe applicare perché per il resto non ha proprio senso Faccio un esempio che credo che ti darà da riflettere Nel 1977 Larry Sultan e Mike Mandel fecero un lavoro chiamato Evidence che diventerà una pietra miliare per tutta una branca della fotografia. Loro fisicamente non fanno uno scatto ma scartabellano letteralmente migliaia di foto di archivio di enti governativi americani Gli accostamenti che creano danno agli scatti estrapolati dal loro contesto un significato totalmente differente. Non é un questione di mezzo e nemmeno di limiti, ma di lavoro del fotografo. La credibilità o meno é nel fotografo stesso é nella sua etica non nel mezzo che usa. Invece si parte sempre per una pretesa maggior attinenza al reale cosa che non é nemmeno certa e scontata |
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