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inviato il 17 Settembre 2020 ore 13:49
Penso che capiti soprattutto a chi vive molto a contatto con la natura entrando in 'armonia' con essa I ritmi lenti, l'osservazione e la predisposizione d'animo consentono alla propria sensibilità di avvertire meglio la memoria del luogo. Io, quindi, come te, ritengo che non siano sempre e solo 'suggestioni'. Qualche volta mi è successo. Ciao! |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 13:53
Grande Viola, mi fa piacere la pensi anche tu come me. Ogni luogo conserva una sua memoria, annullando di fatto la concezione del tempo che noi esseri umani abbiamo creato. |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 16:00
Succede, eccome se succede. Io credo che alcuni di noi siano più sensibili alla debole eco dell'energia ancora presente in alcuni posti. Tutto ciò, ovviamente, non ha nulla di scientifico. Almeno per il momento. |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 16:02
Grazie per il tuo intervento Nemo :) |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 17:07
Figurati. Hai aperto una discussione interessante, e mi hai anche ricordato che è ora che io trovi del tempo per perdermi un po' nella natura. Troppo tempo che non riesco a farlo. |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 17:08
Grande Nemo :) |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 17:19
Potrebbe trattarsi della cosiddetta "memoria precognita" una sorta di "deja' vu" emozionale... mi è capitato una sola volta, in montagna, in un posto in cui ovviamente non ero mai stato ... è stata una sensazione stranissima ed emozionante, una vera "botta" di... consapevolezza (non saprei come chiamarla diversamente). |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 17:29
Capisco wolfschanz, a me è capitato finora 3 volte, ma non era legato a un paesaggio, bensì all'odore dell'aria. Evidentemente, un particolare mix di calore, umidità e vento, in un particolare periodo dell'anno. |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 17:59
Davvero grandiosi i vostri racconti. Se vi va raccontate |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 18:37
ho letto l'articolo. sintetizzando, e spero di non banalizzare, si tratta di una riflessione tra luogo, specie se "naturale" e sua correlazione antropologica dal punto di vista percepito. a non volerci trovare nulla di scientifico e metterci la "suggestione" secondo me si fa presto. Ma a mio avviso c'è sempre un perchè. L'uomo tende a dare una valenza ad una valle a seconda che sia esposta al Sole alla mattina piuttosto che alla sera. Si danno connotazioni a salite e pianure, a gole, a guadi di torrentelli, a boschi e a sassaiole. L'uomo antropizza il territorio naturale e lo trasforma in abitazione, distribuendo i ruoli agli spazi a seconda dell'orientamento cardinale. Quindi non direi che si tratta di sole suggestioni ma piuttosto di predisposizioni che diamo agli spazi, naturali e non, in base all'umano sentire. Non solo, non è solo lo spazio ma anche l'uomo a cambiare valenza es. ( quando ho finito questa scarpinata mi immergo nel laghetto, e sulla strada del ritorno, corroborato dall'acqua fresca la stanchezza si dissolve e mi sento quasi un dio in sintonia con la natura ). in questo es. ho introdotto un'altra variante, la sequenza segli eventi che modifica la percezione del luogo e di sè stessi. |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 18:50
Ooo, ti aspettavo. Hai ragione, inconsapevolmente molti di noi fanno questi processi mentali. Però a volte accade anche che, osservando un particolare paesaggio, o annusa do una particolare brezza, qualcuno di noi si senta parte integrante della natura, come se acquisisce una consapevolezza superiore. O come se avesse vissuto quel preciso istante in vite passate. Dici quindi che è come una "memoria atavica", simile all'istinto animale? Ho interpretato bene? |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 18:52
Verissimo, Nemo, nulla più di un odore ci riporta in un attimo ad esperienze ed attimi passati... a me capitò in un'altra vita, come sono solito dire, in compagnia di un amico che ci ha lasciato da molti anni, Lago Nero, in alta Val Susa... non ricordo neanche bene i particolari, ricordo benissimo però la sensazione di aver già vissuto quel momento che non è esattamente la stessa cosa che essere già stato là, è difficile da spiegare... ma era un momento già vissuto, una sensazione che provoca un attimo di vertigine che ho spiegato appunto come memoria precognita... o forse avevo sognato quel momento? Fu una sensazione che non saprei definire diversamente che stranissima... e che non mi è mai più successa. |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 18:54
Bravo, wolf, esattamente. Ed è una sensazione magnifica! |
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inviato il 17 Settembre 2020 ore 19:10
si aprirebbe un discorso amplissimo Nemo, la nostra natura umana è connaturata al Nostro pianeta. piedi per camminare, mani per afferrare, in un mondo dove si cammina e si afferra. Afferrare e camminare, non ci pensiamo neanche. eppure basta uscire dalla nostra sferetta di fango e tutto cambia. Nello spazio, in assenza di gravità, non si cammina, ed afferrare equivale a spostare tutto il nostro corpo. cosa significa questo? significa che Noi siamo ANCHE Questo pianeta, da miliardi di anni ormai. Quindi si, tutta una serie di azioni, specie quelle percorse e propratte nell'evoluzione sono in realtà memoria antica. una memoria non cosciente, una memoria limbica. L'odore è un classico es. Non c'è istruzione, cultura, scelta. Alcuni odori disgustano l'uomo mentre altri lo attraggono e piacciono. e un odore può portare indietro nei ricordi. Un fenomeno particolare e legato alla memoria olfattiva è la “Sindrome di Proust”, ossia l'abilità degli odori di evocare spontaneamente, in modo vivido e fortemente emotivo, eventi autobiografici del passato. Il fenomeno prende nome da Marcel Proust, il quale descrive, nelle “Recherche” (Proust, 1985), un particolare evento che lo colpisce nelle sue percezioni olfattive e nella sua memoria: egli afferma che percependo l'odore delle Madeleine si ricorda improvvisamente della propria infanzia, della zia Léonie che gliele offriva e di quando egli le mangiava. www.nordicwalkingalessandria.info/single-post/2018/08/23/SENTI-UN-PROF quando dico che noi siamo anche il pianeta, intendo che noi siamo anche il bastone che teniamo in mano, il mestolo, l'automobile. Noi estendiamo noi stessi all'ambiente, e quando troviamo qualcosa di evolutivamente conosciuto da migliaia e milioni di anni, esso appare più nostro di qualcosa che è alieno, e l'amore e la suggestione per certe cose sboccia + facilmente non a caso ma per "conoscenza". è + facile innamorarsi del già visto. |
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